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Art. 3 Costituzione — Anno 2026

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430 provvedimenti

Altri anni per Art. 3 Costituzione

Ricorso inammissibile: la Cassazione blocca l’appello su un rinvio
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile contro un provvedimento interinale. Un condannato aveva impugnato la decisione del Magistrato di Sorveglianza che, invece di pronunciarsi sulla sua richiesta di detenzione domiciliare provvisoria, aveva trasmesso gli atti al Tribunale di Sorveglianza competente. La Suprema Corte ha stabilito che un atto puramente procedurale, che non concede né nega la misura richiesta ma si limita a un rinvio, non può essere oggetto di ricorso per cassazione. L'impugnazione è possibile solo contro la decisione finale che accoglie o respinge l'istanza.
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Ripristino sorveglianza speciale: violarla non è reato se manca la valutazione
La Corte di Cassazione ha assolto un uomo accusato di aver violato la sorveglianza speciale. La misura era stata sospesa per un periodo di detenzione e poi riattivata automaticamente. I giudici hanno stabilito che il ripristino sorveglianza speciale senza una nuova e specifica valutazione della pericolosità sociale attuale del soggetto è illegittimo. Questa mancanza rende la misura inefficace. Di conseguenza, la sua violazione non può essere considerata un reato. La decisione si fonda su un importante intervento della Corte Costituzionale che ha cancellato l'automatismo della riattivazione, imponendo sempre un controllo del giudice.
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Guida in stato di ebbrezza: revoca patente e recidiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per guida in stato di ebbrezza con tasso superiore a 1,5 g/l, rigettando il ricorso di un conducente che contestava la validità del test alcolemico e la revoca della patente. La difesa sosteneva che il tasso al momento della guida fosse inferiore a quello rilevato successivamente e che la recidiva nel biennio non fosse applicabile. La Corte ha chiarito che l'onere della prova contraria spetta all'imputato e che la recidiva si calcola dalla data del passaggio in giudicato della prima sentenza, confermando la legittimità costituzionale della revoca automatica.
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Giurisdizione concorso pubblico: decide il TAR
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno risolto un conflitto negativo di giurisdizione riguardante l'assegnazione delle sedi lavorative in un concorso pubblico nazionale. Alcuni candidati, assunti tramite il primo scorrimento della graduatoria, contestavano la scelta dell'ente di non rendere disponibili sedi in determinate regioni, poi offerte a candidati con punteggio inferiore in scorrimenti successivi. La Corte ha stabilito che la giurisdizione concorso pubblico spetta al giudice amministrativo quando la controversia non riguarda il semplice diritto all'assunzione, ma la legittimità di atti di macro-organizzazione con cui l'amministrazione esercita poteri autoritativi per definire il fabbisogno di personale.
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Sanzioni amministrative CONSOB: le regole della Corte
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ex dirigente bancario contro le sanzioni amministrative CONSOB irrogate per violazioni nella raccolta di intenzioni d'acquisto di prodotti finanziari. La Suprema Corte ha chiarito che il principio della retroattività della legge più favorevole non è assoluto per le sanzioni amministrative, a meno che non abbiano natura sostanzialmente penale secondo i criteri Engel. Nel caso di specie, l'entità della sanzione e la platea ristretta dei destinatari escludono tale natura. Inoltre, la Corte ha stabilito che i termini di conclusione del procedimento previsti dai regolamenti interni dell'Autorità hanno natura sollecitatoria e non perentoria, non inficiando la validità del provvedimento finale.
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Reddito di cittadinanza: stop ai 10 anni di residenza
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna inflitta a un cittadino straniero per aver dichiarato falsamente il requisito della residenza decennale al fine di ottenere il Reddito di cittadinanza. Nonostante l'imputato risiedesse in Italia da soli sei anni al momento della domanda, la Suprema Corte ha applicato i recenti orientamenti della Corte di Giustizia UE e della Corte Costituzionale (sentenza n. 31/2025). Tali organi hanno dichiarato illegittimo il requisito dei dieci anni di residenza, riducendolo a cinque. Poiché l'interessato possedeva il requisito quinquennale, la condotta non integra più il reato contestato.
