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Art. 2932 Codice Civile — Anno 2022

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167 provvedimenti

Altri anni per Art. 2932 Codice Civile

Notifica dell’atto di appello: salvi i termini se lo studio cambia
Una comproprietaria impugna la sentenza che disponeva il trasferimento di un immobile promesso in vendita dal coniuge defunto. La Corte d'Appello dichiara inammissibile il gravame per tardività. La Cassazione ribalta la decisione, chiarendo che la notifica dell'atto di appello si perfeziona per il mittente al momento della consegna del plico all'ufficiale giudiziario o all'ufficio postale (23 dicembre), prima della scadenza del termine (28 dicembre). Inoltre, in caso di mancata consegna dovuta al trasferimento dello studio del difensore destinatario, il notificante che si attiva tempestivamente per la rinotifica non incorre in decadenza. La Suprema Corte accoglie il ricorso e rinvia alla Corte d'Appello.
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Eccezione di inadempimento: stop alla vendita senza agibilità
Una società fornitrice ha richiesto il pagamento per la consegna di materiali edili a una società costruttrice. Quest'ultima si è opposta, sostenendo che la fornitura fosse collegata a un contratto preliminare per l'acquisto di un appartamento, non concluso per colpa della fornitrice. I giudici hanno accertato che la costruttrice non aveva consegnato la terra vegetale pattuita né i documenti necessari per il rogito, come il certificato di agibilità. La fornitrice ha quindi legittimamente sollevato l'eccezione di inadempimento, rifiutando di firmare l'atto definitivo e pretendendo il pagamento in denaro dei materiali. La Cassazione ha rigettato il ricorso della costruttrice, confermando che spetta a chi pretende l'adempimento dimostrare di aver eseguito le proprie prestazioni collegate.
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Revocazione credito fallimentare: l’inganno va provato subito
Una curatela fallimentare ha impugnato l'ammissione al passivo di un ingente credito vantato da una società, sostenendo che quest'ultima avesse agito con dolo per nascondere un accordo alternativo. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la domanda perché proposta oltre il termine di trenta giorni dalla scoperta dell'inganno. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che, per ottenere la revocazione del credito fallimentare, chi agisce ha l'onere di provare l'esatto momento in cui ha scoperto il dolo della controparte. Non basta una semplice affermazione generica sulla data della scoperta, ma occorrono prove concrete per dimostrare il rispetto del termine tassativo previsto dalla legge fallimentare.
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Esecuzione in forma specifica: negata la casa, salvati i rimborsi
I Promissari Acquirenti stipulavano un contratto preliminare con la Promittente Venditrice per l'acquisto di un immobile, riservando a quest'ultima il diritto di abitazione a vita. Dopo il decesso della donna, i Promissari Acquirenti citavano in giudizio L'Erede per ottenere l'esecuzione in forma specifica del contratto. L'Erede si opponeva eccependo la nullità dell'accordo. La Corte di Cassazione ha rigettato il trasferimento dell'immobile, poiché la morte della venditrice ha alterato l'equilibrio contrattuale originario. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dei Promissari Acquirenti sulla domanda di restituzione delle somme anticipate. Tale richiesta, formulata nella prima memoria difensiva in risposta alle eccezioni dell'Erede, è stata dichiarata pienamente ammissibile e non tardiva. La causa viene quindi rinviata alla Corte d'Appello per quantificare i rimborsi spettanti ai Promissari Acquirenti.
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Clausola visto e piaciuto: niente sconti per i vizi visibili
L'Acquirente stipula un preliminare per l'acquisto di un immobile dai Venditori, versando una caparra e ottenendo la consegna anticipata. Successivamente, rifiuta di stipulare il definitivo lamentando vizi dell'immobile (impianti e tetto) e chiedendo la riduzione del prezzo. I Venditori resistono evidenziando la presenza della Clausola visto e piaciuto. La Corte d'Appello dispone il trasferimento della proprietà ma rigetta la riduzione del prezzo, condannando l'Acquirente a risarcire i Venditori per gli interessi del mutuo contratto a causa del mancato incasso tempestivo. La Cassazione rigetta il ricorso dell'Acquirente: la Clausola visto e piaciuto e le ripetute visite escludono la garanzia per vizi facilmente riconoscibili, che rientrano nella normale usura di un edificio datato.
