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Art. 331 Codice di Procedura Penale

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330 provvedimenti

Deducibilità costi sponsorizzazione: la prova spetta a te
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23403/2024, ha stabilito che la presunzione legale sulla deducibilità dei costi di sponsorizzazione a favore di associazioni sportive dilettantistiche non esonera il contribuente dall'onere di provare l'effettiva esistenza della prestazione. Anche in presenza di un'assoluzione in sede penale, il giudice tributario può ritenere indeducibili i costi se l'Amministrazione Finanziaria fornisce elementi presuntivi sulla loro inesistenza e il contribuente non offre una prova contraria adeguata.
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Deducibilità costi sponsorizzazione: onere della prova
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento relativo a costi di sponsorizzazione ritenuti indeducibili per l'anno d'imposta 2007. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23393/2024, ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale sulla deducibilità costi sponsorizzazione: la presunzione legale di inerenza e congruità delle spese, prevista per le sponsorizzazioni a favore di associazioni sportive dilettantistiche, non esonera il contribuente dall'onere di provare l'effettività della prestazione. Se l'Amministrazione finanziaria fornisce elementi (anche presuntivi) che mettono in dubbio la reale esecuzione del servizio, spetta all'impresa dimostrare il contrario. La Corte ha anche confermato la legittimità del raddoppio dei termini di accertamento applicabile all'epoca dei fatti.
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Raddoppio dei termini: la guida della Cassazione
La Cassazione analizza il raddoppio dei termini per l'accertamento. Se l'atto è notificato prima del 2 settembre 2015, è sufficiente la mera configurabilità del reato tributario, a prescindere dall'esito del procedimento penale, per legittimare un termine più lungo. Escluso per l'IRAP.
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Presunzione distribuzione utili: La Cassazione decide
Un socio di una società a ristretta base ha impugnato un avviso di accertamento fondato sulla presunzione distribuzione utili non dichiarati. Il ricorso si basava su presunti vizi procedurali, tra cui la mancata notifica dell'accertamento alla società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'accertamento al socio è indipendente da quello alla società. Pertanto, un vizio di notifica all'ente non invalida l'atto verso il socio, il quale deve provare la mancata produzione o distribuzione dei profitti. La Corte ha inoltre confermato la legittimità del raddoppio dei termini di accertamento in presenza di presupposti per una denuncia penale.
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Litisconsorzio necessario: Cassazione annulla tutto
La Corte di Cassazione ha annullato un intero procedimento tributario per violazione del litisconsorzio necessario. Un socio di una s.a.s. cancellata aveva impugnato un avviso di accertamento IRPEF, ma il giudizio si era svolto senza la partecipazione dell'altro socio. La Corte ha stabilito che, nei contenziosi relativi ai redditi delle società di persone, la causa è inscindibile e deve coinvolgere obbligatoriamente sia la società che tutti i soci, pena la nullità assoluta degli atti. Il caso è stato rinviato al giudice di primo grado.
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Assoluzione penale e accertamento: la nuova legge
Un professionista, destinatario di avvisi di accertamento per IRPEF, IRAP e IVA, si è visto confermare in appello la pretesa fiscale basata sul raddoppio dei termini, nonostante una precedente assoluzione penale. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione per valutare l'impatto di una nuova legge ('ius superveniens') che attribuisce efficacia di giudicato all'assoluzione penale nel processo tributario, cambiando potenzialmente l'esito della controversia.
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Raddoppio dei termini: basta l’obbligo di denuncia
La Corte di Cassazione chiarisce le condizioni per il raddoppio dei termini di accertamento fiscale. In un caso di fatture per operazioni inesistenti, la Corte ha stabilito che è sufficiente l'emersione di elementi che comportino un obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'effettivo avvio di un procedimento penale. La sentenza ribalta le decisioni dei giudici di merito, i quali avevano erroneamente richiesto la prova di un procedimento penale per reati tributari. La Corte ha inoltre precisato che, in tema di fatture false, una volta che l'amministrazione fornisce elementi presuntivi (come la discordanza nei registri IVA), l'onere di provare la realtà delle operazioni si sposta sul contribuente.
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Raddoppio termini accertamento: non per il coobbligato
Una società beneficiaria di una scissione parziale impugnava delle cartelle di pagamento per debiti tributari della società scissa. La Cassazione ha chiarito che il raddoppio termini accertamento per reati fiscali opera solo nei confronti del debitore principale e non si estende automaticamente al coobbligato solidale. Tuttavia, il ricorso è stato rigettato perché il coobbligato, impugnando la propria cartella, non può contestare la legittimità dell'avviso di accertamento notificato al debitore principale.
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Ricusazione del giudice: termini e doveri del magistrato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante la ricusazione del giudice, confermando che l'istanza deve essere presentata entro il termine perentorio della fine dell'udienza in cui è sorta la causa. La Corte ha inoltre chiarito che il dovere di un giudice di trasmettere atti al pubblico ministero per una notizia di reato non costituisce un valido motivo di ricusazione, in quanto è un'attività processuale obbligatoria e non un segno di parzialità.
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Costi da reato: la Cassazione rinvia per nuova legge
Un gruppo bancario ha contestato un avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate che negava la deducibilità di ingenti costi, qualificandoli come "costi da reato". La controversia è giunta in Cassazione, la quale, anziché decidere nel merito, ha emesso un'ordinanza interlocutoria. La Corte ha sospeso il giudizio a causa dell'entrata in vigore di una nuova legge (ius superveniens) che modifica le sanzioni fiscali, assegnando alle parti e al Pubblico Ministero un termine per presentare osservazioni sulla sua applicabilità al caso.
