LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 3 Costituzione — Anno 2026

Pagina 15 di 22

430 provvedimenti

Altri anni per Art. 3 Costituzione

Compensatio lucri cum damno: danni da talidomide
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione del principio della compensatio lucri cum damno per i danni derivanti dall'assunzione di talidomide. Una cittadina chiedeva il risarcimento al Ministero della Salute, ma i giudici hanno stabilito che l'indennizzo mensile vitalizio già percepito deve essere scomputato dal risarcimento complessivo per evitare un ingiustificato arricchimento del danneggiato.
Continua »
Furto in abitazione: la Cassazione sulle pertinenze
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto in abitazione aggravato. Il ricorso contestava la responsabilità penale, la legittimità dell'articolo 624-bis e il mancato riconoscimento delle attenuanti. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo che la norma non è incostituzionale anche se applicata a beni di pertinenza dell'abitazione e che il trattamento sanzionatorio è rimesso alla discrezionalità del giudice di merito.
Continua »
Occupazione immobile ereditario: quando spetta indennità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una nuora che richiedeva alla suocera un'indennità per l'occupazione immobile ereditario. I giudici hanno confermato che la detenzione esclusiva del bene era legittimata da un accordo tra i coeredi, evidenziando il principio del pari godimento dei beni della massa ereditaria.
Continua »
Ingiusta detenzione: condanna e diritto all’indennizzo
La Corte di Cassazione ha negato la riparazione per ingiusta detenzione a un soggetto assolto dal reato di associazione mafiosa ma condannato per intestazione fittizia. La decisione stabilisce che se sussiste una condanna per un reato che, autonomamente, avrebbe potuto giustificare la misura cautelare, il diritto all'indennizzo decade, anche se l'assoluzione riguarda l'accusa più grave che aveva motivato la carcerazione.
Continua »
Notifica PEC cartella esattoriale: guida alla validità
Una società in liquidazione ha impugnato un avviso di addebito INPS contestando la validità della notifica PEC cartella esattoriale poiché proveniente da un indirizzo non presente nei registri ufficiali e contenente un file PDF privo di firma digitale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che le irregolarità formali sono irrilevanti se non ledono il diritto di difesa e che la richiesta di rateizzazione del debito interrompe la prescrizione.
Continua »
Omicidio preterintenzionale: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio preterintenzionale nei confronti di un soggetto coinvolto in una serie di rapine effettuate con l'uso di spray al peperoncino all'interno di un locale affollato. La difesa contestava l'imparzialità del giudice e la mancanza di dolo, ma la Corte ha ribadito che il decesso delle vittime per schiacciamento era un evento prevedibile derivante dalla condotta delittuosa comune del gruppo.
Continua »
Mandato ad impugnare: obbligo per difensore d’ufficio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto, poiché il difensore d'ufficio non ha depositato un nuovo mandato ad impugnare rilasciato dopo la sentenza. La Corte ha confermato la legittimità costituzionale dell'obbligo differenziato tra difensore d'ufficio e di fiducia.
Continua »
Imposta di registro Articolo 20: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha chiarito l'applicazione dell'Imposta di registro Articolo 20, stabilendo che la tassazione deve basarsi esclusivamente sugli effetti giuridici dell'atto presentato. È stata quindi annullata la riqualificazione operata dall'ufficio tributario che aveva considerato una serie di operazioni come una cessione d'azienda basandosi su elementi esterni e collegamenti negoziali non risultanti dal testo dell'atto.
Continua »
Decadenza elenchi agricoli: le regole della Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la decadenza elenchi agricoli di 120 giorni, prevista per impugnare la cancellazione o la variazione delle giornate di lavoro, ha natura sostanziale. Questo termine si applica anche quando il lavoratore agisce per contestare la richiesta di restituzione di somme indebitamente percepite. Nel caso esaminato, un operaio agricolo aveva impugnato tardivamente i provvedimenti dell'ente previdenziale, perdendo così il diritto a contestare il ricalcolo delle prestazioni.
Continua »
Notifica cancellazione elenchi agricoli: le novità
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un pensionato a cui è stata chiesta la restituzione di oltre 160.000 euro a seguito del ricalcolo dei contributi. Il cuore della controversia riguarda la validità della notifica cancellazione elenchi agricoli avvenuta solo in modalità telematica. La Corte ha rinviato la causa in pubblica udienza per definire meglio chi siano i lavoratori interessati che hanno diritto a una comunicazione personale per non vedere leso il proprio diritto di difesa.
Continua »
Cancellazione elenchi agricoli: guida alla notifica
