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Art. 633 Codice Penale — Sezione Seconda Penale

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352 provvedimenti

Altri anni per Art. 633 Codice Penale

Avvocato non cassazionista: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso poiché firmato da un avvocato non cassazionista al momento del deposito. La sentenza chiarisce che la successiva iscrizione del legale all'albo speciale non può sanare il vizio originario, considerato radicale e insanabile. Questo principio si applica anche quando un appello viene convertito in ricorso per cassazione, confermando la rigidità dei requisiti formali per l'accesso al giudizio di legittimità.
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Stato di necessità: non giustifica l’occupazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5884/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di due persone condannate per occupazione abusiva di un immobile. La Corte ha ribadito che lo stato di necessità non può essere invocato per giustificare una condotta stabile e duratura, come l'occupazione di un alloggio popolare, in quanto tale causa di giustificazione copre solo pericoli attuali e transitori e non può essere usata per risolvere esigenze abitative permanenti.
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Invasione arbitraria di immobili: reato permanente
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5880/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di due persone condannate per il reato di invasione arbitraria di immobili. La Corte ha ribadito che l'occupazione abusiva prolungata nel tempo configura un reato permanente e non un reato istantaneo con effetti permanenti. Di conseguenza, si applica la legge in vigore durante tutta la durata della condotta illecita, anche se più sfavorevole per l'imputato.
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Invasione arbitraria di immobili: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di diversi imputati condannati per invasione arbitraria di immobili. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso, anziché denunciare una violazione di legge, miravano a una nuova valutazione dei fatti, attività preclusa in sede di legittimità. È stato inoltre ribadito che non si possono sollevare in Cassazione questioni non proposte in appello.
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Sospensione condizionale e lavori socialmente utili
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati condannati a una pena pecuniaria con sospensione condizionale subordinata allo svolgimento di lavori di pubblica utilità. La Corte ha stabilito che la durata di tali lavori, in caso di pena pecuniaria, non si calcola con la conversione standard ex art. 135 c.p., ma segue le regole speciali del d.lgs. 274/2000. Inoltre, il motivo di ricorso non era stato sollevato in appello, interrompendo la catena devolutiva.
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Mandato ad impugnare: appello inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata giudicata in assenza, poiché il difensore non era munito dello specifico mandato ad impugnare richiesto dalla Riforma Cartabia (art. 581, comma 1-quater, c.p.p.) per le sentenze emesse dopo il 30 dicembre 2022. La Corte stabilisce che tale mancanza costituisce un difetto di legittimazione che consente la declaratoria di inammissibilità senza formalità di procedura (de plano).
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Ricorso inammissibile: quando è generico e reiterativo
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro una condanna per occupazione abusiva di immobile. Il ricorso è stato ritenuto generico e meramente ripetitivo delle argomentazioni già respinte in appello, senza un reale confronto con le motivazioni della sentenza impugnata. La Corte ha sottolineato che non possono essere introdotte nuove censure in Cassazione se non sollevate nei gradi precedenti.
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Notifica Difensore Ufficio: Annullata Sentenza Penale
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per un vizio procedurale. La notifica al difensore d'ufficio, eseguita dopo un tentativo fallito al domicilio eletto, non è stata ritenuta sufficiente a garantire l'effettiva conoscenza del processo da parte degli imputati. Nonostante la nullità, il reato è stato dichiarato estinto per prescrizione, ma sono state confermate le statuizioni civili per il risarcimento del danno.
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Prescrizione reato permanente: quando decorre?
La Corte di Cassazione ha stabilito che per un reato permanente, come l'invasione di edifici, la prescrizione inizia a decorrere dalla data della prima sentenza di condanna, anche se questa viene successivamente annullata per un vizio di forma. La Corte ha chiarito che tale annullamento non rende la sentenza 'inesistente' e che l'atto conserva l'effetto di 'consumare' il reato, facendo così partire il termine di prescrizione. Di conseguenza, il reato nel caso di specie è stato dichiarato estinto.
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Impugnazione inammissibile: la Cassazione annulla
Un caso di occupazione di immobile arriva in Cassazione a seguito di una condanna in appello che ribaltava un'assoluzione di primo grado. La Suprema Corte rileva una grave anomalia procedurale: il Pubblico Ministero aveva proposto appello contro l'assoluzione del Giudice di Pace, mentre la legge prevedeva solo il ricorso per cassazione. Questa impugnazione inammissibile ha reso il Tribunale d'appello funzionalmente incompetente. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza d'appello, ha convertito l'appello in ricorso e, esaminandolo, ha annullato anche la sentenza di primo grado per vizi di motivazione, rinviando il caso al Giudice di Pace per un nuovo giudizio.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per porto di strumenti atti ad offendere e danneggiamento. L'impugnazione è stata rigettata poiché si limitava a ripetere argomentazioni già respinte dalla Corte d'Appello, senza confrontarsi criticamente con la motivazione della sentenza, specialmente in un caso di "doppia conforme".
