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Art. 2909 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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777 provvedimenti

Altri anni per Art. 2909 Codice Civile

Giudizio di rinvio: limiti e poteri del giudice
Un lavoratore ha richiesto un compenso extra per mansioni aggiuntive. Dopo un primo annullamento della Cassazione, la Corte d'Appello, in sede di giudizio di rinvio, ha nuovamente respinto la domanda, ritenendo che il lavoratore stesso avesse ammesso di aver svolto le attività spontaneamente e senza obbligo contrattuale. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, sottolineando gli ampi poteri del giudice del rinvio nel riesaminare i fatti e nel qualificare la domanda sulla base delle allegazioni delle parti.
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Risarcimento danno demansionamento: limiti della domanda
La Corte di Cassazione conferma la condanna di una società di telecomunicazioni per risarcimento danno demansionamento a favore di un dipendente. La Corte chiarisce che la domanda del lavoratore va interpretata nella sua interezza, includendo l'atto introduttivo e i conteggi allegati, non solo le conclusioni finali. Viene inoltre stabilito che una precedente sentenza sull'inquadramento non preclude una successiva richiesta di risarcimento, in quanto si tratta di diritti diversi e non coperti da giudicato.
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Lavoro straordinario: prova dell’autorizzazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 8110/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni dipendenti che chiedevano il pagamento per il lavoro svolto durante le pause. La Corte ha qualificato tale attività come lavoro straordinario, sottolineando che per ottenerne la retribuzione è indispensabile provare la specifica autorizzazione del datore di lavoro. Il ricorso è stato respinto perché criticava la valutazione delle prove effettuata dal giudice di merito, un'attività non sindacabile in sede di legittimità.
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Giudicato sopravvenuto: come estingue il processo
Una professionista si oppone a una richiesta di pagamento di contributi da parte dell'ente previdenziale. Mentre la causa è pendente in Cassazione, un'altra sentenza, divenuta definitiva, dichiara lo stesso credito prescritto. La Corte di Cassazione, preso atto del giudicato sopravvenuto, cassa la sentenza impugnata senza rinvio, dichiarando improseguibile l'azione, poiché il diritto dell'ente si è estinto.
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Domanda riconvenzionale e eccezione: la Cassazione chiarisce
Un lavoratore ricorre in Cassazione per il riconoscimento di mansioni superiori e contro la condanna alla restituzione di somme. La Corte rigetta la richiesta sulle mansioni, ma accoglie quella sulla restituzione. La decisione si fonda sulla distinzione tra domanda riconvenzionale ed eccezione: una volta che la richiesta di restituzione viene qualificata come mera eccezione e tale qualifica non viene appellata, essa non può più portare a una condanna, ma solo neutralizzare la pretesa avversaria, per effetto del giudicato interno.
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Obbligazioni contributive: no al giudicato per anni
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in materia di obbligazioni contributive, ogni annualità costituisce un rapporto giuridico autonomo. Di conseguenza, una sentenza favorevole a un'azienda per un determinato periodo non produce effetti di giudicato per i periodi d'imposta successivi. Il caso riguardava una società del settore energetico che riteneva di poter estendere un precedente esonero dal versamento dei contributi di maternità, ma la Corte ha rigettato il ricorso, confermando la debenza dei contributi per i nuovi periodi contestati dall'ente previdenziale.
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Contributo integrativo veterinari: il no della Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23921/2025, ha stabilito che il contributo integrativo veterinari non è dovuto dalle Aziende Sanitarie Locali sui corrispettivi per le prestazioni istituzionali rese dai propri medici veterinari dipendenti. La Corte ha chiarito che tale contributo si applica solo ai compensi derivanti da attività libero-professionale, escludendo quelli percepiti dall'ente pubblico. Viene inoltre negato il valore di giudicato esterno a una precedente sentenza relativa a diverse annualità contributive.
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Conflitto di giudicati: quale sentenza prevale?
La Cassazione chiarisce che in un apparente conflitto di giudicati, prevale la sentenza costitutiva che per prima ha modificato la realtà giuridica, anche se temporalmente anteriore. Il caso riguarda una dipendente pubblica retrocessa a seguito dell'annullamento di una graduatoria. Un successivo giudicato, che confermava la validità della stessa graduatoria ormai annullata, è stato ritenuto inefficace perché pronunciato su un "bene della vita" non più esistente. L'Amministrazione ha agito correttamente applicando gli effetti della prima sentenza a tutti gli interessati.
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Provvisionale penale: esecuzione forzata legittima?
Un ex dipendente di banca, condannato in sede penale per condotta infedele, si opponeva all'azione esecutiva avviata dall'istituto di credito sulla base della provvisionale penale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la provvisionale è un titolo esecutivo valido e che la successiva sentenza civile, che liquida un danno maggiore, non invalida l'esecuzione ma la assorbe, confermandone la legittimità. Il giudicato penale, inoltre, rende indiscutibile la responsabilità civile del condannato.
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Indebito oggettivo: P.A. e recupero stipendi
La Corte di Cassazione ha stabilito che la Pubblica Amministrazione ha il dovere di recuperare le maggiori retribuzioni corrisposte a dipendenti in base a una progressione di carriera successivamente annullata da una sentenza definitiva. In questo caso di indebito oggettivo, la buona fede dei lavoratori non è sufficiente a escludere l'obbligo di restituzione, poiché prevale il principio di ripristino della legalità violata. Eventuali conflitti tra giudicati non impediscono l'azione di recupero se uno di essi ha già modificato in modo definitivo la situazione giuridica.
