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Art. 493-ter Codice Penale — Sezione Settima Penale

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330 provvedimenti

Altri anni per Art. 493-ter Codice Penale

Motivi d’appello: quando il ricorso è inammissibile
Con l'ordinanza in esame, la Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, ribadendo un principio fondamentale: i motivi d'appello devono essere sollevati nel giudizio precedente per poter essere esaminati. La Corte ha respinto la richiesta di riconoscimento della particolare tenuità del fatto e le doglianze sulla dosimetria della pena proprio perché non erano state precedentemente dedotte o perché la motivazione del giudice di merito era stata ritenuta congrua e logica.
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Ricorso inammissibile: quando manca la specificità
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile per i reati di furto e indebito utilizzo di carte di pagamento. La decisione si fonda sulla genericità e mancanza di specificità dei motivi, che si limitavano a riproporre le tesi d'appello senza una critica puntuale alla sentenza impugnata, configurandosi come un tentativo di rivalutazione del merito non consentito in sede di legittimità.
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Prova decisiva e ricorso: quando è inammissibile?
Un imputato, condannato per ricettazione e uso indebito di una carta bancomat sulla base di fotogrammi di videosorveglianza e riconoscimenti, ha presentato ricorso in Cassazione. La richiesta di visionare l'intero filmato, avanzata come prova decisiva, è stata respinta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che in sede di legittimità non si può rivalutare il merito delle prove e che la richiesta probatoria in appello, specie nel rito abbreviato, deve riguardare una prova realmente decisiva e non meramente esplorativa.
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Ricorso per cassazione: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per cassazione contro una condanna per indebito utilizzo di strumenti di pagamento e ricettazione. I motivi, che chiedevano una nuova valutazione dei fatti, sono stati respinti in quanto la Corte è giudice di legittimità e non di merito. La sentenza conferma la decisione dei giudici di appello, sottolineando i limiti del giudizio di cassazione.
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Continuazione tra reati: quando non si applica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati di furto e utilizzo illecito di carte di credito. La Corte ha stabilito che la mera ripetizione di crimini, anche simili, non configura un 'medesimo disegno criminoso' se mancano prove di un piano unitario e originario, specialmente in presenza di significative distanze temporali e diverse modalità esecutive tra i fatti. Si è così distinta la continuazione tra reati da un generico 'stile di vita delinquenziale'.
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Inammissibilità ricorso: la specificità è cruciale
Un soggetto condannato per furto e uso indebito di carte di pagamento ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso perché i motivi erano generici, ripetitivi e non si confrontavano specificamente con le prove e le argomentazioni della sentenza di condanna, basata su testimonianze e filmati di videosorveglianza. Il caso sottolinea il principio fondamentale secondo cui un ricorso, per essere valido, deve essere specifico e non vago.
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Patteggiamento in appello: limiti al ricorso per Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata che contestava la sua responsabilità penale. La decisione si fonda sulla scelta dell'imputata di aderire al 'patteggiamento in appello' (art. 599-bis c.p.p.), rinunciando ai motivi di appello relativi alla colpevolezza. Tale rinuncia, chiarisce la Corte, preclude ogni successiva discussione sulla responsabilità e sulla qualificazione giuridica dei fatti, limitando la cognizione del giudice ai soli aspetti non rinunciati, come la pena.
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Discrezionalità del giudice: ricorso inammissibile
Un individuo, condannato in appello per furto e uso indebito di carte di pagamento, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione lamentando l'errata valutazione della recidiva e l'eccessività della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione sulla recidiva e la quantificazione della pena rientrano nella piena discrezionalità del giudice di merito. Tali aspetti non possono essere contestati in sede di legittimità, a meno che la motivazione non sia palesemente illogica o assente, cosa non riscontrata nel caso di specie.
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Ricorso in Cassazione inammissibile post concordato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso in Cassazione di due imputati. Per uno, i motivi sono considerati mere doglianze di fatto. Per l'altro, l'inammissibilità deriva dall'aver precedentemente stipulato un 'concordato in appello' sulla pena, che preclude la possibilità di contestare nel merito la responsabilità penale.
