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Art. 348-ter Codice di Procedura Civile — Sezione Quinta Civile

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864 provvedimenti

Altri anni per Art. 348-ter Codice di Procedura Civile

Accesso fiscale in studio promiscuo: Cassazione chiarisce
Un professionista ha contestato un avviso di accertamento fiscale sostenendo che derivasse da un accesso fiscale illegittimo presso il suo studio, utilizzato anche come abitazione, avvenuto senza l'autorizzazione del Pubblico Ministero. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. La sentenza chiarisce che se l'accertamento si fonda su prove autonome e diverse, come le indagini bancarie, l'eventuale illegittimità dell'accesso fisico non invalida l'atto impositivo. Inoltre, spetta al contribuente fornire la prova dell'uso promiscuo dei locali.
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IMU Immobili Strumentali: dovuta anche con attività ferma?
Una società in liquidazione contestava il pagamento dell'IMU su immobili strumentali non più utilizzati. La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che per l'IMU è sufficiente il possesso di un immobile iscritto al catasto con rendita, indipendentemente dal suo effettivo utilizzo produttivo. La cessazione volontaria dell'attività non sospende l'obbligo tributario.
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Fallito e ricorso: quando si può impugnare un atto?
La Corte di Cassazione affronta il tema della legittimazione del fallito a impugnare atti tributari. L'ordinanza stabilisce che, in caso di inerzia del curatore, il contribuente fallito può agire in giudizio per tutelare i propri interessi, anche se l'atto non è stato notificato al curatore. Nel caso specifico, il ricorso è stato parzialmente accolto per cessata materia del contendere e rigettato nel resto per difetto di autosufficienza.
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IMU su immobili strumentali: è dovuta se l’attività cessa?
Una società in liquidazione ha contestato gli avvisi di accertamento IMU per i suoi immobili non più utilizzati, sostenendo che l'imposta non fosse dovuta a seguito della cessazione dell'attività. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'IMU su immobili strumentali si fonda sul possesso e sull'iscrizione catastale del bene, a prescindere dal suo effettivo utilizzo produttivo. La cessazione dell'attività non costituisce, quindi, una causa di esenzione o sospensione del tributo.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
Una società di leasing, vittima di una truffa, subisce un accertamento fiscale. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19474/2024, ha confermato la legittimità del raddoppio termini accertamento per Ires e Iva, basato sul solo obbligo di denuncia penale, anche se tardiva. Tuttavia, ha annullato la ripresa per IRAP relativa agli anni 2004 e 2005, poiché per tale imposta non è previsto il raddoppio. La Corte ha inoltre confermato l'indeducibilità dei costi e dell'Iva relativi a operazioni ritenute inesistenti.
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IMU cessazione attività: si paga anche se inutilizzati
Una società in liquidazione ha contestato gli avvisi di accertamento IMU per i suoi immobili industriali non più in uso a seguito della cessazione dell'attività. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19471/2024, ha respinto il ricorso. Ha chiarito che, ai fini dell'IMU cessazione attività, l'imposta è dovuta sulla base del possesso e dell'iscrizione catastale dell'immobile, a prescindere dal suo effettivo utilizzo. La Corte ha distinto tali beni dagli "immobili collabenti", che sono esenti perché privi di rendita, e ha confermato che la liquidazione volontaria non dà diritto a una sospensione automatica del tributo.
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IMU immobili strumentali: si paga anche se inutilizzati
Una società in liquidazione ha contestato il pagamento dell'IMU per i suoi immobili industriali, resi inutilizzati dalla cessazione dell'attività. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'obbligo di versare l'IMU per gli immobili strumentali sorge dal semplice possesso e dall'iscrizione al catasto con attribuzione di una rendita. La cessazione volontaria dell'attività produttiva non è una causa di sospensione o esenzione dal tributo, a differenza di specifiche procedure concorsuali previste dalla legge.
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IMU immobili strumentali: si paga anche se inutilizzati
Una società in liquidazione ha impugnato gli avvisi di accertamento IMU per immobili non più utilizzati a seguito della cessazione dell'attività. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per l'IMU immobili strumentali i presupposti impositivi sono il possesso e l'iscrizione catastale del bene, risultando irrilevante l'effettivo utilizzo. La Corte ha confermato che l'obbligazione tributaria persiste anche in caso di cessata attività.
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Esterovestizione: quando la sede estera non basta
Una società controllata con sede legale e stabilimento produttivo in Romania è stata ritenuta fiscalmente residente in Italia a causa di esterovestizione, poiché la sua gestione effettiva avveniva presso la controllante italiana. L'Agenzia delle Entrate ha quindi emesso un avviso di accertamento per redditi non dichiarati. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso della società, in quanto le contestazioni sollevate riguardavano il merito dei fatti, non sindacabile in sede di legittimità.
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Presunzione distribuzione utili: il socio fittizio paga?
Un contribuente, socio formale di una S.r.l. a ristretta base partecipativa, è stato oggetto di un accertamento fiscale per maggiori redditi da partecipazione, basato sulla presunzione di distribuzione di utili extracontabili. Il contribuente ha impugnato l'atto, sostenendo di essere un mero prestanome del padre, l'effettivo dominus della società. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. Ha stabilito che le prove fornite dal contribuente non erano sufficienti a superare la presunzione e che la sua richiesta equivaleva a un inammissibile riesame dei fatti. La Corte ha inoltre chiarito che le nuove norme sull'onere della prova non eliminano l'efficacia delle presunzioni legali in materia tributaria.
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Residenza Fiscale: prevalgono gli interessi economici
