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Art. 240-bis Codice Penale — Sezione Sesta Penale

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263 provvedimenti

Altri anni per Art. 240-bis Codice Penale

Confisca denaro: quando è illegittima nel patteggiamento
Due soggetti patteggiano per reati di droga e resistenza. La Corte di Cassazione ha annullato la confisca di denaro disposta a carico di uno di essi, poiché il giudice di merito non aveva fornito alcuna motivazione sul legame tra la somma sequestrata e il reato contestato. La sentenza chiarisce che, anche in caso di patteggiamento, la confisca di denaro richiede una giustificazione esplicita, non potendo essere automatica. Il ricorso del coimputato è stato invece dichiarato inammissibile per carenza di interesse.
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Confisca denaro per spaccio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 40620/2024, ha annullato la confisca di una somma di denaro a un soggetto condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha stabilito che per il solo reato di detenzione, il denaro non può essere considerato profitto del reato. Tuttavia, ha aperto alla possibilità di una confisca per sproporzione, alla luce di una recente modifica legislativa, rinviando il caso al giudice di merito per una nuova valutazione. Questa decisione è cruciale per comprendere i limiti della confisca denaro per spaccio.
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Confisca denaro spaccio: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato la confisca di una somma di denaro trovata in possesso di un soggetto condannato per detenzione di stupefacenti. La sentenza chiarisce che, in assenza di un collegamento diretto con una specifica cessione, la confisca denaro spaccio è legittima solo se ricorrono i presupposti della 'confisca per sproporzione' (art. 240-bis c.p.), che il giudice di merito deve motivare adeguatamente.
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Confisca senza motivazione: la Cassazione annulla
Un soggetto condannato per detenzione e cessione di stupefacenti ha subito la confisca di oltre 9.000 euro. La Corte di Cassazione ha annullato la misura perché il Tribunale di primo grado non ha fornito alcuna spiegazione a sostegno della sua decisione. La Suprema Corte ha ribadito che la confisca, essendo un provvedimento che incide sulla proprietà, richiede sempre una motivazione esplicita, non potendo essere menzionata solo nel dispositivo. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame sulla confisca.
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Crediti dei terzi: quando sono ammessi al passivo?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sui ricorsi presentati da alcuni creditori, familiari di un soggetto condannato, che chiedevano l'ammissione dei loro crediti al passivo di società i cui beni erano stati confiscati. I crediti, derivanti da fideiussioni, canoni di locazione e prestiti obbligazionari, sono stati respinti. La Corte ha ribadito che per l'ammissione dei crediti dei terzi è fondamentale dimostrare la buona fede e la non strumentalità del credito rispetto all'attività illecita che ha causato la confisca, sottolineando che i fatti costitutivi del credito devono essere antecedenti al provvedimento di sequestro.
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Giudicato cautelare: limiti e nuove prove
La Corte di Cassazione ha rigettato un ricorso contro il sequestro di un immobile, chiarendo i confini del cosiddetto giudicato cautelare. La decisione sottolinea che la presentazione di elementi nuovi, come il dissequestro di conti correnti di familiari, non è automaticamente sufficiente a revocare la misura se non incide sul quadro indiziario complessivo, in particolare sulla sproporzione tra redditi dichiarati e patrimonio accumulato.
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Confisca allargata: quando è legittimo il sequestro?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di sequestro preventivo di 40.000 euro finalizzato alla confisca allargata. Dopo l'annullamento di un primo sequestro per ricettazione, ne è stato disposto un secondo per reati di droga, a seguito della scoperta di un ingente quantitativo di stupefacenti. La Corte ha ritenuto legittimo il nuovo provvedimento, superando l'eccezione di 'ne bis in idem' grazie alla presenza di nuovi elementi investigativi e di una diversa ipotesi di reato. È stata inoltre confermata la sussistenza del 'periculum in mora' data la sproporzione tra la somma e il reddito dell'indagato, giustificando la misura ablativa.
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Sequestro per sproporzione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo per un valore di 17 mila euro. Il provvedimento era stato emesso nei confronti di un indagato per traffico di stupefacenti, il quale presentava redditi molto bassi e non era in grado di giustificare la provenienza lecita della somma. La Corte ha confermato la legittimità del sequestro per sproporzione, sottolineando che non è necessario un nesso di derivazione diretta tra il bene e il reato, essendo sufficiente la sproporzione tra il patrimonio e il reddito dichiarato e la mancanza di una giustificazione plausibile.
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Confisca di prevenzione: onere della prova per terzi
La Corte di Cassazione rigetta i ricorsi contro una confisca di prevenzione, chiarendo gli oneri probatori a carico dei terzi intestatari di beni. La sentenza stabilisce che i terzi devono dimostrare l'effettiva titolarità e la provenienza lecita dei beni, senza poter contestare i presupposti della pericolosità sociale del soggetto principale. Viene confermata la legittimità della confisca anche per beni acquistati in periodi di sproporzione tra redditi e patrimonio.
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Sequestro preventivo terzo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un terzo interessato, figlio di un indagato per gravi reati, avverso un'ordinanza di sequestro preventivo. I beni, formalmente intestati al figlio, sono stati ritenuti nella disponibilità effettiva del padre. La Corte ha confermato la valutazione del Tribunale del riesame, che aveva rigettato l'istanza di dissequestro per l'assenza di prove sufficienti sulla provenienza lecita dei fondi utilizzati per l'acquisto dei beni, consolidando il principio del sequestro preventivo terzo.
