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Art. 53 Costituzione — Anno 2024

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708 provvedimenti

Altri anni per Art. 53 Costituzione

IMU cessazione attività: si paga anche se inutilizzati
Una società in liquidazione ha contestato gli avvisi di accertamento IMU per i suoi immobili industriali non più in uso a seguito della cessazione dell'attività. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19471/2024, ha respinto il ricorso. Ha chiarito che, ai fini dell'IMU cessazione attività, l'imposta è dovuta sulla base del possesso e dell'iscrizione catastale dell'immobile, a prescindere dal suo effettivo utilizzo. La Corte ha distinto tali beni dagli "immobili collabenti", che sono esenti perché privi di rendita, e ha confermato che la liquidazione volontaria non dà diritto a una sospensione automatica del tributo.
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IMU immobili strumentali: si paga anche se inutilizzati
Una società in liquidazione ha contestato il pagamento dell'IMU per i suoi immobili industriali, resi inutilizzati dalla cessazione dell'attività. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'obbligo di versare l'IMU per gli immobili strumentali sorge dal semplice possesso e dall'iscrizione al catasto con attribuzione di una rendita. La cessazione volontaria dell'attività produttiva non è una causa di sospensione o esenzione dal tributo, a differenza di specifiche procedure concorsuali previste dalla legge.
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IMU immobili strumentali: si paga anche se inutilizzati
Una società in liquidazione ha impugnato gli avvisi di accertamento IMU per immobili non più utilizzati a seguito della cessazione dell'attività. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per l'IMU immobili strumentali i presupposti impositivi sono il possesso e l'iscrizione catastale del bene, risultando irrilevante l'effettivo utilizzo. La Corte ha confermato che l'obbligazione tributaria persiste anche in caso di cessata attività.
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Responsabilità del liquidatore: guida alla sentenza
L'Amministrazione Finanziaria contesta al liquidatore di una società estinta la sua responsabilità personale per i debiti fiscali non pagati. La Cassazione chiarisce che la responsabilità del liquidatore è di natura civile e non tributaria, derivando da una sua condotta colposa. L'eccezione di incompetenza territoriale dell'ufficio deve essere sollevata tempestivamente e non può essere rilevata d'ufficio dal giudice.
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Presunzione distribuzione utili: il socio fittizio paga?
Un contribuente, socio formale di una S.r.l. a ristretta base partecipativa, è stato oggetto di un accertamento fiscale per maggiori redditi da partecipazione, basato sulla presunzione di distribuzione di utili extracontabili. Il contribuente ha impugnato l'atto, sostenendo di essere un mero prestanome del padre, l'effettivo dominus della società. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. Ha stabilito che le prove fornite dal contribuente non erano sufficienti a superare la presunzione e che la sua richiesta equivaleva a un inammissibile riesame dei fatti. La Corte ha inoltre chiarito che le nuove norme sull'onere della prova non eliminano l'efficacia delle presunzioni legali in materia tributaria.
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Presunzione distribuzione utili: non basta dirsi prestanome
La Corte di Cassazione ha confermato un accertamento fiscale basato sulla presunzione di distribuzione utili a una socia di una S.r.l. a ristretta base. La contribuente sosteneva di essere una mera prestanome del padre, ma la Corte ha ritenuto le sue prove insufficienti a superare la presunzione legale, confermando la decisione dei giudici di merito.
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Accertamento induttivo puro: deduzione costi forfettari
Una società cooperativa ha impugnato un avviso di accertamento basato su un metodo induttivo puro, che non riconosceva alcuna deduzione per i costi. La Corte di Cassazione ha stabilito che in caso di accertamento induttivo puro, l'Amministrazione finanziaria ha l'obbligo di riconoscere una deduzione in misura forfettaria dei costi di produzione, annullando la decisione precedente e rinviando il caso per un nuovo esame.
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Accertamento induttivo: quando è legittimo?
Un'impresa multiattività ha contestato un avviso di accertamento fiscale basato su studi di settore e gestione antieconomica. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'accertamento induttivo, chiarendo che il contraddittorio preventivo non è sempre obbligatorio, specialmente quando la rettifica si fonda su un complesso di elementi presuntivi. L'appello del contribuente è stato respinto.
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Accertamento induttivo: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un accertamento induttivo basato sulla condotta antieconomica di un'impresa e su gravi incongruenze contabili. Viene chiarito che, in tali casi, l'obbligo di contraddittorio preventivo non sussiste, anche se l'accertamento menziona gli studi di settore, poiché non ne costituisce l'unico fondamento.
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Tassazione dividendi IRAP: la Cassazione attende la CGUE
Una società di assicurazioni ha contestato l'applicazione dell'IRAP sui dividendi percepiti, sostenendo una violazione del diritto UE che limita la doppia imposizione. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha sospeso il procedimento in attesa di una pronuncia della Corte di Giustizia dell'Unione Europea su casi analoghi. La questione centrale riguarda l'applicabilità del limite di tassazione previsto dalla Direttiva "Madre-Figlia" anche a imposte come l'IRAP, per evitare una discriminazione a danno delle società che percepiscono dividendi nazionali.
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Tassazione dividendi IRAP: la Cassazione attende l’UE
