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Art. 3 Costituzione — Anno 2019

15 provvedimenti

Altri anni per Art. 3 Costituzione

Sanzione lite temeraria: quando va motivata?
Alcuni cittadini, dopo aver perso una causa, chiedono un indennizzo per la sua eccessiva durata. La loro richiesta viene respinta e vengono condannati a una sanzione per lite temeraria. La Cassazione conferma la legittimità della sanzione ma annulla la decisione per mancanza di motivazione sull'importo, stabilendo che il giudice deve sempre spiegare perché ha scelto una determinata cifra.
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Fungibilità della pena: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva di scomputare un periodo di detenzione pregressa (presofferto) da una pena per un reato commesso successivamente. Il caso, caratterizzato da un complesso iter processuale con due precedenti annullamenti con rinvio, verteva sul principio della fungibilità della pena. La Suprema Corte ha ribadito che, ai sensi dell'art. 657 c.p.p., la carcerazione subita non può essere imputata a una pena per un fatto criminoso commesso dopo la detenzione stessa, al fine di non creare una "riserva di impunità". La decisione del giudice del rinvio, che ha riesaminato l'intera questione, è stata ritenuta corretta in quanto i precedenti annullamenti avevano rimosso totalmente i provvedimenti impugnati, conferendogli pieni poteri decisori.
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Immutabilità del giudice: quando rinnovare il processo?
Le Sezioni Unite Penali analizzano il principio di immutabilità del giudice. La sentenza chiarisce che il cambio di composizione del collegio giudicante non impone automaticamente la rinnovazione totale del processo. Se le parti legittimate non chiedono di riesaminare i testimoni, il nuovo giudice può utilizzare le dichiarazioni già rese, senza che sia necessario un consenso esplicito alla lettura degli atti. La Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato la nullità della sentenza di primo grado per questo motivo.
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Cumulo di pene: come si calcola la fine del reato?
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di un giudice dell'esecuzione relativa al calcolo del cumulo di pene. Il caso riguardava la determinazione della data di cessazione di un reato associativo permanente. La Corte ha stabilito che il giudice dell'esecuzione non può basarsi automaticamente sulla data dell'atto di accusa (contestazione "aperta"), ma deve verificare concretamente, sulla base degli atti processuali, il momento esatto in cui la condotta criminale è terminata. La mancata verifica di questo fatto cruciale, richiesto dal condannato, ha portato all'annullamento con rinvio per un nuovo esame.
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Agevolazione fiscale immobili: decadenza totale se parziale
Una società immobiliare, non avendo rivenduto entro tre anni l'intero complesso acquistato, si è vista revocare l'agevolazione fiscale per la totalità dell'operazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il beneficio è legato all'atto di acquisto nella sua interezza. La mancata vendita anche di una sola parte del compendio immobiliare comporta la decadenza totale dall'agevolazione fiscale immobili, non una riduzione proporzionale.
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Peggioramento retributivo: ricorso inammissibile
Un lavoratore, trasferito da un ente locale al Ministero, ha lamentato un peggioramento retributivo. Dopo una prima cassazione con rinvio, la Corte d'Appello ha nuovamente respinto la domanda. La Corte di Cassazione ha ora dichiarato il nuovo ricorso inammissibile perché cerca impropriamente di ottenere una rivalutazione dei fatti e contesta il principio di diritto vincolante stabilito nella precedente sentenza, che il giudice del rinvio aveva correttamente applicato.
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Principio di diritto vincolante: limiti del rinvio
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una lavoratrice del settore scolastico, trasferita da un ente locale allo Stato, che lamentava un peggioramento retributivo. La decisione si fonda sul rispetto del principio di diritto vincolante stabilito in una precedente sentenza di Cassazione sul medesimo caso. La Corte ha stabilito che il giudice del rinvio aveva correttamente limitato la sua analisi alla verifica di un "peggioramento retributivo globale e sostanziale", come richiesto, e che il nuovo ricorso rappresentava un inammissibile tentativo di ottenere una nuova valutazione dei fatti.
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Trasferimento personale ATA: no anzianità piena
Un'ex dipendente di un ente locale, trasferita allo Stato come personale ATA, ha richiesto il pieno riconoscimento dell'anzianità di servizio pregressa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la normativa europea sul trasferimento d'azienda protegge il lavoratore da una diminuzione dello stipendio al momento del passaggio, ma non conferisce il diritto al riconoscimento integrale della vecchia anzianità per la futura progressione di carriera e di stipendio. L'obiettivo della tutela nel trasferimento personale ATA è conservare il trattamento economico goduto, non migliorarlo o equipararlo a quello dei dipendenti già in servizio presso il nuovo datore.