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Imposta di registro sulla sentenza: si paga anche senza il prezzo
L'Acquirente ottiene una sentenza per il trasferimento di un immobile subordinato al pagamento del prezzo. L'Agenzia delle Entrate richiede l'imposta di registro in misura proporzionale. I Venditori e l'Acquirente si oppongono, sostenendo che il trasferimento non fosse ancora efficace e che il contratto fosse stato successivamente risolto per mutuo dissenso. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dei contribuenti. La Corte stabilisce che la sentenza che dispone il trasferimento immobiliare ex art. 2932 c.c., condizionata al pagamento del prezzo, sconta l'imposta di registro proporzionale. Trattandosi di una condizione che dipende dalla volontà dell'acquirente, non opera la sospensione d'imposta. Inoltre, l'imposta di registro è un'imposta d'atto: si applica sulla base degli effetti della sentenza stessa, senza che rilevino accordi successivi di risoluzione.
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Imposta di registro su sentenza riformata: il fisco deve cedere
L'Agenzia delle Entrate richiedeva a una Società l'imposta di registro in misura proporzionale su una sentenza che disponeva il trasferimento di terreni, subordinato al pagamento del prezzo. La Società contestava la tassazione. Nelle more del giudizio, la Corte d'Appello riformava integralmente la sentenza originaria, dichiarando risolto il contratto preliminare per inadempimento. La decisione di riforma passava in giudicato. La Corte di Cassazione ha accolto le ragioni della contribuente, stabilendo che l'imposta di registro su sentenza riformata non è dovuta. La definitiva cancellazione degli effetti della sentenza originaria fa venire meno il presupposto impositivo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, annullando l'obbligo di pagamento per la Società.
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Permuta di cosa futura: il bivio tra proprietà e fallimento
I Privati cedono un terreno a una Cooperativa in cambio di una villetta da costruire, configurando una permuta di cosa futura. Successivamente, la Cooperativa entra in liquidazione coatta amministrativa. I Privati chiedono la rivendica della proprietà della villetta ultimata e l'ammissione al passivo di vari crediti. Il Tribunale accoglie la domanda di rivendica. La Cooperativa ricorre in Cassazione contestando la qualificazione del contratto, gli effetti della trascrizione e la facoltà di scioglimento del rapporto. La Suprema Corte, rilevando la complessità delle questioni giuridiche sollevate, non decide il merito ma rinvia la causa alla pubblica udienza per un ulteriore approfondimento.
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Obbligazione alternativa: denaro o terreno? Decide la prima mossa
Una complessa vicenda contrattuale tra tre società sfocia in un accordo transattivo che prevede un'obbligazione alternativa: il pagamento di una somma di denaro o il trasferimento di un terreno. A causa dell'inadempimento, la società creditrice chiede l'ammissione al passivo fallimentare di una delle debitrici per ottenere il denaro e, successivamente, cita in giudizio l'altra società per ottenere il trasferimento dell'immobile. La Corte d'Appello ritiene che la scelta sia avvenuta solo con la citazione, reputando tardiva la richiesta di denaro poiché il provvedimento del giudice fallimentare era successivo. La Cassazione accoglie il ricorso della società proprietaria del terreno, stabilendo che la scelta dell'obbligazione alternativa si perfeziona con il deposito dell'istanza di insinuazione al passivo e non con il successivo provvedimento del giudice. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Donazione ai figli e inadempimento contrattuale tra fratelli
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un accordo del 1985 tra due fratelli: il Fratello aveva incassato il prezzo per la quota di un immobile, rilasciando alla Sorella una procura a vendere. Nel 2009, però, il Fratello ha donato l'intero bene ai propri figli. La Sorella ha chiesto l'annullamento della donazione o il risarcimento. I giudici hanno stabilito che, a causa della mancanza di data certa sulla scrittura del 1985, la donazione ai figli è valida. Tuttavia, la Cassazione ha accolto il ricorso della Sorella per inadempimento contrattuale: il Fratello deve rispondere personalmente della violazione degli impegni presi con la Sorella, indipendentemente dall'opponibilità dell'accordo ai terzi.