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Invasione di terreni: quando il possesso non basta?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento danni per il reato di invasione di terreni. La ricorrente aveva costruito una piattaforma in cemento su un'area altrui, sostenendo di esserne già in possesso da tempo. La Corte ha stabilito che, per escludere il reato, il possesso preesistente deve avere un'origine legittima, non potendo una situazione illecita protratta nel tempo sanare il reato stesso. È stata inoltre respinta l'istanza di applicazione di una nuova norma processuale, poiché non retroattiva.
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Persona palesemente armata: quando scatta l’aggravante?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3174/2024, ha stabilito che l'aggravante di 'persona palesemente armata' prevista per il reato di invasione di terreni o edifici (art. 633 c.p.) richiede che l'arma sia portata in modo manifesto ed evidente. Nel caso esaminato, un soggetto indossava un coltello in un fodero, ma l'impugnatura era coperta da un giubbotto, rendendo l'arma non chiaramente visibile. La Corte ha rigettato il ricorso del Pubblico Ministero, affermando che la mera supposizione o congettura della presenza dell'arma da parte della persona offesa non è sufficiente per configurare tale aggravante. La visibilità deve essere un dato oggettivo e non dipendere dalla percezione soggettiva.
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Conversione del ricorso: errore nel mezzo impugnazione
Due esercenti, condannati in primo grado al pagamento di una 'multa' per occupazione di suolo pubblico e violazioni sanitarie, hanno impugnato la sentenza direttamente in Cassazione. La Suprema Corte ha riqualificato l'atto, disponendo la conversione del ricorso in appello. La decisione si fonda sulla distinzione tra 'multa', la cui sentenza è appellabile, e 'ammenda', la cui sentenza non lo è. Applicando il principio del 'favor impugnationis', il ricorso errato non è stato dichiarato inammissibile ma trasmesso al giudice competente, la Corte d'Appello.
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Reformatio in peius: no a limiti per la pena sospesa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che lamentava la violazione del divieto di reformatio in peius. La Corte d'Appello aveva fissato un termine per il rilascio di un immobile, condizione per la sospensione della pena, che il primo giudice non aveva specificato. Secondo la Cassazione, modificare le modalità applicative del beneficio, anche in senso peggiorativo, non viola il divieto di reformatio in peius, il cui ambito è limitato alla sola revoca del beneficio stesso.
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Sequestro probatorio: quando il giudice penale decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro probatorio di catene e lucchetti usati per bloccare l'accesso a un fondo. Il sequestro probatorio è legittimo se serve a provare un reato, anche se alla base vi è una disputa sulla proprietà, la cui soluzione non spetta al giudice del riesame.
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Remissione tacita di querela: l’avviso è decisivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso basato sulla presunta remissione tacita di querela. Il caso riguardava la mancata comparizione del querelante in udienza. I giudici hanno chiarito che, affinché l'assenza valga come remissione tacita, è indispensabile che il querelante sia stato specificamente avvertito di tale conseguenza. Se un'udienza viene rinviata e nella nuova citazione tale avvertimento non viene ripetuto, la successiva assenza del querelante non può essere interpretata come volontà di rimettere la querela, rendendo il ricorso inammissibile.
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Elemento soggettivo: perché è cruciale nei reati?
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per reati edilizi e di invasione di terreni. La decisione è stata presa a causa della totale assenza di motivazione riguardo all'elemento soggettivo, ovvero la consapevolezza e volontà dell'imputato di commettere i reati contestati. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo giudizio che dovrà valutare attentamente questo aspetto cruciale.
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Occupazione abusiva di alloggi popolari: è reato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 44227/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per l'occupazione abusiva di un alloggio popolare. L'imputato sosteneva che l'immobile non fosse un bene pubblico, ma la Corte ha ribadito che gli alloggi di edilizia residenziale pubblica sono da considerarsi tali, in quanto appartengono a un ente pubblico e sono destinati a una finalità di pubblica utilità. Di conseguenza, la loro invasione integra il reato previsto dagli artt. 633 e 639-bis del codice penale.
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Ricorso cassazione penale: inammissibile se non firmato
Una persona, condannata per invasione di immobile, ha presentato personalmente ricorso alla Corte Suprema. La Corte ha dichiarato il ricorso cassazione penale inammissibile perché, secondo la legge, l'atto deve essere sottoscritto da un avvocato abilitato al patrocinio in Cassazione. La proponente è stata quindi condannata a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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