La Corte di Cassazione chiarisce che la cancellazione elenchi agricoli comunicata tramite pubblicazione telematica sul sito INPS è pienamente legittima. Tale modalità fa decorrere il termine di trenta giorni per l'impugnazione, applicandosi anche a periodi di lavoro antecedenti all'entrata in vigore della norma del 2011, poiché disciplina la forma dell'atto e non la sostanza del diritto.
Continua »
Decadenza lavoratori agricoli: i termini del ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso di un lavoratore agricolo per intervenuta decadenza. Il termine di 120 giorni per l'impugnazione giudiziale decorre dalla definitività del provvedimento amministrativo, che può derivare anche dal mancato o tardivo esperimento del ricorso interno. La Suprema Corte ha ribadito che tale termine è conforme alla Costituzione, poiché garantisce la certezza dei rapporti giuridici in un settore complesso.
Continua »
Disoccupazione agricola: termini per il ricorso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore agricolo riguardante la cancellazione di giornate lavorative operate dall'ente previdenziale a seguito di un'indagine ispettiva. La sentenza chiarisce che il termine di decadenza per contestare la variazione degli elenchi nominativi è di 120 giorni e ha natura sostanziale, rendendo inammissibile ogni azione giudiziaria tardiva legata alla disoccupazione agricola.
Continua »
Decadenza elenchi agricoli: il termine di 120 giorni
L'ordinanza chiarisce l'applicazione della decadenza elenchi agricoli prevista dalla normativa per i lavoratori del settore. Il caso riguarda un lavoratore che ha contestato la richiesta di restituzione di indennità di disoccupazione dopo una variazione degli elenchi nominativi. La Cassazione ha stabilito che il termine di 120 giorni per il ricorso giudiziario è perentorio e decorre dalla definitività del provvedimento amministrativo, applicandosi anche alle azioni volte a negare l'esistenza di un debito verso l'ente previdenziale.
Continua »
Recidiva: la Cassazione sui limiti alle misure alternative
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava l'affidamento in prova a un soggetto con recidiva reiterata. Il diniego si basava su una precedente concessione della stessa misura, che però non era mai stata concretamente eseguita dal condannato a causa di un indulto. La Corte ha stabilito che la preclusione legata alla recidiva scatta solo se la misura è stata effettivamente 'sperimentata', poiché solo in quel caso si può parlare di fallimento del percorso rieducativo.
Continua »
Esercizio abusivo scommesse: Cassazione e tenuità fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del titolare di un punto scommesse condannato per esercizio abusivo scommesse. La Corte ha confermato la condanna, respingendo le argomentazioni basate su presunte discriminazioni del diritto UE e negando l'applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, data l'organizzazione dell'attività e l'intensità del dolo.
Continua »
Rinnovazione istruttoria: obbligo anche per fini civili
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna al risarcimento del danno emessa in appello, in riforma di una precedente assoluzione. Il motivo è la mancata rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale. La Corte ha ribadito che il giudice d'appello, se intende ribaltare un'assoluzione basandosi su una diversa valutazione dell'attendibilità di testimoni, ha l'obbligo di procedere a una nuova audizione degli stessi, anche qualora l'appello sia stato proposto dalla sola parte civile ai soli fini civili.
Continua »
Confisca per sproporzione: la prova della liceità
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi contro un provvedimento di confisca per sproporzione, ribadendo un principio fondamentale: per dimostrare la provenienza lecita di un bene non è sufficiente aver acceso un mutuo bancario. È necessario provare di possedere redditi leciti adeguati a coprire le rate del finanziamento. La sentenza conferma che, in presenza di una sproporzione tra patrimonio e redditi dichiarati di un soggetto socialmente pericoloso, l'onere di provare la legittimità degli acquisti, anche quelli effettuati da familiari, ricade interamente su di loro.
Continua »
Sospensione potestà genitoriale: no all’automatismo
Un padre, condannato per maltrattamenti in presenza del figlio, ha impugnato la sanzione accessoria della sospensione della potestà genitoriale. In virtù di una sentenza della Corte Costituzionale che ha eliminato l'automatismo di tale misura, la Corte di Cassazione ha stabilito che il giudice dell'esecuzione deve sempre effettuare una valutazione approfondita dell'interesse del minore, garantendo un'udienza in contraddittorio. La decisione della corte d'appello è stata annullata per vizi procedurali e di merito.
Continua »
Cumulo pene e reati ostativi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva la detenzione domiciliare. La sentenza ribadisce che il principio del cumulo pene è inscindibile: la presenza di un reato ostativo nel cumulo impedisce l'accesso al beneficio, anche se la pena per tale reato è già stata scontata. La Corte ha inoltre confermato che la pericolosità sociale del soggetto rappresenta un ulteriore ostacolo alla concessione della misura.
Continua »