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Esecuzione in forma specifica: stop se manca la licenza edilizia
Una società acquirente ha richiesto l'esecuzione in forma specifica di un contratto preliminare per il trasferimento di quote di un terreno. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda a causa della mancanza degli estremi della concessione edilizia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società acquirente. I giudici hanno chiarito che, per disporre il trasferimento coattivo della proprietà di un immobile, è indispensabile indicare gli estremi del titolo edilizio. Questa mancanza costituisce un difetto di una condizione dell'azione, rilevabile d'ufficio dal giudice in ogni stato e grado del processo. Di conseguenza, la società acquirente perde definitivamente la causa ed è condannata a pagare le spese processuali in favore della società venditrice.
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Terreno bloccato ma nessun risarcimento danni per mancato godimento
Alcune imprese hanno ottenuto il trasferimento di un terreno tramite sentenza, ma hanno richiesto il risarcimento danni per mancato godimento a causa del ritardo nella consegna da parte del venditore. La Corte di Appello ha rigettato la domanda, rilevando che l'area era inedificata e priva di urbanizzazione, escludendo un danno automatico. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso delle imprese. La Suprema Corte ha chiarito che la mancata disponibilità di un terreno non edificabile e non urbanizzato non produce un danno automatico (in re ipsa). Per ottenere il risarcimento, il danneggiato deve dimostrare concretamente il mancato guadagno o la perdita di occasioni commerciali attraverso prove contabili o fiscali. Di conseguenza, le imprese perdono la causa e non ricevono alcun indennizzo.
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Contratto preliminare di compravendita: lievi abusi non lo annullano
Il Promittente Venditore e il Promissario Acquirente stipulano un contratto preliminare di compravendita immobiliare. Successivamente, il Promissario Acquirente si rifiuta di firmare il contratto definitivo, sostenendo che l'immobile presenti lievi difformità urbanistiche e catastali, e chiede la restituzione del doppio della caparra. Il Promittente Venditore agisce in giudizio per trattenere la caparra confirmatoria ricevuta. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del Promissario Acquirente, confermando che le sanzioni di nullità urbanistica e catastale non si applicano al contratto preliminare di compravendita, ma solo ai contratti definitivi con effetti traslativi della proprietà. Trattandosi di lievi difformità sanabili e di un immobile con titolo edilizio esistente, il contratto preliminare resta pienamente valido ed efficace. Di conseguenza, il Promittente Venditore vince la causa e ha il diritto di trattenere definitivamente la caparra.
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Diffida ad adempiere: addio al trasferimento degli immobili
Un acquirente stipula un contratto preliminare per l'acquisto di immobili. Di fronte all'inadempimento del venditore, l'acquirente invia una diffida ad adempiere. Decorso inutilmente il termine, il contratto si risolve automaticamente. Successivamente, l'acquirente cambia idea e chiede al giudice il trasferimento coattivo degli immobili. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano che, una volta avvenuta la risoluzione di diritto per effetto della diffida ad adempiere, la parte adempiente non può rinunciare agli effetti risolutivi per chiedere l'adempimento. Questo principio tutela l'affidamento del debitore, che ormai considera sciolto il vincolo contrattuale.
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Contratto preliminare: se la casa è occupata salta il rogito
La Venditrice si era impegnata a vendere un immobile all'Acquirente tramite un contratto preliminare di compravendita, garantendo che il bene sarebbe stato consegnato libero da persone e cose. Tuttavia, al momento del rogito, la casa risultava occupata da un parente della Venditrice con un comodato verbale. L'Acquirente si è rifiutata di firmare il definitivo e ha chiesto il trasferimento forzato dell'immobile oltre al risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Venditrice, confermando che l'obbligo di consegnare l'immobile libero è assoluto e non può essere sostituito dal semplice impegno della venditrice a liberarlo, né l'acquirente è obbligata a subire l'occupazione di terzi.
