Reddito di cittadinanza: cade l’obbligo dei 10 anni di residenza
Il Reddito di cittadinanza torna al centro dell’attenzione giurisprudenziale con una sentenza che riscrive i confini della responsabilità penale per i beneficiari stranieri. La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato il caso di un cittadino extracomunitario condannato per aver dichiarato il falso circa la propria residenza decennale in Italia.
Il contesto normativo e il caso concreto
L’imputato era stato condannato in primo e secondo grado a un anno e quattro mesi di reclusione. La contestazione riguardava la violazione dell’art. 7 del D.L. n. 4/2019, per aver percepito indebitamente circa 2.500 euro dichiarando di risiedere in Italia da almeno dieci anni, quando in realtà la sua presenza sul territorio nazionale era documentata solo dal 2014. Al momento della domanda, avvenuta nel 2020, l’uomo vantava circa sei anni di residenza effettiva.
La decisione della Cassazione sul Reddito di cittadinanza
La Suprema Corte ha accolto il ricorso della difesa, basato sull’incompatibilità del requisito decennale con il diritto dell’Unione Europea. La decisione si fonda su un’analisi complessa che vede l’integrazione tra diritto nazionale e sovranazionale. La Corte ha rilevato che, sebbene la norma originaria imponesse un radicamento territoriale molto lungo, tale limite è stato travolto da interventi giurisprudenziali di rango superiore.
L’impatto della Corte di Giustizia UE e della Consulta
Il fulcro della decisione risiede nel recepimento della sentenza della Corte di Giustizia UE (luglio 2024) e della successiva sentenza n. 31 del 2025 della Corte Costituzionale. La Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 2 del D.L. n. 4/2019 nella parte in cui richiedeva dieci anni di residenza. Tale requisito è stato giudicato sproporzionato e irragionevole, specialmente se confrontato con i cinque anni necessari per ottenere il permesso di soggiorno di lungo periodo.
Le motivazioni
Le motivazioni della Cassazione chiariscono che il requisito della residenza decennale è stato espunto dall’ordinamento con efficacia erga omnes. La Corte Costituzionale ha ridotto tale termine a cinque anni, ritenendolo un periodo sufficiente a dimostrare un adeguato radicamento territoriale. Di conseguenza, la condotta di chi ha dichiarato il falso rispetto ai dieci anni, ma possedeva effettivamente i cinque anni di residenza, non può più essere punita penalmente. Il presupposto oggettivo del reato è venuto meno: l’attestazione non riguarda più un requisito valido per l’accesso al beneficio.
Le conclusioni
In conclusione, la Cassazione ha stabilito che il fatto non sussiste. Poiché l’imputato risiedeva in Italia da oltre cinque anni al momento della richiesta del Reddito di cittadinanza, egli aveva diritto alla prestazione secondo i nuovi parametri costituzionali. Questa sentenza rappresenta un precedente fondamentale per tutti i procedimenti pendenti, eliminando sanzioni penali derivanti da una norma dichiarata incostituzionale perché discriminatoria e contraria ai principi di proporzionalità.
Cosa succede se ho dichiarato 10 anni di residenza ma ne avevo solo 5?
Non si configura più il reato di false dichiarazioni. La Corte Costituzionale ha ridotto il requisito a 5 anni, rendendo penalmente irrilevante la mancanza del precedente limite decennale.
Perché il requisito dei 10 anni è stato considerato illegittimo?
È stato ritenuto discriminatorio e sproporzionato rispetto all’obiettivo di verificare il radicamento territoriale, contrastando con il diritto UE e la Costituzione.
Quali sono gli effetti di questa sentenza sui processi in corso?
I giudici devono assolvere gli imputati che possedevano almeno 5 anni di residenza, poiché il fatto non sussiste più come reato a seguito della dichiarazione di incostituzionalità.