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Art. 240-bis Codice Penale — Sezione Terza Penale

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212 provvedimenti

Altri anni per Art. 240-bis Codice Penale

Confisca allargata: nuove regole per i reati lievi
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della confisca allargata applicata a un soggetto condannato per spaccio di lieve entità. Nonostante in passato tale misura fosse esclusa per i reati minori, la riforma legislativa del 2023 ha esteso l'applicabilità dell'articolo 85-bis d.P.R. 309/1990 anche a queste fattispecie. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché il fatto, avvenuto nel 2025, ricade pienamente sotto la nuova normativa che autorizza il sequestro di beni ingiustificati anche per i piccoli spacciatori.
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Confisca per sproporzione: obbligo di motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di patteggiamento limitatamente alla confisca di denaro e telefoni cellulari. Il giudice di merito aveva disposto il sequestro dei beni senza fornire una motivazione adeguata sulla confisca per sproporzione o sul nesso tra i beni e il reato di trasporto di stupefacenti, limitandosi a formule generiche. La Suprema Corte ha ribadito che anche nel patteggiamento il giudice deve giustificare le ragioni della misura patrimoniale.
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Confisca per sproporzione: le novità della Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la confisca per sproporzione è applicabile anche nei casi di spaccio di lieve entità. Nel caso in esame, un imputato era stato trovato in possesso di una somma ingiustificata di oltre 23.000 euro. Sebbene il reato fosse stato derubricato, la Corte ha annullato la restituzione del denaro poiché il condannato non aveva provato la provenienza lecita della somma, sproporzionata rispetto al suo reddito.
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Confisca del denaro: i limiti del giudice
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza riguardante la confisca del denaro sequestrato a un soggetto accusato di detenzione di stupefacenti. Il giudice di merito aveva omesso di motivare il nesso tra le somme e l'attività illecita, nonché di verificare i presupposti della confisca allargata per sproporzione reddituale.
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Confisca denaro spaccio: quando è illegittima?
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di patteggiamento limitatamente alla confisca denaro spaccio. Il giudice di merito aveva disposto il sequestro delle somme senza dimostrare il nesso causale con il reato di mera detenzione, fornendo una motivazione contraddittoria che confondeva il profitto del reato con la confisca per sproporzione.
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Confisca autovettura: i limiti della Cassazione
La Suprema Corte ha annullato la confisca autovettura disposta in un caso di spaccio, poiché mancava la prova di un nesso di strumentalità stabile tra il veicolo e il reato. Non basta il semplice trasporto della droga per giustificare il sequestro definitivo del mezzo.
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Confisca per equivalente: Cassazione e il principio solidale
La Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi di tre imputati contro una sentenza di patteggiamento che disponeva la confisca per equivalente dell'intero profitto di reati tributari e truffa aggravata. La Corte ha riaffermato il principio per cui la confisca è solidale tra i concorrenti e non va divisa pro-quota, applicandosi per l'intero importo a ciascuno di essi, a prescindere dall'arricchimento individuale.
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Confisca patteggiamento: motivazione obbligatoria
La Corte di Cassazione ha stabilito che, anche in caso di patteggiamento, il giudice deve fornire una motivazione adeguata per la confisca di beni, come il denaro. Nel caso di specie, un individuo aveva patteggiato una pena per detenzione di stupefacenti, ma la sentenza includeva anche la confisca di una somma di denaro senza alcuna spiegazione. La Suprema Corte ha annullato la parte della sentenza relativa alla confisca, sottolineando che l'omessa motivazione costituisce una violazione di legge. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo giudizio sul punto della confisca patteggiamento, che dovrà essere debitamente motivato.
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Fatto di lieve entità: la valutazione complessiva
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12547/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione e spaccio di cocaina. La Corte ha ribadito che per escludere il 'fatto di lieve entità', è necessaria una valutazione globale di tutti gli elementi, come la quantità di droga, il denaro sequestrato e gli strumenti per il confezionamento. Un singolo elemento negativo può essere sufficiente a negare la qualifica di minore gravità.
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Concordato in appello: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del ricorso dopo un concordato in appello (art. 599-bis c.p.p.). In un caso di traffico di stupefacenti, la Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi di diversi imputati che, dopo aver concordato la pena in appello, hanno tentato di riproporre in Cassazione motivi a cui avevano rinunciato. La sentenza ribadisce che la rinuncia ai motivi ha un effetto preclusivo, limitando la cognizione del giudice di legittimità. Per altri imputati, la Corte è intervenuta sulla prescrizione di alcuni reati e ha annullato con rinvio la sentenza per disparità di trattamento sanzionatorio.
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Sequestro preventivo e fumus: limiti del ricorso
