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Art. 493-ter Codice Penale — Sezione Seconda Penale

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175 provvedimenti

Altri anni per Art. 493-ter Codice Penale

Misure cautelari: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro l'applicazione di misure cautelari non coercitive (obbligo di presentazione alla polizia). La Corte conferma il pericolo di reiterazione basato sulla condotta dell'indagato e chiarisce che il beneficio della sospensione condizionale della pena non osta all'applicazione di misure non coercitive, specialmente in presenza di precedenti ostativi.
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Beneficio della non menzione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha analizzato il ricorso di un'imputata condannata per frode informatica. Mentre ha respinto le censure sulla procedura e sulla responsabilità penale, ha accolto il motivo relativo alla mancata motivazione sulla richiesta del beneficio della non menzione della condanna nel casellario giudiziale. La Corte ha annullato la sentenza d'appello su questo specifico punto e, senza bisogno di un nuovo giudizio, ha concesso direttamente il beneficio, sanando la lacuna motivazionale.
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Ricorso cassazione personale: inammissibile senza avvocato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34664/2024, ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso presentato personalmente dall'imputato. La decisione si fonda sull'art. 613 c.p.p., che impone la sottoscrizione dell'atto da parte di un avvocato cassazionista, a pena di invalidità. Viene così ribadito che il ricorso per cassazione personale non è consentito dalla normativa vigente, anche qualora la firma sia autenticata da un legale.
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Sequestro conservativo: annullato per motivazione assente
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro conservativo perché priva di una reale motivazione. Sia il giudice di primo grado che il Tribunale del riesame si erano limitati a formule generiche, senza analizzare concretamente i presupposti della misura, come il periculum in mora. La Corte ha ribadito che una motivazione apparente equivale a una motivazione assente, rendendo nullo il provvedimento.
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Recidiva reiterata: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 43107/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto. L'analisi si è concentrata su tre punti chiave: l'inutilizzabilità di una prova (riconoscimento fotografico) a cui la difesa aveva acconsentito, l'applicazione della recidiva reiterata e la procedibilità del reato. La Corte ha stabilito che il consenso sana eventuali vizi procedurali nell'acquisizione della prova, ha ribadito che per la recidiva reiterata non è necessaria una precedente dichiarazione di recidiva semplice, e ha accertato che, contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa, la necessaria querela era presente agli atti.
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Comportamento abituale: no tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha stabilito che la presenza di precedenti condanne, anche per reati di diversa tipologia ma della stessa indole, integra il presupposto del 'comportamento abituale'. Tale condizione impedisce l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto prevista dall'art. 131 bis c.p. Nel caso specifico, la Corte ha annullato l'assoluzione di un imputato per ricettazione, poiché i suoi precedenti per truffa e indebito utilizzo di carte di credito dimostravano una tendenza a commettere reati con finalità di lucro, rendendo inapplicabile il beneficio.
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Qualificazione giuridica: Cassazione su 493-ter c.p.
Un soggetto, condannato con patteggiamento per il reato di cui all'art. 493-ter c.p., ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo una diversa qualificazione giuridica del fatto, ovvero frode informatica. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la qualificazione giuridica può essere riesaminata solo se palesemente eccentrica o frutto di errore manifesto, condizioni non riscontrate nel caso di specie.
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Particolare tenuità del fatto e risarcimento tardivo
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un uomo condannato per l'uso illecito di una carta di credito per un importo di 67,20 euro. La Corte ha confermato che le videoregistrazioni private sono prove documentali valide. Tuttavia, ha annullato la decisione della Corte d'Appello che negava la non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Cassazione ha stabilito che i giudici devono valutare anche il comportamento successivo al reato, come il risarcimento tardivo del danno, soprattutto alla luce delle nuove norme più favorevoli all'imputato, rinviando il caso per una nuova valutazione su questo specifico punto.
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Recidiva facoltativa: la motivazione del giudice
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, chiarendo i criteri per la motivazione della recidiva facoltativa. La Corte ha stabilito che per giustificare l'aumento di pena è sufficiente che il giudice evidenzi, anche sinteticamente, come la condotta dell'imputato si inserisca in un percorso criminale persistente, senza la necessità di un'analisi comparativa dettagliata con i reati precedenti. La sentenza affronta anche il diniego delle attenuanti generiche e dell'attenuante del danno di speciale tenuità.
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Indebito utilizzo carta: Cassazione su ricettazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due fratelli condannati per ricettazione e indebito utilizzo carta di pagamento. Viene confermato che il breve lasso di tempo tra il furto di un bene e l'uso della carta in esso contenuta non è sufficiente a riqualificare il reato in furto, e che la presenza consapevole durante l'illecito integra il concorso.
