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Art. 331 Codice di Procedura Penale

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330 provvedimenti

Raddoppio dei termini per l’accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la validità del raddoppio dei termini per l'accertamento in un caso di fatturazione per operazioni inesistenti. I contribuenti contestavano la decadenza del potere impositivo dell'Agenzia delle Entrate, sostenendo che la denuncia penale non fosse stata presentata entro i termini ordinari. La Corte ha stabilito che, per gli avvisi notificati prima della riforma del 2015, il raddoppio opera in base alla sussistenza astratta di un reato che comporti l'obbligo di denuncia, indipendentemente dall'effettivo deposito dell'atto o dall'esito del processo penale. Il ricorso è stato rigettato poiché gli accertamenti rientravano nel regime transitorio che salvaguarda gli atti già notificati.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: raddoppio termini e prova
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di capitali l'utilizzo di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti nell'ambito di una frode carosello. I contribuenti hanno eccepito la decadenza dei termini di accertamento, sostenendo che il raddoppio dei termini non fosse applicabile. La Corte di Cassazione ha invece chiarito che, per i periodi d'imposta precedenti al 2016, il raddoppio opera se la denuncia penale è presentata entro i termini ordinari. Inoltre, la Suprema Corte ha annullato la sentenza d'appello per motivazione apparente, poiché i giudici avevano escluso la frode basandosi esclusivamente sull'esiguo numero di fatture contestate, senza analizzare la consapevolezza della società circa l'evasione fiscale. La causa è stata rinviata per un nuovo esame del merito.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: stop alla detrazione IVA
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento emesso contro una società coinvolta in un complesso schema di frode fiscale. Il caso riguarda l'utilizzo di operazioni soggettivamente inesistenti attraverso una società cartiera priva di personale e depositi. La Suprema Corte ha stabilito che il raddoppio dei termini per l'accertamento è legittimo se sussiste l'obbligo di denuncia penale, indipendentemente dal momento in cui questa viene presentata. Inoltre, il diritto alla detrazione IVA viene negato se il contribuente sapeva o avrebbe dovuto sapere della frode, gravando su quest'ultimo l'onere di provare la propria buona fede una volta che l'amministrazione ha fornito indizi gravi e concordanti sull'inesistenza del fornitore.
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Raddoppio dei termini: il Fisco vince anche se il reato è prescritto
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un contribuente accusato di gestire una società estera fittizia per scopi di frode fiscale. L'Agenzia delle Entrate aveva emesso avvisi di accertamento oltre i termini ordinari, invocando il raddoppio dei termini per la presenza di reati tributari. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato gli atti, sostenendo che la prescrizione dei reati e l'inutilizzabilità delle dichiarazioni di terzi impedissero il prolungamento dei tempi di accertamento. Gli Ermellini hanno però ribaltato la decisione, stabilendo che il raddoppio dei termini scatta automaticamente con l'insorgere dell'obbligo di denuncia penale, indipendentemente dall'esito del procedimento penale o dalla prescrizione. Inoltre, la Corte ha confermato la piena validità indiziaria delle dichiarazioni rese da terzi e ha censurato la sentenza d'appello per difetto di motivazione sulla figura dell'amministratore di fatto.
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Accertamento induttivo: stop al raddoppio dei termini per l’IRAP
Un contribuente, operante nel settore caseario, è stato identificato come imprenditore occulto per aver gestito un'attività commerciale attraverso i conti correnti di familiari senza presentare dichiarazioni fiscali. L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento basati su un accertamento induttivo e sulle risultanze bancarie, applicando il raddoppio dei termini per la presenza di indizi di reato. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della ricostruzione per IRPEF e IVA, ribadendo che le movimentazioni bancarie non giustificate costituiscono reddito. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso limitatamente all'IRAP, stabilendo che per tale imposta non è applicabile il raddoppio dei termini di accertamento, in quanto le relative violazioni non hanno rilevanza penale. La sentenza chiarisce i confini tra poteri istruttori del Fisco e garanzie temporali del contribuente.
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Raddoppio dei termini: stop all’IRAP e nuove regole prove.