Un istituto di credito contesta la tassazione dei dividendi ai fini IRAP, ritenendola in contrasto con la Direttiva europea "madre-figlia" che limita l'imposizione al 5%. I giudici di merito hanno respinto il ricorso. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha sospeso il giudizio in attesa di una pronuncia della Corte di Giustizia dell'Unione Europea su casi analoghi, riconoscendo la centralità della questione di compatibilità tra la normativa nazionale e il diritto unionale.
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Accertamento sintetico: prova contraria del Fisco
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento sintetico basato sul redditometro. La Corte ha chiarito che, per l'applicazione dello strumento, è sufficiente rilevare lo scostamento reddituale per due annualità, senza necessità di un accertamento formale per entrambe. Inoltre, ha ribadito l'onere del contribuente di fornire una prova documentale specifica che colleghi i redditi esenti alle spese contestate, confermando la legittimità dell'operato dell'Agenzia delle Entrate.
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Deducibilità perdite su crediti: la prova spetta a te
Una società si è vista negare la deducibilità delle perdite su crediti e l'utilizzo di perdite pregresse per l'anno d'imposta 2008. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Corte ha stabilito che la società non ha fornito prove sufficienti sull'inesigibilità dei crediti, i quali derivavano da operazioni ritenute inesistenti. Inoltre, ha chiarito che il disconoscimento di una perdita in un anno fiscale può legittimamente impedirne l'utilizzo negli anni successivi, anche se il giudizio relativo al primo anno non è ancora definitivo.
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Soggettività passiva imposta scommesse: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19425/2024, ha stabilito che la soggettività passiva per l'imposta unica sulle scommesse ricade su chiunque gestisca il gioco, anche in assenza di una concessione statale. Il caso riguardava una società di scommesse che contestava un avviso di accertamento per l'anno 2009. La Corte ha cassato la sentenza di secondo grado, affermando che la normativa, anche grazie a un intervento interpretativo del 2010, individua chiaramente nel gestore (bookmaker) il soggetto tenuto al pagamento del tributo. Viene inoltre chiarita la natura paritetica della solidarietà con l'operatore della ricevitoria, escludendo un rapporto di dipendenza.
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IMU su immobili strumentali: obbligo anche senza attività
Una società industriale in liquidazione ha contestato un avviso di accertamento IMU per l'anno 2018, relativo a immobili non più utilizzati a seguito della cessazione dell'attività. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha respinto il ricorso. Secondo la Corte, il presupposto per l'applicazione dell'IMU su immobili strumentali è il possesso dell'immobile e la sua iscrizione in catasto con attribuzione di una rendita, a prescindere dal suo effettivo utilizzo produttivo. L'imposta ha natura patrimoniale e non reddituale; pertanto, la cessazione dell'attività non estingue né sospende l'obbligazione tributaria.
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Accertamento sintetico: prova e motivazione apparente
Un contribuente ha impugnato un accertamento sintetico (c.d. redditometro) fornendo estratti conto bancari per dimostrare la propria capacità finanziaria. Dopo che i giudici di merito avevano respinto le prove con una motivazione generica, la Corte di Cassazione ha annullato la loro decisione. È stato stabilito che, di fronte a prove documentali, il giudice ha l'obbligo di analizzarle in modo approfondito e non può liquidarle con una motivazione apparente. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Accertamento sintetico: motivazione apparente e nullità
Un contribuente impugna un accertamento sintetico basato sul redditometro. La Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che la sentenza del giudice tributario è nulla se fornisce una motivazione apparente, limitandosi a definire 'inidonee' le prove documentali (estratti conto) senza un'analisi concreta. L'obbligo di valutazione delle prove è fondamentale per contrastare la presunzione dell'accertamento sintetico.
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Rinuncia al ricorso: il caso di estinzione del giudizio
Una società tecnologica aveva impugnato diverse cartelle di pagamento per tributi e sanzioni. Dopo aver presentato ricorso in Cassazione, ha aderito a una definizione agevolata dei debiti ("rottamazione") e ha conseguentemente effettuato una rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione, preso atto della rinuncia e dell'accettazione delle controparti, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese legali.
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Litisconsorzio necessario: processo nullo senza soci
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di merito e quella di primo grado in una causa tributaria. Al centro della controversia, l'accertamento fiscale nei confronti di un presunto socio di una società di fatto. La Corte ha rilevato d'ufficio la violazione del principio del litisconsorzio necessario, poiché il giudizio si è svolto senza la partecipazione di tutti i presunti soci. Tale vizio procedurale ha reso nulle le sentenze e ha imposto il rinvio della causa al giudice di primo grado per un nuovo processo che includa tutte le parti necessarie.
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Antieconomicità dei costi: la Cassazione sulla prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22698/2024, ha rigettato il ricorso di una società contro un avviso di accertamento per il recupero dell'IVA. Il caso verteva su costi per personale distaccato e pubblicità ritenuti eccessivi. La Corte ha stabilito che la manifesta antieconomicità dei costi, pur non essendo di per sé causa di indetraibilità, costituisce un forte indizio di non inerenza della spesa all'attività d'impresa. Questo inverte l'onere della prova, obbligando il contribuente a dimostrare la coerenza economica dell'operazione e la sua effettiva attinenza all'attività aziendale.
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