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Art. 331 Codice di Procedura Penale

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330 provvedimenti

Raddoppio dei termini: quando è legittimo l’avviso
La Corte di Cassazione ha chiarito le condizioni per il raddoppio dei termini di accertamento fiscale. Un contribuente aveva contestato un avviso di accertamento per l'anno 2005, notificato nel 2011, sostenendo che fosse tardivo e notificato in modo irregolare. La Corte ha stabilito che, nonostante una notifica viziata (da considerarsi nulla e non inesistente), l'accertamento era valido. La presenza di seri indizi di reato fiscale giustificava il raddoppio dei termini, rendendo la notifica tempestiva, poiché il ricorso del contribuente aveva sanato il vizio di notifica originario.
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Accertamento tributario e onere della prova: la Cassazione
Una società contesta un accertamento tributario per operazioni inesistenti. La Corte di Cassazione accoglie parzialmente il ricorso, annullando l'accertamento sull'IRAP per l'inapplicabilità del raddoppio dei termini e affermando che l'Agenzia delle Entrate non può richiedere documenti di cui è già in possesso, invertendo così l'onere della prova.
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Raddoppio termini accertamento: basta l’obbligo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3789/2025, ha stabilito che per il raddoppio termini accertamento, secondo la normativa previgente, è sufficiente la sussistenza di un obbligo di denuncia per un reato tributario, senza che sia necessario per l'Amministrazione finanziaria provare l'effettiva presentazione della denuncia. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva annullato l'avviso di accertamento per decorrenza dei termini, ritenendo che il giudice tributario debba solo verificare la presenza dei presupposti per tale obbligo sulla base degli elementi dell'atto impositivo.
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Raddoppio dei termini: quando è legittimo l’accertamento
Un contribuente contesta un avviso di accertamento, sostenendo la decadenza del potere impositivo per il mancato raddoppio dei termini. La Cassazione respinge il ricorso, stabilendo che la denuncia penale per reati fiscali, anche se legata a condotte diverse (relative a società), può legittimare l'estensione dei termini per l'accertamento sul reddito personale, se esiste un nesso causale tra le due vicende. La motivazione della corte d'appello, seppur sintetica, non è considerata 'apparente'.
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Raddoppio dei termini: quando è legittimo?
Un contribuente ha contestato un avviso di accertamento, sostenendo l'illegittimità del raddoppio dei termini perché la relativa denuncia penale riguardava fatti diversi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che per il raddoppio dei termini è sufficiente un nesso causale tra i fatti denunciati e l'accertamento successivo, anche se quest'ultimo non conferma un reato. La ratio è concedere più tempo per indagini complesse.
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Atto abnorme e regressione del processo penale
La Corte di Cassazione ha qualificato come atto abnorme la decisione di un Tribunale che, in fase predibattimentale, aveva assolto un'imputata dal reato di ricettazione e, contemporaneamente, aveva disposto la trasmissione degli atti al Pubblico Ministero per esercitare l'azione penale per il reato di furto, basato sugli stessi fatti. Secondo la Suprema Corte, tale provvedimento crea una regressione e una stasi insuperabile del procedimento, spezzandolo in due e violando le corrette regole procedurali. Di conseguenza, la sentenza e l'ordinanza sono state annullate.
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Raddoppio dei termini: rileva la legge al momento del fatto
Una società ha impugnato un avviso di accertamento notificato oltre i termini ordinari, ma entro quelli raddoppiati. La società sosteneva che una modifica legislativa, intervenuta prima dell'accertamento ma dopo la scoperta della violazione, aveva innalzato la soglia di punibilità, rendendo la condotta non più penalmente rilevante e inapplicabile il raddoppio dei termini. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la normativa da considerare per il raddoppio dei termini è quella in vigore al momento dell'accertamento della violazione e della trasmissione della notizia di reato, essendo irrilevanti le successive modifiche normative più favorevoli.
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Giudicato penale: assoluzione blocca accertamento
Una società bancaria cooperativa ha ottenuto l'annullamento di un accertamento fiscale milionario per IRES e IRAP. La Corte di Cassazione ha applicato una nuova legge (ius superveniens) che rende vincolante nel processo tributario il giudicato penale di assoluzione "perché il fatto non sussiste". Dato che l'amministratore era stato assolto in sede penale per gli stessi fatti contestati in ambito fiscale, l'accertamento è stato ritenuto infondato e annullato, segnando una svolta fondamentale nei rapporti tra processo penale e tributario.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione chiarisce
L'ordinanza in esame chiarisce l'applicazione del raddoppio termini accertamento. Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento integrativo notificato oltre i termini ordinari. La Corte di Cassazione, riformando la decisione di merito, ha stabilito un principio fondamentale: se i presupposti per il raddoppio dei termini sono sorti durante la prima fase di verifica per una data annualità, il termine più lungo si applica all'intera annualità e a tutti i successivi accertamenti integrativi, anche se questi ultimi, da soli, non presentano profili di rilevanza penale.
