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Art. 240-bis Codice Penale — Sezione Sesta Penale

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263 provvedimenti

Altri anni per Art. 240-bis Codice Penale

Detenzione ai fini di spaccio: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio nei confronti di un individuo trovato in possesso di un notevole quantitativo di hashish, un bilancino di precisione e una somma di denaro. La sentenza sottolinea che la combinazione di questi elementi costituisce un quadro probatorio solido, anche in assenza di prove dirette di cessione. Le giustificazioni dell'imputato, ritenute non provate e inverosimili, non sono state sufficienti a superare gli indizi a suo carico. È stata inoltre confermata la confisca del denaro.
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Confisca per sproporzione e l’onere della prova
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca per sproporzione di un terreno intestato alla moglie di un soggetto condannato per associazione mafiosa. La Corte ha ritenuto che, a fronte di una netta sproporzione tra il bene acquistato e i redditi dichiarati, la difesa non ha fornito una prova adeguata e verificabile della provenienza lecita del denaro, fallendo nell'invertito onere probatorio previsto dall'art. 240-bis c.p.
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Detenzione di stupefacenti: quando scatta la confisca
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un giovane condannato per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. La sentenza conferma che il possesso di una cospicua somma di denaro, sproporzionata rispetto alla capacità reddituale inesistente dell'imputato, giustifica la confisca. La Corte ha inoltre escluso la qualificazione del reato come 'fatto di lieve entità' a causa delle prove che indicavano un'attività di spaccio sistematica e non occasionale.
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Confisca detenzione stupefacenti: limiti e principi
La Corte di Cassazione ha annullato la confisca di denaro e telefoni cellulari disposta nei confronti di un soggetto condannato per il reato di detenzione di stupefacenti a fini di spaccio. La sentenza chiarisce i limiti della confisca per sproporzione, escludendone l'applicazione retroattiva, e ribadisce la necessità di un forte nesso strumentale tra i beni e il reato contestato, che va oltre la mera occasionalità.
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Sequestro preventivo denaro: quando è illegittimo?
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo di una somma di denaro trovata in possesso di un soggetto indagato per detenzione di stupefacenti. La Suprema Corte ha stabilito che, per il reato di mera detenzione, il denaro non può essere considerato profitto del reato. Di conseguenza, il sequestro preventivo del denaro è illegittimo se non viene dimostrato un nesso di pertinenzialità diretto con il crimine contestato, non essendo sufficiente il mero rischio che la somma venga reimpiegata in future attività illecite.
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Confisca denaro da spaccio: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che disponeva la confisca di denaro, cellulari e SIM a un individuo condannato per spaccio di stupefacenti. La decisione sottolinea che, per procedere alla confisca denaro, è indispensabile che il giudice motivi in modo specifico il nesso di pertinenza tra la somma sequestrata e il reato contestato. Mancando tale motivazione, la confisca è illegittima. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo esame.
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Sequestro preventivo per agevolazione mafiosa
La Corte di Cassazione ha confermato un sequestro preventivo di 7.700 euro a carico di due persone accusate di aver favorito la latitanza di un boss di un'associazione criminale. La sentenza chiarisce i presupposti per l'aggravante di agevolazione mafiosa e i requisiti di motivazione della misura cautelare, inclusi il 'fumus boni iuris' e il 'periculum in mora', rigettando le obiezioni dei ricorrenti sulla proporzionalità della somma rispetto al reddito.
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Sequestro preventivo spaccio: nesso con il reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato per spaccio di stupefacenti, a cui era stata sequestrata una somma di denaro trovata solo al momento dell'ingresso in carcere e non durante la perquisizione al momento dell'arresto. La Corte ha stabilito che l'intervallo temporale non interrompe il nesso di pertinenzialità con il reato, ritenendo il denaro provento dell'attività illecita. Il sequestro preventivo spaccio è stato confermato sulla base della sproporzione tra la somma e i redditi leciti dell'indagato.
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Periculum in mora: obbligo di motivazione rafforzata
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo finalizzato a confisca allargata nei confronti di un soggetto indagato per associazione mafiosa. Il motivo non risiede nella liceità dei beni, ma nella totale assenza di una motivazione concreta sul periculum in mora, ovvero il rischio effettivo di dispersione dei beni. La Corte ha ribadito che non sono sufficienti mere formule di stile, ma è necessaria una valutazione specifica e puntuale del pericolo, annullando con rinvio il provvedimento.
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Confisca e patteggiamento: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato con patteggiamento per detenzione di stupefacenti. L'appello contestava la confisca di una somma di denaro, sostenendone la provenienza lecita da vincite al gioco. La Corte ha stabilito che le doglianze erano troppo generiche e non contestavano efficacemente la motivazione della sentenza impugnata, la quale sottolineava la totale assenza di giustificazioni sulla provenienza del denaro e la sua sproporzione rispetto alla situazione economica dell'imputato. La decisione ribadisce la rigidità dei requisiti per impugnare una sentenza di patteggiamento in tema di confisca.
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Termine riesame sequestro: da quando decorre?
