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Art. 2909 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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777 provvedimenti

Altri anni per Art. 2909 Codice Civile

Indennità agente unico: diritto anche se soppressa
La Cassazione conferma il diritto di un dipendente del settore trasporti a percepire l'indennità agente unico, anche dopo la sua formale soppressione, poiché le mansioni accessorie di vendita biglietti continuavano ad essere svolte. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, stabilendo che la continuità della prestazione giustifica la conservazione del trattamento economico equivalente, in applicazione del principio di irriducibilità della retribuzione.
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Spese legali terzo chiamato: il giudicato vince
La Corte di Cassazione ha stabilito che le spese legali del terzo chiamato in causa non possono essere addebitate all'attore principale se la chiamata è stata dichiarata inammissibile con una decisione passata in giudicato. In questo caso, un consorzio aveva chiamato in causa una società terza in una disputa contro un privato. Nonostante il tribunale avesse dichiarato inammissibile la chiamata, la Corte d'Appello aveva condannato il privato a pagare le spese legali del terzo chiamato. La Cassazione ha annullato questa decisione, affermando che il giudicato sull'inammissibilità impedisce di attribuire i costi all'attore, ponendoli di fatto a carico di chi ha effettuato la chiamata rivelatasi proceduralmente scorretta.
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Domanda amministrativa: Cassazione annulla la sentenza
Un pensionato ha richiesto il ricalcolo della sua pensione per includere i periodi di servizio militare. La Corte d'Appello ha respinto la sua richiesta basandosi sull'errata convinzione che mancasse la necessaria domanda amministrativa. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, rilevando che la domanda era presente negli atti del processo. L'omesso esame di questo fatto decisivo ha invalidato la sentenza, e il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio.
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Giudicato esterno: effetti futuri su rapporti di durata
Una ex lettrice universitaria ha richiesto il riconoscimento di differenze retributive per il periodo 2009-2017, basandosi su un precedente giudicato che le aveva riconosciuto un trattamento economico superiore fino al 2008. La Corte d'Appello aveva negato tale estensione, invocando una nuova legge. La Cassazione ha annullato questa decisione, affermando che il precedente giudicato esterno aveva già escluso l'applicabilità della nuova norma a quel rapporto di lavoro, rendendo la sua autorità vincolante anche per il futuro e stabilendo un importante principio sulla sua ultrattività.
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Giudicato e rapporti di lavoro: la decisione passata
Un ex lettore universitario ha richiesto differenze retributive per il periodo 2009-2017, basandosi su un precedente giudicato che gli riconosceva un parametro retributivo superiore per il periodo fino al 2008. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'efficacia del precedente giudicato si estende anche ai periodi successivi. La Corte ha chiarito che se una legge, pur sopravvenuta, è già stata valutata e ritenuta inapplicabile nel primo giudizio, la decisione passata in giudicato mantiene la sua autorità vincolante per il futuro, garantendo certezza nei rapporti giuridici di durata.
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Giudicato esterno e rapporti di durata: la Cassazione
Una lavoratrice, dopo aver ottenuto una sentenza definitiva (giudicato) che le riconosceva il diritto a un trattamento retributivo superiore per un determinato periodo, ha agito in giudizio per ottenere lo stesso trattamento per gli anni successivi. La Corte di Cassazione ha stabilito che il precedente giudicato esterno è vincolante e si estende ai periodi futuri del rapporto di lavoro, impedendo al giudice di ridiscutere questioni già decise, a meno che non intervengano nuovi fatti o leggi che alterino sostanzialmente il rapporto.
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Giudicato esterno: vincolante per il futuro? La Cassazione
Una lavoratrice ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro per differenze retributive relative al periodo 2009-2017, chiedendo l'applicazione dello stesso criterio di calcolo stabilito in una precedente sentenza definitiva. La Corte d'Appello aveva respinto la richiesta, invocando una nuova legge. La Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il principio del giudicato esterno rende la precedente sentenza vincolante anche per i periodi successivi, poiché la questione dell'applicabilità della nuova legge era già stata decisa in via definitiva tra le parti.
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Giudicato esterno: la Cassazione ne riafferma il valore
Il caso analizza una disputa tra una collaboratrice linguistica e un'università per differenze retributive. La Corte di Cassazione ha rafforzato il principio del giudicato esterno, stabilendo che una precedente sentenza definitiva, che definisce il metodo di calcolo della retribuzione, mantiene la sua efficacia per i periodi futuri dello stesso rapporto di lavoro. La Corte ha chiarito che se la sentenza passata in giudicato ha già escluso l'applicazione di una nuova legge (ius superveniens), quest'ultima non può essere invocata per modificare i diritti già accertati.
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Giudicato esterno: la sua forza nei rapporti di durata
Una collaboratrice linguistica ha citato in giudizio un'università per ottenere differenze retributive, basandosi su una precedente sentenza a lei favorevole. L'università si è opposta invocando una nuova legge. La Corte di Cassazione ha stabilito che il principio del giudicato esterno prevale, poiché la legge in questione era già stata esaminata ed esclusa nella precedente decisione definitiva. Di conseguenza, la precedente sentenza continua a regolare il rapporto tra le parti, annullando la decisione della Corte d'Appello che aveva negato tale principio.
