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Assegno di Inclusione: residenza e convivenza

La Corte d’Appello di Milano ha confermato il diritto all’Assegno di Inclusione per un genitore con affidamento paritetico. Il beneficio era stato revocato perché il figlio risiedeva anagraficamente presso l’altro genitore. La Corte ha stabilito che, ai fini ISEE e del sussidio, prevale la convivenza effettiva sulla residenza formale.

Riferimento:
SENTENZA CORTE DI APPELLO DI MILANO N. 456 2026 - N. R.G. 00000119 2026 DEPOSITO MINUTA 27 04 2026 PUBBLICAZIONE 28 04 2026
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Assegno di Inclusione: la convivenza vince sulla residenza anagrafica

In una recente e significativa pronuncia, la Corte d’Appello di Milano ha affrontato un caso delicato riguardante l’Assegno di Inclusione e i criteri per determinare la composizione del nucleo familiare. La controversia è nata quando un ente previdenziale ha revocato il sussidio a un padre, accusandolo di aver dichiarato il falso nella Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU). Il nodo della questione riguardava l’inserimento del figlio minore nel proprio nucleo familiare nonostante il bambino avesse la residenza anagrafica presso l’abitazione della madre.

Il caso e il contrasto sulla residenza

Il ricorrente, un padre disoccupato e divorziato, aveva richiesto l’Assegno di Inclusione indicando il figlio come parte del proprio nucleo familiare. Sebbene il minore risultasse anagraficamente residente con la madre, un provvedimento di separazione stabiliva un affidamento congiunto paritetico: il bambino trascorreva esattamente la metà del tempo con ciascun genitore. L’ente erogatore, basandosi puramente sui dati anagrafici, aveva considerato mendace la dichiarazione del padre, revocando la prestazione e segnalando il caso alla Procura della Repubblica.

La distinzione tra residenza e convivenza nell’Assegno di Inclusione

La Corte d’Appello, confermando la sentenza di primo grado, ha chiarito che la disciplina ISEE, a cui l’Assegno di Inclusione rimanda, non si basa esclusivamente sulla residenza anagrafica ma sul concetto di convivenza effettiva. L’articolo 3 del DPCM 159/2013 specifica infatti che il nucleo familiare è costituito dalla famiglia anagrafica, ma introduce deroghe fondamentali per i figli minori. Il principio cardine è che il minore fa parte del nucleo del genitore con il quale convive, indipendentemente dal dato formale registrato all’anagrafe.

Affidamento paritetico e centro degli interessi

Nel caso analizzato, il padre ha fornito prove schiaccianti del fatto che il bambino vivesse stabilmente con lui per metà della settimana. Il minore frequentava la scuola, la biblioteca e il centro estivo nella città del padre. Questi elementi dimostrano che il centro principale degli interessi del bambino era equamente distribuito tra i due genitori. In presenza di un collocamento in tempo paritetico, il minore può essere considerato convivente con entrambi, rendendo legittima l’indicazione del figlio nella DSU di ciascun genitore (senza che ciò comporti una doppia percezione della medesima prestazione).

le motivazioni

La Corte ha fondato la decisione sul rilievo che l’interpretazione letterale e rigida della residenza anagrafica porterebbe a una discriminazione ingiusta per i genitori separati che esercitano concretamente la cura dei figli. Le motivazioni evidenziano come la convivenza debba essere valutata nel concreto, osservando dove si svolge la vita quotidiana e personale del minore. La sentenza richiama inoltre la giurisprudenza di legittimità, la quale stabilisce che la residenza abituale coincide con il luogo del concreto e continuativo svolgimento della vita, a prescindere dalle risultanze burocratiche. Poiché il padre sosteneva spese quotidiane, scolastiche e sportive, la sua dichiarazione è stata ritenuta veritiera e corretta.

le conclusioni

Le conclusioni della Corte d’Appello sono nette: l’appello dell’ente previdenziale è stato rigettato con la conferma del diritto del padre a percepire l’Assegno di Inclusione. L’ente è stato condannato al pagamento della prestazione dalla data della revoca illegittima, oltre al rimborso delle spese di lite. Questo provvedimento rappresenta una vittoria per la realtà dei fatti contro il formalismo burocratico, garantendo che i sussidi destinati al sostegno della povertà e dell’inclusione raggiungano chi effettivamente si occupa dei minori nel quadro di un affidamento condiviso.

Si può includere un figlio nell’ISEE se risiede anagraficamente con l’altro genitore?
Sì, è possibile se si dimostra la convivenza effettiva, ad esempio in caso di affidamento paritetico dove il figlio trascorre metà del tempo con il richiedente.

Cosa fare se l’ente revoca l’Assegno di Inclusione per discordanza dei dati anagrafici?
Occorre impugnare il provvedimento dimostrando che il nucleo familiare dichiarato corrisponde alla convivenza reale e che la residenza anagrafica non è l’unico criterio rilevante.

Quali prove servono per dimostrare la convivenza con un figlio minore?
Sono utili le sentenze di separazione che dispongono il collocamento paritetico e documenti che provino la frequenza scolastica e sportiva nella città del genitore.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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