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sul termine riesame sequestro probatorio eseguito d'iniziativa dalla Polizia Giudiziaria. La sentenza annulla un'ordinanza che aveva dichiarato inammissibile un ricorso perché tardivo, chiarendo che il termine di dieci giorni per l'impugnazione non decorre dal momento del sequestro, ma dalla notifica del decreto di convalida del Pubblico Ministero. Questa decisione sottolinea l'importanza della piena conoscenza delle ragioni del provvedimento per un'effettiva difesa.
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Confisca per sproporzione: quando il reddito non basta
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per sproporzione. Il caso riguarda un immobile di lusso il cui valore era sproporzionato rispetto ai redditi leciti dell'indagato, accusato di traffico di stupefacenti. La Corte ha stabilito che le contestazioni sulla provenienza dei fondi (es. vincite al gioco) sono questioni di fatto, non riesaminabili in sede di legittimità, confermando la validità della misura cautelare basata sulla palese discrepanza tra patrimonio e reddito.
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Confisca allargata: quando è legittima? Il caso
Un funzionario pubblico, condannato per peculato, ha impugnato in Cassazione la confisca dei suoi beni, sostenendo fosse illegittima perché estesa ad acquisti precedenti ai reati contestati. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la legittimità della confisca allargata. È stato stabilito che, in presenza di reati spia, è sufficiente dimostrare una sproporzione tra patrimonio e reddito e un criterio di 'ragionevolezza temporale', ovvero un collegamento logico-cronologico tra l'accumulo dei beni e l'attività illecita, senza necessità di un nesso causale diretto.
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Sequestro profitto reato associativo: limiti e oneri
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo, stabilendo principi chiari sul calcolo del profitto derivante da un reato associativo. La sentenza sottolinea che tale profitto non è autonomo, ma corrisponde alla somma dei profitti dei singoli reati-fine. La Corte ha censurato la mancanza di una motivazione specifica sul nesso di pertinenzialità tra le somme e i crimini, sul 'periculum in mora' e sulla ripartizione delle quote tra i concorrenti, annullando il provvedimento per gravi carenze argomentative.
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Confisca Denaro e Spaccio: Quando è Illegittima?
Un soggetto, condannato con patteggiamento per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio, si vede confiscare una somma di denaro. La Corte di Cassazione annulla la confisca denaro, stabilendo due principi chiave: la confisca ordinaria richiede che il denaro sia profitto diretto del reato contestato (la vendita, non la mera detenzione), mentre la confisca allargata esige una motivazione specifica sulla sproporzione tra la somma e il reddito dell'imputato, anche in caso di patteggiamento.
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Confisca allargata: legittimo il sequestro sproporzionato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato per associazione mafiosa contro il sequestro di 49.000 euro. La Corte ha ribadito che, in caso di confisca allargata, non è necessario provare il nesso diretto tra il bene e il reato, ma è sufficiente la sproporzione tra il patrimonio e il reddito dichiarato. L'onere di dimostrare la provenienza lecita dei beni ricade sull'interessato, che in questo caso non ha fornito prove sufficienti.
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Credito ipotecario e confisca: la buona fede si eredita
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava la tutela a un credito ipotecario vantato da una banca su un immobile confiscato. Il credito era stato acquisito dalla banca dopo la trascrizione del sequestro. La Corte ha stabilito che il requisito fondamentale è l'anteriorità della costituzione del credito e la buona fede del creditore originario, non il momento della cessione. La buona fede del primo creditore si trasferisce al cessionario, anche in caso di cessione in blocco, il quale può farla valere per tutelare le proprie ragioni creditorie.
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Concorso in peculato: la responsabilità dell’estraneo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30195/2025, ha rigettato il ricorso di un soggetto accusato di concorso in peculato e associazione mafiosa. Il caso riguardava l'appropriazione di fondi di un'azienda confiscata, gestita da un amministratore giudiziario. La Corte ha confermato che anche un privato cittadino (extraneus) può essere ritenuto responsabile per il reato di peculato se agisce in concorso con il pubblico ufficiale, sfruttando la relazione di quest'ultimo con il bene per appropriarsene. È stata altresì confermata la gravità indiziaria per il reato associativo, basata sul ruolo attivo del ricorrente nella gestione dell'impresa e nel sostegno ai familiari detenuti.
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Associazione mafiosa: la prova in Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato un complesso caso di associazione mafiosa, omicidio e altri reati, annullando diverse statuizioni della Corte d'Assise d'appello. La sentenza ha annullato una condanna per omicidio per insufficienza di prove, rinviando a nuovo giudizio un caso di partecipazione ad associazione mafiosa per carenze motivazionali nella valutazione delle dichiarazioni dei collaboratori e delle intercettazioni. Sono state annullate anche le confische di beni per mancata dimostrazione del nesso temporale con le attività illecite. La Corte ha ribadito i rigorosi criteri necessari per provare l'appartenenza a un sodalizio criminale e ha corretto una pena per violazione del divieto di reformatio in peius.
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Associazione mafiosa armata: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sui ricorsi di un gruppo di imputati condannati per reati tra cui associazione mafiosa armata e favoreggiamento. La Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi riguardanti il riconoscimento dell'aggravante delle armi, confermando la natura oggettiva di tale circostanza. Ha invece accolto parzialmente i ricorsi di altri imputati, annullando una parte della sentenza per violazione del divieto di 'reformatio in peius' nella determinazione della pena e revocando la condanna al pagamento delle spese di parte civile per altri due, in quanto già esclusa in una precedente fase del giudizio.
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