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Art. 2909 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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777 provvedimenti

Altri anni per Art. 2909 Codice Civile

Indennità di esclusività: quando è negata al medico
Un medico, il cui rapporto di lavoro con una ASL era stato riconosciuto come subordinato, si è visto negare l'indennità di esclusività. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo che la violazione del patto di esclusività fosse stata adeguatamente provata in appello attraverso la discontinuità nella numerazione delle fatture, senza che vi fosse stata un'errata applicazione delle regole sull'onere della prova.
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Inquadramento superiore: no all’automatismo nel pubblico
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8585/2024, ha stabilito che nel pubblico impiego non è possibile ottenere un inquadramento superiore in modo automatico, neanche se si svolgono mansioni di livello più elevato. Il caso riguardava alcuni dipendenti, assunti come autisti, che chiedevano il riconoscimento della qualifica superiore di 'autista soccorritore'. La Corte ha chiarito che il passaggio a un'area superiore è subordinato al superamento di procedure selettive, come previsto dalla legge. Lo svolgimento di mansioni superiori può giustificare solo differenze retributive, ma non la promozione automatica, confermando la rigidità delle regole di accesso e progressione nelle pubbliche amministrazioni.
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Rifiuto trasferimento lavoratore: quando è legittimo?
Un'ordinanza della Cassazione analizza il caso di licenziamento di una dipendente a seguito del suo rifiuto trasferimento lavoratore. La Corte ha stabilito che, anche in presenza di un trasferimento potenzialmente illegittimo, il rifiuto del lavoratore di prendere servizio nella nuova sede deve essere sorretto da buona fede, altrimenti il licenziamento è legittimo. Nel caso specifico, la chiusura totale della sede originaria e la genericità delle motivazioni familiari addotte dalla lavoratrice hanno reso il suo rifiuto contrario a buona fede.
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Atti interruttivi e prescrizione: la Cassazione decide
Un lavoratore richiedeva il risarcimento del danno per una tardiva riassunzione. La Corte d'Appello aveva dichiarato parte della richiesta prescritta. La Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che il giudice di merito ha errato nel non considerare gli atti interruttivi, come le diffide inviate dal lavoratore, che avrebbero potuto interrompere il decorso della prescrizione. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame che tenga conto di tali documenti decisivi.
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Indennità di mensa TFR: quando va calcolata?
La Cassazione chiarisce che l'indennità di mensa TFR non rientra nel calcolo del trattamento di fine rapporto, a meno che un contratto collettivo non lo preveda espressamente. La sua natura non è intrinsecamente retributiva. La Corte ha cassato la decisione d'appello che l'aveva inclusa per la sua erogazione continuativa, rinviando per un nuovo esame basato sulla normativa contrattuale.
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Indennità di mensa TFR: la Cassazione chiarisce
Un ospedale ha contestato una sentenza che includeva l'indennità di mensa nel calcolo del TFR di una ex dipendente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ospedale, stabilendo che l'indennità di mensa TFR è un binomio generalmente non valido. Secondo la Corte, questa indennità è per legge esclusa dalla base di calcolo del trattamento di fine rapporto, a meno che un contratto collettivo non preveda esplicitamente il contrario. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione alla luce di questo principio.
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Giudicato esterno: oneri di allegazione in Cassazione
Un docente con contratti a termine all'estero ha richiesto un'indennità basandosi su una precedente sentenza favorevole. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che, per far valere un giudicato esterno, è obbligatorio trascrivere nel ricorso le parti essenziali della sentenza precedente. La mancata allegazione impedisce alla Corte di valutare la fondatezza della richiesta.
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Retribuzione accessoria: no risarcimento senza criteri
Un segretario comunale ha citato in giudizio un Comune per ottenere un risarcimento del danno, sostenendo che l'ente non avesse attivato le procedure per riconoscergli la retribuzione accessoria legata a incarichi aggiuntivi. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione favorevole al dipendente, chiarendo che la concessione della retribuzione accessoria (sia di posizione che di risultato) è una facoltà discrezionale della Pubblica Amministrazione, vincolata alle risorse di bilancio, e non un diritto soggettivo del lavoratore. Di conseguenza, la mancata adozione dei criteri di determinazione non costituisce un inadempimento contrattuale risarcibile.
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Indennizzo contratti a termine: prova del danno non serve
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello che dichiarava inammissibile il ricorso di un'amministrazione pubblica. Il caso riguarda un lavoratore che ha ottenuto un indennizzo per la reiterazione abusiva di contratti a termine. La Suprema Corte ha ribadito che l'indennizzo previsto dall'art. 32, comma 5, L. n. 183/2010 costituisce una forma di danno presunto, di natura sanzionatoria (definito "danno comunitario"), che esonera il lavoratore dall'onere di provare la perdita di chance o qualsiasi altro pregiudizio specifico.
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Esposizione all’amianto: il giudicato blocca i benefici
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore che chiedeva i benefici contributivi per esposizione all'amianto. La decisione si fonda sull'esistenza di una precedente sentenza passata in giudicato che aveva già escluso l'esposizione qualificata per un primo periodo, e sulla mancata dimostrazione da parte del lavoratore di un cambiamento delle mansioni o dell'ambiente di lavoro per il periodo successivo. Il giudicato, pertanto, ha precluso la nuova domanda.
