LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 331 Codice di Procedura Penale

Pagina 5 di 17

330 provvedimenti

Raddoppio dei termini di accertamento: Fisco batte cooperativa
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento IRPEF nei confronti di una Società Cooperativa. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'atto, ritenendo illegittimo il raddoppio dei termini di accertamento poiché alla società era contestata solo una violazione amministrativa, non penale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che il raddoppio dei termini di accertamento scatta in presenza di seri indizi di reato che impongono l'obbligo di denuncia penale, indipendentemente dall'effettivo esito del processo penale. Nel caso specifico, l'indagine coinvolgeva un'operazione unitaria complessa che riguardava anche il legale rappresentante della società, giustificando così il maggior tempo a disposizione dell'amministrazione finanziaria per effettuare i controlli.
Continua »
Raddoppio dei termini di accertamento: stop al fisco sotto soglia
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento per l'anno 2004 nei confronti di una società di costruzioni, applicando il raddoppio dei termini di accertamento sul presupposto di un reato tributario. Tuttavia, l'imposta evasa per quell'anno era inferiore alla soglia di punibilità penale. L'amministrazione sosteneva che la soglia andasse calcolata sommando le evasioni di più anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che il superamento della soglia penale deve essere verificato per ogni singolo anno d'imposta e per ciascun tributo. Di conseguenza, senza il superamento della soglia nel 2004, non sorgeva alcun obbligo di denuncia penale e il raddoppio dei termini di accertamento non poteva essere applicato. La società ha vinto definitivamente la causa.
Continua »
Raddoppio dei termini di accertamento: basta il sospetto
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di una società, contestando l'indebita deduzione di costi derivanti da un contratto di prestito titoli. Per superare i termini ordinari di decadenza, l'ufficio ha applicato il raddoppio dei termini di accertamento, ipotizzando il reato di dichiarazione fraudolenta. I giudici di merito hanno annullato l'atto, ritenendo che il Fisco non avesse provato la sussistenza del reato né allegato la denuncia penale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che per il raddoppio dei termini di accertamento il giudice tributario deve solo verificare l'astratta sussistenza dell'obbligo di denuncia penale al momento dell'accertamento (prognosi postuma), senza dover accertare l'effettiva commissione del reato. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Raddoppio termini di accertamento: Fisco vince ma perde sull’IRAP
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a una società un avviso di accertamento per l'anno 2008 oltre i tempi ordinari, applicando il raddoppio dei termini di accertamento per presunti reati fiscali. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'atto, ritenendo insussistente il reato sulla base di una perizia tecnica della società. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno stabilito che il raddoppio dei termini di accertamento dipende solo dall'obbligo astratto di denuncia penale al momento del controllo, senza che il giudice tributario possa accertare l'effettiva colpevolezza, compito riservato al giudice penale. Tuttavia, il raddoppio non si applica all'IRAP, poiché per questa tassa non esistono sanzioni penali. La causa è stata rinviata per un nuovo esame su IRES e IVA.
Continua »
Raddoppio dei termini: il fisco vince contro la società inerte
Una società di capitali ha impugnato un avviso di accertamento per maggiori imposte Ires, Irap e Iva, contestando la tardività della notifica e l'illegittimo raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della contribuente. I giudici hanno chiarito che il raddoppio dei termini opera automaticamente in presenza dell'obbligo di denuncia penale per reati tributari, anche se la notizia di reato emerge dopo la scadenza del termine ordinario. Inoltre, la società, essendo rimasta contumace in appello, è decaduta dalle eccezioni non riproposte. Infine, a fronte degli indizi di fittizietà delle operazioni commerciali con società cartiere forniti dal fisco, spettava alla contribuente dimostrare l'effettività degli acquisti, onere rimasto del tutto insoddisfatto.
Continua »
Raddoppio dei termini di accertamento: nulla la sentenza
L'Amministrazione finanziaria ha notificato un avviso di accertamento a un'amministratrice, considerata socia occulta di una società portoghese ritenuta fittiziamente esterovestita. L'ufficio ha applicato il raddoppio dei termini di accertamento per la sussistenza di indizi di reato tributario. La Corte di Cassazione ha chiarito che il raddoppio dei termini opera automaticamente in presenza dell'obbligo di denuncia penale, indipendentemente dall'effettivo esercizio dell'azione penale o dalla prescrizione del reato. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso della contribuente poiché la sentenza d'appello presentava una motivazione apparente sul merito dell'esterovestizione, priva di qualsiasi analisi concreta dei fatti e delle difese. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame.
Continua »
Fisco e accertamento integrativo: vietato cambiare idea senza prove
Una società holding subisce una verifica fiscale nel 2009. Il Fisco non contesta un'operazione di vendita di quote societarie agevolata. Nel 2015, basandosi solo su un cambio di interpretazione interna e senza nuovi fatti, l'Agenzia delle Entrate esegue un nuovo controllo ed emette un accertamento integrativo per recuperare oltre 125 milioni di euro. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società e annulla l'atto. I giudici chiariscono che l'accertamento integrativo richiede tassativamente la scoperta di elementi di fatto nuovi e precedentemente sconosciuti. Un semplice ripensamento giuridico o un mutamento della prassi dell'amministrazione finanziaria non legittima l'emissione di un secondo avviso di accertamento per lo stesso periodo d'imposta.