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Raddoppio termine accertamento: la clausola di salvezza
La Corte di Cassazione chiarisce la disciplina sul raddoppio termine accertamento in caso di reati fiscali. Un avviso notificato nel 2012 per il periodo d'imposta 2004 è stato ritenuto legittimo, nonostante le modifiche della Legge di Stabilità 2016. La Corte ha stabilito la prevalenza della clausola di salvaguardia del D.Lgs. 128/2015, che fa salvi gli effetti degli atti impositivi notificati prima del 2 settembre 2015, rendendo irrilevanti i successivi cambiamenti normativi per i casi già consolidati. Di conseguenza, il raddoppio dei termini era applicabile e l'atto dell'Agenzia delle Entrate valido.
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Raddoppio dei termini: non vale per l’IRAP
Una società cooperativa ha impugnato avvisi di accertamento per IRES, IVA e IRAP basati su fatture per operazioni inesistenti. La Corte di Cassazione ha analizzato la questione del raddoppio dei termini per l'accertamento, concludendo che tale meccanismo, legittimo per IRES e IVA in presenza di reati tributari, non è applicabile all'IRAP. Le violazioni relative all'IRAP, infatti, non sono presidiate da sanzioni penali. Di conseguenza, gli avvisi di accertamento per l'IRAP sono stati annullati per decorrenza dei termini ordinari.
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Spese di sponsorizzazione: limiti alla deducibilità
Una società ha contestato degli avvisi di accertamento con cui l'Agenzia delle Entrate negava la deducibilità di costi per sponsorizzazioni a favore di associazioni sportive. La Corte di Cassazione ha accolto in parte il ricorso, stabilendo che le spese di sponsorizzazione fino a 200.000 euro godono di una presunzione legale assoluta di inerenza. Inoltre, ha chiarito che il "raddoppio dei termini" per l'accertamento non si applica all'IRAP. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Spese di sponsorizzazione: la Cassazione chiarisce
Una società si è vista contestare la deducibilità delle spese di sponsorizzazione a favore di associazioni sportive. La Corte di Cassazione ha accolto in parte il ricorso, stabilendo due principi chiave: la presunzione legale di deducibilità per tali spese fino a 200.000 euro non richiede un'ulteriore prova di inerenza e il raddoppio dei termini di accertamento per reati tributari non si applica all'IRAP. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'indetraibilità dell'IVA per una società coinvolta in operazioni soggettivamente inesistenti. È stato accertato che la società agiva come uno schermo fittizio per deviare costi da un'altra impresa collegata, gestita dallo stesso soggetto. La consapevolezza della frode, desunta dalla stretta relazione tra le entità, è stata decisiva per negare il diritto alla detrazione, ribadendo che la forma non può prevalere sulla sostanza della transazione economica.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del raddoppio termini accertamento fiscale in un caso di presunte fatture inesistenti. L'Agenzia delle Entrate aveva negato la deducibilità di costi di sponsorizzazione. La Corte ha stabilito che per il raddoppio dei termini è sufficiente l'obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'esito del processo penale, e ha rigettato il ricorso del contribuente, condannandolo al pagamento delle spese.
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Fatture inesistenti: quando i costi non sono deducibili
Un imprenditore contesta un avviso di accertamento che nega la deducibilità di costi di sponsorizzazione a causa di fatture inesistenti emesse da una società cartiera. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che per il raddoppio dei termini di accertamento è sufficiente l'obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'esito del processo penale. La Corte ha inoltre stabilito che la registrazione di fatture false costituisce una violazione sostanziale della tenuta delle scritture contabili, rendendo i costi indeducibili.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Cassazione rigetta il ricorso di un imprenditore contro un avviso di accertamento per costi di sponsorizzazione indeducibili, derivanti da fatture parzialmente inesistenti. L'ordinanza conferma la legittimità del raddoppio termini accertamento, basato sul solo obbligo di denuncia penale da parte dell'ufficio, indipendentemente dall'esito del processo penale. Si chiariscono i principi sull'onere della prova e sulla motivazione degli atti impositivi.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di raddoppio termini accertamento fiscale relativo a costi di sponsorizzazione ritenuti parzialmente inesistenti. L'ordinanza chiarisce che per l'applicazione del raddoppio è sufficiente la sussistenza dell'obbligo di denuncia penale da parte dei funzionari, a prescindere dall'esito di un eventuale processo penale. La Corte ha rigettato il ricorso del contribuente, confermando la legittimità dell'avviso di accertamento e separando nettamente il giudizio tributario da quello penale.
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Raddoppio dei termini: obbligo di denuncia e onere prova
La Cassazione conferma la legittimità del raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale basato sul solo obbligo di denuncia penale, anche in assenza di una condanna. Il caso riguarda la deduzione di costi per fatture parzialmente inesistenti. La Corte ha chiarito che il giudice tributario deve solo verificare la sussistenza dei presupposti per la denuncia e non l'esito del processo penale.
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Raddoppio termini accertamento: soglie di punibilità
La Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando l'annullamento di un avviso di accertamento. Il caso riguardava l'applicazione del raddoppio termini accertamento per redditi da reato. La Corte ha stabilito che, sebbene la denuncia penale tardiva sia irrilevante, il raddoppio non si applica se l'imposta evasa non supera la soglia di punibilità penale, come correttamente valutato dal giudice di merito.
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