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Art. 2909 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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777 provvedimenti

Altri anni per Art. 2909 Codice Civile

Ripetizione indebito: la PA può chiedere i soldi?
La Corte di Cassazione analizza un caso di ripetizione indebito avviato da un ente pubblico contro i propri dipendenti. L'ente aveva annullato in autotutela le delibere che giustificavano pagamenti extra, chiedendone la restituzione. I lavoratori si sono opposti, ma la Cassazione ha dichiarato il loro ricorso inammissibile, confermando che le somme, prive di una valida causa giuridica a seguito dell'annullamento degli atti, dovevano essere restituite.
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Eccezione di compensazione: negata se il credito è escluso
Un dipendente pubblico, dopo aver ricevuto un pagamento per mansioni superiori in base a una sentenza poi riformata, si opponeva alla richiesta di restituzione sollevando un'eccezione di compensazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che non è possibile opporre in compensazione un credito la cui esistenza è stata negata da una precedente sentenza passata in giudicato. Tale decisione definitiva preclude qualsiasi ulteriore pretesa, anche sotto forma di ingiustificato arricchimento.
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Indennità di mensa TFR: quando è esclusa dal calcolo
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità di mensa è esclusa dalla base di calcolo del TFR, a meno che non sia diversamente previsto da un contratto collettivo. In un caso riguardante un dipendente di un ospedale, la Corte ha chiarito che la legge del 1992, che esclude tale indennità dalla retribuzione, ha valore retroattivo e si applica indipendentemente dalla fornitura effettiva del servizio mensa. Di conseguenza, l'inclusione dell'indennità di mensa TFR nel computo è legittima solo in presenza di una specifica volontà collettiva.
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Ricorso inammissibile: le regole del giudicato esterno
Una struttura sanitaria ricorre in Cassazione per una controversia sul calcolo del TFR di un ex dipendente. Il ricorso viene dichiarato inammissibile per motivi procedurali, tra cui la mancata prova di un giudicato esterno e la violazione del principio di autosufficienza. La Corte sottolinea l'importanza di rispettare le formalità per presentare un ricorso valido.
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Indennità di mensa nel TFR: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31719/2024, ha stabilito che l'indennità di mensa non rientra automaticamente nella base di calcolo del TFR. In un caso tra una struttura sanitaria e un suo ex dipendente, la Corte ha chiarito che tale indennità ha natura assistenziale e non retributiva, a meno che i contratti collettivi non dispongano diversamente. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello che l'aveva inclusa, rinviando la causa per una nuova valutazione.
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Omissione contributiva: il datore risarcisce il danno
Un ex dirigente medico ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro, un ospedale, per omissione contributiva sui compensi ricevuti per attività in 'plus orario' tra il 1994 e il 2004. L'ospedale sosteneva che tali compensi derivassero da lavoro autonomo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che si trattava di lavoro dipendente e che l'omissione contributiva dava diritto al risarcimento del danno. È stato chiarito che il lavoratore può scegliere tra l'azione risarcitoria e la costituzione di una rendita vitalizia, senza che la mancata richiesta di quest'ultima costituisca concorso di colpa.
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Prescrizione contributi pubblici: la Cassazione decide
Un'azienda sanitaria ha chiesto il rimborso di somme versate a un ente previdenziale per contributi che riteneva prescritti. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, chiarendo che una norma successiva ha legittimamente differito con effetto retroattivo i termini di prescrizione contributi pubblici non ancora accertati con sentenza definitiva, rendendo dovuto il pagamento.
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Indennità di mobilità: il giudicato riflesso sull’INPS
La Cassazione ha respinto il ricorso di alcuni lavoratori per l'ottenimento dell'indennità di mobilità. La Corte ha confermato la decadenza per alcuni e, per altri, ha applicato il principio del giudicato riflesso, estendendo all'ente previdenziale gli effetti di una precedente sentenza tra lavoratori e datore di lavoro sulla classificazione aziendale, escludendo così il diritto alla prestazione.
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Passaggio di cantiere: la Cassazione sui requisiti
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di alcuni lavoratori a cui era stato negato il diritto al passaggio di cantiere. La Suprema Corte ha cassato la decisione d'appello, stabilendo che il giudice di merito ha errato nel non verificare in concreto il requisito dell'adibizione dei dipendenti al cantiere per almeno 240 giorni prima del cambio appalto, un elemento cruciale previsto dal CCNL di settore. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame dei fatti.
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Contributi Gestione Separata e occultamento del debito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 35119/2024, ha stabilito che un professionista iscritto al proprio albo ma anche dipendente part-time è tenuto al versamento dei contributi alla Gestione Separata INPS. La Corte ha inoltre chiarito che l'omessa compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi, unita alla piena consapevolezza dell'obbligo contributivo, integra un occultamento doloso del debito, con conseguente sospensione della prescrizione del credito dell'ente previdenziale.