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Recidiva facoltativa: motivazione valida e ricorso
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, confermando la condanna con aggravante della recidiva facoltativa. La Corte ha ritenuto sufficiente la motivazione del giudice d'appello, basata sul numero e sulla specificità dei precedenti penali, nonostante l'ultimo reato risalisse a molti anni prima, considerandoli indice di una persistente pericolosità sociale.
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Frode informatica e carte clonate: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9013/2024, ha chiarito un punto cruciale in materia di frode informatica. Il caso riguardava l'uso di carte carburante clonate per effettuare rifornimenti. La Corte ha stabilito che tale condotta integra il reato di frode informatica semplice e non quella aggravata. La distinzione risiede nell'obiettivo dell'azione: l'acquisto di un bene (carburante) non equivale al "trasferimento di denaro, valore monetario o valuta virtuale" previsto dall'aggravante. Di conseguenza, il reato è procedibile solo a querela di parte, e in assenza di questa, l'arresto in flagranza non può essere convalidato.
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Appello patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento, basato su una presunta mancanza di motivazione. L'ordinanza ribadisce che l'appello patteggiamento è consentito solo in casi tassativamente previsti e che il vizio di motivazione è rilevante solo se dalla sentenza emerge un'evidente causa di proscioglimento. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Confisca obbligatoria: Cassazione annulla sentenza
A seguito del ricorso del Pubblico Ministero, la Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per uso indebito di carte di credito, limitatamente alla mancata applicazione della confisca obbligatoria. La Corte ha ribadito che, secondo l'art. 493-ter c.p., tale misura è imperativa e la sua omissione costituisce un errore di diritto che necessita di un nuovo giudizio sul punto, anche per determinare l'eventuale confisca per equivalente.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32834/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza della Corte d'Appello che aveva ratificato un accordo sulla pena, noto come concordato in appello. L'imputato, condannato per uso indebito di carta bancomat, aveva contestato la valutazione sulla sua colpevolezza. La Suprema Corte ha chiarito che, accettando il concordato, l'imputato rinuncia ai motivi di appello relativi alla responsabilità, potendo ricorrere in Cassazione solo per vizi specifici e non per questioni di merito.
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Particolare tenuità del fatto: la Cassazione decide
Un uomo è stato condannato per molteplici usi fraudolenti di una carta di credito. In appello, ha richiesto l'applicazione del principio di particolare tenuità del fatto. La Corte d'Appello ha ignorato la richiesta. La Corte di Cassazione ha ora annullato tale decisione, affermando che il giudice deve sempre valutare questa possibilità, anche in casi di reato continuato, e ha rinviato il caso per un nuovo giudizio su questo specifico punto.
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Utilizzo indebito bancomat: Cassazione e motivazioni
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per utilizzo indebito bancomat. La sentenza chiarisce che prelevare denaro per compensare un presunto credito costituisce reato e che le mere irregolarità formali, come l'omessa indicazione del nuovo difensore nell'intestazione della sentenza, non ne causano la nullità se gli atti essenziali sono stati correttamente verbalizzati.
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Recidiva reiterata: quando è applicabile? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1993/2024, ha affrontato il caso di un individuo condannato per ricettazione e indebito utilizzo di carte di pagamento. La Corte ha chiarito due principi fondamentali: primo, ricevere una carta rubata e poi utilizzarla costituisce due reati distinti in concorso tra loro e non un reato unico. Secondo, e più importante, ha annullato la sentenza di appello sul punto della recidiva reiterata, specificando che per la sua applicazione sono necessarie almeno due condanne definitive precedenti al nuovo reato, non una sola. Di conseguenza, il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova determinazione della pena.
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Ricorso inammissibile: motivi generici e di fatto
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due imputati, condannati in primo e secondo grado per rapina aggravata e altri reati. La decisione si fonda sul principio della "doppia conforme" e sulla natura dei motivi presentati, giudicati generici e miranti a una nuova valutazione dei fatti, non permessa in sede di legittimità. La sentenza sottolinea come un ricorso inammissibile per cassazione sia tale quando non contesta vizi di legge, ma cerca di rimettere in discussione l'analisi probatoria dei giudici di merito, la cui ricostruzione era basata su un solido quadro indiziario.
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Espulsione cittadino italiano: Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza del GIP di Monza nella parte in cui disponeva l'espulsione di un condannato. La Corte ha stabilito che la misura di sicurezza dell'espulsione di un cittadino italiano è illegale ai sensi dell'art. 235 del codice penale, poiché la cittadinanza italiana dell'imputato, provata in giudizio, costituisce un divieto assoluto all'applicazione di tale misura. La decisione è stata di annullamento senza rinvio, eliminando direttamente la misura illegittima.
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