LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 309 Codice di Procedura Penale — Sezione Terza Penale

Pagina 5 di 28

552 provvedimenti

Altri anni per Art. 309 Codice di Procedura Penale

Misure cautelari personali: l’alibi smentisce le accuse
Il Tribunale di Catanzaro aveva confermato l'applicazione di misure cautelari personali nei confronti di un indagato per spaccio di eroina. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione poiché i giudici hanno ignorato prove decisive prodotte dalla difesa. Tra queste, un certificato del Servizio per le Dipendenze che forniva un alibi oggettivo e un verbale di perquisizione domiciliare negativo che smentiva il ritrovamento di strumenti di confezionamento. Inoltre, il pericolo di recidiva era stato motivato in modo generico basandosi solo su carichi pendenti. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
Continua »
Sequestro preventivo: la salute batte i vizi di forma
Il Tribunale ha confermato il sequestro preventivo di un ristorante. Il titolare era accusato di somministrazione di alimenti in cattivo stato di conservazione, poiché i cibi venivano trasportati con mezzi non idonei e conservati a temperature inadeguate. La difesa ha impugnato il provvedimento lamentando la violazione del divieto di ripetere la misura cautelare, dato che un precedente sequestro era stato annullato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'annullamento di un precedente sequestro per soli vizi formali non impedisce l'emissione di un nuovo provvedimento basato sugli stessi elementi. Il giudicato cautelare opera infatti solo se vi è stata una valutazione nel merito del materiale probatorio, e non per semplici difetti procedurali. Di conseguenza, il sequestro del locale rimane confermato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese.
Continua »
Reato di riciclaggio: solidarietà familiare o dolo?
Una donna era stata sottoposta all'obbligo di firma per l'ipotesi di reato di riciclaggio, aggravato dal metodo mafioso, per aver inviato 2.600 euro tramite vaglia postali a due zii detenuti in carcere, esponenti di un clan. Il Tribunale del Riesame aveva ritenuto sussistente il dolo, presumendo la consapevolezza dell'origine illecita del denaro basandosi solo sul legame familiare. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa, rilevando che nessuna intercettazione menzionava la donna e che l'assenza di prove sulla sua partecipazione al clan imponeva una motivazione molto più rigorosa sulla sua effettiva consapevolezza. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo esame.
Continua »
Associazione finalizzata al traffico di stupefacenti: i paletti
Il Tribunale del Riesame confermava la custodia in carcere per un indagato accusato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e di due episodi di spaccio avvenuti a distanza di quattro giorni. L'indagato ricorreva in Cassazione, lamentando l'assenza di prove sulla sua stabile appartenenza al gruppo criminale. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la semplice commissione di singoli reati di spaccio non basta a dimostrare la partecipazione all'associazione criminale. Occorre un elemento aggiuntivo che provi il contributo stabile e volontario del soggetto al sodalizio. La Cassazione ha quindi annullato l'ordinanza, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo esame.
Continua »
Lieve entità del fatto: bilancino e più droghe negano lo sconto
Il Tribunale di Catania ha confermato la misura cautelare degli arresti domiciliari per L'Imputato, accusato di detenzione di sostanze stupefacenti. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione, chiedendo la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità del fatto, sostenendo che la pluralità di droghe non escludesse automaticamente tale attenuante. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accertamento della lieve entità del fatto richiede una valutazione globale. Elementi come la varietà delle sostanze, il quantitativo complessivo e il possesso di un bilancino di precisione giustificano l'esclusione del beneficio, poiché anche un solo indizio negativo può impedire la concessione dell'attenuante. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Droga in casa: concorso o connivenza non punibile?
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare dell'obbligo di dimora per una donna accusata di concorso in detenzione di stupefacenti insieme ai familiari. Nell'abitazione comune, le forze dell'ordine hanno sequestrato 400 grammi di marijuana, una serra di cannabis e strumenti per il confezionamento delle dosi esposti in bella vista su una scrivania. La difesa invocava la figura della connivenza non punibile, sostenendo che la donna fosse estranea alle attività illecite. Tuttavia, i giudici hanno respinto il ricorso. La presenza di strumenti per lo spaccio in aree comuni e accessibili dimostra una collaborazione implicita e consapevole, che supera la semplice e passiva tolleranza. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Connivenza non punibile: scagionato il convivente del fratello
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un uomo sottoposto ad arresti domiciliari per concorso in detenzione di stupefacenti insieme al fratello convivente. Il Tribunale aveva desunto la colpevolezza dalla semplice coabitazione, dalla mancanza di lavoro e dal consumo di droga. La Suprema Corte ha chiarito che, per configurare il concorso, serve un contributo attivo e consapevole. La semplice presenza passiva in casa costituisce una connivenza non punibile, poiché non esiste un obbligo giuridico di impedire il reato del convivente. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato l'ordinanza cautelare, rinviando il caso al Tribunale per una nuova valutazione.
