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Art. 2909 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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777 provvedimenti

Altri anni per Art. 2909 Codice Civile

Principio di soccombenza: chi paga le spese legali?
Una lavoratrice ottiene una vittoria parziale contro un'amministrazione pubblica, ma la Corte d'Appello la condanna a pagare il 50% delle spese legali. La Cassazione interviene, annullando la condanna e riaffermando che il principio di soccombenza vieta di addebitare le spese alla parte parzialmente vittoriosa, disponendo la compensazione totale delle spese di tutti i gradi di giudizio.
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Risarcimento del danno e giudicato: il caso dei dipendenti
La Corte di Cassazione ha stabilito che una precedente sentenza che nega le differenze retributive a dei dipendenti pubblici non preclude una successiva azione per il risarcimento del danno. Il caso riguardava alcuni dipendenti a cui un Ministero non aveva inizialmente riconosciuto un punteggio per il titolo di laurea in una procedura di progressione interna, ritardandone l'inquadramento. La Corte ha chiarito che la domanda per le differenze retributive (basata sul contratto) e quella per il risarcimento del danno (basata sulla condotta illecita dell'amministrazione) hanno una 'causa petendi' diversa, pertanto non sono coperte dallo stesso giudicato.
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Efficacia erga omnes: i limiti nelle graduatorie
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti dell'efficacia erga omnes del giudicato amministrativo. In un caso relativo a una graduatoria concorsuale viziata, la Corte ha stabilito che l'annullamento ottenuto da alcuni concorrenti non si estende automaticamente agli altri che non hanno agito in giudizio o il cui ricorso è stato dichiarato inammissibile. La sentenza sottolinea che la graduatoria è un atto plurimo scindibile e l'annullamento ha effetti solo "inter partes", salvo vizi che rendano l'atto logicamente insostenibile nella sua interezza.
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Simulazione cessione d’azienda: licenziamento nullo
La Corte di Cassazione conferma la nullità di un licenziamento per ritorsione, avvenuto nel contesto di una simulazione cessione d'azienda. I giudici hanno identificato un'operazione fraudolenta, con la creazione di una nuova società e la successiva cancellazione di quella originaria, finalizzata unicamente a eludere i diritti del lavoratore. È stato riconosciuto un 'unico centro di imputazione' del rapporto di lavoro, che ha reso l'operazione societaria un mero schermo giuridico e il licenziamento un atto illegittimo perché basato su un motivo illecito determinante.
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Giudicato esterno: limiti e applicazione nel lavoro
La Corte di Cassazione chiarisce l'efficacia del giudicato esterno. In un caso riguardante lavoratori riassunti da un ente locale dopo il fallimento del precedente datore di lavoro, la Corte ha stabilito che una precedente sentenza, che aveva già interpretato in senso restrittivo una clausola contrattuale, impediva una nuova domanda basata su un'interpretazione diversa della stessa clausola, anche se volta a ottenere un beneficio differente (la conservazione della retribuzione). La decisione sottolinea come l'accertamento su un punto logico fondamentale abbia efficacia vincolante per tutte le future controversie tra le stesse parti relative al medesimo rapporto.
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Efficacia del giudicato: la Cassazione chiarisce
Un gruppo di lavoratori, riassunti da un Comune dopo il fallimento del precedente datore di lavoro, un Consorzio, chiedeva di mantenere il livello retributivo acquisito. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'interpretazione di una clausola contrattuale, già affrontata in precedenti sentenze tra le stesse parti, era coperta dall'efficacia del giudicato. Anche se le cause precedenti avevano un oggetto diverso (riammissione in servizio e solidarietà nei pagamenti), la valutazione del significato della clausola costituiva un punto fondamentale e un antecedente logico vincolante, che non poteva essere riesaminato. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio.