Continua »
Operazioni soggettivamente inesistenti: Fisco batte buona fede
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di capitali la deduzione di costi e la detrazione dell'IVA relative a operazioni soggettivamente inesistenti effettuate tramite una società cartiera. I giudici di merito avevano dato ragione alla contribuente, escludendo il raddoppio dei termini di accertamento e riconoscendo la sua buona fede. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. I giudici di legittimità hanno stabilito che il raddoppio dei termini scatta automaticamente in presenza di violazioni penali. Inoltre, per quanto riguarda le operazioni soggettivamente inesistenti, la detrazione dell'IVA e la deduzione dei costi richiedono una rigorosa verifica dell'inerenza e della consapevolezza della frode da parte del contribuente, non bastando la mera regolarità formale dei documenti. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado.
Continua »
Sospensione dei termini di accertamento: il Fisco vince sulla frode
L'Agenzia delle Entrate ha emesso due avvisi di accertamento per l'anno 2016 nei confronti di una società cessata e del suo socio di maggioranza, contestando una frode IVA. Gli atti sono stati notificati durante la sospensione dei termini di accertamento dovuta all'emergenza COVID-19. Il socio ha impugnato entrambi gli atti. La Corte di Cassazione ha stabilito che il socio non ha la legittimazione ad agire per contestare l'atto della società. Inoltre, la Corte ha accolto il ricorso del Fisco sul secondo punto: la notifica in periodo di sospensione è legittima se sussistono ragioni di urgenza e indifferibilità, come nel caso di contestazioni per frode fiscale che comportano una notizia di reato. La causa è stata rinviata per un nuovo esame dell'atto del socio.
Continua »
Raddoppio dei termini di accertamento: valido anche per cifre minime
Un lavoratore autonomo operante nel settore edile ometteva di presentare le dichiarazioni fiscali per gli anni dal 2006 al 2008. A seguito di una verifica, l'Agenzia delle Entrate notificava un avviso di accertamento per il 2006, applicando il raddoppio dei termini di accertamento a causa del sospetto di un reato tributario legato all'occultamento di una fattura. I giudici di merito annullavano l'atto ritenendo l'importo irrisorio e privo di dolo. La Corte di Cassazione ha invece chiarito che, per l'operatività del raddoppio dei termini di accertamento (limitatamente a IRPEF e IVA), basta l'astratta configurabilità di un reato tributario, senza che il giudice tributario possa valutarne la fondatezza concreta. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame su IRPEF e IVA, escludendo invece l'IRAP dal raddoppio.
Continua »
Raddoppio dei termini di accertamento: sì a IVA, no a IRAP
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a un amministratore di fatto un avviso di accertamento per imposte evase (IRES, IRAP, IVA) e sanzioni, applicando il raddoppio dei termini di accertamento per la presenza di reati tributari. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso del contribuente. I giudici hanno stabilito che il raddoppio dei termini di accertamento non si applica all'IRAP, poiché per tale imposta non sono previste sanzioni penali. Inoltre, la Corte ha accolto il motivo relativo all'applicazione delle norme più favorevoli sui costi da operazioni inesistenti. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado del Lazio per ricalcolare l'imponibile.
Continua »
Raddoppio dei termini: il fisco perde la sfida sull’IRAP
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a una Società un avviso di accertamento per l'anno 2007, contestando costi per operazioni inesistenti. La Società ha impugnato l'atto contestando, tra l'altro, l'applicazione del raddoppio dei termini per l'IRAP. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso su questo punto specifico. I giudici hanno stabilito che il raddoppio dei termini, previsto in presenza di violazioni penali tributarie, non si applica all'IRAP, poiché questa imposta non prevede sanzioni di tipo penale. Di conseguenza, l'accertamento relativo all'IRAP è nullo per decadenza dei termini del fisco. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado per ricalcolare le somme dovute.
Continua »
Raddoppio termini accertamento: Fisco vince su IRPEF, perde su IRAP
La Corte di Cassazione affronta il tema del raddoppio termini accertamento. Una società riceve un avviso fiscale per l'anno 2007 notificato nel 2013, oltre il termine ordinario. L'Agenzia delle Entrate giustifica il ritardo applicando il raddoppio dei termini, poiché sussisteva l'obbligo di denuncia penale per un reato tributario. La Corte stabilisce un principio importante: il raddoppio è legittimo per imposte sui redditi e IVA, anche se il procedimento penale non si conclude con una condanna. Tuttavia, la stessa regola non vale per l'IRAP, poiché le violazioni relative a questa imposta non sono penalmente rilevanti. Di conseguenza, l'accertamento IRAP è stato annullato per decadenza dei termini, mentre quello per le altre imposte è stato confermato.