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19982/2024, ha stabilito che per determinare la residenza fiscale di un cittadino emigrato in un paradiso fiscale, il centro degli interessi economici e patrimoniali in Italia prevale sui legami familiari. Nel caso esaminato, un contribuente, sebbene anagraficamente residente all'estero, è stato considerato fiscalmente residente in Italia poiché qui manteneva la gestione dei suoi affari, cariche sociali e proprietà. La Corte ha ritenuto inammissibile e infondato il ricorso degli eredi, confermando che l'onere di provare l'effettivo trasferimento del centro degli interessi vitali spetta al contribuente.
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Presunzione distribuzione utili: non basta dirsi prestanome
La Corte di Cassazione ha confermato un accertamento fiscale basato sulla presunzione di distribuzione utili a una socia di una S.r.l. a ristretta base. La contribuente sosteneva di essere una mera prestanome del padre, ma la Corte ha ritenuto le sue prove insufficienti a superare la presunzione legale, confermando la decisione dei giudici di merito.
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Principio di Cassa: Prova del mancato incasso decisiva
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una professionista contro un avviso di accertamento fiscale. La Corte ha stabilito che, ai fini delle imposte dirette, l'emissione di una fattura genera una presunzione di incasso del compenso. Spetta al contribuente, che invoca il principio di cassa, fornire la prova rigorosa del mancato pagamento, non essendo sufficiente la sola affermazione. La sentenza chiarisce anche che la tassazione della stessa operazione ai fini IVA e IRPEF non costituisce una doppia imposizione vietata, dati i diversi presupposti dei due tributi.
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Deducibilità perdite su crediti: la prova spetta a te
Una società si è vista negare la deducibilità delle perdite su crediti e l'utilizzo di perdite pregresse per l'anno d'imposta 2008. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Corte ha stabilito che la società non ha fornito prove sufficienti sull'inesigibilità dei crediti, i quali derivavano da operazioni ritenute inesistenti. Inoltre, ha chiarito che il disconoscimento di una perdita in un anno fiscale può legittimamente impedirne l'utilizzo negli anni successivi, anche se il giudizio relativo al primo anno non è ancora definitivo.
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IMU su immobili strumentali: obbligo anche senza attività
Una società industriale in liquidazione ha contestato un avviso di accertamento IMU per l'anno 2018, relativo a immobili non più utilizzati a seguito della cessazione dell'attività. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha respinto il ricorso. Secondo la Corte, il presupposto per l'applicazione dell'IMU su immobili strumentali è il possesso dell'immobile e la sua iscrizione in catasto con attribuzione di una rendita, a prescindere dal suo effettivo utilizzo produttivo. L'imposta ha natura patrimoniale e non reddituale; pertanto, la cessazione dell'attività non estingue né sospende l'obbligazione tributaria.
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Agevolazione immobiliare: no al conferimento infragruppo
Una società immobiliare, dopo aver acquistato immobili usufruendo di un'agevolazione immobiliare subordinata alla rivendita entro tre anni, ha conferito parte di tali beni in una nuova società da essa quasi interamente controllata (al 98%). La Corte di Cassazione ha confermato la revoca del beneficio fiscale, stabilendo che il conferimento infragruppo non equivale a una vendita a terzi. Tale operazione, infatti, non realizza lo scopo della norma, che è quello di immettere effettivamente i beni nel mercato, poiché la società conferente mantiene di fatto il controllo e la disponibilità degli immobili.
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Condono società di persone: non si estende ai soci
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22741/2024, ha stabilito che un condono fiscale definito da una società di persone non estende automaticamente i suoi effetti ai singoli soci. I soci che non hanno aderito personalmente al condono restano obbligati per l'imposta calcolata sulla loro quota di maggior reddito accertato in capo alla società. Questo principio prevale anche sull'unitarietà dell'accertamento fiscale tipica delle società di persone.
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Cartella di pagamento: onere della prova e limiti
Una società ha impugnato una cartella di pagamento emessa a seguito di un controllo automatizzato che contestava un'eccessiva detrazione di credito IVA. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi inferiori. La Corte ha ritenuto i motivi di ricorso inammissibili per vizi procedurali, come il difetto di specificità e di autosufficienza, sottolineando i rigorosi oneri probatori a carico del contribuente che intende contestare un atto fiscale.
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Prescrizione cartelle: Cassazione chiarisce i termini
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22689/2024, ha rigettato il ricorso di una contribuente, chiarendo importanti principi sulla prescrizione delle cartelle esattoriali non impugnate. La Corte ha stabilito che la mancata opposizione non converte automaticamente il termine di prescrizione in quello ordinario decennale. Al contrario, si applica il termine specifico previsto per ciascun tributo (es. triennale per il bollo auto, decennale per i tributi erariali), che decorre nuovamente dalla data di notifica della cartella. L'ordinanza ha inoltre confermato la validità della costituzione in giudizio dell'Agente della riscossione tramite avvocati del libero foro.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per motivazione apparente. La corte di merito aveva respinto l'appello di una società e dei suoi soci contro avvisi di accertamento basati su presunti saldi di cassa negativi, senza spiegare adeguatamente perché le prove fornite dai contribuenti (finanziamenti infruttiferi) non fossero state ritenute valide. Inoltre, non si era pronunciata sulla questione della delega di firma dell'atto impositivo. La Suprema Corte ha rinviato il caso per un nuovo esame, sottolineando che una motivazione generica equivale a una sua assenza.
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