Continua »
Sequestro nullo: l’omessa notifica al difensore cancella tutto
Il Tribunale di Brescia aveva confermato il sequestro preventivo di oltre 147.000 euro nei confronti di un indagato per frode fiscale e riciclaggio. Tuttavia, l'avviso di fissazione dell'udienza era stato erroneamente notificato a un avvocato omonimo di un altro foro, anziché al difensore di fiducia scelto dall'indagato. Di conseguenza, l'udienza si era svolta senza la difesa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'omessa notifica al difensore determina una nullità assoluta e insanabile dell'udienza e del successivo provvedimento. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza e ha disposto la trasmissione degli atti al Tribunale del Riesame per una nuova decisione.
Continua »
Traffico di stupefacenti: dal semplice spaccio al carcere sicuro
Il Tribunale del Riesame confermava la custodia cautelare in carcere per Il Ricorrente, accusato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e spaccio. Il Ricorrente proponeva ricorso per cassazione, sostenendo l'assenza di gravi indizi e contestando la sua partecipazione all'organizzazione, definendo il suo ruolo come un semplice rapporto di compravendita durato solo otto mesi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la stabilità del vincolo associativo non dipende dalla durata delle indagini e che l'attività di spaccio sistematica, unita alla disponibilità nei momenti di crisi del gruppo, dimostra la piena inserzione nell'organizzazione criminale. Di conseguenza, Il Ricorrente resta in carcere e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Deposito atti penali via PEC: l’indirizzo errato nega il riesame
Il Tribunale di Messina ha dichiarato inammissibile l'istanza di riesame presentata da un'indagata contro un sequestro preventivo di oltre novemila euro. Il difensore aveva trasmesso l'atto tramite posta elettronica certificata a un indirizzo diverso da quello unico e ufficiale stabilito per il deposito degli atti penali. L'indagata ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo la regolarità dell'invio. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che il deposito atti penali via PEC deve avvenire tassativamente ed esclusivamente all'indirizzo abilitato dal Ministero della Giustizia, pena l'inammissibilità dell'impugnazione. Di conseguenza, il sequestro è stato confermato e l'indagata è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Deposito impugnazione tramite PEC: l’indirizzo errato è fatale
Il Tribunale di Napoli ha dichiarato inammissibile la richiesta di riesame presentata dall'Indagato contro la custodia in carcere per contrabbando. Il difensore ha effettuato il deposito impugnazione tramite PEC inviando l'atto a un indirizzo non abilitato alla ricezione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che l'invio a una casella PEC diversa da quella specificamente indicata dal Ministero della Giustizia comporta l'inammissibilità del ricorso. L'Indagato perde il ricorso, resta in carcere e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Sequestro preventivo: errore del giudice ma il blocco resta
L'Amministratore di una società ha impugnato il provvedimento di sequestro preventivo finalizzato alla confisca di oltre sette milioni di euro, disposto per il reato di dichiarazione infedele. Il ricorrente lamentava la mancanza di motivazione da parte del Giudice per le indagini preliminari riguardo al pericolo nel ritardo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che, sebbene il sequestro preventivo richieda sempre una specifica motivazione sul pericolo di dispersione dei beni, l'errore di diritto del primo giudice può essere legittimamente sanato e integrato dal Tribunale del Riesame. Di conseguenza, il sequestro è stato confermato e l'Amministratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Sequestro preventivo finalizzato alla confisca: il Riesame sana
L'Amministratrice di una società ha impugnato il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di oltre tre milioni di euro, disposto per un reato di dichiarazione infedele. La difesa sosteneva la nullità del provvedimento perché il Giudice per le indagini preliminari non aveva motivato il pericolo nel ritardo (periculum in mora), ritenendolo implicito nella confiscabilità dei beni. Il Tribunale del Riesame aveva però integrato tale motivazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministratrice, confermando la legittimità del sequestro. I giudici hanno stabilito che l'errore di diritto del primo giudice non equivale a una totale mancanza grafica di motivazione. Di conseguenza, il Tribunale del Riesame ha il pieno potere di integrare e correggere la motivazione carente, salvando la validità della misura cautelare.
Continua »
Sequestro preventivo: immobile abusivo ma il pericolo va provato
Il Tribunale del Riesame confermava il sequestro preventivo di un immobile abusivo in zona vincolata. La Proprietaria ricorreva in Cassazione lamentando vizi di notifica, tardività del deposito della motivazione e carenza del pericolo. La Suprema Corte ha rigettato i motivi procedurali, confermando la validità della notifica al difensore e l'inapplicabilità dei termini perentori di deposito ai sequestri. Tuttavia, ha accolto il ricorso sul periculum in mora. Per gli immobili ormai ultimati, il pericolo non può derivare automaticamente dalla sola esistenza dell'opera abusiva. È necessaria una dimostrazione concreta che la libera disponibilità del bene possa ulteriormente deteriorare l'ecosistema protetto. La Cassazione ha quindi annullato l'ordinanza limitatamente a questo punto, rinviando al Tribunale per una nuova valutazione.
