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Art. 2697 Codice Civile — Anno 2025

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4903 provvedimenti

Altri anni per Art. 2697 Codice Civile

Denuncia dei vizi: quando la contestazione è valida?
La Corte di Cassazione chiarisce i termini per la denuncia dei vizi in un immobile. In un caso riguardante difetti di costruzione, si è stabilito che il termine di otto giorni per la contestazione decorre non dalla prima percezione del problema, ma dalla data della perizia tecnica che ne accerta causa ed entità. La Corte ha inoltre confermato che una denuncia dei vizi, anche se generica, è sufficiente per interrompere la decadenza, spostando sul venditore l'onere di provare una conoscenza pregressa del difetto da parte dell'acquirente.
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Avviso di liquidazione: è necessario dopo la sentenza?
La Cassazione stabilisce che, dopo una sentenza passata in giudicato che ridetermina l'imposta, l'Amministrazione Finanziaria può procedere direttamente con la cartella di pagamento senza emettere un nuovo avviso di liquidazione, se l'importo richiesto è conforme al giudicato. La contestazione sulla necessità di un nuovo atto è una questione di diritto, non un'omissione di fatto.
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Base imponibile ordinanza assegnazione: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la base imponibile per l'imposta di registro sull'ordinanza di assegnazione non è il credito per cui si agisce, ma il valore del credito effettivamente assegnato dal debitore al creditore. Nel caso di pignoramento di stipendio, si tassa la quota di stipendio ceduta, non l'intero debito. La decisione corregge un'interpretazione che portava a tassazioni sproporzionate e non commisurate alla ricchezza trasferita, in linea con il principio di capacità contributiva.
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Onere della prova: Cassazione su beneficiario effettivo
Una società italiana applicava una ritenuta fiscale agevolata sui pagamenti a una consociata svizzera. L'Agenzia delle Entrate contestava la misura, ritenendo la società estera una mera 'scatola interposta'. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'onere della prova per dimostrare i requisiti della convenzione, incluso lo status di 'beneficiario effettivo', spetta al contribuente. La sentenza di secondo grado è stata annullata per motivazione apparente e per errata inversione dell'onere della prova.
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Beneficiario effettivo: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con una recente sentenza, ha stabilito i criteri per determinare la qualifica di beneficiario effettivo ai fini dell'applicazione delle aliquote ridotte previste dalle convenzioni contro le doppie imposizioni. Il caso riguardava il pagamento di royalties da una società italiana a una consociata svizzera. La Corte ha chiarito che, per essere considerato beneficiario effettivo, non basta il certificato di residenza fiscale, ma occorre dimostrare la sostanza economica e la piena autonomia decisionale della società estera. L'onere della prova, secondo i giudici, è a carico del contribuente che intende avvalersi del regime fiscale di favore.
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Beneficiario effettivo e royalties: il caso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro una società italiana che aveva applicato una ritenuta ridotta sui canoni pagati a una consociata svizzera. La Corte ha confermato la decisione di merito che riconosceva la società svizzera come 'beneficiario effettivo' sulla base di prove concrete della sua operatività reale e solidità finanziaria, come bilanci e numero di dipendenti, ritenendo tali elementi sufficienti a escludere che fosse una mera società interposta.
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Dirigente pubblico a termine: sì al risarcimento danni
La Corte di Cassazione ha stabilito che anche un dirigente pubblico a termine ha diritto alla tutela contro l'abuso di contratti a tempo determinato, in conformità con la normativa europea. La sentenza cassa la decisione della Corte d'Appello che negava il risarcimento a una dirigente sanitaria, la cui posizione era stata reiteratamente rinnovata per anni da un'agenzia pubblica per coprire esigenze stabili. La Suprema Corte ha chiarito che il carattere fiduciario del rapporto dirigenziale pubblico non giustifica la precarizzazione e ha affermato il diritto della lavoratrice al risarcimento del cosiddetto 'danno comunitario'.
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Prova della scientia decoctionis: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una curatela fallimentare volto a ottenere la revoca di un pagamento a favore di una banca. La Corte ribadisce che la valutazione della prova della scientia decoctionis, ovvero la conoscenza dello stato di insolvenza da parte del creditore, è un apprezzamento di fatto riservato al giudice di merito. Tale valutazione non può essere riesaminata in sede di legittimità se non per vizi logico-giuridici o per l'omesso esame di un fatto decisivo, non essendo sufficiente proporre una diversa lettura degli indizi.
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Interruzione del processo: da quando decorre il termine?
La Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale sull'interruzione del processo a seguito di fallimento. Con l'ordinanza in esame, ha stabilito che il termine perentorio per la riassunzione del giudizio non decorre dalla conoscenza legale dell'evento fallimentare, ma dalla data della dichiarazione giudiziale di interruzione. Il caso riguardava una società, fallita nel corso di un giudizio d'appello, il cui liquidatore aveva riassunto la causa. La Corte d'Appello aveva erroneamente dichiarato estinto il processo per tardività, un errore corretto dalla Cassazione che ha cassato la sentenza con rinvio.
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Contributi pubblici stabilimento: come si calcola?
La Corte di Cassazione chiarisce come calcolare il prezzo di riacquisto di un'area industriale in caso di mancato avvio dell'attività produttiva. L'ordinanza stabilisce che dal valore del compendio devono essere detratti tutti i contributi pubblici percepiti per la realizzazione dello stabilimento, inteso come unità produttiva complessiva, includendo anche i fondi per macchinari non riacquistati. La Corte specifica che spetta all'impresa cessionaria l'onere di provare quali contributi, eventualmente, non dovrebbero essere soggetti a decurtazione. Questa decisione rafforza la tutela della finanza pubblica allargata.
