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Art. 2909 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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777 provvedimenti

Altri anni per Art. 2909 Codice Civile

Giudicato amministrativo: effetti su terzi e concorsi
Un lavoratore fa causa dopo essere stato escluso da una promozione in un concorso pubblico. Una separata sentenza del giudice amministrativo annulla l'intera procedura di concorso. La Corte di Cassazione chiarisce che il giudicato amministrativo di annullamento ha effetti "erga omnes" (verso tutti), rendendo la pretesa originaria del lavoratore infondata perché il concorso non esiste più, anche se egli non era parte del giudizio amministrativo. Il ricorso del lavoratore viene quindi respinto.
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Frazionamento del credito: quando è legittimo?
Un lavoratore ha agito contro il suo datore di lavoro e la relativa azienda agricola per il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha affrontato il tema del frazionamento del credito, stabilendo che non costituisce abuso del processo agire prima con un procedimento monitorio per un credito liquido e documentato, e poi con una causa ordinaria per accertare un credito diverso, vantato verso due soggetti distinti. La Corte ha rigettato il ricorso dei datori di lavoro, confermando le decisioni dei giudici di merito.
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Indennità De Maria e retribuzione di posizione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5126/2024, ha rigettato il ricorso di un dipendente universitario che chiedeva l'inclusione della retribuzione di posizione nel calcolo della cosiddetta Indennità De Maria. La Corte ha ribadito il principio secondo cui tale indennità, finalizzata a equiparare il trattamento economico del personale universitario a quello del personale sanitario, non può estendersi automaticamente a emolumenti, come la retribuzione di posizione, che sono strettamente legati all'effettivo conferimento e svolgimento di un incarico dirigenziale, la cui prova spetta al lavoratore.
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Indennità di perequazione: no alla retribuzione di posizione
Un dipendente universitario ha richiesto il pagamento di un'indennità di perequazione calcolata includendo la retribuzione di posizione del personale sanitario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'indennità di perequazione copre il trattamento economico fondamentale, ma non gli emolumenti, come la retribuzione di posizione, che sono legati all'effettivo conferimento di un incarico dirigenziale. La Corte ha chiarito che spetta al lavoratore provare di avere i requisiti per tali voci accessorie.
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Inquadramento mobilità volontaria: la decisione
Un ex dipendente statale, trasferito presso un ente pubblico non economico, ha contestato il suo inquadramento professionale, ritenendolo inferiore a quello spettante. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che nell'ambito della mobilità volontaria, l'accettazione di uno specifico posto vacante implica l'accettazione del relativo inquadramento. Pertanto, il lavoratore non può pretendere una classificazione superiore se questa non corrisponde a una posizione disponibile al momento del trasferimento. La sentenza sottolinea come l'inquadramento nella mobilità volontaria sia strettamente legato ai posti effettivamente vacanti e offerti dall'amministrazione di destinazione.
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Indennità De Maria: esclusa la retribuzione di posizione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5070/2024, ha stabilito che la retribuzione di posizione, prevista per il personale sanitario, non può essere inclusa nel calcolo dell'indennità De Maria per il personale universitario equiparato, a meno che non sia stato conferito un effettivo incarico dirigenziale. Il ricorso di un dipendente universitario è stato rigettato perché l'erogazione di tale emolumento non è automatica ma subordinata alla prova dello svolgimento di specifiche funzioni dirigenziali, onere che spettava al lavoratore.
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Indennità De Maria: esclusa la posizione dirigenziale
Un dipendente universitario ha richiesto l'inclusione dell'indennità di posizione dirigenziale nel calcolo dell'indennità De Maria. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 5056/2024, ha respinto il ricorso, stabilendo che tale emolumento è legato all'effettivo conferimento di un incarico direttivo, che nel caso di specie mancava. La sentenza ribadisce che la perequazione salariale non si estende automaticamente a tutte le voci retributive del personale ospedaliero.
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Inquadramento superiore: no senza concorso pubblico
Un dipendente pubblico, trasferito da un Ente Regionale a un'Azienda Sanitaria, ha richiesto un inquadramento superiore basato sulle mansioni effettivamente svolte. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, riaffermando che nel pubblico impiego l'accesso a una fascia professionale superiore è subordinato al superamento di un concorso pubblico, rendendo irrilevante il mero svolgimento di mansioni superiori.
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Maggiorazione Amianto: Inammissibile Appello Parziale
Un pensionato ha richiesto la riliquidazione della pensione per una maggiorazione amianto, ma la sua domanda è stata respinta in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché il ricorrente ha contestato solo una delle due motivazioni autonome su cui si fondava la sentenza di secondo grado. Questo caso sottolinea il principio della 'duplice ratio decidendi', secondo cui l'omessa impugnazione di una motivazione sufficiente a sorreggere la decisione rende l'intero ricorso inammissibile.
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Decadenza benefici amianto: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di due lavoratori per i benefici amianto. La decisione si fonda sulla decadenza dall'azione giudiziaria, un termine perentorio che, secondo la Corte, non può essere interrotto da una successiva domanda amministrativa. La sentenza chiarisce che la decadenza benefici amianto è rilevabile d'ufficio dal giudice in ogni stato del processo, a meno che non si sia formato un giudicato specifico sul punto.