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Tassa automobilistica: chi paga nel leasing?
Una società di leasing ha impugnato cartelle di pagamento relative alla tassa automobilistica per l'anno 2011 su veicoli concessi in locazione finanziaria. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che per il periodo compreso tra il 2009 e il 2016 l'unico soggetto passivo obbligato al pagamento è l'utilizzatore del veicolo. Viene dunque esclusa la responsabilità solidale della società concedente, annullando gli atti impositivi emessi dall'ente regionale.
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Dichiarazione IMU: obbligo per esenzione beni-merce
Una società immobiliare ha impugnato un accertamento relativo all'imposta municipale, sostenendo di aver diritto all'esenzione per i propri fabbricati destinati alla vendita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la Dichiarazione IMU è un adempimento formale indispensabile e obbligatorio a pena di decadenza. Anche se l'ente locale è a conoscenza della natura degli immobili, l'omessa presentazione del modello ministeriale nei termini di legge impedisce l'accesso ai benefici fiscali, non essendo applicabile il principio del favor rei alle agevolazioni tributarie.
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Condono fiscale: stop al doppio beneficio
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un contribuente che chiedeva l'accesso a un nuovo condono fiscale per debiti derivanti da una precedente sanatoria non perfezionata. La Corte ha stabilito che non è ammissibile il cosiddetto condono di condono, poiché violerebbe i principi di parità di trattamento e capacità contributiva. Inoltre, è stato confermato che l'Amministrazione finanziaria ha diritto alla liquidazione delle spese legali anche quando difesa da propri funzionari, applicando i parametri forensi ridotti del 20%.
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Differimento della pena: salute e carcere
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto che richiedeva il differimento della pena per gravi motivi di salute. Nonostante la presenza di patologie cardiologiche, diabetiche e respiratorie, i giudici hanno confermato la compatibilità del regime carcerario. La decisione si fonda sulla presenza di un centro clinico interno idoneo a garantire il monitoraggio costante e sulla stabilità clinica del soggetto, che non ha mai necessitato di ricoveri d'urgenza. Il differimento della pena rimane una misura eccezionale legata all'effettiva impossibilità di cura nel circuito penitenziario.
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Domicilio idoneo e misure alternative alla pena
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino straniero che richiedeva l'accesso alle misure alternative alla detenzione. Il diniego si fonda sulla mancanza di un domicilio idoneo in Italia, essendo il ricorrente residente all'estero e privo di un valido permesso di soggiorno. La Corte ha stabilito che la disponibilità di una base logistica sul territorio nazionale è un presupposto indispensabile per l'attuazione del progetto rieducativo e per l'esercizio dei controlli necessari da parte degli organi di vigilanza. L'assenza di tale requisito configura una situazione di irreperibilità di fatto che preclude l'affidamento in prova e la detenzione domiciliare.
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Scuole paritarie: no anzianità per docenti statali
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego al riconoscimento dell'anzianità di servizio per l'attività di insegnamento svolta presso le scuole paritarie ai fini della ricostruzione della carriera dei docenti statali. Il ricorrente, immesso in ruolo nel 2015, chiedeva che il punteggio maturato nel settore privato paritario fosse equiparato a quello statale. La Corte ha stabilito che non esiste un'omogeneità tra lo status giuridico dei docenti delle scuole paritarie e quelli statali, poiché le modalità di reclutamento e i contratti collettivi applicati sono differenti. Tale distinzione è stata ritenuta legittima anche alla luce della normativa europea e della recente giurisprudenza della Corte di Giustizia UE.
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Confisca per equivalente: rischi per il professionista
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente eseguito nei confronti di un professionista accusato di concorso in reati tributari. Il ricorrente, un commercialista, aveva apposto il visto di conformità su dichiarazioni IVA fraudolente, permettendo a un cliente di beneficiare di indebite compensazioni. Nonostante il professionista avesse percepito solo il proprio onorario, la Corte ha stabilito che la confisca per equivalente può colpire l'intero profitto del reato (l'imposta evasa) in solido tra i concorrenti. La decisione sottolinea che, nei reati tributari commessi a vantaggio di una società, la misura assume una funzione punitiva verso l'autore materiale qualora il patrimonio dell'ente non sia capiente.