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Contratto preliminare di compravendita: scontro sul giudicato
La Corte di Cassazione ha esaminato la controversia tra una Società Venditrice e un Promissario Acquirente riguardante un contratto preliminare di compravendita immobiliare risalente al 1979. La Società Venditrice chiedeva la risoluzione del contratto per grave inadempimento del compratore, il quale non aveva presentato il certificato del Genio Civile necessario per l'acquisto di alloggi popolari. I giudici di merito avevano accolto la richiesta di risoluzione, ritenendo la questione coperta da un precedente giudicato del 1995. Il Promissario Acquirente ha proposto ricorso contestando l'interpretazione di tale precedente. Con un'ordinanza interlocutoria, la Cassazione ha stabilito che il caso richiede un approfondimento e ha rimesso la decisione alla pubblica udienza, rinviando la soluzione definitiva della controversia.
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Contratto preliminare di compravendita: abusi lievi e rogito
Un'Acquirente firma un contratto preliminare di compravendita per un immobile destinato a negozio. Il Venditore non fornisce i documenti catastali per il cambio di destinazione d'uso, impedendo il rogito. L'Acquirente chiede al giudice il trasferimento forzato della proprietà. Gli Eredi del Venditore si oppongono, sostenendo che le irregolarità urbanistiche impediscano la sentenza di trasferimento. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso degli Eredi del Venditore. I giudici chiariscono che le lievi difformità catastali o la mancanza temporanea del cambio di destinazione d'uso non bloccano il trasferimento della proprietà, purché non vi sia un abuso edilizio totale e la regolarizzazione avvenga durante la causa. L'Acquirente ottiene la proprietà dell'immobile.
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Certificato di agibilità mancante: legittimo il no al rogito
Un promissario acquirente ha firmato un contratto preliminare per un appartamento in costruzione. Successivamente, si è rifiutato di stipulare il contratto definitivo perché mancava il certificato di agibilità e l'immobile presentava vizi. La società costruttrice ha chiesto la risoluzione del contratto per inadempimento dell'acquirente. La Corte di Cassazione ha dato ragione al compratore, stabilendo che la mancanza del certificato di agibilità al momento del rogito giustifica il rifiuto di firmare l'atto definitivo. Inoltre, l'acquirente può chiedere l'esecuzione in forma specifica del contratto con una contestuale riduzione del prezzo per i difetti riscontrati, senza che rilevi la gravità dell'inadempimento prevista dalle regole generali. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Domanda nuova in appello: il valore in denaro salva il socio
Due fratelli, soci paritari di due aziende, firmano una scrittura privata per dividersi i beni e cessare il rapporto societario. Sorge un conflitto sull'adempimento degli accordi. Il Socio A chiede il trasferimento di alcuni immobili, ma in appello, vista l'impossibilità del trasferimento diretto poiché i beni appartengono a una società terza, richiede il pagamento del loro controvalore in denaro. La Corte d'Appello dichiara inammissibile questa richiesta considerandola una domanda nuova in appello. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del Socio A: chiedere l'equivalente in denaro invece del trasferimento del bene non costituisce una domanda nuova vietata, poiché riguarda la stessa vicenda sostanziale e tende alla stessa utilità finale. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Pignoramento immobiliare batte acquisto: chi perde la casa
Un'acquirente chiedeva la revoca della vendita di un immobile, trasferito a suo favore con sentenza definitiva dopo una causa di compravendita. Tuttavia, sull'immobile gravava un precedente pignoramento immobiliare, trascritto da un altro creditore prima della domanda dell'acquirente. Con il successivo fallimento della società venditrice, il curatore fallimentare è subentrato nella procedura esecutiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'acquirente perché presentato oltre i termini di legge. I giudici hanno chiarito che il pignoramento immobiliare originario prevale sul successivo trasferimento del bene, poiché il curatore subentra nella procedura esecutiva mantenendone gli effetti originari. L'acquirente perde la proprietà del bene e deve pagare le spese processuali.
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