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Prescrizione credito restitutorio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello relativa alla richiesta di alcuni professionisti di restituzione di somme indebitamente trattenute da un ente comunale. La Corte ha stabilito che, per determinare la corretta prescrizione del credito restitutorio, è necessario un'analisi dettagliata della natura del credito, della periodicità dei pagamenti e dell'eventuale esistenza di un precedente giudicato. La mancanza di chiarezza su questi punti ha reso la decisione di secondo grado errata, portando al rinvio del caso per un nuovo esame.
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Mancata riattivazione rapporto: ricorso inammissibile
Un'Azienda Sanitaria, condannata a costituire un rapporto di lavoro con una lavoratrice, non ottempera. La lavoratrice ottiene la condanna al pagamento delle retribuzioni. L'Azienda ricorre in Cassazione lamentando vizi procedurali. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile perché mira a una rivalutazione dei fatti e difetta di autosufficienza, confermando il diritto della lavoratrice alle retribuzioni per la mancata riattivazione rapporto di lavoro.
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Piccola colonia: prova e requisiti essenziali
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un padre volto al riconoscimento di un contratto di piccola colonia con la figlia. L'ente previdenziale aveva negato la reiscrizione della figlia negli elenchi dei lavoratori agricoli. La Corte ha confermato la decisione di merito che, sulla base delle prove, ha escluso l'esistenza del rapporto contrattuale, ritenendo irrilevante la circostanza che la figlia avesse un nucleo familiare autonomo. I motivi di ricorso basati su un presunto giudicato, travisamento delle prove e omessa valutazione di fatti sono stati giudicati inammissibili o infondati.
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Giudicato esterno: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della Presidenza del Consiglio dei Ministri contro un medico specializzando per la mancata remunerazione. Il motivo è la mancata e corretta allegazione di un precedente giudicato esterno, che la parte ricorrente aveva l'onere di provare. La Corte ribadisce che il giudicato esterno non può essere rilevato d'ufficio nel giudizio di legittimità.
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Obbligo retributivo per mancata reintegra: la Cass.
Un lavoratore, il cui rapporto di lavoro diretto con un'azienda committente era stato accertato in giudizio, ha chiesto il pagamento delle retribuzioni dopo che l'azienda si è rifiutata di reintegrarlo. La Corte d'Appello aveva rigettato la domanda, legandola esclusivamente alla richiesta, non accolta, di un inquadramento superiore. La Corte di Cassazione ha invece chiarito che l'obbligo retributivo del datore di lavoro sorge per il solo fatto del rifiuto di reintegrare, indipendentemente dalla questione dell'inquadramento. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio per una nuova valutazione su questo specifico punto.
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Successione nel rapporto di lavoro: limiti del giudicato
La Corte di Cassazione ha stabilito che non vi è successione nel rapporto di lavoro quando un dipendente di una società in liquidazione transita a una Pubblica Amministrazione sulla base di una normativa speciale che estingue il vecchio rapporto e ne crea uno nuovo. Di conseguenza, una sentenza che riconosceva al lavoratore un inquadramento superiore e differenze retributive, ottenuta contro il precedente datore di lavoro, non è opponibile né può essere fatta valere nei confronti del nuovo Ente pubblico. La Corte ha accolto il ricorso dell'Amministrazione, annullando le decisioni dei giudici di merito.
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Compenso specializzazione medica: la Cassazione decide
Un gruppo di medici ha citato in giudizio lo Stato per ottenere il compenso per la specializzazione medica frequentata tra il 1983 e il 1991, in seguito alla tardiva attuazione di direttive europee. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3294/2024, ha parzialmente accolto le loro richieste. Ha stabilito che il diritto al compenso sussiste per le specializzazioni che, pur non essendo formalmente elencate, sono direttamente corrispondenti a quelle previste dalle normative UE (come Igiene e Oftalmologia). Per altre specializzazioni, invece, il diritto è stato negato perché i medici non avevano fornito in giudizio la prova concreta della loro equipollenza a corsi riconosciuti a livello comunitario.
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Rinuncia ricorso Cassazione: effetti e spese legali
Una lavoratrice del settore sanitario, dopo aver impugnato in Cassazione una sentenza d'appello sfavorevole in materia di differenze retributive, ha presentato una rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, chiarendo che la rinuncia al ricorso in Cassazione non necessita di accettazione per essere efficace, e ha condannato la parte rinunciante al pagamento delle spese processuali.
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Responsabilità P.A.: l’ente risponde dei dipendenti
La Corte di Cassazione conferma la responsabilità P.A. per un illecito commesso dai propri dipendenti, anche se l'ente non ha partecipato al processo penale. La sentenza chiarisce che, in virtù del nesso di immedesimazione organica, la condotta del funzionario è imputabile direttamente all'amministrazione. Inoltre, l'interruzione della prescrizione, avvenuta nei confronti dei dipendenti coobbligati in solido, si estende automaticamente anche all'ente pubblico, confermando la sua condanna al risarcimento del danno.
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Trasferimento d’azienda e debiti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3166/2024, ha stabilito che nel trasferimento d'azienda da impresa familiare a società, la nuova società è responsabile per i debiti pregressi verso un collaboratore se questi sono esplicitamente menzionati nell'atto costitutivo. La menzione nell'atto di conferimento, sottoscritto dai soci, prova la conoscenza e l'assunzione del debito da parte della nuova entità, superando il requisito formale della registrazione nei libri contabili obbligatori.
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