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Art. 2948 Codice Civile — Anno 2025

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465 provvedimenti

Altri anni per Art. 2948 Codice Civile

Contributo di solidarietà: illegittimo senza legge
Una Cassa di previdenza professionale ha trattenuto somme dalla pensione di un iscritto a titolo di "contributo di solidarietà". La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso della Cassa inammissibile, confermando che tale prelievo è illegittimo se non previsto da una specifica norma di legge, in virtù del principio costituzionale della riserva di legge. La Corte ha inoltre ribadito che il diritto alla restituzione delle somme si prescrive in dieci anni.
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Contributo di solidarietà: illegittimo senza legge
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un fondo pensione per professionisti contro la sentenza che riteneva illegittimo il contributo di solidarietà applicato sulla pensione di reversibilità di una vedova. La Corte ha ribadito che l'introduzione di tale prelievo, avendo natura di prestazione patrimoniale imposta, necessita di una specifica legge e non può essere deliberata autonomamente dall'ente previdenziale. È stata inoltre confermata la prescrizione decennale per l'azione di rimborso.
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Prestazione professionale gratuita: chi deve provarla?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prestazione professionale si presume sempre onerosa. In un caso tra un avvocato e un commercialista, è stato chiarito che spetta al cliente dimostrare l'esistenza di un accordo di gratuità. La lunga assenza di richieste di pagamento, dovuta a rapporti di amicizia, non è sufficiente a provare una prestazione professionale gratuita. La Corte ha quindi respinto il ricorso dell'avvocato, confermando l'obbligo di pagare i compensi.
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Prescrizione crediti agente: la Cassazione sui 5 anni
Un agente ha citato in giudizio la società preponente per ottenere la riqualificazione del rapporto e il pagamento di differenze retributive e indennità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. La Corte ha ribadito che la prescrizione dei crediti dell'agente per le provvigioni è quinquennale e non decennale. Ha inoltre dichiarato inammissibili le domande nuove in appello e ha sottolineato l'importanza del rispetto dei termini di decadenza e dell'onere della prova a carico dell'agente.
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Indennità agente unico: spetta se le mansioni continuano
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un lavoratore del settore trasporti a percepire un'indennità agente unico, anche dopo la sua formale soppressione normativa. La decisione si fonda sulla constatazione che il dipendente ha continuato a svolgere in modo continuativo le mansioni accessorie di vendita e controllo biglietti, considerate non rientranti nelle attività ordinarie da svolgersi solo occasionalmente. La Corte ha inoltre ribadito che la prescrizione dei crediti retributivi decorre dalla cessazione del rapporto di lavoro, data l'assenza di un regime di piena stabilità reale.
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Indennità agente unico: diritto anche se soppressa
La Cassazione conferma il diritto di un dipendente del settore trasporti a percepire l'indennità agente unico, anche dopo la sua formale soppressione, poiché le mansioni accessorie di vendita biglietti continuavano ad essere svolte. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, stabilendo che la continuità della prestazione giustifica la conservazione del trattamento economico equivalente, in applicazione del principio di irriducibilità della retribuzione.
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Prescrizione crediti lavoro: il caso del lettore
L'erede di una docente universitaria si è rivolta alla Cassazione dopo che la Corte d'Appello ha drasticamente ridotto le somme dovute per differenze retributive, applicando la prescrizione. Il nodo centrale era la prescrizione crediti di lavoro. La Corte d'Appello ha considerato prescritti i crediti anteriori al 2004, poiché il primo atto interruttivo valido risaliva al 2009. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che per i dipendenti pubblici il termine di prescrizione quinquennale decorre durante il rapporto di lavoro, data la sua stabilità. Ha inoltre dichiarato inammissibili le censure procedurali su prove e calcoli, ritenendole tentativi di riesaminare il merito della causa.
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Remunerazione medici specializzandi: no aumenti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni medici specialisti che chiedevano una maggiore remunerazione per i corsi frequentati tra il 1995 e il 2005. La Corte ha stabilito che la borsa di studio prevista dalla legge all'epoca era adeguata e che il congelamento degli adeguamenti inflazionistici e triennali era legittimo. La successiva normativa più favorevole non può essere applicata retroattivamente. La decisione si allinea a una giurisprudenza consolidata in materia di remunerazione medici specializzandi.
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Intimazione di pagamento: quando impugnare subito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25756/2025, ha stabilito che l'intimazione di pagamento è un atto che il contribuente ha l'onere, e non la mera facoltà, di impugnare. La mancata contestazione nei termini di legge comporta la 'cristallizzazione' del credito, impedendo di sollevare in futuro eccezioni come la prescrizione maturata in precedenza. Se un contribuente non contesta l'intimazione, il debito si consolida e il termine di prescrizione riparte da zero.
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Notifica avviso di accertamento: quando è valida?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento fiscale. La Corte ha stabilito che la notifica dell'avviso di accertamento è valida anche senza la firma del messo notificatore, purché vi sia il timbro postale. Inoltre, ha chiarito che il termine di prescrizione si interrompe alla data di spedizione dell'atto, non a quella di ricezione, e che la firma a stampa del funzionario responsabile è legittima per gli atti emessi da sistemi informatici.
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Trasferimento d’azienda e continuità del rapporto