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Ricorso inammissibile: Cassazione chiarisce limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di condanna della Corte d'Appello. La decisione si basa sul principio che il giudizio di Cassazione non può riesaminare i fatti del processo, né sindacare la logicità di una motivazione esente da vizi evidenti, né tantomeno contestare la quantificazione della pena, che rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Il ricorso è stato giudicato manifestamente infondato su tutti i fronti, portando alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due imputate condannate per furto e uso indebito di carte di pagamento. La decisione si fonda sulla genericità e sulla natura meramente ripetitiva dei motivi di un ricorso, e sul principio di consumazione del diritto di impugnazione per l'altro. La sentenza ribadisce che un ricorso inammissibile non può essere sanato dalla proposizione di motivi nuovi, sottolineando i rigorosi requisiti di specificità richiesti per adire la Suprema Corte.
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Ricorso inammissibile: recidiva e prescrizione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per ricettazione e altro. Il primo motivo viene respinto per carenza di interesse, poiché la pena era già al minimo. Il secondo, relativo alla prescrizione, è ritenuto infondato a causa della recidiva reiterata che ha allungato i termini. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Responsabilità titolare POS: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una titolare di un bar, condannata per il reato di cui all'art. 493-ter c.p. L'ordinanza conferma che la responsabilità titolare POS sussiste quando si mette a disposizione l'apparecchiatura per la commissione di illeciti e si agisce per monetizzarne i profitti, anche senza essere fisicamente presenti. La Corte ha respinto i motivi del ricorso come tentativi di rivalutare i fatti, attività preclusa nel giudizio di legittimità.
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Legittimo impedimento difensore: quando è valido?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato, confermando la sua condanna. Il motivo principale del ricorso era il rigetto di una richiesta di rinvio per legittimo impedimento del difensore, dovuto a un altro impegno professionale. La Corte ha ribadito che, per ottenere il rinvio, il difensore deve soddisfare quattro condizioni cumulative stabilite dalla giurisprudenza, tra cui la tempestiva comunicazione dell'impedimento non appena ne viene a conoscenza. Poiché questa condizione non era stata rispettata, e gli altri motivi di ricorso erano generici, l'appello è stato respinto.
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Ricorso in Cassazione: i limiti del riesame dei fatti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due imputati contro una sentenza di condanna. Il primo ricorso in Cassazione è respinto per genericità nella contestazione delle attenuanti e manifesta infondatezza sull'eccessività della pena. Il secondo ricorso è inammissibile perché mira a una nuova valutazione dei fatti, vietata nel giudizio di legittimità, confermando la solidità delle prove come i video di sorveglianza.
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Ricorso inammissibile: i limiti del giudizio di Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto e altri reati. La decisione si fonda su principi procedurali chiave: l'impossibilità per la Corte di rivalutare le prove e i fatti del merito, e la preclusione a esaminare motivi di ricorso non sollevati nel precedente grado di appello. Questo caso ribadisce la natura del giudizio di legittimità come controllo sulla corretta applicazione della legge, non come un terzo grado di giudizio sui fatti.
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Ricorso inammissibile: motivi generici e astratti
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per furto e uso indebito di carte. La decisione si fonda sulla totale astrattezza e genericità dei motivi di appello, i quali non si confrontavano criticamente con la sentenza impugnata, risultando privi di specificità. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricettazione e uso indebito: i reati concorrono
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due imputati condannati per reati connessi a carte di credito. La Corte ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi, confermando un principio fondamentale: il reato di ricettazione di una carta di credito e il suo successivo uso indebito sono due crimini distinti che concorrono tra loro. La decisione ha inoltre ribadito che la reiterazione in Cassazione di motivi già respinti in appello rende il ricorso inammissibile e che i precedenti penali possono giustificare il diniego delle attenuanti generiche.
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Ricorso inammissibile: Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro una condanna per l'utilizzo illecito di una carta di pagamento. L'impugnazione è stata respinta perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La Corte ha confermato anche il diniego delle attenuanti generiche, ritenendo la decisione dei giudici di merito logica e ben motivata in base ai precedenti penali dell'imputato.
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Esimente art. 649 c.p. e carte di credito: la Cassazione
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un figlio che, dopo aver usato indebitamente la carta di credito del genitore, chiedeva l'applicazione dell'esimente art. 649 c.p. (non punibilità per reati contro il patrimonio tra congiunti). La Corte ha stabilito che l'uso indebito di carta di credito è un reato plurioffensivo che lede non solo il patrimonio ma anche la fede pubblica, escludendo così l'applicabilità della causa di non punibilità.
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