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un commerciante del settore caseario accusato di aver occultato redditi tramite interposte persone. Il fulcro della controversia riguarda il raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale in presenza di indizi di reato. La Suprema Corte ha stabilito che tale raddoppio è legittimo per le imposte sui redditi, indipendentemente dall'esito del processo penale, ma non è applicabile all'IRAP, poiché quest'ultima non è un'imposta presidiata da sanzioni penali. Inoltre, la Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate riguardo alle indagini bancarie, ribadendo che il contribuente deve fornire una prova analitica per superare la presunzione di maggior reddito derivante da versamenti e prelievi, annullando la decisione di merito che aveva ridotto l'imposizione senza una motivazione adeguata.
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Raddoppio dei termini: le regole della Cassazione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro l'annullamento di alcuni avvisi di accertamento emessi a seguito di indagini su flussi finanziari esteri. Il punto centrale riguarda il raddoppio dei termini per l'accertamento: la Suprema Corte ha stabilito che tale raddoppio opera automaticamente in presenza di violazioni che comportano l'obbligo di denuncia penale, indipendentemente dall'effettiva presentazione della stessa o dall'esito del processo penale. Inoltre, è stato censurato l'operato del giudice di merito per aver deciso su vizi dell'atto mai contestati dal contribuente nel primo grado di giudizio.
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Raddoppio dei termini: quando scatta per il Fisco?
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema del raddoppio dei termini per l'accertamento tributario in presenza di reati finanziari emersi da indagini internazionali. Il caso riguarda un contribuente coinvolto in flussi finanziari verso l'estero gestiti tramite società offshore. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'accertamento ritenendo che l'Agenzia delle Entrate non avesse provato l'effettiva presentazione della denuncia penale. La Suprema Corte ha invece stabilito che il raddoppio dei termini scatta automaticamente in base al solo obbligo di denuncia, indipendentemente dall'effettivo avvio dell'azione penale o dall'esito del processo, cassando la sentenza per violazione di legge e del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato.
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Raddoppio dei termini: sanzioni e denuncia tardiva
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in merito alla legittimità del raddoppio dei termini per l'accertamento tributario. Il caso riguardava l'omessa dichiarazione di investimenti esteri nel quadro RW per l'anno 2002. Nonostante la denuncia penale fosse stata presentata oltre i termini ordinari, la Corte ha stabilito che per gli atti notificati prima della riforma del 2015 opera una clausola di salvaguardia. Pertanto, il raddoppio dei termini è applicabile se sussiste l'obbligo di denuncia, indipendentemente dal momento dell'effettiva presentazione della stessa.
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Raddoppio dei termini: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di avvisi di accertamento emessi oltre i termini ordinari, applicando il raddoppio dei termini per violazioni penali tributarie. Il caso riguardava un contribuente collegato a flussi finanziari esteri non dichiarati emersi da indagini su uno studio professionale elvetico. La Suprema Corte ha stabilito che il raddoppio opera sulla base della semplice sussistenza dell'obbligo di denuncia penale, indipendentemente dall'effettiva presentazione della stessa o dall'esito del processo penale, purché i reati siano astrattamente configurabili al momento dell'accertamento.
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Raddoppio dei termini: guida alla Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità delle sanzioni irrogate a un contribuente per violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale, ribadendo la validità del **raddoppio dei termini** per l'accertamento. La decisione chiarisce che il raddoppio scatta automaticamente in presenza dell'obbligo di denuncia penale, indipendentemente dall'effettiva presentazione della stessa o dall'esito del processo penale. Per gli atti notificati prima delle riforme del 2015, la disciplina transitoria salvaguarda l'operato del Fisco anche in caso di denuncia presentata oltre i termini ordinari.
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Raddoppio dei termini: quando scatta per il Fisco?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di avvisi di accertamento emessi oltre i termini ordinari, applicando il raddoppio dei termini per violazioni di natura penale. Il caso trae origine da indagini su flussi finanziari illeciti verso l'estero gestiti da un professionista elvetico. I giudici hanno stabilito che l'estensione dei tempi di controllo fiscale scatta automaticamente in presenza dell'obbligo di denuncia penale, indipendentemente dall'effettiva presentazione della stessa o dall'esito del procedimento penale, purché la violazione sia astrattamente configurabile come reato tributario.
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Raddoppio dei termini: guida all’accertamento fiscale
La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale opera sulla base del solo obbligo di denuncia penale, indipendentemente dall'esito del procedimento penale. Nel caso analizzato, l'archiviazione della notizia di reato avvenuta prima della notifica dell'avviso non impedisce l'applicazione dei termini estesi per IRPEF e IVA. La Corte ha però precisato che tale raddoppio dei termini non può essere applicato all'IRAP, in quanto le violazioni relative a questo tributo non sono sanzionate penalmente.
