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Art. 331 Codice di Procedura Penale

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330 provvedimenti

Raddoppio dei termini: salvo l’IRES ma l’IRAP è prescritta
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un'Azienda per l'anno 2004, contestando fatture per operazioni soggettivamente inesistenti ai fini IRES e IRAP. L'atto è stato notificato nel 2010, oltre i termini ordinari. I giudici di legittimità hanno chiarito la disciplina relativa al raddoppio dei termini. Tale meccanismo richiede unicamente l'obbligo di denuncia penale e permette il recupero delle imposte sui redditi come l'IRES. Al contrario, l'IRAP non costituisce reato tributario e non beneficia dell'allungamento dei tempi di verifica. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso dell'Azienda, dichiarando la decadenza del Fisco limitatamente alla pretesa IRAP, mentre ha confermato la legittimità del recupero delle altre imposte.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione conferma il Fisco
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità degli avvisi di accertamento emessi dall'Agenzia delle Entrate contro una società per l'utilizzo di fatture relative a operazioni inesistenti. L'Amministrazione Fiscale aveva contestato costi indebitamente contabilizzati per acquisti da "società cartiere". La sentenza ha ribadito che il raddoppio termini accertamento si applica in presenza di seri indizi di reato che generano l'obbligo di denuncia penale, indipendentemente dall'esito del procedimento penale. Ha inoltre chiarito l'onere della prova per le operazioni inesistenti e negato il diritto alla detrazione IVA anche in regime di reverse charge se l'operazione è fittizia. La società ha perso il ricorso e dovrà pagare le spese.
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Raddoppio Termini Accertamento: Quando l’IRAP sfugge al Fisco
L'Amministrazione Fiscale ha emesso avvisi di accertamento per IRES, IVA e IRAP contro un'Azienda, applicando il raddoppio termini accertamento per presunti reati tributari. L'Azienda ha contestato la legittimità di tale raddoppio e la motivazione degli avvisi. La Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini è valido per IRES e IVA in presenza di seri indizi di reato, indipendentemente dall'esito penale. Tuttavia, ha chiarito che il raddoppio non si applica all'IRAP. Di conseguenza, ha annullato l'accertamento per l'IRAP, ma ha confermato gli altri.
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Raddoppio dei termini di accertamento: stop a IRAP
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a una società fallita per recuperare maggiori imposte relative a IRPEG, IRAP e IVA per le annualità 2001 e 2002. L'atto è stato recapitato oltre i normali termini di legge sul presupposto della sussistenza di violazioni penali tributarie. La curatela fallimentare ha contestato l'intervenuta decadenza del potere impositivo e l'infondatezza delle riprese contabili. La Corte di Cassazione ha chiarito che il raddoppio dei termini di accertamento non opera per l'IRAP, in quanto le relative violazioni non integrano mai reati tributari. Di conseguenza, i giudici hanno annullato l'avviso di accertamento limitatamente all'IRAP per tardività della notifica. Hanno invece confermato la validità della pretesa fiscale per le restanti imposte, poiché la curatela non ha fornito prove documentali idonee a smentire i rilievi erariali.
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Falso Ideologico in Atto Pubblico: La Cassazione e i Verbali Omissivi
Due pubblici ufficiali sono stati condannati per falso ideologico in atto pubblico. Hanno omesso di registrare fedelmente le loro attività in verbali ufficiali durante operazioni di polizia, includendo anche perquisizioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di uno dei due per vizi procedurali e ha rigettato quello dell'altro. La sentenza ha ribadito che il falso ideologico in atto pubblico si configura anche con una rappresentazione parziale dei fatti o senza un intento specifico di nuocere, purché vi sia un'alterazione della verità. L'omissione di verbalizzazione di attività rilevanti è stata considerata reato.
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Deducibilità spese di sponsorizzazione: stop ai tagli del Fisco
L'Agenzia delle Entrate contestava a un contribuente la deducibilità spese di sponsorizzazione erogate ad associazioni sportive dilettantistiche, applicando anche il raddoppio dei termini di accertamento. La Corte di Cassazione ha chiarito che la deducibilità spese di sponsorizzazione a favore di compagini sportive dilettantistiche gode di una presunzione assoluta di inerenza entro il limite legale di 200.000 euro. Se la società beneficiaria svolge una concreta attività promozionale, il Fisco non può disconoscere la spesa. Inoltre, i giudici hanno escluso il raddoppio dei termini per il calcolo dell'IRAP, dato che le violazioni di questa imposta non prevedono sanzioni penali. La Corte ha quindi cassato la decisione impugnata e rinviato la causa per un nuovo giudizio.
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Deducibilità sponsorizzazioni: il Fisco perde sul raddoppio IRAP
L'Agenzia delle Entrate contestava a un socio il recupero a tassazione di costi societari relativi a promozioni versate ad associazioni sportive dilettantistiche, applicando il raddoppio dei termini per l'accertamento. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso del contribuente. La decisione ha chiarito che la deducibilità sponsorizzazioni verso associazioni sportive dilettantistiche entro i 200.000 euro gode di una presunzione assoluta di inerenza, a patto che l'associazione abbia svolto concretamente l'attività promozionale. I giudici hanno inoltre stabilito che il raddoppio dei termini non si applica mai alle contestazioni riguardanti l'IRAP, in quanto prive di rilevanza penale. La causa è stata rinviata al giudice di merito per una nuova decisione.