Continua »
Scarcerazione e gravi indizi di colpevolezza: vince la libertà
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva scarcerato L'Indagata. L'accusa ipotizzava un suo coinvolgimento nel traffico di stupefacenti basandosi su intercettazioni e sul rinvenimento di cocaina. Tuttavia, il Tribunale ha escluso la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza, rilevando il ruolo passivo della donna e l'assenza di un collegamento temporale e logico tra la droga sequestrata nel 2021 e i fatti contestati risalenti al 2018. La Cassazione ha confermato che il giudice di legittimità non può rivalutare i fatti già logicamente analizzati nel merito, convalidando la scarcerazione dell'indagata.
Continua »
Nullità della misura cautelare: se il PM omette le memorie
Il caso riguarda un indagato sottoposto a custodia in carcere per reati di droga. A seguito del trasferimento del procedimento per incompetenza territoriale, il nuovo Giudice per le indagini preliminari ha confermato la misura cautelare. Tuttavia, il Pubblico Ministero non ha trasmesso al nuovo giudice le memorie difensive precedentemente depositate dall'indagato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa, stabilendo che l'omessa trasmissione degli atti difensivi determina la nullità della misura cautelare. La Suprema Corte ha chiarito che il Pubblico Ministero ha l'obbligo assoluto di trasmettere tutta la documentazione a favore dell'indagato, comprese le memorie scritte, senza poterne valutare autonomamente l'irrilevanza. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato l'ordinanza con rinvio al Tribunale per un nuovo esame.
Continua »
Arresti domiciliari per associazione a delinquere confermati
La Corte di Cassazione ha confermato la misura degli arresti domiciliari per associazione a delinquere nei confronti di una donna, accusata di far parte di una rete di traffico di stupefacenti legata a un clan mafioso. La difesa sosteneva che il suo ruolo fosse marginale e legato solo al rapporto coniugale con un altro indagato. I giudici hanno invece rilevato la sua partecipazione attiva: la donna gestiva i contatti con i vertici del gruppo, partecipava a incontri organizzativi e offriva supporto logistico nella propria abitazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ritenendo sussistenti i gravi indizi di colpevolezza e l'aggravante di aver agevolato il clan mafioso, confermando così la custodia cautelare.
Continua »
Dolo eventuale nella ricettazione: annullata l’accusa al detenuto
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza cautelare emessa nei confronti di un detenuto accusato di ricettazione aggravata per aver ricevuto somme di denaro in carcere. Il Tribunale del Riesame aveva confermato la misura ritenendo sussistente il dolo eventuale nella ricettazione, presumendo che il destinatario conoscesse la provenienza illecita del denaro legato alla famiglia mafiosa di appartenenza. La Cassazione ha giudicato tale motivazione del tutto insufficiente. Dal punto di vista oggettivo, il nome del detenuto non compariva nelle intercettazioni telefoniche utilizzate come prova. Dal punto di vista soggettivo, l'accusa di dolo eventuale nella ricettazione era priva di riscontri investigativi concreti. La Suprema Corte ha quindi accolto il ricorso, disponendo un nuovo giudizio.
Continua »
Sequestro preventivo: il vizio di forma non salva il cottage
Il proprietario di un cottage costruito su un'area demaniale marittima ha impugnato il provvedimento di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le indagini preliminari. In precedenza, un analogo provvedimento era stato annullato dalla Cassazione per un vizio formale, ossia la mancata notifica dell'udienza al difensore. Il ricorrente sosteneva che la reiterazione della misura violasse il divieto di "ne bis in idem" cautelare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'annullamento per soli motivi formali non impedisce al giudice di emettere un nuovo provvedimento di sequestro preventivo, poiché non si è formato alcun giudicato cautelare sui presupposti sostanziali del reato. Di conseguenza, la misura cautelare resta valida e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Sospensione dei termini di custodia cautelare: carcere confermato
Un indagato, arrestato all'estero per gravi reati tra cui rapina e spaccio, ha richiesto la scarcerazione eccependo la scadenza dei termini massimi di detenzione. La difesa sosteneva l'inapplicabilità della sospensione dei termini legata all'emergenza Covid-19. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la sospensione dei termini di custodia cautelare prevista dalla normativa emergenziale opera in modo automatico per legge. Tale blocco si estende anche ai termini delle indagini preliminari, prolungando legittimamente la durata della misura cautelare, salvo espressa richiesta contraria dell'indagato. Di conseguenza, l'indagato rimane in carcere.
Continua »