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Licenziamento ritorsivo: la Cassazione e la simulazione
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di un licenziamento ritorsivo, avvenuto a seguito di una cessione d'azienda risultata simulata. La Corte ha identificato un unico centro di imputazione del rapporto di lavoro, superando lo schermo societario creato ad arte per eludere i diritti del lavoratore. La sentenza stabilisce che la creazione di una nuova società e il trasferimento fittizio dell'azienda, finalizzati unicamente a licenziare un dipendente scomodo, costituiscono un'operazione illecita, con conseguente reintegrazione del lavoratore e risarcimento del danno.
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Doppio licenziamento: quando il secondo è inefficace
Un lavoratore ha ricevuto due licenziamenti. Il primo è stato infine confermato come legittimo e definitivo. La Corte di Cassazione ha analizzato il secondo licenziamento, dichiarandolo definitivamente inefficace perché il rapporto di lavoro era già cessato a causa del primo. Il caso chiarisce i principi che regolano un doppio licenziamento e le conseguenze procedurali quando il primo licenziamento diventa definitivo nel corso del contenzioso relativo al secondo.
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Incentivo all’esodo e divieto di riassunzione
Un ex dipendente pubblico ha richiesto il pagamento di un incentivo all'esodo nonostante avesse violato il patto di non lavorare per enti collegati alla Regione per cinque anni. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che negava il diritto all'incentivo e imponeva la restituzione delle somme già percepite. La violazione del divieto, infatti, fa venir meno la causa stessa del beneficio economico, il cui scopo è il contenimento della spesa pubblica. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili i motivi di ricorso basati su questioni non sollevate nei gradi precedenti.
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Ipotesi di accordo: quando è vincolante per l’azienda?
Un lavoratore ha citato in giudizio il suo datore di lavoro, una società di riscossione, per ottenere premi incentivanti basati su un'ipotesi di accordo. La validità del documento era subordinata all'approvazione del Consiglio di Amministrazione, che non è mai avvenuta. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del lavoratore, confermando che un'ipotesi di accordo priva della necessaria approvazione formale non costituisce un contratto perfezionato e non produce effetti giuridici vincolanti, negando così le pretese del dipendente.
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Giudicato: limiti all’azione legale e abuso processo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un candidato idoneo in una graduatoria del 1999, il quale lamentava la mancata assunzione da parte di un ente pubblico. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la questione era già coperta da precedente giudicato, formatosi in seguito a numerosi contenziosi tra le stesse parti. Anche se il ricorrente ha tentato di basare la nuova azione su una delibera successiva, la Corte ha ritenuto che tale atto rientrasse nell'ambito di ciò che era già stato deciso o che si sarebbe potuto decidere nei precedenti giudizi. Infine, il ricorrente è stato condannato per abuso del processo a causa della sua insistenza nel riproporre la medesima lite.
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Accordo conciliativo: la rinuncia vale sui diritti pregressi
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore non può far valere una sentenza favorevole, ottenuta contro il precedente datore di lavoro, nei confronti della nuova società datrice di lavoro se ha firmato un accordo conciliativo. In tale accordo, il lavoratore aveva accettato un nuovo inquadramento e rinunciato a ogni pretesa pregressa, interrompendo così ogni legame con la precedente situazione lavorativa. La Corte ha ritenuto che l'accordo conciliativo fosse valido e che si fosse instaurato un rapporto di lavoro completamente nuovo, rendendo inopponibile la vecchia sentenza.
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Prova atipica: testimonianza valida da altro processo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un professionista sanzionato per l'impiego irregolare di una lavoratrice. La Corte ha stabilito che una testimonianza resa in un altro giudizio costituisce una prova atipica pienamente utilizzabile, a condizione che sia garantito il contraddittorio tra le parti. È stato inoltre chiarito che una sentenza emessa in un altro processo tra parti diverse non ha efficacia di giudicato, ma può essere valutata dal giudice come semplice elemento di prova documentale.
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Errore di fatto: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda contro l'Ente Previdenziale, chiarendo che un presunto errore di fatto, se consiste in una diversa interpretazione della condotta processuale, non è sufficiente per la revocazione di una sentenza. La Corte ha sottolineato la differenza tra un errore percettivo e una valutazione delle prove, confermando la condanna dell'azienda al pagamento dei contributi e respingendo anche il ricorso incidentale dell'Ente.