La Corte di Cassazione ha confermato che si configura un trasferimento d'azienda, con conseguente continuità del rapporto di lavoro, anche quando la cessione avviene in due fasi tramite un terzo intermediario. Nel caso specifico, la gestione di una stazione di servizio era passata da una madre al figlio, ma formalmente l'azienda era stata prima restituita a una compagnia petrolifera e poi da questa riassegnata al figlio. La Corte ha ritenuto irrilevante questo passaggio intermedio, stabilendo che, poiché l'organizzazione dei beni e l'attività economica erano rimaste invariate, il rapporto di lavoro del dipendente era proseguito senza interruzioni con il nuovo titolare. Di conseguenza, il licenziamento successivo è stato dichiarato inefficace.
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Trasferimento d’azienda: continuità e responsabilità
La Corte di Cassazione ha confermato che si configura un trasferimento d'azienda anche quando il passaggio di gestione di una stazione di servizio avviene tramite un terzo intermediario (una compagnia petrolifera). Di conseguenza, il nuovo gestore e il precedente titolare sono responsabili in solido per i crediti retributivi del lavoratore, il cui rapporto di lavoro è proseguito senza soluzione di continuità. La Corte ha rigettato il ricorso dei gestori, sottolineando che la continuità del complesso dei beni aziendali è l'elemento decisivo.
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Continuità rapporto di lavoro: dimissioni e riassunzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la continuità rapporto di lavoro si interrompe con le dimissioni effettive del lavoratore, anche se seguite da una riassunzione a breve distanza di tempo. In questo caso, una dipendente che aveva lavorato per decenni per aziende collegate, si era dimessa per accedere alla pensione e poi era stata riassunta. La Corte ha confermato la decisione d'appello, rigettando la tesi della simulazione delle dimissioni e dichiarando prescritti i crediti retributivi maturati prima della cessazione del primo rapporto, poiché il nuovo contratto non sospende i termini di prescrizione precedenti.
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Prescrizione quinquennale per sanzioni e interessi
Un contribuente ha impugnato con successo degli estratti di ruolo. L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la prescrizione decennale per sanzioni e interessi. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando la prescrizione quinquennale per le obbligazioni accessorie, in quanto autonome rispetto all'imposta principale. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile un motivo di ricorso per formazione di giudicato interno.
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Divisore orario e discriminazione part-time: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una società concessionaria autostradale per aver applicato un divisore orario meno favorevole a un lavoratore part-time turnista rispetto ai colleghi a tempo pieno. La sentenza ribadisce il fondamentale principio di non discriminazione part-time, secondo cui la retribuzione oraria deve essere calcolata in modo equo, indipendentemente dall'orario ridotto. La Corte ha respinto tutti i motivi di ricorso dell'azienda, inclusa l'eccezione di prescrizione, affermando che il termine decorre dalla fine del rapporto di lavoro.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito la stretta sui ricorsi basati sull'estratto di ruolo. Analizzando il caso di una società, la Corte ha stabilito che l'impugnazione dell'estratto di ruolo è inammissibile se il contribuente non dimostra un pregiudizio concreto e attuale derivante dall'iscrizione a ruolo. La decisione si allinea ai recenti interventi normativi e alle sentenze delle Sezioni Unite e della Corte Costituzionale, che hanno drasticamente limitato questa pratica per evitare un'eccessiva proliferazione del contenzioso tributario.
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Prescrizione tributi erariali: la Cassazione decide
Una contribuente ha impugnato un estratto di ruolo per debiti IRPEF, lamentando la mancata notifica delle cartelle e la prescrizione quinquennale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la prescrizione tributi erariali di dieci anni. Ha inoltre chiarito che l'estratto di ruolo non è impugnabile se le cartelle sottostanti sono state notificate correttamente e ha precisato i requisiti per la validità della notifica a terzi.
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Ius postulandi: quando il funzionario non può difendere
Un ex detenuto ha agito in giudizio per ottenere il pagamento per il lavoro svolto in carcere. Nei gradi di merito, la sua richiesta era stata parzialmente respinta accogliendo l'eccezione di prescrizione sollevata da un funzionario del Ministero. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che il funzionario non aveva il potere di rappresentare l'amministrazione (difetto di ius postulandi), poiché il lavoro carcerario non rientra nelle controversie di pubblico impiego. Di conseguenza, l'eccezione di prescrizione è stata dichiarata invalida e il Ministero condannato al pagamento dell'intera somma.
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Omessa dichiarazione TARSU: come calcolare le sanzioni
Un contribuente non ha dichiarato una vasta area pertinenziale usata per la sua attività, ricevendo un accertamento per omessa dichiarazione TARSU. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'imposta, respingendo le eccezioni su prescrizione e decadenza, dato che l'obbligo dichiarativo si rinnova annualmente. Tuttavia, ha accolto il motivo relativo alle sanzioni, stabilendo che per violazioni ripetute su più anni si deve applicare il più favorevole principio del cumulo giuridico, e non la somma materiale delle singole pene.
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Prescrizione crediti erariali: la Cassazione conferma
Una contribuente ha impugnato delle cartelle esattoriali sostenendo la prescrizione quinquennale del debito. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando il suo orientamento consolidato: la prescrizione crediti erariali segue il termine ordinario di dieci anni, poiché il debito d'imposta non costituisce una prestazione periodica. I motivi relativi a vizi di notifica sono stati giudicati inammissibili.
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