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Art. 331 Codice di Procedura Penale

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330 provvedimenti

Decadenza avviso di accertamento: la difesa del Fisco è lecita
Un ex liquidatore di una società estinta impugnava un avviso di accertamento fiscale sostenendo che fosse stato notificato oltre i termini. Le corti di merito gli davano ragione. L'Agenzia delle Entrate, però, ricorreva in Cassazione, affermando che il termine corretto era più lungo a causa del 'raddoppio dei termini' per reati fiscali. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che l'argomentazione sul termine diverso non era una domanda nuova, ma una 'mera difesa' legittima. La sentenza chiarisce un importante principio sulla decadenza dell'avviso di accertamento, annullando la decisione precedente e rinviando la causa a un nuovo giudice.
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Appalto Fittizio: Costi Indeducibili Anche se il Lavoro è Reale
Un'azienda di costruzioni utilizzava fatture emesse da società 'cartiere' per mascherare una somministrazione illecita di manodopera. La Corte di Cassazione ha stabilito la totale indeducibilità dei costi derivanti da questo appalto fittizio. Anche se i lavoratori avevano effettivamente svolto le prestazioni, il contratto di appalto era una finzione. Questa nullità del titolo giuridico fa venir meno il requisito della 'certezza' del costo, rendendolo non scaricabile ai fini IRES. La Corte ha inoltre confermato che il raddoppio dei termini di accertamento fiscale è legittimo quando c'è l'obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'esito del procedimento penale stesso (in questo caso, archiviato). L'Agenzia delle Entrate vince la causa su questo principio.
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Raddoppio termini accertamento: Fisco vince anche senza denuncia
La Corte di Cassazione affronta il tema del raddoppio dei termini di accertamento in caso di sospetto reato tributario. Una società aveva ricevuto avvisi di accertamento per costi fittizi oltre la scadenza ordinaria. La Corte ha stabilito che per applicare il termine più lungo non è necessaria l'effettiva presentazione di una denuncia penale prima della scadenza. È sufficiente la sola esistenza di fatti che comportano l'obbligo di denuncia per il pubblico ufficiale. L'esito del successivo processo penale è irrilevante. La Corte ha quindi dato ragione all'Agenzia delle Entrate, confermando la validità degli accertamenti.
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Fatture false: IVA non detraibile, l’Azienda perde in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato un avviso di accertamento a carico di un'azienda che aveva detratto l'IVA da fatture per operazioni soggettivamente inesistenti. L'Agenzia delle Entrate aveva dimostrato che i fornitori erano mere 'società cartiere', prive di qualsiasi struttura. Secondo la Corte, quando il Fisco fornisce prove, anche indirette, della frode e della consapevolezza del cliente, spetta a quest'ultimo dimostrare la propria buona fede e di aver usato la massima diligenza. La semplice regolarità dei pagamenti e della contabilità non è sufficiente. L'azienda, non avendo fornito tale prova, ha perso il ricorso e il diritto alla detrazione dell'IVA.
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Raddoppio termini accertamento: Fisco vince con il solo sospetto
Una società vendeva orologi di lusso evadendo le imposte. L'Agenzia delle Entrate, sospettando un reato tributario, ha applicato il raddoppio dei termini di accertamento per notificare gli avvisi. La società ha contestato questa scelta, ottenendo ragione in un primo momento. La Corte di Cassazione ha però ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: il raddoppio dei termini è legittimo se esiste l'obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'effettivo avvio o esito del processo penale. Il giudice tributario non può valutare la sussistenza del reato, ma solo verificare che l'Agenzia non abbia abusato di questo strumento. L'Agenzia delle Entrate ha quindi vinto la causa.
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Raddoppio termini accertamento IRAP: Fisco battuto in Cassazione
Una società ha ricevuto avvisi di accertamento per IRES e IRAP oltre i termini ordinari. L'Agenzia delle Entrate aveva applicato la proroga speciale legata a presunti reati fiscali. La Corte di Cassazione ha però stabilito un principio fondamentale: il raddoppio termini accertamento IRAP è illegittimo. La Corte ha chiarito che le norme penali che consentono tale estensione non riguardano le violazioni sull'imposta regionale. Di conseguenza, mentre la proroga è stata confermata per l'IRES, l'accertamento IRAP è stato annullato perché notificato fuori tempo massimo. La sentenza rappresenta una vittoria parziale ma significativa per la società contribuente.
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Raddoppio termini accertamento: Fisco vince anche senza denuncia
Una società si vede notificare un accertamento fiscale per un'annualità già definita con un condono. L'Agenzia delle Entrate giustifica l'atto sostenendo il raddoppio dei termini di accertamento a causa di sospetti reati fiscali. La Corte di Cassazione dà ragione al Fisco, stabilendo un principio fondamentale: il raddoppio dei termini scatta per il solo fatto che esistano seri indizi di reato che impongono all'Ufficio l'obbligo di denuncia. Non è necessaria né l'effettiva presentazione della denuncia penale né, tantomeno, una condanna. L'astratta configurabilità del reato è sufficiente per estendere i tempi dell'accertamento, superando gli effetti del condono.
