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Art. 348-ter Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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1296 provvedimenti

Altri anni per Art. 348-ter Codice di Procedura Civile

Doppia conforme IMU: ricorso inammissibile
Un Comune ha negato l'esenzione IMU per abitazione principale a un contribuente. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, il Comune ha fatto ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per il principio della **doppia conforme**, dato che le sentenze di merito si basavano sulla stessa valutazione dei fatti, impedendo un riesame in sede di legittimità.
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Interessi moratori D.Lgs. 231/2002: sì a factoring
Una società di factoring, cessionaria di crediti per forniture sanitarie verso un'azienda ospedaliera pubblica, ha richiesto il pagamento degli interessi di mora secondo il D.Lgs. 231/2002. L'azienda sanitaria si opponeva, sostenendo che la cessione del credito avesse natura finanziaria e non commerciale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la natura del debito è determinata dall'operazione originaria (la fornitura) e non dalla successiva cessione. Di conseguenza, alla società di factoring spettano gli interessi moratori D.Lgs. 231/2002, poiché acquisisce tutti i diritti del creditore originario.
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Concorso di colpa assegno: la Cassazione decide
Una compagnia assicurativa ha inviato assegni non trasferibili via posta ordinaria, che sono stati rubati e incassati fraudolentemente da soggetti con documenti falsi. La Corte di Cassazione, riformando le decisioni precedenti, ha stabilito il principio del concorso di colpa assegno a carico del mittente. Secondo la Corte, l'invio tramite un mezzo non sicuro costituisce una negligenza che contribuisce al danno, riducendo così la responsabilità dell'ente pagatore che non ha identificato correttamente il presentatore.
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Comunicazione preventiva di ipoteca: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un professionista contro una comunicazione preventiva di ipoteca per un debito di circa 31.000 euro. Il ricorso è stato giudicato cumulativo e non specifico, in quanto mescolava diverse censure senza individuarle chiaramente. La Corte ha confermato la validità della comunicazione, ritenendola sufficientemente chiara, e ha respinto la richiesta di riunire il caso ad altri procedimenti pendenti, sottolineando la natura discrezionale di tale decisione.
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Esenzione IVA trasporto turistico: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 23432/2024, ha stabilito che l'esenzione IVA per il trasporto di persone si applica anche ai servizi con finalità turistico-ricreative. La decisione si fonda su una norma di interpretazione autentica retroattiva, a condizione che la prestazione consista esclusivamente nel trasporto e non includa servizi aggiuntivi significativi. Il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, che sosteneva l'imponibilità di tali servizi, è stato quindi rigettato, consolidando un importante principio a favore degli operatori del settore.
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Calcolo pensione salvaguardati: no al retributivo
Una lavoratrice, beneficiaria delle norme di 'salvaguardia', ha richiesto il ricalcolo della sua pensione interamente con il più favorevole sistema retributivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale sul calcolo pensione salvaguardati: le deroghe previste dalla legge riguardano esclusivamente i requisiti di accesso e la decorrenza della pensione, ma non il metodo di calcolo. Pertanto, anche per i 'salvaguardati', la quota di pensione maturata dopo il 1° gennaio 2012 deve essere calcolata con il sistema contributivo, come previsto dalla riforma Fornero.
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Notifica cartella di pagamento: quando è valida via PEC
Una società ha contestato una notifica cartella di pagamento ricevuta via PEC, lamentando l'assenza di firma digitale e l'uso di un indirizzo mittente non presente nei registri pubblici. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che per la validità dell'atto è sufficiente la sua inequivocabile riferibilità all'ente emittente, senza necessità di firma digitale. Inoltre, l'uso di un indirizzo PEC non registrato non invalida la notifica, a meno che il contribuente non dimostri un concreto pregiudizio al suo diritto di difesa.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
Una società ha impugnato una cartella di pagamento di cui era venuta a conoscenza tramite un estratto di ruolo, lamentandone la mancata notifica. La Cassazione, applicando i recenti principi delle Sezioni Unite, ha dichiarato il ricorso inammissibile. L'impugnazione estratto di ruolo non è permessa se il contribuente non dimostra un pregiudizio specifico e concreto derivante dall'iscrizione a ruolo, come l'esclusione da appalti.
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Licenziamento disciplinare: la Cassazione si pronuncia
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento disciplinare inflitto a un dipendente di un'azienda di servizi postali. Il lavoratore era stato licenziato per non aver registrato la consegna di una raccomandata e, soprattutto, per aver esercitato pressioni su una cliente affinché firmasse una dichiarazione non veritiera per coprire l'errore. La Corte ha ritenuto tale comportamento una violazione talmente grave del vincolo fiduciario da costituire giusta causa di recesso, respingendo il ricorso del dipendente e confermando le sentenze dei gradi precedenti.
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Revoca contributo pubblico: limiti del giudice
La Corte di Cassazione conferma la revoca di un contributo pubblico a un'azienda agricola che aveva costruito un'abitazione residenziale anziché un edificio rurale. La sentenza ribadisce che il giudice ordinario può valutare solo la legittimità dell'atto amministrativo e non il merito, dichiarando inammissibile il ricorso e condannando la ricorrente per abuso del processo.
