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Art. 2932 Codice Civile — Anno 2022

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167 provvedimenti

Altri anni per Art. 2932 Codice Civile

Compensazione legale: no al doppio uso dello stesso credito
Un professionista si oppone a un decreto ingiuntivo di venticinquemila euro chiedendo la compensazione legale con un suo presunto controcredito di centosessantamila euro. La Corte d'Appello rigetta l'opposizione rilevando che il professionista aveva già ceduto quel credito a una società terza per acquistare un immobile. La Corte di Cassazione conferma la decisione: chi cede un credito non ne ha più la disponibilità giuridica e non può utilizzarlo per estinguere un proprio debito tramite compensazione legale. Il ricorso viene rigettato e il debitore viene condannato a pagare le spese di giudizio.
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Rinuncia agli atti del giudizio: si spegne la lite sul fallimento
Un promissario acquirente ha proposto opposizione allo stato passivo del fallimento di una società venditrice per ottenere il riconoscimento di un credito privilegiato di oltre ottocentomila euro, derivante dal mancato adempimento di un contratto preliminare di vendita immobiliare. Il tribunale ha rigettato la richiesta, ammettendo il credito solo in via chirografaria. Il creditore ha quindi proposto ricorso in Cassazione. Prima della decisione della Suprema Corte, entrambe le parti hanno depositato un atto di rinuncia reciproca agli atti e all'azione, accettando la compensazione delle spese di lite. La Corte di Cassazione ha preso atto dell'accordo e ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza alcuna condanna alle spese, applicando la disciplina della rinuncia agli atti del giudizio.
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Contratto preliminare: il lungo ritardo non cancella l’acquisto
Nel 1996, il Promittente Venditore e il Promissario Acquirente firmano un contratto preliminare per la vendita di un immobile. L'acquirente paga l'intero prezzo ed entra subito nel possesso del bene, ma ritarda per anni la stipula del definitivo. Nel 2010, il venditore chiede la risoluzione del contratto per inadempimento. L'acquirente reagisce chiedendo il trasferimento forzato della proprietà. La Corte d'Appello, confermata dalla Cassazione, dà ragione all'acquirente. I giudici stabiliscono che il lungo ritardo dell'acquirente non costituisce un inadempimento grave, poiché il venditore ha incassato l'intero prezzo e ha tollerato il silenzio per quasi dieci anni senza attivarsi. Pertanto, viene disposto il trasferimento della proprietà dell'immobile all'acquirente.
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Obbligazione alternativa: quando il denaro non si rivaluta
Un Appaltatore realizza una strada per la Società Committente in cambio di un terreno e di un eventuale conguaglio in denaro. A causa di modifiche urbanistiche, il trasferimento del terreno diventa impossibile, trasformando l'accordo in un'obbligazione alternativa concentrata sul solo pagamento in denaro. I Cessionari del Credito dell'Appaltatore chiedono la rivalutazione monetaria del conguaglio, ma la Cassazione stabilisce che si tratta di un debito di valuta non rivalutabile. I Cessionari propongono quindi ricorso per revocazione, lamentando errori di fatto nella precedente decisione. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile: le contestazioni riguardano l'interpretazione del contratto (errori di diritto) e non sviste materiali. I ricorrenti perdono la causa e sono condannati a pagare le spese legali.
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Contratto preliminare: eredi esclusi dall’alloggio del Comune
Gli eredi di un'assegnataria di un alloggio prefabbricato post-terremoto hanno citato in giudizio il Comune per ottenere il trasferimento della proprietà dell'immobile. La domanda si fondava su un contratto preliminare stipulato dalla madre defunta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Comune, stabilendo che il contratto preliminare di cessione gratuita non si trasmette agli eredi. La morte dell'assegnataria prima del contratto definitivo comporta la caducazione dell'assegnazione. Di conseguenza, la disponibilità dell'immobile ritorna al Comune. Gli eredi non possono subentrare automaticamente, ma devono avviare un nuovo e autonomo procedimento di assegnazione dimostrando di possedere i requisiti previsti dalla legge.
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Sopravvenuta carenza di interesse: l’accordo cancella la lite
Un acquirente avvia una causa civile contro una cooperativa edilizia per ottenere il trasferimento di un appartamento. La cooperativa eccepisce il difetto di giurisdizione del giudice ordinario. L'acquirente propone quindi un regolamento preventivo di giurisdizione in Cassazione. Nelle more del giudizio, le parti firmano un accordo notarile di assegnazione dell'immobile, risolvendo ogni pendenza. L'acquirente presenta rinuncia al ricorso, che risulta tardiva rispetto alle conclusioni del Procuratore Generale. Le Sezioni Unite dichiarano comunque l'inammissibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, poiché l'accordo privato ha eliminato l'utilità di una decisione giudiziale. Le spese di giudizio vengono interamente compensate tra le parti.
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Contratto preliminare di compravendita: dalla lite all’accordo
I Promissari Acquirenti hanno stipulato un contratto preliminare di compravendita immobiliare con L'Azienda Venditrice. A causa della mancata presentazione di quest'ultima davanti al notaio, gli acquirenti hanno richiesto l'esecuzione in forma specifica del contratto e il risarcimento dei danni per il ritardo. Il Tribunale ha accolto la domanda, ma la Corte d'Appello ha escluso il risarcimento per vizio di ultrapetizione. Durante il giudizio di Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo amichevole. Di conseguenza, I Promissari Acquirenti hanno depositato formale rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, senza alcuna condanna alle spese processuali.
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