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Art. 2948 Codice Civile — Anno 2025

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465 provvedimenti

Altri anni per Art. 2948 Codice Civile

Prescrizione intimazione di pagamento: la Cassazione decide
Un contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento, sostenendo la prescrizione del credito maturata dopo la notifica delle cartelle esattoriali. La Corte di Cassazione ha stabilito che il giudice di merito ha errato nel non esaminare questa specifica eccezione di prescrizione, anche se le cartelle sottostanti erano divenute definitive. La Corte ha chiarito che la definitività della cartella non impedisce di far valere fatti estintivi del credito, come la prescrizione, verificatisi successivamente. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione sul punto.
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Azione revocatoria: quando interrompe la prescrizione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8659/2025, ha chiarito che l'azione revocatoria ha un effetto interruttivo-sospensivo sulla prescrizione del credito che mira a tutelare. Nel caso esaminato, alcuni fideiussori si opponevano a un decreto ingiuntivo sostenendo che il credito fosse prescritto. La Corte ha respinto il ricorso, confermando che l'intervento della banca in un precedente giudizio di revocatoria era stato un atto idoneo a interrompere il decorso della prescrizione, anche per gli interessi. Questa decisione consolida il principio secondo cui le azioni conservative, come l'azione revocatoria, sono strumenti efficaci non solo per proteggere la garanzia patrimoniale del debitore, ma anche per mantenere vivo il diritto di credito.
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Contributo di solidarietà: illegittimo se non per legge
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cassa di previdenza professionale, confermando che il contributo di solidarietà imposto ai propri pensionati è illegittimo. Secondo la Corte, solo una legge dello Stato può introdurre una prestazione patrimoniale di questo tipo. Viene inoltre ribadito che il diritto alla restituzione delle somme indebitamente trattenute si prescrive in dieci anni, non in cinque.
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Prova notifica cartella: la Cassazione chiarisce
Una società impugnava un preavviso di ipoteca sostenendo la mancata notifica delle cartelle di pagamento. I giudici di merito le davano ragione, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Con una recente ordinanza, la Suprema Corte ha chiarito che per la prova notifica cartella è sufficiente la produzione in giudizio della copia della relazione di notifica. Un disconoscimento generico da parte del contribuente non ha valore; è necessaria una contestazione specifica che indichi le differenze con l'originale.
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Impugnabilità estratto di ruolo: nuove condizioni
Un contribuente ha impugnato degli estratti di ruolo relativi a diverse cartelle di pagamento, sostenendo di non averle mai ricevute. L'Agente della Riscossione si è opposto. La Corte di Cassazione, applicando una recente modifica legislativa (art. 3-bis d.l. 146/2021), ha stabilito che l'impugnabilità dell'estratto di ruolo non è più un diritto incondizionato. È necessario dimostrare un pregiudizio concreto e specifico, come previsto dalla nuova norma. Poiché il contribuente non ha fornito tale prova, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso originario, cassando la sentenza precedente senza rinvio.
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Obligatio propter rem: uso condominiale e proprietà
Una proprietaria ha citato in giudizio il proprio condominio per ottenere un compenso per l'utilizzo della guardiola di sua esclusiva proprietà. Le corti di merito avevano respinto la richiesta, invocando una presunta 'obligatio propter rem' che vincolava l'immobile all'uso condominiale gratuito. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che tali obbligazioni sono tipiche e non possono essere create al di fuori dei casi previsti dalla legge. L'uso di fatto di un bene privato non crea un obbligo di concessione gratuita. Pertanto, il condominio è tenuto a versare un corrispettivo, in un rapporto assimilabile alla locazione.
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Prescrizione crediti tributari: 10 o 5 anni? Decide la Cassazione
Un contribuente ha contestato diverse cartelle esattoriali per IRPEF, IRAP e IVA, eccependo la prescrizione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6916/2025, ha chiarito le regole sulla prescrizione dei crediti tributari. Ha stabilito che per i tributi erariali (IRPEF, IVA) si applica il termine ordinario di dieci anni, mentre per le sanzioni e gli interessi il termine è di cinque anni. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente applicato un termine unico, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Notifica atti presupposti: quando è nulla l’ipoteca
Un contribuente ha impugnato un preavviso di iscrizione ipotecaria, lamentando vizi di notifica. La Corte di Cassazione ha rigettato i motivi sulla modalità di notifica diretta da parte dell'Agente della Riscossione, ritenendola legittima. Tuttavia, ha accolto il motivo principale relativo alla mancata prova della corretta notifica degli atti presupposti (cartelle e avvisi di accertamento), affermando che tale omissione determina la nullità dell'atto successivo. La causa è stata rinviata al giudice di merito per una verifica puntuale di ogni singola notifica.
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Contributo di solidarietà illegittimo: la Cassazione
Un professionista in pensione ha contestato il prelievo di un contributo di solidarietà dalla sua pensione da parte di una cassa previdenziale privatizzata. La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittimo tale contributo, affermando che solo la legge statale può imporre simili prestazioni patrimoniali. Inoltre, ha stabilito che il diritto alla restituzione delle somme trattenute si prescrive in dieci anni, non in cinque, accogliendo le ragioni del pensionato.
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Prescrizione crediti erariali: la richiesta di rateizzo