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Confisca di prevenzione: beni e terzi intestatari
La Corte di Cassazione conferma la confisca di prevenzione di beni nei confronti di un soggetto indiziato di appartenenza a un'associazione mafiosa e dei suoi familiari, terzi intestatari. La sentenza chiarisce che la confisca può estendersi a beni acquistati anche dopo la cessazione della pericolosità sociale, se si dimostra che derivano da provviste illecite accumulate in precedenza. Viene inoltre limitato il diritto dei terzi intestatari di contestare i presupposti della misura, potendo essi principalmente rivendicare la titolarità effettiva dei beni.
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Confisca allargata: annullato sequestro per beni pagati
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo finalizzato alla confisca allargata. Il caso riguardava un immobile intestato alla moglie di un indagato, acquistato con pagamenti effettuati in gran parte prima dell'inizio del periodo in cui si sarebbe consumato il reato associativo contestato. La Corte ha ribadito che spetta all'accusa dimostrare il collegamento cronologico tra l'attività illecita e l'acquisto del bene, sottolineando che tale onere probatorio non era stato soddisfatto.
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Periculum in mora: Cassazione su sequestro preventivo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente. La sentenza stabilisce che il Tribunale del riesame può legittimamente integrare la motivazione del provvedimento iniziale riguardo al 'periculum in mora', ovvero il rischio di dispersione dei beni. In questo caso, il pericolo è stato ritenuto provato dalle preoccupazioni degli indagati, emerse da intercettazioni, di mettere al sicuro i proventi dell'attività illecita.
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Sequestro preventivo: perché il processo non lo revoca
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei titolari di una società contro un sequestro preventivo. La Corte ha stabilito che le prove emergenti durante il processo di primo grado non sono sufficienti a giustificare la revoca della misura cautelare, a meno che non dimostrino in modo palese l'insussistenza del reato. La sentenza rafforza il principio della stabilità del sequestro preventivo fino alla conclusione del giudizio.
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Sequestro preventivo: quando è possibile la revoca?
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo di una società. La Corte chiarisce che le risultanze del dibattimento in corso non sono sufficienti a revocare la misura, salvo manifesta insussistenza del reato, confermando la stabilità del vincolo fino alla sentenza.
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Sequestro preventivo e prove nuove: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei titolari di quote di una società sottoposta a sequestro preventivo nell'ambito di un procedimento per reati associativi. I ricorrenti sostenevano l'insussistenza dei presupposti per la misura cautelare, basandosi su prove emerse nel dibattimento di primo grado. La Corte ha stabilito che la tendenziale stabilità del sequestro preventivo impedisce la sua revoca sulla base di un'istruttoria dibattimentale non ancora conclusa, salvo casi di manifesta evidenza dell'insussistenza del reato, non ravvisata nel caso di specie. Il sequestro preventivo resta quindi efficace fino alla conclusione del giudizio di primo grado.
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Confisca patteggiamento: motivazione e limiti del ricorso
Un soggetto, condannato con patteggiamento per spaccio di stupefacenti, ha impugnato la confisca di una somma di denaro per difetto di motivazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che nell'ambito del rito speciale del patteggiamento, è sufficiente che il giudice motivi la confisca indicando la correlazione tra il bene e il reato contestato, senza necessità di ulteriori prove. La sentenza definisce così gli standard per la motivazione sulla confisca patteggiamento.
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Ricusazione giudice: no se ha deciso su sequestro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la ricusazione di un giudice. L'imputato sosteneva che il giudice fosse prevenuto per aver partecipato, in precedenza, al collegio del riesame che aveva confermato un sequestro a suo carico. La Corte ha stabilito che la valutazione in sede di riesame cautelare reale, limitata a presupposti come la sproporzione patrimoniale e il 'periculum in mora', non costituisce un'anticipazione del giudizio di merito sulla colpevolezza. Pertanto, non sussistono i presupposti per la ricusazione del giudice.
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Revoca confisca di prevenzione: i limiti per i terzi
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una richiesta di revoca confisca di prevenzione presentata da un soggetto, assolto da un'accusa di bancarotta, e dai suoi familiari, terzi intestatari dei beni. La Corte ha rigettato i ricorsi dei terzi, ribadendo che la loro legittimazione è limitata a dimostrare la titolarità effettiva dei beni e non possono contestare la pericolosità sociale del proposto. Anche il ricorso del proposto è stato dichiarato inammissibile, poiché l'assoluzione non era sufficiente a far cadere la valutazione di pericolosità basata anche su altri precedenti.
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Tutela del terzo: la Cassazione e la confisca allargata
Una società acquista un immobile all'asta. Anni dopo, una nuova legge permette la confisca allargata per un reato commesso dal precedente proprietario. La Cassazione interviene, stabilendo che le nuove norme, più restrittive per la tutela del terzo acquirente in buona fede, non possono essere applicate retroattivamente. La sentenza annulla il provvedimento che negava il dissequestro, riaffermando il principio di certezza del diritto e la protezione degli acquisti avvenuti prima della modifica legislativa.
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