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Art. 493-ter Codice Penale — Sezione Seconda Penale

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175 provvedimenti

Altri anni per Art. 493-ter Codice Penale

Utilizzo indebito bancomat: soccorritore condannato, la fiducia tradita
Un soccorritore, intervenuto in un'abitazione, viene accusato di aver sottratto una carta bancomat dal portafogli di un paziente e di averla usata per un prelievo. La Corte di Cassazione ha confermato la sua condanna per utilizzo indebito bancomat. I giudici hanno ritenuto inammissibile il ricorso dell'imputato, che cercava di ottenere una nuova valutazione delle prove. La sentenza stabilisce che la ricostruzione dei fatti fatta dai giudici di merito era logica e coerente, basandosi sulla testimonianza della moglie del paziente e sulla stretta sequenza temporale tra il soccorso e il prelievo presso l'ospedale. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Madre ‘palo’ alla figlia al bancomat: è concorso nel reato
Una madre assiste la figlia mentre quest'ultima effettua prelievi con una carta di pagamento rubata. La madre si posiziona alle sue spalle, coprendola e assistendola. Entrambe vengono condannate per l'utilizzo illecito della carta in **concorso di persone nel reato**. La madre ricorre in Cassazione, sostenendo che la sua semplice vicinanza fisica non provi la sua partecipazione. La Corte Suprema respinge il ricorso, affermando che il suo comportamento non era passivo ma costituiva un contributo attivo e consapevole al crimine, rafforzando l'intento della figlia e garantendo la buona riuscita dell'operazione. La condanna per entrambe diventa così definitiva.
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Uso indebito carta di pagamento: condanna confermata, difesa respinta
Due persone, condannate per l'uso indebito di carta di pagamento, hanno presentato ricorso in Cassazione. Sostenevano che il reato dovesse essere qualificato come frode informatica, poiché il PIN era stato ottenuto con l'inganno. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il suo compito non è rivalutare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. La tesi della frode informatica è stata giudicata ipotetica e priva di prove, a differenza della ricostruzione dei giudici di merito, basata su elementi concreti. La condanna per uso indebito di carta di pagamento è quindi diventata definitiva.
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Indebito utilizzo carte di credito: condanna anche senza prelievo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per indebito utilizzo di carte di credito nei confronti di due persone. Uno degli imputati aveva tentato di usare una carta di provenienza illecita presso uno sportello bancomat, senza riuscire a prelevare perché non conosceva il PIN. La difesa sosteneva che, senza profitto, il reato non fosse completo. La Corte ha invece stabilito un principio chiaro: il reato di indebito utilizzo di carte di credito si perfeziona con il solo uso non autorizzato, indipendentemente dal fatto che la transazione vada a buon fine o che si ottenga un vantaggio economico. La condotta illecita è punibile di per sé.
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Testimone lontano, condanna valida oltre ogni ragionevole dubbio
L'Imputato viene condannato per ricettazione e uso illecito di carte di credito. Durante l'appello, il giudice decide inizialmente di riascoltare La Vittima, ma poi revoca la decisione perché la donna si è trasferita all'estero ed è irreperibile. L'Imputato fa ricorso in Cassazione. Sostiene che la condanna non rispetta il principio dell'oltre ogni ragionevole dubbio, poiché manca il confronto in aula con La Vittima. La Cassazione respinge il ricorso. I giudici chiariscono che il tribunale può revocare l'ascolto di un testimone se ritiene le prove già raccolte sufficienti. Inoltre, la regola dell'oltre ogni ragionevole dubbio non permette alla Cassazione di valutare di nuovo i fatti, ma garantisce solo che il giudice abbia escluso ipotesi alternative logiche. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Appropriazione indebita: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per appropriazione indebita e utilizzo abusivo di carte di credito nei confronti di un soggetto che aveva sottratto ingenti somme e beni personali a una donna anziana. Nonostante la difesa avesse eccepito vizi procedurali e il travisamento delle prove circa la capacità della vittima, i giudici hanno ritenuto logica la ricostruzione dei fatti operata nei gradi precedenti. La sentenza ribadisce che, in presenza di una doppia conforme, la Cassazione non può rivalutare il merito delle prove se la motivazione è coerente.
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Indebito utilizzo di carte di credito: prova e ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per ricettazione e indebito utilizzo di carte di credito a carico di un soggetto identificato tramite filmati e testimonianze. La difesa contestava l'utilizzabilità di documenti bancari e l'accuratezza del riconoscimento fisico. Gli Ermellini hanno dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che la valutazione delle prove spetta ai giudici di merito e che l'inammissibilità preclude il rilievo della prescrizione maturata dopo la sentenza d'appello. La decisione ribadisce l'importanza della prova di resistenza nel giudizio di legittimità.
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Contraddittorio cartolare: annullata la condanna
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per indebito utilizzo di carte di credito a causa della violazione del contraddittorio cartolare. Il difensore non aveva ricevuto le conclusioni del Procuratore Generale, inviate per errore a un omonimo, e la Corte d'Appello aveva ignorato una memoria difensiva inviata via PEC. La Suprema Corte ha stabilito che l'omessa valutazione dell'eccezione di nullità e la mancata comunicazione degli atti processuali ledono il diritto di difesa.
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Indebito utilizzo carta di credito: guida legale
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale di un soggetto per il reato di indebito utilizzo carta di credito, respingendo le contestazioni sui fatti già accertati nei gradi precedenti. Tuttavia, i giudici hanno annullato le statuizioni civili relative al risarcimento e alle spese legali, poiché l'imputata e la persona offesa avevano raggiunto un accordo transattivo dopo la sentenza di appello, portando alla revoca della costituzione di parte civile. La questione della confisca del profitto rimane invece demandata alla fase esecutiva per evitare duplicazioni sanzionatorie.
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Indebito utilizzo di carte di credito e ricettazione