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Interposizione di persona: Cassazione e onere probatorio
Un contribuente, ritenuto amministratore di fatto e beneficiario effettivo degli utili di una società fittizia, ha impugnato gli avvisi di accertamento che gli attribuivano i redditi della stessa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la validità degli accertamenti basati sul principio di interposizione di persona. La Corte ha ribadito che l'Amministrazione finanziaria può provare, anche tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, che il contribuente è il possessore effettivo dei redditi, superando la titolarità formale della società. L'assoluzione in sede penale non è stata ritenuta vincolante per il giudizio tributario.
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Raddoppio termini accertamento: limiti per l’IRAP
Una società in liquidazione ha impugnato un avviso di accertamento fiscale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha affrontato temi cruciali come il raddoppio termini accertamento in presenza di reati fiscali. La Corte ha stabilito che tale raddoppio non si applica all'IRAP, poiché le violazioni relative a questa imposta non sono penalmente rilevanti. La sentenza ha inoltre chiarito che una notifica nulla (ma non inesistente) all'avvocato sbagliato è sanata dalla costituzione in giudizio della parte, escludendo la formazione del giudicato. Infine, è stato ribadito che la violazione del contraddittorio richiede la 'prova di resistenza' da parte del contribuente.
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Raddoppio termini accertamento: la decisione Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20400/2024, ha affrontato il tema del raddoppio termini accertamento in presenza di reati fiscali. La Corte ha confermato la legittimità dell'estensione dei termini per IRES e IVA anche in caso di denuncia penale tardiva, ma ha annullato l'accertamento ai fini IRAP. La motivazione risiede nel fatto che il raddoppio è previsto solo per violazioni che costituiscono reato, categoria a cui non appartengono quelle relative all'IRAP. La sentenza ha inoltre esaminato la deducibilità dei costi per operazioni soggettivamente inesistenti.
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Raddoppio dei termini: obbligo di denuncia e onere prova
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20060/2024, ha respinto il ricorso di due società contro l'Agenzia delle Entrate. La Corte ha confermato la legittimità del raddoppio dei termini di accertamento fiscale, stabilendo che è sufficiente la mera sussistenza dell'obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'effettiva presentazione della denuncia o dall'esito del procedimento penale. Inoltre, ha ribadito i principi sull'onere probatorio in materia tributaria e confermato il diritto dell'Amministrazione finanziaria alla rifusione delle spese legali anche quando difesa dai propri funzionari.
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Raddoppio dei termini: quando sollevare l’eccezione?
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società contro un accertamento basato su fatture fittizie, chiarendo aspetti cruciali sul raddoppio dei termini. La sentenza stabilisce che l'eccezione di decadenza per la scadenza dei termini di accertamento deve essere sollevata nel primo grado di giudizio, non in appello. Inoltre, la Corte ha validato l'uso di prove presuntive a catena, smentendo l'esistenza di un divieto di "doppia presunzione", purché ogni inferenza sia logicamente fondata su fatti noti e provati.
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Società consortile: la gestione fiscale dei costi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17388/2024, interviene sul tema della fiscalità della società consortile. Il caso riguarda la contestazione dell'Agenzia delle Entrate a un consorzio per la mancata fatturazione di ricavi trattenuti per coprire costi di gestione e per la deduzione di quote di ammortamento per sponsorizzazioni. La Corte ha cassato la decisione del giudice di secondo grado, che aveva dato ragione al consorzio, ravvisando una 'motivazione apparente' e la violazione delle norme fiscali inderogabili sul mandato senza rappresentanza. È stato ribadito che spetta al consorzio l'onere di provare che le somme trattenute corrispondano a costi effettivi e non a ricavi occulti.
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Società consortile: oneri fiscali e ribaltamento costi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17386/2024, ha annullato la decisione di secondo grado che aveva dato ragione a una società consortile in una disputa con l'Amministrazione Finanziaria. Il caso riguarda la mancata fatturazione, da parte del consorzio alle proprie consorziate, di una quota dei ricavi ottenuti da terzi. La Corte ha stabilito che la sentenza d'appello è viziata da 'motivazione apparente', poiché non ha indagato sulla natura effettiva dei rapporti tra consorzio e consorziate, un accertamento indispensabile per determinare se il consorzio avesse diritto a trattenere quelle somme per coprire i costi di gestione o se dovesse 'ribaltarle' interamente. La parola_chiave del caso è società consortile.
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Raddoppio dei termini: obbligo di denuncia e reati
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17380/2024, ha chiarito che il raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale si applica quando sussistono seri indizi di un reato tributario che impongono un obbligo di denuncia. Questa condizione opera indipendentemente dalla presentazione effettiva della denuncia o dall'esito del successivo procedimento penale. Il caso riguardava un professionista che contestava avvisi di accertamento per costi indeducibili derivanti da fatture per operazioni inesistenti.
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Operazioni inesistenti: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16966/2024, ha rigettato il ricorso di una società, confermando il recupero dell'IVA per operazioni soggettivamente inesistenti e cessioni all'esportazione basate su lettere d'intento false. La Corte ha ribadito che la consapevolezza della frode da parte del contribuente può essere provata anche tramite presunzioni gravi, precise e concordanti. Ha inoltre chiarito l'applicabilità del raddoppio dei termini di accertamento quando la denuncia penale viene presentata prima della scadenza del termine ordinario.
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Litisconsorzio necessario tributario: la Cassazione annulla
La Cassazione ha annullato le sentenze di merito in un caso di accertamento fiscale a una società di persone e ai suoi soci. La causa è stata rimandata al primo grado per violazione del litisconsorzio necessario tributario, poiché i processi contro la società e i soci erano stati trattati separatamente, invalidando l'intero giudizio.
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