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Art. 2909 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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777 provvedimenti

Altri anni per Art. 2909 Codice Civile

Fondo di risultato: la Cassazione rinvia a udienza pubblica
Una dirigente sanitaria non medico ha citato in giudizio la propria Azienda Sanitaria per la rideterminazione del "Fondo di risultato", sostenendo un errore di calcolo per gli anni 2008-2018. Dopo decisioni contrastanti nei gradi di merito, la Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha ritenuto la questione troppo complessa per una decisione immediata. A causa della possibile influenza di un giudicato formatosi in una causa connessa e dell'entrata in vigore di nuove normative contrattuali, la Corte ha disposto il rinvio della causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito, coinvolgendo le parti e il Pubblico Ministero in una discussione orale.
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Giudicato interno e calcolo del danno: i limiti
Una lavoratrice ottiene il diritto all'assunzione e al risarcimento del danno. In appello, il risarcimento viene ridotto escludendo una voce retributiva non specificamente contestata dall'azienda. La Cassazione annulla la decisione, affermando che sulla quantificazione del danno si era formato un giudicato interno, invalicabile dal giudice d'appello in assenza di uno specifico motivo di gravame.
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Conciliazione giudiziale: quando preclude nuove cause
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un dipendente pubblico che, dopo aver siglato una conciliazione giudiziale per l'inquadramento nella categoria C5, aveva intentato una nuova causa per ottenere le categorie superiori C6 e C7. La Corte ha stabilito che la conciliazione giudiziale, essendo un accordo di natura contrattuale, ha un effetto preclusivo che copre non solo le questioni dedotte ma anche quelle 'deducibili', ovvero tutte le pretese che avrebbero potuto essere avanzate nel contenzioso originario. L'interpretazione del verbale di conciliazione spetta al giudice di merito e non può essere censurata in Cassazione come violazione del giudicato.
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Conciliazione Giudiziale: Limiti e Giudicato Implicito
Un dipendente pubblico, dopo aver sottoscritto una conciliazione giudiziale accettando una specifica categoria economica, ha intentato una nuova causa per ottenere un inquadramento superiore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la conciliazione, al pari di una sentenza, copre non solo le questioni esplicitamente trattate ma anche quelle che si sarebbero potute sollevare, formando un "giudicato implicito" che impedisce di riaprire la controversia.
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Trasferimento d’azienda: continuità del rapporto
La Corte di Cassazione ha stabilito che la tutela del lavoratore prevista in caso di trasferimento d'azienda si applica anche in scenari complessi, come la retrocessione di un ramo d'azienda al proprietario e il successivo affitto a un nuovo soggetto. Una breve sospensione dell'attività per ristrutturazione non interrompe la continuità del rapporto di lavoro, che prosegue automaticamente con il nuovo gestore. La comunicazione di prosecuzione del rapporto non costituisce licenziamento.
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Conciliazione giudiziale: quando preclude nuove cause
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni dipendenti pubblici che, dopo aver sottoscritto una conciliazione giudiziale per il proprio inquadramento, avevano avviato una nuova causa per ottenere una progressione economica superiore. La Corte ha stabilito che la conciliazione, al pari di una sentenza passata in giudicato, copre non solo le questioni esplicitamente trattate (il dedotto) ma anche quelle che si sarebbero potute sollevare (il deducibile), impedendo di fatto la riapertura del contenzioso su basi giuridiche diverse ma già esistenti al momento dell'accordo.
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Conciliazione giudiziale: quando chiude il caso
Un dipendente pubblico, dopo aver siglato una conciliazione giudiziale sul proprio inquadramento, ha avviato una nuova causa basata su presupposti giuridici diversi ma preesistenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la conciliazione giudiziale, al pari di una sentenza passata in giudicato, ha un effetto preclusivo che copre non solo le questioni esplicitamente discusse (il dedotto) ma anche quelle che si sarebbero potute discutere (il deducibile), chiudendo così definitivamente la controversia.
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Retribuzione di posizione: la Cassazione chiarisce
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito un importante principio processuale in materia di retribuzione di posizione. Il caso riguardava una dirigente scolastica a cui era stata negata la retribuzione di posizione durante un incarico all'estero. Mentre il Tribunale le aveva dato ragione per l'intera somma (parte fissa e variabile), il Ministero aveva impugnato la sentenza solo riguardo alla parte variabile. La Corte d'Appello aveva erroneamente respinto l'intera domanda. La Cassazione ha cassato questa decisione, stabilendo che la parte della sentenza relativa alla componente fissa, non essendo stata appellata, era passata in giudicato e non poteva essere rimessa in discussione.
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Retribuzione di risultato: la Cassazione rinvia il caso
Dei dirigenti sanitari hanno citato in giudizio la propria azienda sanitaria per il ricalcolo del fondo per la retribuzione di risultato per gli anni 2008-2018, sostenendo l'applicazione di criteri di calcolo errati. In presenza di orientamenti giurisprudenziali contrastanti e data la complessità della materia, la Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria con cui ha disposto il rinvio della causa a pubblica udienza per una trattazione approfondita, senza decidere nel merito.