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale di alcuni soggetti accusati di associazione a delinquere finalizzata all'indebito utilizzo di carte di credito e ricettazione. I ricorrenti contestavano la qualificazione giuridica dei fatti, sostenendo che i prelievi bancomat dovessero configurare il reato di frode informatica. La Suprema Corte ha rigettato tale tesi, precisando che l'uso di tessere sottratte integra l'art. 493 ter c.p. se non vi è manipolazione del sistema informatico. È stato inoltre chiarito che la ricettazione della carta concorre con il suo successivo utilizzo illecito e che eventuali vizi di incompatibilità del giudice devono essere sollevati tramite ricusazione e non come motivi di nullità della sentenza.
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Concorso nel reato: limiti nell’uso di carte
La Corte di Cassazione ha analizzato il tema del **concorso nel reato** in relazione all'uso indebito di carte di credito. Il caso riguardava due soggetti condannati per il furto di una borsa e il successivo prelievo bancomat. La Suprema Corte ha annullato la condanna per la donna relativamente all'uso della carta, stabilendo che la sola partecipazione al furto non prova automaticamente la complicità nel prelievo abusivo effettuato dal compagno.
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Patteggiamento: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro una sentenza di **patteggiamento**. Il ricorrente lamentava la mancata motivazione del giudice in merito all'assenza di cause di proscioglimento immediato. Tuttavia, la Suprema Corte ha ribadito che, a seguito della riforma introdotta dalla Legge 103/2017, i motivi per impugnare il **patteggiamento** sono tassativi e limitati a vizi della volontà, errore nella qualificazione giuridica del fatto o illegalità della pena. Poiché la doglianza sollevata non rientrava in queste categorie, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro probatorio e tutela dei dati digitali
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che dichiarava inammissibile il riesame contro un **sequestro probatorio** di smartphone e tablet. Nonostante la restituzione dei dispositivi fisici, l'indagato manteneva l'interesse a contestare il trattenimento delle copie dei dati estratti. La Corte ha stabilito che il vero oggetto del sequestro è il dato informatico, non solo il supporto. Poiché il decreto di sequestro era generico e privo di criteri selettivi, la misura è stata ritenuta sproporzionata e lesiva del diritto alla riservatezza, portando alla restituzione integrale dei dati senza trattenimento di copie.
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Esclusione della recidiva: il ruolo delle attenuanti
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza riguardante l'esclusione della recidiva per un caso di indebito utilizzo di carte di credito. Nonostante il riconoscimento di un'attenuante per il danno di speciale tenuità, i giudici di merito avevano omesso di rivalutare la pericolosità sociale del reo. La Suprema Corte ha stabilito che nuove circostanze favorevoli impongono una verifica sulla persistenza dell'aggravante.
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Utilizzo indebito carta: prova del possesso non basta
Una donna, assolta in primo grado, era stata condannata in appello per l'utilizzo indebito di una carta prepagata. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna, stabilendo un principio cruciale: per il reato di utilizzo indebito non è sufficiente provare il mero possesso della carta, ma è necessaria la prova certa del suo effettivo impiego. Nel caso specifico, la testimonianza di un agente di polizia aveva escluso che la carta usata per una truffa fosse tra quelle rinvenute in possesso dell'imputata. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per valutare l'eventuale sussistenza del diverso reato di possesso illecito.
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Inammissibilità del ricorso: Cassazione chiarisce
La Cassazione affronta due ricorsi: uno viene accolto portando alla prescrizione del reato di uso indebito di carte di credito per vizi motivazionali sulla prova. L'altro è dichiarato inammissibile per genericità dei motivi, ma la Corte corregge d'ufficio una pena accessoria illegale. La sentenza chiarisce i requisiti per l'ammissibilità del ricorso.
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Uso indebito carta e ricettazione: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per ricettazione e uso indebito di una carta di pagamento. La sentenza chiarisce che anche la gestione temporanea di una carta di provenienza illecita per effettuare acquisti configura entrambi i reati. La Corte ha ribadito che il suo giudizio non può riesaminare i fatti, ma solo la corretta applicazione della legge, confermando la condanna basata sull'uso effettivo della carta, come l'inserimento del PIN e il possesso dei beni acquistati.
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Doppia conforme: limiti al ricorso per cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per indebito utilizzo di strumenti di pagamento e ricettazione. La decisione si fonda sul principio della "doppia conforme", che limita la possibilità di contestare la valutazione dei fatti quando due sentenze di merito sono concordi. La Corte ha inoltre respinto la richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, a causa dei precedenti penali dell'imputato e dell'entità del danno economico.
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Estorsione di lieve entità: quando non si applica
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due imputati condannati per estorsione e indebito utilizzo di strumenti di pagamento. I ricorrenti chiedevano l'applicazione dell'attenuante per estorsione di lieve entità, introdotta da una sentenza della Corte Costituzionale. La Cassazione ha chiarito che tale attenuante non è applicabile se la condotta non è occasionale, come nel caso di specie, data la 'prepotente ostinazione al crimine' e i precedenti penali degli imputati. I motivi originari sono stati dichiarati inammissibili in quanto miravano a una rivalutazione dei fatti.
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Imputazione coatta: i limiti del potere del GIP
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un GIP che, respingendo una richiesta di archiviazione per truffa, aveva ordinato al Pubblico Ministero una imputazione coatta per un reato diverso. La Suprema Corte ha qualificato tale provvedimento come "atto abnorme", poiché esorbita dai poteri del giudice e viola l'autonomia della pubblica accusa, a cui spetta la titolarità delle indagini e della formulazione delle accuse.
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