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Cessione ramo d’azienda: obblighi del cedente
Una lavoratrice ha citato in giudizio l'ex datore di lavoro dopo una cessione di ramo d'azienda, sostenendo la violazione della buona fede nella scelta di un'azienda acquirente che in seguito ha cessato l'attività. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'impresa cedente non ha alcun obbligo legale di verificare o garantire la futura stabilità finanziaria dell'acquirente. La validità del trasferimento non dipende dal successo a lungo termine dell'acquirente, poiché la legge prevede già specifiche tutele per i lavoratori.
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Tempo tuta: quando va pagato? La Cassazione decide
La Cassazione ha stabilito che il 'tempo tuta' deve essere retribuito a tutti i dipendenti sanitari obbligati a indossare la divisa sul luogo di lavoro, non solo ai turnisti. La Corte ha annullato una decisione d'appello che negava tale diritto a lavoratori non turnisti e ha chiarito l'errata applicazione del principio del giudicato in un caso simile. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Collaboratori sportivi: quando è lavoro subordinato
Un'associazione sportiva ha impugnato una cartella esattoriale per contributi non versati, sostenendo che i suoi istruttori fossero autonomi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la natura di lavoro subordinato. La decisione si basa su elementi come orari fissi, direttive del datore di lavoro e obbligo di comunicazione delle assenze, qualificando tali indici come prova della subordinazione. La Corte ha inoltre stabilito che una precedente sentenza favorevole, ma resa tra parti diverse, non ha valore di giudicato nel nuovo processo.
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Spese processuali inibitoria: quando vanno liquidate?
Un manager ha impugnato una sentenza in materia di lavoro. In Cassazione, il suo ricorso è stato respinto. È stato invece accolto il ricorso incidentale di una lavoratrice riguardo le spese processuali inibitoria non liquidate dalla Corte d'Appello. La Suprema Corte ha stabilito che la parte vittoriosa in un sub-procedimento ha diritto al rimborso delle spese, anche se non si è costituita nel giudizio di merito principale, affermando un importante principio di soccombenza.
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Cessione ramo d’azienda: doppio stipendio legittimo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che in caso di cessione ramo d'azienda dichiarata illegittima, il lavoratore ha diritto alla retribuzione dal datore di lavoro originario (cedente) anche se ha continuato a lavorare e percepire uno stipendio dal nuovo datore (cessionario). La Corte ha chiarito che si configurano due rapporti di lavoro distinti: uno 'de iure' con il cedente, ripristinato dalla sentenza, e uno 'de facto' con il cessionario. Pertanto, la retribuzione percepita non può essere detratta da quella dovuta dal cedente, che si trova in mora credendi per non aver accettato la prestazione lavorativa offerta dal dipendente.
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Compensazione atecnica: TFR e stipendi non pagati
Un lavoratore, licenziato e poi reintegrato con provvedimento d'urgenza, ha chiesto il pagamento di alcune mensilità. L'azienda ha eccepito la compensazione atecnica con il TFR già versato, divenuto indebito a seguito della reintegra. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di tale compensazione, in quanto i rispettivi crediti e debiti derivano dall'unico rapporto di lavoro, respingendo il ricorso del lavoratore.
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Onere della prova: no differenze retributive senza prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso di alcuni lavoratori che chiedevano differenze retributive a un'azienda di servizi postali. Sebbene un precedente giudizio avesse accertato l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato, la Suprema Corte ha stabilito che ciò non è sufficiente. Spetta infatti al lavoratore l'onere della prova riguardo le specifiche modalità della prestazione, come l'orario di lavoro, per poter quantificare le somme richieste. In assenza di tale prova, la domanda deve essere rigettata.
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Differenze retributive: prova e ricorso in Cassazione
Un caso di richiesta di differenze retributive per lavoro in farmacia. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli eredi del lavoratore, confermando la decisione di merito che negava il diritto per mancanza di prova adeguata su mansioni e orari di lavoro, rendendo impossibile ogni calcolo.
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Fusione scolastica e graduatorie: la Cassazione
Un docente ricorre in Cassazione dopo aver perso la cattedra a seguito di una fusione scolastica, poi annullata per un vizio di competenza. L'amministrazione, tuttavia, aveva riconfermato la fusione, mantenendo le graduatorie unificate. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che l'annullamento per vizi formali non comporta la cancellazione automatica di tutti gli atti conseguenti. L'amministrazione può legittimamente sanare il vizio e confermare gli effetti prodotti, come la graduatoria unica, precludendo al docente la possibilità di essere reintegrato sulla base delle vecchie liste separate.
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Incarichi dirigenziali: le regole per la selezione
Un dirigente scolastico si oppone alla sua esclusione da una selezione per un incarico amministrativo. La Cassazione rigetta il ricorso, confermando la netta distinzione tra i ruoli e la legittimità della scelta dell'amministrazione basata sull'esperienza specifica del candidato vincitore. La sentenza definisce i criteri di accesso ai diversi tipi di incarichi dirigenziali, sottolineando la discrezionalità della P.A. nelle procedure comparative.
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Codatorialità: la guida della Cassazione per il lavoro
Una lavoratrice, formalmente impiegata da una società di call center, ha sostenuto che il suo vero datore di lavoro fosse una grande azienda di logistica per cui lavorava esclusivamente. La Corte di Cassazione ha affermato il principio di codatorialità, secondo cui più aziende di un gruppo sono considerate un unico datore di lavoro se condividono la gestione, integrano le attività e utilizzano in modo promiscuo la prestazione del dipendente. Questo rende tutte le società solidalmente responsabili, anche in assenza di uno schema fraudolento. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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