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Giudicato esterno: l’impatto sui rapporti di durata
Una dirigente sanitaria ha citato in giudizio un'azienda sanitaria per il ricalcolo della retribuzione di risultato per gli anni 2008-2018, basandosi su una precedente causa vinta per il periodo 2000-2007. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, non ha deciso nel merito ma ha rinviato la causa a pubblica udienza. La ragione è la necessità di valutare attentamente l'impatto del potenziale giudicato esterno della causa precedente, ancora pendente, e le complesse questioni giuridiche che ne deriverebbero, data la natura annuale e variabile del fondo retributivo in questione.
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Giudicato esterno: quando sospendere il processo?
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza una causa riguardante il calcolo della retribuzione di risultato di un dirigente sanitario. La decisione è stata presa per approfondire la complessa questione del giudicato esterno, ovvero l'impatto di una precedente sentenza tra le stesse parti, sebbene relativa a un diverso periodo, sul giudizio in corso. Il caso solleva importanti questioni sulla sospensione del processo in attesa di una decisione definitiva su una questione pregiudiziale.
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Lavoro straordinario: prova e autorizzazione necessarie
Un gruppo di dipendenti ha richiesto il pagamento per minuti di lavoro svolti durante le pause e all'inizio del turno, basandosi su una precedente sentenza. La Corte di Cassazione ha qualificato la richiesta come domanda di pagamento per lavoro straordinario, rigettandola. La Corte ha stabilito che i cartellini di presenza non sono sufficienti a provare il diritto alla retribuzione extra se non viene dimostrata anche la specifica autorizzazione del datore di lavoro a svolgere tali prestazioni.
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Giudicato esterno: quando è vincolante per casi futuri?
Un ente previdenziale ha impugnato una sentenza relativa a contributi non versati, invocando un precedente giudicato esterno. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché l'ente non ha trascritto integralmente il testo della sentenza precedente nel proprio atto di appello, violando il principio di autosufficienza e impedendo alla Corte di verificare la portata del giudicato esterno invocato.
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Inammissibilità ricorso previdenziale: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso previdenziale presentato da due soggetti contro un ente previdenziale. Il caso riguardava la loro cancellazione da una gestione e l'iscrizione a un'altra. La Corte ha rigettato tutti i nove motivi di ricorso, confermando i vasti poteri istruttori del giudice del lavoro e l'inammissibilità di censure basate su principi di diritto già consolidati o su vizi procedurali non specificamente documentati.
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Appello incidentale: quando è necessario?
La Corte di Cassazione chiarisce che una parte, la cui eccezione preliminare (es. decadenza) sia stata implicitamente respinta dal giudice di primo grado, deve proporre un appello incidentale per farla riesaminare. Il rigetto è implicito quando il giudice decide nel merito della causa, presupponendo il superamento dell'eccezione. La semplice riproposizione dell'eccezione in appello non è sufficiente, pena la formazione del giudicato interno sulla questione.
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Licenziamento per assenze ingiustificate: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un licenziamento per assenze ingiustificate di una dipendente pubblica. La sentenza stabilisce che, ai fini della valutazione della proporzionalità della sanzione, il giudice può considerare l'intera condotta del lavoratore, inclusa la mancata adesione a un piano di recupero per assenze precedenti, anche se non formalmente contestate. Tale comportamento complessivo è stato ritenuto idoneo a ledere in modo irreparabile il vincolo di fiducia con il datore di lavoro.
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Licenziamento illegittimo: si applica l’art. 18
La Corte di Cassazione ha stabilito che se la comunicazione di fine rapporto di un contratto a progetto, poi convertito in tempo indeterminato, viene qualificata come un vero e proprio atto di recesso, si configura un licenziamento illegittimo. In questo caso, al lavoratore spetta la tutela reale della reintegrazione nel posto di lavoro prevista dall'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, e non la mera indennità economica prevista per la conversione dei contratti a termine. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che, pur riconoscendo la natura di licenziamento dell'atto, aveva erroneamente applicato la sanzione meno favorevole per il dipendente.
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Somministrazione illecita: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'amministratore di una società sanzionata per somministrazione illecita di manodopera. La Corte ha stabilito che, in caso di depenalizzazione di un reato, il termine di 90 giorni per la contestazione amministrativa decorre dalla data di trasmissione degli atti dalla Procura all'autorità competente. È stata inoltre confermata la distinzione tra appalto lecito e somministrazione illecita, la quale si configura quando l'appaltatore fornisce solo personale, senza assumere il rischio d'impresa e senza esercitare un potere direttivo effettivo.
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Opposizione tardiva cartella: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente contro una cartella di pagamento. L'opposizione tardiva alla cartella, presentata ben oltre i termini di legge, impedisce al giudice di esaminare il merito della pretesa, inclusa l'eccezione di prescrizione sia maturata prima che dopo la notifica dell'atto. La decisione sottolinea il carattere perentorio dei termini di impugnazione.
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Giudicato esterno e aiuti di Stato: un limite decisivo
Una società colpita da un'alluvione ha richiesto il rimborso di contributi previdenziali, invocando le norme sugli aiuti di Stato. La Corte di Cassazione ha respinto la domanda, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il motivo centrale è l'effetto vincolante di un 'giudicato esterno' emesso da un tribunale tributario, che aveva già quantificato in modo definitivo il danno totale subito dall'azienda. Poiché l'impresa era già stata risarcita per quell'importo, ogni ulteriore pagamento sarebbe stato una 'sovracompensazione' vietata dalle norme UE sugli aiuti di Stato, rendendo la precedente sentenza un limite insuperabile.
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