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Giudicato esterno: come annulla un debito previdenziale
Un professionista ha impugnato in Cassazione un avviso di addebito per contributi previdenziali. Durante il processo, un'altra sentenza definitiva (giudicato esterno) ha dichiarato prescritto lo stesso credito. La Suprema Corte, riconoscendo l'efficacia vincolante di questo nuovo giudicato, ha accolto il ricorso, annullando la pretesa dell'ente previdenziale e confermando l'estinzione del debito.
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Sanzioni Gestione Separata annullate dalla Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33940/2024, ha annullato le sanzioni Gestione Separata imposte a un professionista per l'omessa contribuzione relativa all'anno 2008. Pur confermando l'obbligo di versare i contributi, la Corte ha ritenuto illegittima l'applicazione delle sanzioni, applicando i principi di una sentenza della Corte Costituzionale che tutela l'affidamento del contribuente in periodi di incertezza normativa.
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Contratti a termine fondazioni liriche: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza un caso cruciale sui contratti a termine nelle fondazioni liriche. Un lavoratore ha contestato la legittimità di una serie di contratti a tempo determinato, sostenendo la violazione della normativa europea volta a prevenire gli abusi. La Corte ha ritenuto la questione di tale complessità e rilevanza nomofilattica da richiedere un esame approfondito, in particolare per valutare la compatibilità della legislazione nazionale, che permette una maggiore flessibilità per tali enti, con i principi sanciti dalla Corte di Giustizia dell'UE.
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Indennità di mensa nel TFR: la Cassazione decide
Una lavoratrice del settore sanitario ha contestato il calcolo del suo TFR, sostenendo la mancata inclusione di diverse voci retributive, tra cui l'indennità di mensa. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito che la natura retributiva dell'indennità di mensa, e quindi la sua inclusione nel TFR, dipende dalla contrattazione collettiva applicabile nel tempo. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, rinviando il caso per un nuovo calcolo che tenga conto di questo principio, sottolineando l'importanza di verificare gli accordi sindacali vigenti prima delle riforme legislative.
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Verbale ispettivo INPS: onere della prova e validità
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una famiglia contro l'ente previdenziale, confermando che il verbale ispettivo INPS è una 'fonte di prova'. Spetta ai privati dimostrare l'effettiva esistenza del rapporto di lavoro agricolo contestato. La Corte ha chiarito che il verbale non è un atto amministrativo da annullare, ma un elemento probatorio il cui contenuto deve essere contestato nel merito, provando una diversa realtà dei fatti.
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Danno previdenziale e giudicato: la Cassazione
Una lavoratrice ha richiesto il risarcimento per danno previdenziale derivante dal mancato versamento dei contributi su mansioni superiori svolte in passato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione risiede nel fatto che il diritto alle differenze retributive per lo stesso periodo era già stato dichiarato prescritto in un precedente giudizio. Tale giudicato ha un effetto preclusivo, impedendo un nuovo accertamento sullo svolgimento delle mansioni e rendendo infondata la successiva richiesta di risarcimento per il danno previdenziale.
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Rinnovo contratto: illegittima la rinuncia ai diritti
La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittima la condotta di un Comune che condizionava il rinnovo contratto di lavoro a termine alla firma di una liberatoria per passate pretese risarcitorie. Tale condizione viola i diritti indisponibili del lavoratore. La sentenza d'appello, che aveva dato ragione all'ente pubblico, è stata annullata con rinvio, riaffermando la tutela del lavoratore contro clausole abusive.
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Errore di fatto revocazione: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione presentato da un Comune contro un ente previdenziale. Il Comune sosteneva un errore di fatto, accusando la Corte di non aver visto nel precedente ricorso l'indicazione del termine iniziale della prescrizione. La Corte ha chiarito che non si trattava di un errore di fatto revocazione, bensì di una valutazione interpretativa del ricorso, non sindacabile con questo strumento. La decisione ribadisce che la revocazione non può essere usata per contestare l'interpretazione degli atti processuali da parte del giudice.
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Mansioni superiori: ricorso inammissibile in Cassazione
Due dipendenti pubbliche, dopo aver ottenuto in primo grado il riconoscimento delle differenze retributive per mansioni superiori, si sono viste rigettare la domanda in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il loro successivo ricorso inammissibile, ribadendo che non è possibile richiedere in sede di legittimità una nuova valutazione dei fatti già esaminati dal giudice di merito. L'ordinanza sottolinea i rigorosi limiti del sindacato sulla motivazione della sentenza impugnata.
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Pensione estera: quale legge si applica al pignoramento?
Un ex professionista tedesco, ora residente in Italia, ha contestato le trattenute sulla sua pensione tedesca, derivanti da una procedura di insolvenza in Germania. Sosteneva l'applicazione della legge italiana, più favorevole riguardo alla pignorabilità delle pensioni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: per una pensione estera, la legge applicabile è sempre quella dello Stato in cui sono maturati i diritti e che eroga la prestazione, indipendentemente dalla residenza attuale del pensionato. Di conseguenza, la normativa tedesca regola la vicenda.
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