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Giudicato e mutamento della procedibilità penale
La Corte di Cassazione ha confermato l'intangibilità del Giudicato a fronte di mutamenti legislativi riguardanti il regime di procedibilità. Un condannato aveva richiesto la revoca della sentenza definitiva poiché il reato era diventato procedibile a querela anziché d'ufficio. La Corte ha stabilito che tale modifica non costituisce abolitio criminis e non permette di travolgere una condanna irrevocabile, condannando il ricorrente anche al pagamento di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità ricorso per cassazione: i limiti.
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità ricorso per cassazione presentato da un condannato contro il diniego di misure alternative alla detenzione. La decisione sottolinea come un atto difensivo caratterizzato da un'esposizione caotica, prolissa e generica non permetta di individuare i vizi di legittimità necessari per il vaglio della Suprema Corte. Il ricorrente, inoltre, ha tentato di contestare profili di responsabilità penale già coperti dal giudicato, portando alla condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria verso la Cassa delle Ammende.
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Accertamento tributario: i diritti del socio di Srl
La Corte di Cassazione ha analizzato i limiti di un **accertamento tributario** notificato al socio di una Srl a ristretta base partecipativa. La sentenza chiarisce che, sebbene il raddoppio dei termini per reati tributari commessi dalla società si estenda automaticamente ai soci, questi ultimi mantengono il diritto inviolabile di contestare la validità dell'accertamento societario nel proprio giudizio individuale. Tale facoltà sussiste anche qualora l'atto impositivo nei confronti della società sia divenuto definitivo, garantendo così la piena tutela del diritto di difesa del contribuente.
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Assoluzione penale e riflessi sul fisco
Una contribuente ha impugnato un accertamento fiscale basato sulla presunta attività di compravendita di opere d'arte. Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, la ricorrente ha presentato ricorso in Cassazione evidenziando la sopravvenuta assoluzione penale con formula piena per i medesimi fatti. La Suprema Corte ha rilevato che l'efficacia dell'assoluzione penale nel processo tributario è attualmente oggetto di una questione di legittimità costituzionale riguardante l'art. 21 bis del d.lgs. n. 74/2000. Di conseguenza, è stato disposto il rinvio della causa in attesa della pronuncia delle Sezioni Unite.
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Patrocinio a spese dello Stato: guida per lo straniero
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che negava l'accesso al patrocinio a spese dello Stato a un cittadino extracomunitario. Il tribunale aveva erroneamente ritenuto inammissibile l'istanza per la mancata produzione della certificazione consolare sui redditi esteri. La Suprema Corte ha chiarito che, qualora sia impossibile ottenere tempestivamente tali documenti, l'autocertificazione è pienamente valida per non compromettere il diritto di difesa. La decisione sottolinea inoltre che il difensore ha piena legittimazione a impugnare autonomamente il diniego del beneficio.
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Estinzione della pena: quando scatta la prescrizione?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che invocava l'**estinzione della pena** per decorso del termine decennale. Il ricorrente sosteneva che il calcolo della prescrizione dovesse iniziare dalla revoca di un indulto e non dal passaggio in giudicato della sentenza. La Suprema Corte ha chiarito che il termine di prescrizione della pena decorre esclusivamente dal momento in cui la sentenza diventa irrevocabile, indipendentemente da vicende successive come benefici di clemenza o loro revoche. È stata inoltre esclusa l'incompatibilità del giudice che decide sull'opposizione in sede di esecuzione.
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Interdizione perpetua: quando scatta la sanzione
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della interdizione perpetua dai pubblici uffici nei confronti di un amministratore di sostegno condannato per peculato. Nonostante il ricorso mirasse a ottenere una riduzione della pena accessoria a cinque anni, i giudici hanno ribadito che, in caso di reati omogenei legati dal vincolo della continuazione, la durata della sanzione accessoria deve essere parametrata alla pena complessiva inflitta. Poiché la reclusione totale superava i tre anni, la natura perpetua dell'interdizione è stata ritenuta legittima e conforme ai dettami costituzionali.
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