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Accertamento valido oltre i termini ma sanzioni da ricalcolare
L'Agenzia delle Entrate ha notificato diversi avvisi per recuperare maggiori imposte e sanzioni a carico di due contribuenti, a seguito di indagini su un gruppo societario accusato di operazioni fittizie. I contribuenti hanno contestato la decadenza dei poteri impositivi per intervenuta prescrizione, l'assenza di un valido contraddittorio preventivo e la quantificazione massima delle sanzioni applicate. La Corte di Cassazione ha confermato la validità dell'accertamento, affermando che il raddoppio dei termini di accertamento opera per il solo obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'esito effettivo del giudizio penale. Ha respinto inoltre le eccezioni sulla nullità delle indagini a tavolino e sulla responsabilità solidale della co-dichiarante. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto la richiesta di rideterminare le sanzioni in applicazione della normativa successiva più favorevole, rinviando la decisione ai giudici di merito.
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Raddoppio dei termini di accertamento: stop del Fisco su IRAP
Gli ex amministratori di una società fallita hanno impugnato gli avvisi del Fisco per il recupero di IRES, IVA e IRAP, eccependo la decadenza dei controlli per decorso dei tempi ordinari. L'Amministrazione finanziaria ha applicato il raddoppio dei termini di accertamento per presunti reati fiscali. I giudici di primo e secondo grado hanno confermato la pretesa erariale. La Corte di Cassazione ha accolto solo parzialmente il ricorso: ha stabilito che la proroga dei termini opera per IVA e imposte dirette anche in caso di denuncia tardiva, ma non può assolutamente applicarsi all'IRAP, mancando per quest'ultima una rilevanza penale.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: stop a IVA con bonifico
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società commerciale l'indebita detrazione dell'IVA su fatture d'acquisto relative a operazioni soggettivamente inesistenti. Il fornitore risultava infatti una società priva di struttura operativa dai registri pubblici. L'acquirente ha impugnato l'accertamento, sostenendo la propria buona fede, l'effettiva consegna delle merci, la tracciabilità dei bonifici bancari e la marginalità economica degli acquisti contestati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società acquirente. I giudici hanno stabilito che l'imprenditore deve verificare con la massima diligenza l'affidabilità del cedente. La sola regolarità dei pagamenti non dimostra la buona fede se l'inattività del fornitore era facilmente conoscibile tramite visura camerale.
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Indebita compensazione del credito IVA: tempi ordinari o estesi
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un atto di recupero a un contribuente per una indebita compensazione del credito IVA relativa all'anno 2013, per un importo di circa diecimila euro. L'atto è giunto oltre il termine ordinario di quattro anni. I giudici tributari di primo e secondo grado hanno annullato la richiesta: l'importo non superava la soglia penale di cinquantamila euro, escludendo il raddoppio dei termini di accertamento. L'ente impositore ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo l'applicabilità del termine lungo di otto anni previsto per i crediti inesistenti. La Suprema Corte ha sospeso il giudizio in attesa che le Sezioni Unite chiariscano il contrasto giurisprudenziale.
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Fatture per operazioni inesistenti: assoluzione penale e fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un imprenditore la deduzione di costi fittizi per oltre trecentomila euro derivanti da fatture per operazioni inesistenti. L'Amministrazione finanziaria ha fondato il recupero sulla genericità delle descrizioni nei documenti, sull'uso anomalo di pagamenti in contanti e sulle ammissioni dell'emittente. Il contribuente ha impugnato l'atto eccependo la decadenza dei termini ordinari e la propria assoluzione in sede penale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'imprenditore. I giudici hanno confermato la piena legittimità del raddoppio dei termini di notifica e l'autonomia del processo tributario rispetto agli esiti penali. Il contribuente perde definitivamente la causa e deve saldare le imposte oltre alle spese legali.
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Raddoppio dei termini: valido per IVA ma escluso per IRAP
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un'azienda l'illecita interposizione di manodopera tramite una cooperativa fittizia, recuperando IVA, IRAP e ritenute non versate per gli anni 2007 e 2008. Il Fisco ha applicato il raddoppio dei termini di accertamento per la presenza di indizi di reato penale tributario. L'azienda ha contestato la tardività dell'atto e la legittimità delle sanzioni. La Corte di Cassazione ha chiarito che il raddoppio dei termini scatta automaticamente per IVA e ritenute in presenza di reato astratto, anche prima della denuncia penale formale. Tuttavia, i giudici hanno annullato la ripresa IRAP: per i tributi regionali non esistono violazioni penali, rendendo illegittima la proroga dei tempi di controllo dell'Amministrazione finanziaria.