Un professionista ricorre in Cassazione contro un sequestro preventivo disposto per il reato di dichiarazione infedele. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che il suo sindacato è limitato alla sola violazione di legge e non può estendersi al merito della valutazione del 'fumus commissi delicti' e del 'periculum in mora'. La sentenza sottolinea come l'occultamento di ingenti somme di denaro contante sia un valido indicatore del rischio di dispersione dei beni.
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Concessioni demaniali: la Cassazione sul sequestro
La Corte di Cassazione conferma il sequestro preventivo di uno stabilimento balneare operante sulla base di proroghe automatiche delle concessioni demaniali. La sentenza chiarisce che tali proroghe sono incompatibili con il diritto dell'Unione Europea, rendendo l'occupazione del suolo demaniale abusiva. Viene inoltre affermato il diritto del terzo interessato a contestare pienamente i presupposti del sequestro, inclusi fumus e periculum.
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Ente non commerciale: quando si perde l’esenzione?
La Corte di Cassazione ha confermato un sequestro preventivo di oltre 20 milioni di euro a un'università telematica. La Corte ha stabilito che, sebbene l'attività formativa di un'università privata sia fiscalmente de-commercializzata, l'ente non commerciale perde tale qualifica e le relative esenzioni fiscali qualora svolga, in via di fatto, un'attività commerciale prevalente. Nel caso di specie, l'ateneo aveva operato come una holding, investendo ingenti risorse in società commerciali estranee ai fini istituzionali, giustificando così la perdita dello status di ente non commerciale per i periodi d'imposta contestati.
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Omesso versamento IVA: crisi e dolo nella Cassazione
Un imprenditore, condannato in appello per omesso versamento IVA di oltre 500.000 euro, ha fatto ricorso in Cassazione adducendo la crisi di liquidità come causa di forza maggiore. La Suprema Corte ha rigettato la tesi difensiva, chiarendo che la scelta di pagare dipendenti e fornitori anziché il debito IVA rientra nel rischio d'impresa e non esclude il dolo. Tuttavia, constatando l'intervenuta prescrizione del reato, la Corte ha annullato la sentenza di condanna, mantenendo però la confisca diretta del profitto del reato.
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Ricorso inammissibile per motivi nuovi: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro la confisca di una somma di denaro. La decisione si fonda su un principio procedurale cruciale: i motivi di ricorso non erano stati sollevati nel precedente grado di appello. Anche se il reato principale era stato dichiarato estinto per prescrizione, la mancata contestazione tempestiva della confisca ha precluso l'esame nel merito da parte della Suprema Corte.
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Piccolo spaccio: no alla lieve entità se continuativo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione e spaccio di cocaina. La Corte ha escluso l'ipotesi di piccolo spaccio, valorizzando non solo la quantità di droga, ma anche la continuità dell'attività criminale, testimoniata da un cliente abituale, e il possesso di una cospicua somma di denaro non giustificata. È stata inoltre confermata la confisca dei beni per sproporzione, poiché l'imputato non ha fornito prove della loro lecita provenienza.
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Confisca per sproporzione: l’eredità può salvarla?
Un uomo, condannato per detenzione di stupefacenti, subisce la confisca per sproporzione di una somma di denaro. Sostiene che i fondi provengano da una cospicua eredità materna, fornendo prove documentali. La Corte di Cassazione annulla la confisca, stabilendo che il giudice di merito ha l'obbligo di valutare attentamente tali prove e di motivare in modo approfondito le ragioni di un eventuale rigetto, non potendo ignorare la documentazione fornita.
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Limiti sequestro stipendio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18054/2024, ha stabilito un importante principio sui limiti al sequestro dello stipendio in ambito penale. La Corte ha annullato un sequestro su somme di denaro derivanti da prestazioni INPS, affermando che le tutele di impignorabilità parziale previste dal codice di procedura civile si applicano anche al sequestro preventivo. È stato chiarito che tali somme, essenziali per il sostentamento, non possono essere interamente sottratte. L'appello relativo al sequestro di un immobile è stato invece respinto per vizi procedurali.
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Confisca per sproporzione: contanti e reati di droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un sequestro preventivo di quasi 85.000 euro. La Corte ha stabilito che, in casi di reati legati agli stupefacenti, il sequestro è legittimo sulla base del principio di confisca per sproporzione quando la somma è palesemente sproporzionata rispetto ai redditi dichiarati dall'indagato, anche senza provare che il denaro sia il diretto provento dello spaccio.
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Confisca per sproporzione: contanti e reati di droga
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un soggetto accusato di detenzione di stupefacenti, a cui era stata sequestrata una cospicua somma di denaro. Il ricorrente sosteneva che i soldi derivassero da attività lavorativa non dichiarata. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il sequestro era legittimo non come provento diretto del reato, ma come applicazione della confisca per sproporzione. Questo strumento legale permette di colpire i beni il cui valore è ingiustificatamente superiore al reddito dichiarato dall'imputato, a prescindere da un legame diretto con il singolo episodio criminoso.
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