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione dei crediti erariali per tributi come IRPEF, IRAP e IVA è decennale, non quinquennale. Inoltre, ha chiarito che la richiesta di rateizzazione del debito da parte del contribuente costituisce un atto interruttivo della prescrizione, poiché implica un riconoscimento del debito stesso. La Corte ha quindi annullato la decisione di merito che aveva erroneamente ritenuto prescritti i crediti e ignorato l'effetto della domanda di rateizzazione.
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Contributo di solidarietà: illegittimo se non è legge
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cassa di previdenza professionale contro la sentenza che aveva giudicato illegittimo il contributo di solidarietà imposto sulla pensione di un iscritto. La Corte ha ribadito il suo consolidato orientamento secondo cui le casse private non possono, tramite i propri regolamenti, imporre prelievi su trattamenti pensionistici già definiti, poiché tale potere spetta esclusivamente al legislatore statale. È stata inoltre confermata la prescrizione decennale per le azioni di restituzione.
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Contributo di solidarietà: illegittimo se non per legge
Un pensionato ha contestato la legittimità del contributo di solidarietà trattenuto dalla sua cassa di previdenza privata. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei gradi precedenti, dichiarando il prelievo illegittimo. Secondo la Corte, una simile imposizione patrimoniale può essere stabilita solo da una legge dello Stato, non da regolamenti autonomi della cassa. È stato inoltre confermato il termine di prescrizione di dieci anni per la restituzione delle somme.
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Contributo di solidarietà: Cassazione lo boccia
Un professionista ha contestato la legittimità di un contributo di solidarietà trattenuto sulla sua pensione dalla cassa previdenziale di categoria. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei tribunali di merito, dichiarando la trattenuta illegittima poiché costituisce una prestazione patrimoniale che solo lo Stato può imporre per legge. Il ricorso della cassa è stato dichiarato inammissibile, consolidando il diritto del pensionato al rimborso integrale entro il termine di prescrizione di dieci anni.
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Contributo di solidarietà: Cassazione lo boccia
Un professionista ha contestato il contributo di solidarietà applicato alla sua pensione da una Cassa di previdenza privata. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha dichiarato il prelievo illegittimo. La motivazione risiede nel fatto che tale contributo costituisce una prestazione patrimoniale che, secondo la Costituzione, può essere imposta solo da una legge dello Stato e non da regolamenti interni di un ente privato. L'appello della Cassa è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Prescrizione crediti tributari: 10 o 5 anni? Cassazione
Una contribuente impugna una cartella esattoriale per un debito IRPEF risalente al 1993, eccependo la prescrizione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6211/2025, chiarisce la differente natura della prescrizione crediti tributari: si applica il termine ordinario di dieci anni per l'imposta principale (IRPEF), ma il termine breve di cinque anni per le componenti accessorie come interessi e sanzioni. La sentenza di secondo grado, che aveva applicato il termine decennale a tutto il credito, viene cassata con rinvio.
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Rateizzazione debito: quando interrompe la prescrizione?
Un contribuente ha impugnato diverse cartelle di pagamento per violazioni del codice della strada, eccependo la prescrizione del debito e vizi di notifica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la richiesta di rateizzazione del debito costituisce un riconoscimento dello stesso, atto idoneo a interrompere il termine di prescrizione. Di conseguenza, le contestazioni sulla regolarità delle notifiche diventano irrilevanti ai fini della prescrizione, una volta che il debitore ha avviato le pratiche per pagare a rate.
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Intimazione di pagamento: quando è obbligatorio impugnarla
La Corte di Cassazione stabilisce che l'intimazione di pagamento è un atto che va obbligatoriamente impugnato. Se il contribuente non contesta questo atto, non potrà più far valere in un momento successivo, come durante un pignoramento, vizi precedenti come la prescrizione del credito. La mancata impugnazione rende definitiva l'obbligazione tributaria.
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Notifica atti: prova e interruzione della prescrizione
Una contribuente ha contestato un'intimazione di pagamento, eccependo la mancata notifica degli atti presupposti e la conseguente prescrizione del credito. La corte territoriale le ha dato ragione, ritenendo insufficiente la prova della notifica fornita dall'Agente della riscossione. La Corte di Cassazione ha però ribaltato la decisione, stabilendo che la documentazione prodotta, in particolare un avviso di ricevimento con chiari riferimenti all'atto di iscrizione ipotecaria, costituiva prova idonea della notifica atti, interrompendo così la prescrizione. La Corte ha quindi cassato la sentenza e rinviato il caso per un nuovo esame.
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Contributo solidarietà: illegittimo senza legge
La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittimo il contributo di solidarietà imposto da un fondo pensione professionale ai suoi iscritti. La Corte ha stabilito che, in assenza di una specifica norma di legge, le casse previdenziali privatizzate non hanno l'autonomia per introdurre prelievi di natura patrimoniale sulle pensioni già maturate. È stato inoltre confermato che il diritto del pensionato a richiedere la restituzione delle somme trattenute si prescrive in dieci anni e non in cinque.
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Notifica atti fiscali: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente, stabilendo principi chiave sulla notifica atti fiscali. È stata confermata la validità della prova della notifica prodotta in copia durante il giudizio d'appello e l'inapplicabilità della Comunicazione di Avvenuta Notifica (CAN) per le notifiche dirette via posta. Inoltre, è stato ribadito che la prescrizione per il credito IRPEF è decennale e non quinquennale.
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