LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 2909 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

Pagina 37 di 39

777 provvedimenti

Altri anni per Art. 2909 Codice Civile

Giudicato esterno e trasferimento del lavoratore
La Corte di Cassazione ha sospeso un giudizio relativo alla legittimità del trasferimento di una lavoratrice. La decisione si basa sull'esistenza di un'altra sentenza, emessa in un procedimento parallelo tra le stesse parti, che ha già statuito sull'illegittimità del medesimo trasferimento. Per evitare sentenze contraddittorie, la Corte ha rinviato la causa in attesa che la decisione dell'altro giudizio diventi definitiva, applicando il principio del giudicato esterno.
Continua »
Giudicato e durata: effetti futuri della sentenza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda sanitaria, confermando che una precedente sentenza su un rapporto di durata (giudicato) estende i suoi effetti nel futuro finché le condizioni di fatto e di diritto non mutano. L'azienda non aveva correttamente impugnato la decisione di merito su questo punto, limitandosi a ridiscutere il diritto all'indennità già coperto dal giudicato. La Corte ha inoltre ribadito la responsabilità solidale tra azienda ospedaliera e università.
Continua »
Ne bis in idem: Cassazione su risarcimento danni
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che chiedeva un ingente risarcimento danni a tre ex dirigenti per la gestione di prodotti finanziari. La Corte ha confermato la decisione di merito, applicando il principio del 'ne bis in idem' per uno dei dirigenti, poiché una richiesta di risarcimento per la stessa condotta era già stata respinta in un precedente giudizio di lavoro. Per gli altri due, ha stabilito che la valutazione della loro responsabilità è un accertamento di fatto non riesaminabile in sede di legittimità. La sentenza chiarisce che non si può riproporre la stessa domanda cambiando solo la qualificazione giuridica dei fatti.
Continua »
Trattamento economico direttore amm.vo: no adeguamento
Un ex direttore amministrativo di un'azienda ospedaliera ha richiesto un adeguamento del proprio stipendio a quello dei dirigenti medici apicali. La Corte di Cassazione ha respinto la domanda, stabilendo che il trattamento economico del direttore amministrativo è fissato al momento della stipula del contratto e non segue automaticamente gli aumenti previsti dai contratti collettivi per il personale medico, data la diversità dei ruoli e la natura a tempo determinato dell'incarico.
Continua »
Liquidazione spese legali: la decisione della Cassazione
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i criteri per la liquidazione spese legali nei contenziosi seriali. Il caso riguarda una lavoratrice che, dopo aver ottenuto la conversione del suo contratto a tempo indeterminato, ha impugnato la decisione della Corte d'Appello sulla quantificazione delle spese legali e su altre pretese economiche. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la correttezza della liquidazione basata su uno scaglione di valore inferiore, giustificato dalla bassa complessità e dalla natura seriale della controversia. La Corte ha inoltre ribadito l'importanza di formulare e documentare correttamente le domande processuali in ogni grado di giudizio.
Continua »
Riclassificazione INPS: la Cassazione nega la retroattività
Un imprenditore ha contestato una richiesta di maggiori contributi a seguito della riclassificazione INPS della sua ditta da artigiana a industriale. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni precedenti, ha affermato il principio fondamentale secondo cui la riclassificazione INPS non ha effetto retroattivo. Gli effetti decorrono solo dalla data di notifica del provvedimento, in applicazione della Legge 335/95, per tutelare la certezza dei rapporti contributivi.
Continua »
Giudicato interno: se il coobbligato non appella paga
Una lavoratrice ottiene una condanna per differenze retributive contro l'azienda e il committente, in solido. Solo l'azienda appella. La Cassazione stabilisce che la mancata impugnazione del committente rende la sentenza definitiva nei suoi confronti per il principio del giudicato interno, annullando parzialmente la sentenza d'appello che aveva respinto la domanda anche verso di lui.
Continua »
Giudicato ultrattività: limiti nei rapporti di durata
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti della ultrattività del giudicato nei rapporti di lavoro. Sebbene un precedente giudicato avesse confermato il diritto di alcuni collaboratori linguistici universitari a un determinato trattamento retributivo, la Corte ha stabilito che tale diritto non si estende ai periodi successivi in cui sono intervenuti un nuovo contratto collettivo e modifiche normative. Questi nuovi elementi costituiscono una "sopravvenienza" idonea a interrompere l'efficacia estesa della precedente sentenza, modificando la regolamentazione del rapporto.
Continua »
Contratto collettivo: efficacia e nuovi accordi
La Corte di Cassazione ha stabilito che un nuovo contratto collettivo, unito a modifiche normative, costituisce un fatto sopravvenuto idoneo a superare l'efficacia di un precedente giudicato. In un caso riguardante il trattamento retributivo di alcuni collaboratori linguistici universitari, la Corte ha ritenuto legittima l'applicazione di un nuovo accordo del 2014, nonostante una precedente sentenza avesse dato ragione ai lavoratori sulla base di un accordo del 2006, modificando così il rapporto di lavoro per i periodi futuri.
Continua »
Liquidazione spese legali: Cassazione e minimi tariffari
Un lavoratore ricorre in Cassazione contestando la liquidazione delle spese legali effettuata dalla Corte d'Appello, sostenendo la violazione dei minimi tariffari. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo che per contestare la liquidazione delle spese legali è necessario non solo indicare le norme violate, ma anche dimostrare il pregiudizio subito utilizzando il corretto scaglione di valore per il calcolo, cosa che il ricorrente non ha fatto. La decisione sottolinea il rigore richiesto per questo tipo di impugnazioni.