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Compensazione atecnica e aiuti PAC: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22827/2024, ha confermato la legittimità della cosiddetta "compensazione atecnica" tra i crediti di un'azienda agricola per aiuti comunitari (PAC) e i suoi debiti verso la Regione per il superamento delle quote latte. La Corte ha stabilito che, poiché entrambe le posizioni derivano dall'unico e complesso rapporto della Politica Agricola Comune, si tratta di un mero accertamento contabile di dare e avere, non soggetto ai limiti della compensazione ordinaria, come l'impignorabilità dei crediti.
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Visto doganale DAA3: non prova la consegna della merce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22307/2024, ha stabilito che il semplice visto doganale DAA3 (Documento Amministrativo di Accompagnamento) non è sufficiente a dimostrare l'avvenuta consegna di merce in una cessione intracomunitaria in regime di sospensione d'accisa. La Corte ha chiarito che, per liberarsi dagli obblighi fiscali (IVA e accise), l'azienda mittente deve provare il completamento dell'intera procedura di appuramento doganale, che include la ricezione del terzo esemplare del DAA controfirmato dal destinatario e vistato dall'ufficio doganale di destinazione. In assenza di tale perfezionamento, il visto doganale DAA3 ha solo valore di presa d'atto e non prova l'effettivo arrivo della merce, specialmente se altre prove indicano che il trasporto non è mai avvenuto.
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Iscrizione ipotecaria: interrompe la prescrizione?
Un contribuente ha impugnato una comunicazione di iscrizione ipotecaria sostenendo la mancata notifica della cartella esattoriale prodromica e l'avvenuta prescrizione del credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che per l'IRPEF si applica la prescrizione decennale e, soprattutto, ha stabilito che la formale comunicazione di iscrizione ipotecaria al debitore ha efficacia interruttiva della prescrizione, in quanto manifesta la volontà del creditore di far valere il proprio diritto.
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Trattenute sindacali: il rifiuto del datore è illegittimo
La Corte di Cassazione ha confermato che il rifiuto di un'azienda di effettuare le trattenute sindacali richieste da un lavoratore costituisce condotta antisindacale. La richiesta del lavoratore è stata qualificata come una cessione di credito a favore del sindacato. L'azienda, per legittimare il proprio rifiuto, avrebbe dovuto dimostrare un aggravamento insostenibile della propria posizione, cosa che non ha fatto. La Corte ha stabilito che, anche dopo il referendum del 1995 che ha abrogato l'obbligo di trattenuta, i lavoratori possono liberamente disporre del proprio credito retributivo tramite la cessione, e il rifiuto ingiustificato del datore di lavoro lede sia i diritti individuali del lavoratore sia quelli del sindacato.
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Motivazione per relationem: quando è valida in appello
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una sentenza d'appello che utilizzava la motivazione per relationem, ossia rinviando a quella di primo grado. Il caso riguardava una società del settore abbigliamento a cui era stato notificato un avviso di accertamento per operazioni ritenute inesistenti. La Corte ha stabilito che tale tecnica è valida se il giudice d'appello dimostra di aver autonomamente valutato i motivi di gravame, e non si limita a un'adesione acritica alla decisione precedente. È stato inoltre ribadito che la perizia di parte ha un valore probatorio limitato, non essendo sufficiente da sola a contrastare le prove fornite dall'Amministrazione finanziaria.
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Vendite in nero: la Cassazione contro le fatture fittizie
Una società impugna un accertamento fiscale per vendite in nero, sostenendo di aver emesso solo fatture pro-forma per ottenere finanziamenti, senza reali cessioni di beni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. L'esistenza di bonifici bancari da parte dei clienti, che indicavano gli estremi delle fatture, è stata ritenuta prova sufficiente delle operazioni commerciali reali, rendendo inverosimile la tesi difensiva della società.
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Licenziamento disciplinare: unità produttiva e sanzioni
La Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento disciplinare. I giudici hanno stabilito che l'azienda non ha provato l'autonomia delle sue sedi come distinte 'unità produttive' e che le condotte del lavoratore non giustificavano il licenziamento, ma solo sanzioni conservative.
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Licenziamento giusta causa: la prova indiziaria basta?
Un dirigente commerciale estero viene licenziato per giusta causa da un'azienda produttrice di tabacco per il suo presunto coinvolgimento in spedizioni fittizie volte all'evasione fiscale. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, basato su prove indiziarie provenienti da indagini penali. L'ordinanza stabilisce che l'utilizzo di tali elementi non costituisce un'inversione dell'onere della prova a carico del datore di lavoro. Inoltre, è stata confermata la condanna del dirigente al risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale (danno all'immagine) subito dall'azienda, quantificato anche in via equitativa sulla base della notorietà mediatica della vicenda.
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Doppia conforme: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due lavoratori che chiedevano differenze retributive per un presunto errato inquadramento contrattuale. La decisione si basa sul principio della 'doppia conforme', poiché sia il Tribunale che la Corte d'Appello avevano respinto la domanda con motivazioni sostanzialmente identiche, impedendo un ulteriore esame dei fatti in sede di legittimità.
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Principio di competenza: Cassazione su costi deducibili
Una società di leasing ha dedotto costi nell'anno 2007 che in realtà erano di competenza degli anni 2006 e 2008. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, ha riaffermato il carattere inderogabile del principio di competenza fiscale. Secondo la Corte, i costi devono essere imputati esclusivamente all'esercizio in cui maturano economicamente, senza alcuna possibilità di scelta discrezionale da parte del contribuente, anche in assenza di un danno per l'erario. La sentenza ha quindi cassato la decisione di secondo grado, rinviando la causa per una nuova valutazione basata sul corretto rispetto del principio di competenza.
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