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Straordinario Dirigente Medico: No a prassi aziendale
Un dirigente medico ha richiesto il pagamento di un ingente monte ore di straordinario, basandosi su una prassi aziendale. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che nel pubblico impiego lo straordinario dirigente medico non può essere riconosciuto sulla base di prassi. La retribuzione è strettamente vincolata ai contratti collettivi e non può derogare in melius, a differenza del settore privato.
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Ingiustificato arricchimento: compenso per P.A.?
Un professionista ha sviluppato software per una Pubblica Amministrazione senza un contratto scritto. La Corte di Cassazione ha stabilito che, essendo l'accordo verbale nullo, il professionista ha diritto a un indennizzo tramite l'azione di ingiustificato arricchimento, poiché non esistevano altri rimedi legali specifici applicabili fin dall'inizio.
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Calcolo TFR: emolumenti e decisione Cassazione
Un ex dirigente ha citato in giudizio il suo datore di lavoro, un'importante struttura sanitaria, per ottenere il corretto calcolo del TFR, contestando l'esclusione di alcune voci retributive. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della struttura, confermando che il calcolo TFR deve includere tutti gli emolumenti non occasionali legati al rapporto di lavoro e deve essere effettuato sulla retribuzione lorda. La Corte ha inoltre sanzionato la genericità e i vizi procedurali dei motivi di ricorso presentati dall'azienda.
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Indennità di mensa e TFR: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7181/2024, ha stabilito un principio fondamentale sul calcolo del Trattamento di Fine Rapporto (TFR). Il caso riguardava la richiesta degli eredi di un infermiere di includere diverse voci retributive, tra cui l'indennità di mensa, nel TFR. Mentre i giudici di merito avevano dato ragione ai ricorrenti, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ospedale datore di lavoro su un punto cruciale: l'indennità di mensa, per legge, non rientra nella base di calcolo del TFR, a meno che un contratto collettivo non lo preveda esplicitamente. La Corte ha quindi cassato la sentenza e rinviato il caso per un nuovo calcolo.
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Giudicato esterno: limiti e portata nel lavoro
Un lavoratore, dopo aver ottenuto in un primo giudizio la declaratoria di nullità del suo contratto di apprendistato, ha intentato una seconda causa per ottenere la riammissione in servizio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che il principio del giudicato esterno preclude il riesame di questioni già decise o che si sarebbero potute decidere nel primo processo. La prima sentenza, non disponendo la reintegra, aveva implicitamente definito le conseguenze della cessazione del rapporto, rendendo inammissibile la nuova domanda.
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Inquadramento superiore: il giudicato non si estende
Un lavoratore, a cui era stato riconosciuto un inquadramento superiore con sentenza passata in giudicato per il lavoro svolto presso un'amministrazione regionale, ha chiesto il mantenimento dello stesso livello presso una nuova agenzia pubblica. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che il giudicato precedente non si estende automaticamente a un nuovo e distinto rapporto di lavoro. Il lavoratore non ha fornito la prova né della continuità del rapporto né dello svolgimento effettivo delle mansioni superiori presso il nuovo datore, rendendo irrilevante la precedente decisione sull'inquadramento superiore.
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Licenziamento dirigente: spese legali e vittoria parziale
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un licenziamento dirigente per riorganizzazione aziendale. Pur confermando la legittimità del recesso, basato sul più ampio concetto di 'giustificatezza' e non arbitrarietà, ha accolto il ricorso della lavoratrice su un punto cruciale: le spese legali. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: la parte che ottiene una vittoria anche solo parziale (in questo caso, il riconoscimento di somme non pagate) non può essere condannata a rimborsare le spese legali della controparte. Di conseguenza, la sentenza di merito è stata cassata su questo punto e le spese di tutti i gradi di giudizio sono state interamente compensate tra le parti.
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Giudicato e lavoro: no a preclusioni su cause diverse
Un lavoratore, dopo aver perso una causa per il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato, ne avvia una seconda per ottenere il compenso per le stesse attività, qualificandole però come prestazione d'opera autonoma. La Corte di Appello dichiara inammissibile la nuova domanda per effetto del giudicato. La Cassazione, con l'ordinanza in esame, ribalta la decisione, chiarendo il principio su giudicato e lavoro: una sentenza sul lavoro subordinato non preclude un'azione basata sul lavoro autonomo, data la diversa 'causa petendi'.
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Deposito telematico tardivo: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile a causa di un deposito telematico tardivo. Nonostante un iniziale errore tecnico nel sistema di deposito, la Corte ha stabilito che la negligenza del difensore nel non correggere tempestivamente l'errore entro i termini di legge non giustifica una rimessione in termini. La decisione sottolinea la perentorietà dei termini processuali e la responsabilità del legale nel garantire la corretta e tempestiva presentazione degli atti.
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Indennità di posizione: no senza incarico dirigenziale
Un dipendente, il cui trattamento economico era stato equiparato per legge a quello dei dirigenti regionali, ha richiesto l'indennità di posizione. La Cassazione ha negato il diritto, chiarendo che l'indennità di posizione è legata all'effettivo conferimento di un incarico dirigenziale e all'assunzione delle relative responsabilità, non alla sola equiparazione economica.
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