Continua »
Onere della prova: Cassazione su allegazioni generiche
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un dipendente pubblico per il pagamento di compensi incentivanti. La decisione si fonda sulla genericità delle allegazioni del ricorrente, chiarendo che in tali casi l'onere della prova non viene meno e non opera il principio di non contestazione. La Corte sottolinea l'importanza di formulare domande specifiche e dettagliate per soddisfare l'onere della prova.
Continua »
Vittima del dovere: lo status è imprescrittibile
Con l'ordinanza n. 16186/2025, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: il diritto al riconoscimento dello status di vittima del dovere è imprescrittibile. A differenza dei singoli benefici economici, che sono soggetti alla prescrizione decennale, l'azione per l'accertamento di questa condizione personale non ha limiti di tempo. La Corte ha quindi annullato la decisione di merito che aveva respinto la domanda di un dipendente pubblico basandosi erroneamente sulla prescrizione dello status stesso.
Continua »
Lavoro dominicale: incidenza sulla retribuzione
Una società di media ha impugnato la decisione che riconosceva a un dipendente il diritto di includere la maggiorazione per il lavoro dominicale continuativo nel calcolo degli emolumenti indiretti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la natura continuativa della prestazione era stata adeguatamente dimostrata e che l'interpretazione del contratto collettivo da parte dei giudici di merito era corretta. Di conseguenza, la maggiorazione per il lavoro domenicale deve essere considerata parte della retribuzione utile.
Continua »
Compenso ulteriore: no se l’incarico è incluso
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un dipendente con qualifica di Quadro che richiedeva un compenso ulteriore per aver svolto l'incarico di direttore dei lavori. La Corte ha stabilito che, sulla base degli accertamenti di fatto dei giudici di merito, tale incarico rientrava nelle mansioni già previste dalla sua qualifica. L'appello è stato ritenuto inammissibile perché basato su una ricostruzione dei fatti diversa da quella accertata in sentenza, tentativo non consentito in sede di legittimità.
Continua »
Giudicato: no a nuove richieste di stipendio
La Cassazione ha annullato la condanna di una società IT al pagamento di retribuzioni a seguito di una cessione di ramo d'azienda illegittima. La Corte ha stabilito che la richiesta dei lavoratori era preclusa dal principio del giudicato, essendo già stata respinta in un precedente procedimento con le stesse parti e lo stesso oggetto.
Continua »
Indennità di perequazione: no alla retribuzione manageriale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16817/2025, ha chiarito i limiti dell'indennità di perequazione per il personale universitario che opera in ambito sanitario. Un dipendente universitario aveva richiesto l'inclusione della retribuzione di posizione, tipica dei dirigenti sanitari, nel calcolo della sua indennità. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che tale emolumento è strettamente legato all'effettivo svolgimento di un incarico dirigenziale, che nel caso di specie non era mai stato conferito. La decisione conferma un orientamento consolidato, distinguendo tra l'equiparazione del trattamento economico generale e le voci retributive specifiche legate a funzioni superiori non ricoperte. È stata inoltre confermata la responsabilità solidale dell'Università e del Policlinico.
Continua »
Spese di lite: la Cassazione e la parte contumace
La Corte di Cassazione interviene su un caso relativo a trattamenti pensionistici integrativi, stabilendo un principio cruciale in materia di spese di lite. La Corte ha cassato la decisione d'appello nella parte in cui condannava i ricorrenti, le cui domande erano state respinte, a pagare le spese legali del primo grado a favore di un Fondo pensioni rimasto contumace. Viene affermato che nessuna statuizione sulle spese può essere emessa a favore della parte che non si è costituita in giudizio.
Continua »
Giudicato retributivo: una nuova legge può superarlo?
La Corte di Cassazione stabilisce che un precedente giudicato retributivo, formatosi prima dell'entrata in vigore di una nuova normativa più favorevole, non impedisce al lavoratore di agire in giudizio per ottenere i benefici previsti dalla nuova legge. Il caso riguarda una ex lettrice universitaria che, nonostante una precedente sentenza, ha richiesto l'adeguamento del proprio stipendio sulla base di una legge successiva. La Corte ha accolto il ricorso, affermando che la sopravvenienza normativa costituisce un limite all'efficacia del giudicato, dando vita a un'azione legale autonoma e distinta dalla precedente.
Continua »
Indennità sostitutiva reintegrazione e pensione
Un dirigente medico, licenziato illegittimamente, opta per l'indennità sostitutiva della reintegrazione. L'azienda sanitaria nega il pagamento sostenendo che il rapporto si era risolto per il pensionamento del dipendente, avvenuto dopo il licenziamento ma prima della sentenza. La Corte di Cassazione conferma il diritto del lavoratore all'indennità, sottolineando l'autonomia tra rapporto di lavoro e rapporto previdenziale. La percezione della pensione di anzianità non impedisce la reintegrazione né il diritto all'indennità sostitutiva reintegrazione, che ne deriva.
Continua »
Ripristino del rapporto: dove deve avvenire?
Un lavoratore, dopo aver ottenuto la conversione di contratti di somministrazione in un rapporto a tempo indeterminato, è stato reintegrato in una sede diversa e più lontana. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'azienda al risarcimento del danno, chiarendo che il ripristino del rapporto di lavoro deve avvenire nel luogo in cui il dipendente prestava la sua ultima attività. Qualsiasi successivo trasferimento deve essere giustificato da comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive, la cui prova spetta al datore di lavoro.
Continua »