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Art. 2948 Codice Civile — Anno 2025

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465 provvedimenti

Altri anni per Art. 2948 Codice Civile

Omessa pronuncia: Cassazione annulla sentenza d’appello
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello per omessa pronuncia. La corte territoriale aveva confermato la condanna di un ente previdenziale alla restituzione di somme, omettendo però di esaminare l'unico motivo di appello sollevato dall'ente, relativo all'eccezione di prescrizione. Secondo la Cassazione, il giudice d'appello ha il dovere di pronunciarsi su tutti i motivi di gravame, e il suo silenzio ha comportato la nullità della sentenza. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Prescrizione decennale tributi: la Cassazione decide
Un contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento basata su cartelle esattoriali che sosteneva non essere state notificate e prescritte. La Corte di Cassazione ha confermato la regola della prescrizione decennale per i tributi erariali come IRPEF e IVA. Tuttavia, ha annullato la decisione del giudice di appello perché non aveva esaminato affatto le censure del contribuente sulla mancata notifica degli atti, creando un vizio di omessa motivazione. La causa è stata rinviata per un nuovo esame su questo punto specifico.
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Ricostruzione della carriera: la Cassazione decide
Un dipendente scolastico, promosso a DSGA, ha visto la sua carriera ricalcolata in modo peggiorativo dopo il pensionamento, con richiesta di restituzione di somme. La Cassazione ha annullato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che per le promozioni successive al 2003, la ricostruzione della carriera deve avvenire con il metodo più favorevole al lavoratore, non necessariamente con la "temporizzazione".
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Retribuzione feriale: indennità incluse nel calcolo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di trasporti, confermando che la retribuzione feriale deve essere onnicomprensiva. I contratti collettivi che escludono dal calcolo delle ferie le indennità strettamente connesse alla prestazione lavorativa, come quelle per l'utilizzo professionale o per l'assenza dalla residenza, sono nulli. La Corte ha stabilito che al lavoratore, durante le ferie, spetta una retribuzione parametrata a quella che avrebbe percepito lavorando. È stato inoltre chiarito che la prescrizione dei relativi crediti decorre dalla cessazione del rapporto di lavoro.
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Retribuzione ferie: indennità incluse nel calcolo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'importante azienda di trasporti, confermando che la retribuzione ferie deve includere tutte le indennità accessorie corrisposte in via ordinaria. La Corte ha dichiarato nulle le clausole dei contratti aziendali che limitavano tale calcolo, ribadendo il principio secondo cui il lavoratore in ferie deve percepire una retribuzione equiparabile a quella del periodo lavorativo. L'azienda è stata anche sanzionata per aver intentato un ricorso basato su motivi già ripetutamente respinti dalla giurisprudenza.
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Retribuzione ferie: inclusione delle indennità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11781/2025, ha respinto il ricorso di un'azienda di trasporti, confermando il diritto di un lavoratore a ricevere una retribuzione ferie comprensiva dell'indennità di utilizzazione professionale e di assenza dalla residenza. La Corte ha stabilito che le clausole dei contratti collettivi che escludono tali voci sono nulle perché in contrasto con la normativa europea e nazionale, che impone una retribuzione onnicomprensiva durante le ferie, equivalente a quella ordinaria.
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Errore di fatto revocazione: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per revocazione, chiarendo la differenza tra un errore materiale non decisivo (lapsus calami) e un vero errore di fatto. Il caso riguardava una presunta prescrizione di un debito per fornitura idrica, dove la Corte, in una precedente ordinanza, aveva indicato una data errata per un atto interruttivo. Tuttavia, poiché il ragionamento logico-giuridico era corretto e si riferiva inequivocabilmente al documento giusto, l'errore è stato ritenuto un mero refuso, non un errore percettivo su un fatto controverso, rendendo l'istanza di errore di fatto revocazione infondata.
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Trattamento economico docenti: no parità con i medici
Un docente universitario ha richiesto un trattamento economico pari a quello dei dirigenti medici del Servizio Sanitario Nazionale per l'attività assistenziale svolta. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il trattamento economico dei docenti universitari non deve essere identico, ma 'congruo e proporzionato', tenendo conto dell'esistenza di fondi finanziari distinti e autonomi. La finalità della legge è quella di un'equiparazione complessiva, non di una sovrapposizione voce per voce delle retribuzioni.
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Trattamento economico docenti: no a parità automatica
Un docente universitario, che svolgeva anche attività assistenziale in un'azienda ospedaliera, ha richiesto un trattamento economico aggiuntivo identico a quello dei dirigenti medici del Servizio Sanitario Nazionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che la normativa (D.Lgs. 517/1999) non prevede un'automatica parità. Il trattamento economico dei docenti universitari deve essere 'congruo e proporzionato', ma è erogato nei limiti di fondi specifici e deve essere valutato nel complesso della retribuzione totale, che include già lo stipendio universitario.
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Restituzione stipendio e sospensione: la Cassazione