Continua »
Raddoppio termini accertamento: valido per Ires, nullo per l’IRAP
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un'azienda che aveva ricevuto avvisi di accertamento per Ires, Iva e Irap. Il Fisco aveva applicato il raddoppio dei termini di accertamento basandosi su sospetti di reati fiscali. La Corte ha confermato la legittimità di questa estensione per Ires e Iva, ma ha dato ragione all'azienda per quanto riguarda l'Irap. Ha stabilito, infatti, che il raddoppio dei termini di accertamento non si applica a questo specifico tributo, poiché le norme penali tributarie richiamate non prevedono sanzioni penali per le violazioni in materia di Irap. Di conseguenza, l'accertamento relativo a questa imposta è stato annullato perché notificato oltre i termini ordinari.
Continua »
Raddoppio termini accertamento: Fisco vince ma sentenza è nulla
L'Agenzia delle Entrate contesta a una contribuente, socia occulta di una società estera, di aver evaso l'IRPEF, applicando il raddoppio dei termini di accertamento per la presenza di un'ipotesi di reato. La Cassazione conferma un principio fondamentale: il raddoppio dei termini è legittimo se esiste l'obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'esito del processo penale. Tuttavia, la Corte accoglie il ricorso della contribuente per un vizio procedurale. La sentenza del giudice precedente viene annullata perché la sua motivazione era solo 'apparente', cioè non spiegava concretamente le ragioni della decisione. La causa dovrà quindi essere riesaminata da un'altra corte, che dovrà fornire una motivazione completa e dettagliata.
Continua »
Raddoppio termini accertamento: Fisco vince anche senza denuncia
Un'azienda ha richiesto un ingente rimborso IVA per l'acquisto di un immobile, operazione poi risultata fittizia. L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento oltre i termini ordinari, invocando il raddoppio dei termini per la presenza di un reato tributario. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per le norme applicabili al caso, il raddoppio termini accertamento scatta per il solo fatto che esista l'obbligo di denuncia penale, a prescindere che la denuncia sia stata effettivamente presentata. Di conseguenza, l'accertamento è stato ritenuto valido e tempestivo, dando ragione all'Agenzia delle Entrate.
Continua »
Raddoppio termini accertamento: nullo con la sola segnalazione
Un'azienda ha contestato un avviso di accertamento fiscale, sostenendo che fosse stato notificato oltre i termini di legge. L'Agenzia delle Entrate invocava il raddoppio termini accertamento, basandosi su una segnalazione della Guardia di Finanza. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'azienda, stabilendo un principio fondamentale: una semplice 'annotazione di polizia giudiziaria' non equivale a una denuncia penale formale. Per raddoppiare i tempi, è indispensabile che una vera e propria denuncia sia presentata alla Procura entro la scadenza ordinaria. In assenza di ciò, il potere di accertamento del Fisco decade e l'atto emesso tardivamente è nullo.
Continua »
Raddoppio termini accertamento: Fisco vince anche senza denuncia
Un contribuente ha ricevuto un avviso di accertamento per redditi di capitale non dichiarati, notificato oltre i termini ordinari. L'Agenzia delle Entrate ha giustificato il ritardo applicando il raddoppio dei termini di accertamento, previsto in caso di sospetto reato tributario. Il contribuente ha contestato l'atto, sostenendo che la norma fosse stata applicata in modo strumentale poco prima di una modifica legislativa. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Agenzia delle Entrate, stabilendo che, secondo la legge allora in vigore, il semplice sospetto di reato era sufficiente per il raddoppio dei termini, a prescindere dalla presentazione di una denuncia penale. L'accertamento è stato quindi confermato.
Continua »
Raddoppio dei termini: obbligo di denuncia batte denuncia tardiva
Un contribuente riceve un avviso di accertamento oltre i termini ordinari. Si oppone sostenendo l'illegittimità del **raddoppio dei termini di accertamento**, poiché la denuncia penale a suo carico era stata presentata tardivamente. La Corte di Cassazione dà ragione all'Agenzia delle Entrate. La Corte stabilisce un principio fondamentale: per gli atti notificati prima del 2 settembre 2015, il raddoppio dei termini è legittimo se esiste l'obbligo di denuncia penale, a prescindere da quando questa venga effettivamente presentata. Le leggi successive, che hanno modificato questa regola, non sono retroattive e non si applicano ai casi precedenti. L'accertamento è quindi valido.
Continua »
Fatture false: l’azienda vince per un vizio sul raddoppio dei termini
Una società cooperativa ha ricevuto un avviso di accertamento per aver dedotto costi da fatture considerate false, emesse da una ditta risultata essere una 'scatola vuota'. La società ha impugnato l'atto, contestando vari aspetti procedurali. La Corte di Cassazione ha respinto quasi tutte le obiezioni, ma ha accolto quella decisiva sul raddoppio dei termini di accertamento. I Giudici hanno stabilito che, per applicare i termini più lunghi, l'Agenzia delle Entrate avrebbe dovuto presentare una denuncia penale prima della scadenza dei termini ordinari. Poiché il giudice precedente non ha verificato questa condizione essenziale, la sentenza è stata annullata e il caso dovrà essere riesaminato.
Continua »