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Concordato in appello e pena illegale: la Cassazione
La Cass. Pen., Sez. 6, n. 52110/2019, stabilisce che la sopravvenuta illegalità della pena, a seguito di una pronuncia della Corte Costituzionale, travolge l'intero accordo basato sul concordato in appello. La Cassazione ha annullato la sentenza impugnata, ritenendo l'accordo sulla pena inscindibile dalla rinuncia ai motivi di appello, e ha rinviato gli atti alla Corte d'Appello per una nuova valutazione alla luce dei nuovi e più favorevoli parametri edittali.
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Sovracanone idroelettrico: quando è dovuto?
Con la sentenza n. 34475 del 27/12/2019, le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che il sovracanone idroelettrico è dovuto dalle società concessionarie per il solo fatto che le opere di presa ricadano nel territorio di un comune, anche solo parzialmente incluso in un bacino imbrifero montano, a prescindere dall'altitudine. La Corte ha rigettato il ricorso di una società energetica, affermando che la finalità di finanziare opere infrastrutturali è programmatica e non un presupposto per il pagamento, confermando la natura solidaristica e non corrispettiva del tributo.
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Permesso premio ostativo: la Cassazione decide
Con la sentenza n. 52139 del 11/12/2019, la Cassazione Penale, Sez. 1, ha annullato l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che negava un permesso premio a un detenuto in regime ostativo per mancata collaborazione. Applicando la storica sentenza della Corte Costituzionale n. 253/2019, la Corte ha affermato che la presunzione assoluta di pericolosità per il non collaborante è incostituzionale. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione sulla sussistenza di legami con la criminalità, aprendo la via al beneficio anche senza collaborazione, in un'ottica di valorizzazione del percorso rieducativo. La decisione è cruciale per il tema del permesso premio ostativo.
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Custodia cautelare: quando è legittima in carcere
Con la sentenza n. 52141/2019, la Cassazione Penale, Sez. 4, ha stabilito che la custodia cautelare in carcere è legittima anche per un giovane incensurato se il rischio di reiterazione del reato è concreto e attuale, come dimostrato da ripetute evasioni e furti. La Corte ha chiarito che il limite di pena per l'applicazione della misura si calcola sul cumulo dei reati contestati e ha distinto nettamente la finalità della custodia cautelare da quella della sospensione dell'esecuzione della pena, rigettando la questione di legittimità costituzionale.
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Incompatibilità medico pensionato: la Cassazione decide
Con la sentenza Cass. Civ., Sez. L, n. 34732 del 30/12/2019, la Corte Suprema ha affrontato il tema dell'incompatibilità medico pensionato. Un dottore, già in pensione dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN), si è visto negare un nuovo incarico come medico convenzionato. La Corte ha rigettato il suo ricorso, stabilendo che i contratti collettivi (ACN) possono legittimamente prevedere cause di incompatibilità non contemplate dalla legge, al fine di garantire una migliore distribuzione del lavoro medico e la qualità dei servizi, distinguendo tale disciplina da quella generale sul cumulo tra pensione e redditi da lavoro.
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Accertamento non impugnato: effetti della Consulta
La sentenza Cass. Civ., Sez. 5, n. 34617 del 30/12/2019 chiarisce gli effetti di una dichiarazione di incostituzionalità su un accertamento non impugnato. Un contribuente riceveva un avviso di accertamento basato su una norma poi dichiarata incostituzionale, ma non lo contestava, presentando invece una dichiarazione integrativa di condono. La Corte ha stabilito che la mancata impugnazione rende l'atto definitivo e il rapporto tributario irrevocabile. La successiva sentenza della Consulta non può travolgere i rapporti giuridici già consolidati, confermando la legittimità della pretesa fiscale.
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Opposizione sanzioni Banca d’Italia: il rito speciale
La Cass. Civ., Sez. II, n. 7663 del 19/03/2019 chiarisce la procedura per l'opposizione sanzioni Banca d'Italia. Un amministratore sanzionato ha impugnato il provvedimento depositando il ricorso prima di notificarlo, seguendo il rito generale. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando la specialità del rito previsto dall'art. 195 T.U.F., che impone la notifica all'Autorità prima del deposito in cancelleria, pena l'inammissibilità.
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