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Giudicato e ius superveniens: la legge non cambia
La Corte di Cassazione ha stabilito che una nuova legge (ius superveniens) non può modificare la natura di un diritto già accertato con sentenza passata in giudicato. Nel caso specifico, una società era stata condannata al pagamento di 'retribuzioni'. In fase di quantificazione, non ha potuto invocare una legge successiva che prevedeva un'indennità risarcitoria forfettaria, poiché il giudicato aveva già cristallizzato la natura retributiva del credito, vincolando il giudice della quantificazione. La discussione verte sul delicato equilibrio tra giudicato e ius superveniens.
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Giudicato e ricalcolo pensione: cosa sapere
Un pensionato ha richiesto il ricalcolo della propria pensione. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso dell'ente previdenziale, ha stabilito che il principio del giudicato impedisce di riesaminare domande basate su periodi contributivi che potevano essere oggetto di precedenti sentenze, anche se queste ultime si erano concluse con declaratorie di inammissibilità. La decisione sottolinea che il giudicato copre non solo quanto effettivamente deciso, ma anche ciò che si sarebbe potuto dedurre, estendendo i suoi effetti ai ratei futuri della pensione.
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Reddito inserimento sociale: durata e rinnovo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 830/2024, ha chiarito la disciplina del reddito di inserimento sociale previsto da un regolamento comunale. È stato stabilito che, nonostante si tratti di un diritto soggettivo, la sua erogazione è limitata a un massimo di sei mesi. Per ottenere il rinnovo, non basta la persistenza dello stato di bisogno, ma è necessaria una nuova e specifica domanda da parte dell'interessato, soggetta a una nuova istruttoria da parte dell'ente. La Corte ha rigettato il ricorso di un cittadino che chiedeva la continuazione del sussidio senza soluzione di continuità, confermando la legittimità della normativa comunale che prevede una durata massima e la necessità di rinnovo esplicito.
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Ripetizione d’indebito: quando è preclusa l’azione
Un ente previdenziale ha richiesto la restituzione di somme pagate in eccesso durante un'esecuzione forzata. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'azione di ripetizione d'indebito è preclusa una volta che il processo esecutivo si è concluso. Le eventuali contestazioni devono essere sollevate tramite gli appositi rimedi interni alla procedura esecutiva stessa, la cui mancata attivazione rende definitivi gli atti compiuti.
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Contratto a progetto: quando diventa lavoro subordinato
Una società di comunicazioni si è vista riqualificare i contratti a progetto dei suoi collaboratori in rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato a causa della genericità dei progetti indicati. L'Ente Previdenziale aveva richiesto il pagamento dei contributi omessi. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che un contratto a progetto privo di uno specifico e definito obiettivo, che si limita a ricalcare l'oggetto sociale dell'azienda, è nullo e si converte automaticamente in un contratto di lavoro subordinato. Tale principio, ha chiarito la Corte, era già applicabile anche prima della riforma del lavoro del 2012. Inoltre, è stato ribadito che una precedente sentenza favorevole all'azienda, ottenuta contro l'Ispettorato del Lavoro, non ha alcuna efficacia vincolante nei confronti dell'Ente Previdenziale, in quanto quest'ultimo non era parte di quel giudizio.
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Giudicato esterno: limiti in caso di licenziamento
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 387/2024, ha chiarito i limiti del giudicato esterno. Una precedente sentenza che annulla un licenziamento collettivo per vizi procedurali non costituisce prova automatica del diritto dei lavoratori ad essere assunti da un'altra società, anche se collegata. La Corte ha stabilito che, affinché il giudicato sia vincolante, le due cause devono avere identico oggetto (petitum) e identiche ragioni (causa petendi), condizione non soddisfatta nel caso di specie, dove si confrontavano l'illegittimità di un licenziamento e il diritto a una nuova assunzione basata su un accordo separato.
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