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Assegno di Inclusione: residenza e convivenza
La Corte d'Appello di Milano ha confermato il diritto all'Assegno di Inclusione per un genitore con affidamento paritetico. Il beneficio era stato revocato perché il figlio risiedeva anagraficamente presso l'altro genitore. La Corte ha stabilito che, ai fini ISEE e del sussidio, prevale la convivenza effettiva sulla residenza formale.
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Raddoppio dei Termini: Reato Fiscale Salva Accertamento Tardivo
Un'azienda ha ricevuto diversi avvisi di accertamento per aver dedotto costi relativi a operazioni inesistenti. Per un'annualità, l'accertamento sembrava notificato fuori tempo massimo. L'Agenzia delle Entrate ha invocato il raddoppio dei termini, previsto in caso di reati fiscali. L'azienda sosteneva che il raddoppio non fosse applicabile perché la denuncia penale era stata presentata dopo la scadenza ordinaria. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, stabilendo un principio fondamentale: il raddoppio dei termini scatta per il solo fatto che esista l'obbligo di denuncia penale, a prescindere da quando essa venga effettivamente presentata. Ciò che conta è la sussistenza di indizi di reato, non l'atto formale della denuncia.
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Raddoppio termini accertamento: Fisco vince su IVA, perde su IRAP
La Corte di Cassazione interviene sul tema del raddoppio termini accertamento in presenza di reati fiscali. La Corte stabilisce che l'estensione dei tempi per i controlli è legittima per IRPEF e IVA se esiste l'obbligo di denuncia penale, anche se questa non è stata ancora presentata. Tuttavia, questo principio non si applica all'IRAP. Le violazioni relative a questa imposta non hanno rilevanza penale e, pertanto, l'Amministrazione Finanziaria deve rispettare i termini ordinari. Di conseguenza, l'avviso di accertamento per l'IRAP, notificato oltre i tempi, è stato annullato, mentre quelli per IRPEF e IVA sono stati ritenuti validi.
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Raddoppio termini accertamento: basta il sospetto, non la denuncia
Un contribuente ha contestato due avvisi di accertamento ricevuti nel 2014 per gli anni 2006 e 2007, ritenendoli notificati oltre i termini di legge. L'Agenzia delle Entrate ha difeso la propria azione invocando il raddoppio dei termini di accertamento, giustificato dalla presenza di un presunto reato fiscale. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Agenzia, stabilendo un principio fondamentale: secondo la normativa applicabile all'epoca dei fatti (precedente alle riforme del 2015), per attivare il raddoppio dei termini era sufficiente la sola esistenza di fatti che comportassero l'obbligo di denuncia penale. Non era necessario che la denuncia fosse stata effettivamente presentata. Di conseguenza, l'accertamento è stato ritenuto tempestivo.
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Raddoppio termini accertamento: valido anche con archiviazione
Un'azienda, attiva nell'importazione di occhiali, ha ricevuto avvisi di accertamento per operazioni ritenute fittizie. L'Agenzia delle Entrate ha applicato il raddoppio dei termini di accertamento, giustificandolo con la presentazione di una denuncia penale. L'azienda ha contestato la validità di tale raddoppio, poiché il procedimento penale era stato successivamente archiviato. La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini di accertamento è legittimo se esiste l'obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'esito del procedimento. L'archiviazione, da sola, non è sufficiente a dimostrare un uso pretestuoso della norma da parte del Fisco. Di conseguenza, l'operato dell'Agenzia delle Entrate è stato confermato.
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Raddoppio termini accertamento: Fisco vince anche senza denuncia
Un contribuente impugnava alcuni avvisi di accertamento, ottenendone l'annullamento in appello. I giudici tributari avevano ritenuto tardivi gli atti perché non era applicabile il 'raddoppio dei termini di accertamento' e infondato un altro accertamento basato su una percentuale di ricarico sproporzionata. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Ha stabilito che il raddoppio dei termini di accertamento scatta per il solo obbligo di denuncia penale, a prescindere dalla sua effettiva presentazione. Inoltre, ha censurato la sentenza d'appello per non aver considerato le prove derivanti dalle indagini bancarie, che sono un elemento fondamentale dell'accertamento. L'Agenzia delle Entrate vince il ricorso.
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Raddoppio Termini Accertamento: Legittimo per IVA, Nullo per IRAP
Una società ha ricevuto un avviso di accertamento per IRES, IVA e IRAP basato su fatture false. L'Agenzia delle Entrate ha applicato il raddoppio termini accertamento, giustificandolo con la presenza di un reato fiscale. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio importante: il raddoppio è legittimo per IRES e IVA, ma non per l'IRAP. La ragione è che le violazioni relative all'IRAP non costituiscono reato. Di conseguenza, l'accertamento per l'IRAP è stato annullato perché notificato oltre i termini ordinari, mentre quelli per IRES e IVA sono rimasti validi. La società ha quindi vinto parzialmente la sua causa contro il Fisco.