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Conflitto tra giudicati: la sentenza che annulla vince
Un dipendente pubblico, demansionato a seguito di una sentenza che annullava la sua promozione, si opponeva basandosi su un'altra sentenza favorevole successiva. La Cassazione ha affrontato il tema del conflitto tra giudicati, stabilendo che una sentenza costitutiva che annulla un atto crea una realtà giuridica irreversibile. Di conseguenza, la seconda sentenza era inefficace e il demansionamento legittimo, accogliendo il ricorso dell'Amministrazione.
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Giudicato esterno: le regole per l’eccezione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso con cui un'azienda tentava di far valere un giudicato esterno formatosi in corso di causa. La decisione ribadisce che la prova del passaggio in giudicato di una sentenza non può basarsi sul mero calcolo dei termini, ma richiede una formale attestazione di cancelleria. L'assenza di tale prova e la mancata trascrizione degli atti nel ricorso per cassazione hanno portato alla sua reiezione per violazione del principio di autosufficienza.
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Fondo Garanzia TFR: automaticità senza prescrizione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato che il Fondo di Garanzia gestito dall'ente previdenziale deve erogare il TFR a una lavoratrice anche se i contributi dovuti dal datore di lavoro insolvente sono prescritti. Viene sancita la piena applicazione del principio di automaticità delle prestazioni, in assenza di una specifica norma limitativa per questo fondo, garantendo così la tutela del lavoratore in linea con le direttive europee. La Corte ha inoltre ritenuto inammissibile la censura relativa alla non vincolatività di una precedente sentenza, poiché i giudici di merito avevano comunque svolto una valutazione autonoma delle prove.
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Giudicato e calcolo retributivo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che una precedente sentenza, anche se di condanna generica al pagamento di differenze retributive, può formare un giudicato vincolante anche sui criteri di calcolo. Nel caso specifico, un'azienda sanitaria aveva perso una causa per il riconoscimento di una categoria superiore a un dipendente. In seguito, ha tentato di contestare il metodo di quantificazione del dovuto, ma la Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che la questione era già stata decisa e coperta da giudicato, in quanto l'azienda non aveva fornito prove contrarie nel primo processo.
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Improcedibilità del ricorso: errore nel deposito atti
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso di una lavoratrice a causa di un errore formale: il mancato deposito della copia autentica della sentenza impugnata. L'ordinanza sottolinea come il rispetto dei requisiti procedurali, come quello previsto dall'art. 369 c.p.c., sia un presupposto indispensabile per l'esame del merito del gravame, rendendo l'errore commesso insuperabile.
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Errore materiale: codice fiscale errato non salva
Un datore di lavoro, condannato a un cospicuo risarcimento per una collaboratrice domestica, ha tentato di invalidare la sentenza a causa di un codice fiscale errato. Sostenendo si trattasse di uno scambio di persona, ha presentato ricorso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, qualificando l'inesattezza come un semplice errore materiale correggibile, che non intacca la validità della decisione, poiché l'identità del datore di lavoro era stata chiaramente accertata durante il processo.
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Esecuzione forzata abusiva: quando è legittima?
Un'azienda ha citato in giudizio un ex dipendente per danni derivanti da una presunta esecuzione forzata abusiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell'azienda inammissibile, confermando la legittimità dell'azione del lavoratore. Quest'ultimo, infatti, aveva agito solo dopo la scadenza del termine di pagamento indicato nel precetto e senza aver ricevuto alcuna comunicazione dell'avvenuto, seppur tardivo, pagamento da parte dell'azienda.
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Notificazione licenziamento: quando è valida? La Cass.
La Corte di Cassazione ha confermato la validità della notificazione di un licenziamento a un dipendente agli arresti domiciliari, ritenendo l'impugnazione tardiva. La Corte ha stabilito che le annotazioni postali sulla tentata consegna e sulla compiuta giacenza hanno valore probatorio, anche in assenza di firma dell'operatore. Il ricorso del lavoratore è stato dichiarato inammissibile perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e non a contestare una violazione di legge.
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Termine decadenza cessione: la legge non è retroattiva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18532/2025, ha stabilito un principio fondamentale sul termine decadenza cessione contratto di lavoro. La Corte ha chiarito che il termine per impugnare una cessione di ramo d'azienda, introdotto dalla Legge n. 183/2010, non si applica retroattivamente. Pertanto, per le cessioni avvenute prima dell'entrata in vigore della legge, i lavoratori non perdono il diritto di agire in giudizio per il solo decorso del tempo. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva dichiarato inammissibile il ricorso dei lavoratori, è stata annullata con rinvio.
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Responsabilità eredi debiti aziendali: il caso
La Corte di Cassazione conferma la condanna in solido di tutti gli eredi al pagamento dei debiti dell'azienda di famiglia verso una dipendente. La sentenza chiarisce che la continuazione dell'attività imprenditoriale dopo la morte del titolare può dare vita a una società di fatto, determinando la responsabilità eredi debiti aziendali per tutte le obbligazioni, anche quelle sorte prima della successione, in applicazione della disciplina sul trasferimento d'azienda.
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