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Raddoppio dei termini di accertamento: la vittoria del Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società commerciale la mancata contabilizzazione di ricavi e violazioni sull'imposta sul valore aggiunto relative a diverse annualità. L'ufficio ha notificato gli atti impositivi oltre i tempi standard, applicando il raddoppio dei termini di accertamento per la sussistenza di possibili reati fiscali legati a fatture e vendite non registrate. I giudici di merito avevano annullato le richieste ritenendo decaduto il potere impositivo del Fisco. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato tale decisione, accogliendo il ricorso dell'amministrazione. I giudici hanno chiarito che, per gli atti notificati prima della riforma del 2015, il raddoppio opera sulla base della mera ricorrenza astratta dei presupposti di reato, senza che rilevi la mancata presentazione della denuncia penale entro la scadenza ordinaria.
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Raddoppio dei termini di accertamento senza denuncia
L'Agenzia delle Entrate ha notificato avvisi di accertamento IRPEF per l'anno d'imposta 2002 a carico di alcuni contribuenti, rilevando versamenti bancari non giustificati ed eccedenti i redditi dichiarati. I contribuenti hanno eccepito la decadenza dell'azione impositiva. I giudici di merito hanno annullato gli atti per carenza di prova di una denuncia penale formale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ufficio fiscale. I giudici di legittimità hanno ribadito che il raddoppio dei termini di accertamento opera per il solo fatto che sussista l'obbligo di denuncia penale per reati tributari ex D.Lgs. 74/2000. Non rileva l'assenza di una formale iscrizione della notizia di reato, né l'eventuale prescrizione dell'illecito penale. La causa nei confronti dei coniugi contribuenti è stata quindi rinviata per un nuovo esame.
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Raddoppio dei termini: il fisco vince anche sui conti dei terzi
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di un amministratore societario per somme non giustificate su conti correnti, anche intestati a terzi. Il contribuente si è difeso contestando la scadenza dei tempi per il controllo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità dell'operato del fisco. I giudici hanno chiarito che il raddoppio dei termini per l'accertamento opera in modo automatico in presenza di violazioni che comportano l'obbligo di denuncia penale, anche se la notizia di reato emerge successivamente. Inoltre, le indagini bancarie possono estendersi a conti intestati a terzi se vi sono indizi di un loro utilizzo per nascondere redditi del contribuente. Il ricorrente è stato condannato a pagare le spese di giudizio.
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Usucapione di un terreno: la denuncia non ferma il verdetto
Un cittadino ha chiesto l'accertamento dell'avvenuto acquisto per usucapione di un terreno. I proprietari si sono opposti, sostenendo che i testimoni chiave fossero indagati per falsa testimonianza e chiedendo la sospensione del processo civile. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno accolto la domanda di usucapione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso dei proprietari. I giudici hanno chiarito che il processo civile non si sospende automaticamente per una denuncia penale contro i testimoni. Inoltre, l'assoluzione definitiva dei testimoni ha confermato la loro attendibilità. Vince il possessore del terreno, che mantiene la proprietà, mentre i precedenti proprietari devono pagare le spese legali.
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Raddoppio dei termini: il Fisco non può inventare il reato
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un'azienda per recuperare maggiori imposte Ires e Irap, contestando la validità di un contratto di prestito di azioni. Per superare i normali termini di decadenza, il Fisco ha applicato il raddoppio dei termini sul presupposto di una violazione penale tributaria. L'azienda ha contestato la sussistenza del reato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda, stabilendo che il giudice tributario non può limitarsi a prendere atto della denuncia penale, ma deve verificare concretamente se esistevano i presupposti del reato e il superamento delle soglie di punibilità per giustificare la proroga dei controlli. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Raddoppio dei termini di accertamento: fisco salvo senza denuncia
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a una società due avvisi di accertamento per gli anni 2006 e 2007, contestando l'uso di fatture false. Per superare i termini ordinari, il fisco ha applicato il raddoppio dei termini di accertamento, legato alla presenza di reati tributari. La CTR ha dato ragione alla società, ritenendo che il fisco fosse decaduto per non aver presentato la denuncia penale entro i termini ordinari. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del fisco. I giudici hanno chiarito che, per le annualità passate, il raddoppio dei termini di accertamento richiede solo la sussistenza astratta dell'obbligo di denuncia penale, e non l'effettivo deposito della denuncia prima della scadenza ordinaria. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Raddoppio dei termini di accertamento: Fisco batte contribuente
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento per IVA, IRAP e IRPEF contro un contribuente. Il giudice d'appello aveva annullato l'atto ritenendo scaduti i termini e invalida la notifica. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco per IVA e IRPEF, confermando la validità del raddoppio dei termini di accertamento. Questo meccanismo scatta automaticamente in presenza di seri indizi di reato tributario che impongono l'obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'effettivo deposito della stessa o dall'esito del processo penale. Inoltre, la Corte ha chiarito che l'eventuale vizio di notifica dell'atto si sana se il contribuente presenta ricorso difendendosi nel merito. L'accertamento è stato invece annullato per l'IRAP, tassa esclusa dal raddoppio poiché priva di sanzioni penali. La causa torna al giudice d'appello per un nuovo esame.
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