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Raddoppio termini accertamento: Fisco vince anche senza denuncia
Una società irlandese, ritenuta dal Fisco una 'stabile organizzazione' in Italia, riceve un avviso di accertamento per omessa dichiarazione dei redditi. L'Agenzia delle Entrate applica il raddoppio termini accertamento basandosi sul sospetto di un reato tributario. La società contesta la tardività dell'atto, poiché il Fisco non ha prodotto in giudizio la denuncia penale. La Cassazione ribalta le decisioni precedenti, affermando che il raddoppio dei termini non dipende dalla produzione materiale della denuncia, ma dalla sussistenza oggettiva dei presupposti che impongono al funzionario l'obbligo di presentarla. Il giudice tributario deve quindi valutare autonomamente i fatti, non limitarsi a un controllo formale. Vince l'Agenzia delle Entrate.
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Raddoppio termini accertamento: valido per IVA, nullo per l’IRAP
L'Agenzia delle Entrate contesta a un contribuente, ritenuto amministratore occulto di una società fittizia, il mancato versamento di IVA e IRAP. L'ente applica il raddoppio dei termini di accertamento per la presenza di un reato tributario. La Corte di Cassazione interviene sul punto e stabilisce un principio importante. Il raddoppio dei termini è legittimo per l'IVA, poiché basta il solo obbligo di denuncia penale per attivarlo. Tuttavia, la Corte annulla la pretesa per l'IRAP, chiarendo che per questa imposta il raddoppio dei termini di accertamento non è applicabile, dato che le relative violazioni non costituiscono reato. La vittoria del contribuente è quindi solo parziale.
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Raddoppio termini accertamento: Fisco vince anche senza reato
Un'azienda riceve un avviso di accertamento per IRES, IVA e IRAP oltre i termini ordinari. Il Fisco invoca il raddoppio dei termini di accertamento per la presenza di un sospetto di reato (fatture false), anche se il procedimento penale si è concluso con un'archiviazione. La Cassazione conferma la legittimità del raddoppio basandosi sul solo obbligo di denuncia penale al momento dei fatti, a prescindere dall'esito del processo penale. Tuttavia, stabilisce un limite importante: il raddoppio non si applica all'IRAP, poiché le violazioni relative a tale imposta non sono penalmente rilevanti. L'Amministrazione Finanziaria vince sul principio, ma l'accertamento sull'IRAP viene annullato.
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Raddoppio dei termini: Fisco vince anche se denuncia il reato tardi
Un contribuente riceveva avvisi di accertamento per annualità molto vecchie. L'Agenzia delle Entrate aveva applicato il raddoppio dei termini, giustificandolo con la presenza di un reato tributario. I giudici precedenti avevano annullato gli atti, ritenendo che la denuncia penale fosse stata presentata troppo tardi. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa visione, stabilendo un principio fondamentale: il raddoppio dei termini scatta per la sola esistenza dell'obbligo di denuncia, indipendentemente da quando essa venga effettivamente inviata. La Corte ha anche annullato un'altra parte della sentenza per motivazione apparente, rinviando il tutto a un nuovo giudice per una nuova valutazione.
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Società Paga, Consulente No: Concorso nell’illecito tributario
Il caso esamina la sanzione irrogata a una consulente fiscale e alla società sua cliente per l'indebita compensazione di IVA inesistente, creata alterando manualmente una nota di debito. Mentre la società ha sanato la propria posizione pagando le imposte e le sanzioni ridotte, la professionista ha impugnato l'atto, sostenendo che il pagamento della società la liberasse da ogni obbligo. La Corte di Cassazione ha chiarito che in caso di concorso nell'illecito tributario, ogni trasgressore è soggetto a una sanzione autonoma. Non si applica il principio della responsabilità solidale, che avrebbe permesso l'estinzione del debito con il pagamento di uno solo dei coobbligati. Inoltre, i giudici hanno confermato la legittimità del raddoppio dei termini di accertamento, poiché la condotta integrava gli estremi di un reato, rendendo irrilevante l'effettivo avvio di un procedimento penale.
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Raddoppio dei termini: accertamento valido anche senza denuncia
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di alcuni avvisi di accertamento emessi nei confronti della Società Alfa e dei suoi soci per l'anno d'imposta 2008. L'Agenzia delle Entrate contestava l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti provenienti da una società cartiera. I contribuenti eccepivano la decadenza del potere impositivo, sostenendo che il raddoppio dei termini non potesse applicarsi in assenza di una tempestiva denuncia penale. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che, per gli atti notificati prima del 31 dicembre 2016, il raddoppio dei termini opera sulla base della semplice sussistenza astratta di un reato tributario. Non rileva, dunque, l'effettiva presentazione della denuncia o l'esito del processo penale, purché esistano seri indizi di reato al momento dell'accertamento.
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