Una funzionaria pubblica, sospesa dal servizio a causa di una misura cautelare di arresti domiciliari poi annullata, si è vista chiedere la restituzione dello stipendio e delle indennità percepite nel periodo di assenza. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della richiesta, stabilendo che l'impossibilità di lavorare, anche se derivante da una misura poi revocata, interrompe il diritto alla retribuzione. La Corte ha inoltre precisato che l'azione per la restituzione dello stipendio non dovuto si prescrive in dieci anni, non in cinque.
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Notifica cartella: regole per irreperibilità relativa
Una contribuente contesta una richiesta di pagamento sostenendo la mancata notifica della cartella originaria per irreperibilità relativa. La Corte di Cassazione, applicando retroattivamente una sentenza della Corte Costituzionale, conferma che la notifica cartella era nulla per l'assenza della raccomandata informativa. Sebbene il debito fosse stato annullato, l'ente riscossore è stato condannato a pagare le spese legali in base al principio della soccombenza virtuale.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
Una contribuente ha scoperto di avere debiti tributari per IRAP e IVA tramite un estratto di ruolo, sostenendo di non aver mai ricevuto le cartelle di pagamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si basa su una recente normativa che limita l'impugnazione estratto di ruolo ai soli casi in cui il contribuente dimostri un pregiudizio specifico e concreto (es. esclusione da appalti), condizione non provata nel caso di specie.
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Notifica atto presupposto: la Cassazione decide
Una contribuente impugna un preavviso di iscrizione ipotecaria sostenendo la mancata notifica dell'atto presupposto. La Corte di Cassazione accoglie il suo ricorso, chiarendo che il contribuente ha il diritto di contestare un atto consequenziale per il solo vizio di omessa notifica dell'atto precedente, senza dover entrare nel merito della pretesa tributaria. La Corte stabilisce che, in tal caso, il giudice deve limitarsi a verificare il difetto di notifica. Viene inoltre dichiarato inammissibile il ricorso principale dell'Agente della Riscossione per un vizio di rappresentanza processuale.
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Tempo tuta: quando è lavoro straordinario? Cassazione
Alcuni lavoratori sanitari hanno richiesto il pagamento del tempo tuta come straordinario. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il loro ricorso, confermando la decisione d'appello che limitava il pagamento al periodo successivo alla notifica del ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che non si trattava di prescrizione, ma di una domanda giudiziale non estesa al periodo precedente, e ha sanzionato la mancata specificità del ricorso.
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Prescrizione contributi consortili: 10 anni, non 5
Un consorzio industriale richiedeva a una società immobiliare il pagamento di contributi arretrati. La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione contributi consortili è decennale e non quinquennale, poiché non si tratta di prestazioni periodiche ma di obblighi che sorgono annualmente con l'approvazione del bilancio. La sentenza della Corte d'Appello è stata annullata.
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Onere della prova: ricorso inammissibile per difetto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un infermiere che chiedeva il pagamento di ticket mensa arretrati. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda per prescrizione quinquennale. L'inammissibilità in Cassazione è stata decisa perché il ricorrente non ha rispettato l'onere della prova e il principio di autosufficienza, omettendo di specificare e riprodurre nel ricorso gli atti che avrebbero interrotto la prescrizione.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio fiscale
Una contribuente, dopo aver presentato ricorso in Cassazione contro una decisione sfavorevole in materia di prescrizione di debiti fiscali, ha successivamente presentato un atto di rinuncia al ricorso. La Suprema Corte, preso atto della rinuncia formalmente valida e tempestiva, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese processuali tra le parti. La decisione evidenzia come la rinuncia sia uno strumento che conclude il contenzioso, spesso legato a procedure di definizione agevolata.
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Prescrizione crediti tributari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito i termini di prescrizione dei crediti tributari. Due contribuenti avevano impugnato intimazioni di pagamento relative a debiti IVA risalenti, sostenendo l'avvenuta prescrizione. La Corte ha stabilito una distinzione cruciale: il debito per l'imposta (IVA) si prescrive in dieci anni, mentre le relative sanzioni e gli interessi si prescrivono nel termine più breve di cinque anni. La mancata impugnazione della cartella di pagamento originaria non converte la prescrizione breve in decennale.
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Prescrizione crediti retributivi: la Cassazione decide
Un docente del pubblico impiego ha agito in giudizio per ottenere differenze retributive, ma la sua richiesta è stata parzialmente respinta per prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del docente, confermando che la prescrizione crediti retributivi nel pubblico impiego decorre in costanza di rapporto. Inoltre, ha ribadito che la prova di un atto interruttivo della prescrizione deve essere chiara e inequivocabile, e non può basarsi su mere presunzioni.
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Orario di lavoro: onere della prova e prescrizione
Un lavoratore, assunto con contratto part-time, ha dimostrato in tribunale di aver costantemente svolto un orario di lavoro a tempo pieno. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, chiarendo i principi sull'onere della prova per le ore di lavoro supplementare. Inoltre, ha confermato che la prescrizione dei crediti salariali si sospende in presenza di tutele di stabilità reale del posto di lavoro, correggendo il riferimento normativo dalla corte d'appello (Legge Fornero anziché Jobs Act) ma confermando la decisione nel merito.
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