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Cessione Credito Fiscale: quando è valida?
Una società finanziaria acquista un credito IRES da una procedura fallimentare e ne chiede il rimborso. L'Amministrazione Finanziaria lo nega, sostenendo che la dichiarazione dei redditi fosse prematura e la cessione invalida. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dell'ente impositore, chiarendo che la dichiarazione finale del fallimento può essere presentata prima della chiusura formale, se l'attività liquidatoria è conclusa. Inoltre, stabilisce che una precedente cessione del credito, mai notificata all'Amministrazione, è inefficace, rendendo pienamente valida la successiva cessione, regolarmente notificata. Viene così confermato il diritto al rimborso.
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Rimessione in termini: no se c’è negligenza
La Corte di Cassazione ha negato la rimessione in termini a un istituto finanziario che non si era costituito in giudizio fidandosi di un certificato di cancelleria errato. Secondo la Corte, la parte ha un dovere di diligenza che impone di verificare i registri ufficiali, e l'affidamento a un certificato, che non è un atto processuale, non costituisce una causa non imputabile che giustifichi il ritardo. La mancata costituzione è stata quindi ritenuta frutto di una scelta negligente.
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Giudicato interno: quando l’appello è inammissibile
Una società ricorre in Cassazione contro una sentenza che dichiarava la nullità di una cessione d'azienda. La Corte dichiara il ricorso inammissibile a causa del formarsi di un giudicato interno su un capo della sentenza di primo grado, non impugnato da un'altra parte coinvolta. La decisione sottolinea come la mancata impugnazione di parti dipendenti di una sentenza possa precludere l'esame nel merito dell'appello.
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Inammissibilità del ricorso: poteri del procuratore
Una società assicurativa ha agito per la ripetizione di un indebito contro un istituto bancario, sostenendo la nullità di una polizza per il credito all'esportazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per un vizio di rappresentanza: la società ricorrente non ha depositato i documenti che attestavano i poteri del procuratore speciale che aveva conferito la procura all'avvocato. La Corte ha inoltre chiarito, in via secondaria, che l'appello sarebbe stato comunque respinto perché basato su una duplice e solida motivazione (giudicato e validità della polizza).
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Obbligo di pagamento e atti amministrativi annullati
Una compagnia aerea è stata condannata a pagare corrispettivi per servizi aeroportuali a una società di gestione. La compagnia non aveva riscosso tali importi dai passeggeri, basandosi su una nota amministrativa successivamente annullata. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di pagamento della compagnia, chiarendo che l'annullamento di un atto amministrativo generale ha efficacia universale (erga omnes) e che l'impossibilità di recuperare i costi dai clienti non estingue l'obbligazione verso il creditore.
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Copia fotostatica disconosciuta: no valore in causa
La Corte di Cassazione conferma che una copia fotostatica disconosciuta non ha valore probatorio se la parte che l'ha prodotta non deposita l'originale e non avvia la procedura di verificazione entro i termini del primo grado di giudizio. Il ricorso è stato respinto perché i ricorrenti hanno tentato di produrre il documento originale solo in fase di appello, una mossa proceduralmente tardiva che ha reso la prova inutilizzabile.
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Scientia decotionis: prova e onere del fallimento
La Cassazione chiarisce i limiti della prova della scientia decotionis. In un caso di revocatoria fallimentare contro una banca, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della curatela, ribadendo che la valutazione degli indizi (bilanci, centrale rischi) spetta al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità se la motivazione è adeguata. L'onere della prova della conoscenza dello stato di insolvenza resta a carico del fallimento.
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Azione revocatoria fallimentare: la prova della scientia
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca di una vendita immobiliare stipulata poco prima del fallimento della società costruttrice. L'ordinanza si concentra sulla prova della consapevolezza (scientia decoctionis) degli acquirenti dello stato di insolvenza del venditore. La Corte ha stabilito che tale consapevolezza può essere desunta da una serie di indizi gravi, precisi e concordanti, come il notevole ritardo nella stipula del rogito, il coinvolgimento di legali e le proteste collettive di altri promissari acquirenti. La decisione chiarisce che l'azione revocatoria fallimentare è esperibile anche in presenza di un mutuo fondiario e comporta per l'acquirente l'obbligo di restituire l'immobile e i frutti civili maturati dalla data della domanda giudiziale.
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Soglie di fallibilità: l’onere della prova sul debitore
Una società in liquidazione ricorre in Cassazione contro la sentenza di fallimento, sostenendo di non superare le soglie di fallibilità previste dalla legge. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: l'onere della prova del mancato superamento di tali soglie grava interamente sull'imprenditore debitore. La contestazione generica dei debiti fiscali e la presentazione di bilanci ritenuti inattendibili non sono sufficienti a evitare la dichiarazione di fallimento.
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Decadenza TARSU: quando scade il termine per l’avviso?
La Cassazione chiarisce i termini di decadenza TARSU. Un avviso di accertamento per l'anno 2005 è stato dichiarato nullo perché notificato oltre il termine quinquennale, che decorre dall'anno d'imposta per cui il tributo è dovuto. L'ordinanza analizza anche la validità della notifica e della motivazione dell'atto, confermando la pretesa per le annualità successive. Il caso sottolinea l'importanza del rispetto dei termini per l'azione impositiva dei Comuni.
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