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Raddoppio dei termini: limiti tra IVA e IRAP
Una società di impiantistica ha impugnato un avviso di accertamento relativo a IRES, IVA e IRAP per l'anno 2006, basato su presunte sovrafatturazioni per sponsorizzazioni. La controversia verteva sulla legittimità del raddoppio dei termini di accertamento in presenza di violazioni penali. La Corte di Cassazione ha confermato che il raddoppio dei termini è applicabile a IRES e IVA qualora sussista l'obbligo di denuncia penale, indipendentemente dall'esito del processo penale. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso limitatamente all'IRAP, stabilendo che per tale imposta non opera il raddoppio poiché le violazioni non sono sanzionate penalmente, dichiarando quindi decaduto il potere accertativo dell'Amministrazione.
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Utili extracontabili: responsabilità dei soci di Srl
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità degli avvisi di accertamento IRPEF emessi nei confronti dei soci di una società a ristretta base sociale, ormai estinta. Il fulcro della controversia riguarda la presunzione di distribuzione di utili extracontabili ai soci, derivanti da ricavi non dichiarati dalla società. La Corte ha ribadito che il raddoppio dei termini per l'accertamento opera in presenza di seri indizi di reato, indipendentemente dall'esito del procedimento penale. Inoltre, è stato chiarito che l'annullamento dell'atto societario per vizi formali non si estende automaticamente ai soci, a differenza di un annullamento per motivi di merito.
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Raddoppio dei termini: guida all’accertamento fiscale
La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini per l'accertamento tributario scatta automaticamente in presenza dell'obbligo di denuncia penale. Non rileva l'effettiva presentazione della denuncia né l'esito del procedimento penale, essendo sufficiente il fumus di reato valutato con prognosi postuma. Nel caso analizzato, l'Agenzia delle Entrate aveva recuperato imposte oltre i termini ordinari a causa di violazioni penali. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Amministrazione, confermando che il giudice tributario non può sindacare la sussistenza del reato ma solo la legittimità dell'obbligo di denuncia.
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Regime premiale: limiti ai termini di accertamento
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro l'annullamento di un avviso di accertamento basato sul regime premiale. Una società era stata inizialmente favorita dalla riduzione di un anno dei termini di decadenza per l'accertamento, poiché ritenuta congrua agli studi di settore. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che il regime premiale non può essere applicato se i dati dichiarati non sono veritieri o se sussistono violazioni che comportano l'obbligo di denuncia penale, come nel caso di utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.
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Ricusazione del giudice: quando è valida la decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro l'ordinanza che dichiarava inammissibile una istanza di ricusazione del giudice in un processo per diffamazione. I ricorrenti contestavano la decisione presa senza udienza (de plano) e la mancata comunicazione di un parere del Procuratore Generale. La Suprema Corte ha stabilito che la ricusazione del giudice può essere decisa senza contraddittorio se manifestamente infondata e che l'acquisizione di pareri non influenti non determina la nullità del provvedimento.
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Procedibilità a querela: stop alla condanna furto
Un imputato era stato condannato per furto aggravato mediante mezzo fraudolento ai danni di una società fornitrice di energia. In seguito all'entrata in vigore della Riforma Cartabia, il regime di procedibilità per tale reato è mutato, richiedendo ora la **procedibilità a querela**. Poiché la società offesa aveva presentato solo una denuncia e non aveva integrato l'istanza di punizione entro i termini stabiliti dalla nuova normativa, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di condanna senza rinvio, dichiarando il reato improcedibile.
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Raddoppio dei termini: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di avvisi di accertamento basati sul raddoppio dei termini in presenza di indizi di reato tributario. Il caso riguardava un professionista che aveva ricevuto compensi non dichiarati su un conto cifrato in Svizzera. La Suprema Corte ha stabilito che il raddoppio dei termini opera indipendentemente dall'esito del procedimento penale, purché sussista l'obbligo di denuncia. È stata inoltre confermata la validità della motivazione per relationem e l'imputazione dei redditi al singolo professionista anziché allo studio associato, mancando la prova contraria sull'estraneità delle operazioni all'attività individuale.
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