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Art. 240-bis Codice Penale — Sezione Sesta Penale

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263 provvedimenti

Altri anni per Art. 240-bis Codice Penale

Confisca patrimoniale: i ricorsi e le regole
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di confisca patrimoniale di un immobile a carico di un soggetto condannato per associazione di stampo mafioso. La Corte ha rigettato i ricorsi del proposto e della moglie, chiarendo i limiti del sindacato di legittimità sul giudizio di sproporzione e l'onere della prova per i terzi interessati, come il coniuge in comunione dei beni. Ha invece annullato la decisione per gli eredi di un altro terzo interessato, la cui posizione non era stata esaminata dalla Corte d'Appello, rinviando gli atti per un nuovo giudizio.
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Buona fede del creditore: Cassazione chiarisce oneri
Una banca si è vista negare l'ammissione di un credito vantato nei confronti di una società i cui beni erano stati confiscati. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, chiarendo i principi sulla buona fede del creditore. La Corte ha stabilito che il giudice di merito ha errato nel richiedere l'escussione preventiva dei garanti e nel confondere i concetti di 'strumentalità' del credito all'illecito e 'buona fede' del creditore, omettendo di valutare prove decisive.
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Confisca per usura: la Cassazione conferma il calcolo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati condannati per usura. La questione centrale era la determinazione dell'importo della confisca per usura. La Corte ha confermato la decisione della Corte d'Appello, ritenendo corretta la metodologia di calcolo del profitto illecito basata sulla perizia, e ha respinto le obiezioni della difesa sulla valutazione delle prove peritali.
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Confisca di prevenzione: i limiti del giudicato penale
La Corte di Cassazione affronta un caso di confisca di prevenzione di un immobile e di un conto corrente, intestati a terzi ma ritenuti nella disponibilità di un soggetto socialmente pericoloso. La sentenza chiarisce che una precedente revoca della confisca in sede penale non impedisce l'adozione della misura di prevenzione se questa si fonda su fatti nuovi e decisivi, come intercettazioni non valutate nel precedente giudizio. La Corte ha quindi rigettato i ricorsi, confermando la confisca e sottolineando l'autonomia del procedimento di prevenzione.
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Confisca beni terzi: onere della prova e motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di confisca beni terzi, nello specifico due immobili intestati al figlio di un condannato per associazione mafiosa. La Suprema Corte ha ritenuto che la decisione del giudice di merito fosse viziata da un grave difetto di motivazione, in quanto non ha dimostrato l'interposizione fittizia né ha adeguatamente considerato le prove difensive sulla legittima provenienza dei fondi. La sentenza ribadisce che, in caso di confisca beni terzi, l'onere di provare la disponibilità effettiva del bene da parte del condannato grava sull'accusa e non può basarsi sulla sola presunzione di sproporzione patrimoniale, applicabile unicamente al condannato.
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Prescrizione e confisca: evoluzione giurisprudenziale
I reati di un pubblico ufficiale sono dichiarati prescritti, ma la Corte d'Appello conferma due confische. La Cassazione si pronuncia sulla complessa relazione tra prescrizione e confisca, confermando la confisca dei beni sproporzionati come misura di sicurezza. Annulla con rinvio invece la confisca di 30.000 euro: se sarà provato essere il provento diretto del reato, resterà valida, altrimenti, essendo 'per equivalente', dovrà essere annullata per tutelare l'imputato da un'imprevedibile evoluzione giurisprudenziale sfavorevole.
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Confisca di prevenzione: il patrimonio illecito
La Corte di Cassazione ha confermato una confisca di prevenzione su beni appartenenti a un individuo ritenuto socialmente pericoloso e ai suoi familiari. La Corte ha stabilito che, se un'impresa viene avviata con capitali di provenienza illecita durante il periodo di pericolosità, tutti i profitti e i beni successivamente acquistati tramite quell'attività sono confiscabili. Questo principio, noto come 'illiceità a cascata', si applica anche a beni acquisiti dopo la cessazione della pericolosità sociale, poiché il vizio d'origine inficia l'intero patrimonio derivato. I ricorrenti non sono riusciti a dimostrare la provenienza lecita dei fondi iniziali.
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Competenza giudice sequestro: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione chiarisce le regole sulla competenza del giudice nel sequestro penale. Per liquidare il compenso a un amministratore giudiziario, la competenza è del 'giudice che procede'. Se un sequestro viene revocato, la competenza per gli atti gestionali successivi torna al Tribunale di primo grado, mentre la Corte d'Appello resta competente solo per i beni ancora vincolati nel suo giudizio.
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Confisca per sproporzione: onere della prova
La Corte di Cassazione conferma un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per sproporzione di una somma di denaro trovata nell'abitazione di una persona indagata per spaccio. Se l'indagato non ha redditi leciti che giustifichino il possesso di ingenti somme, scatta una presunzione di illecita provenienza. Spetta quindi all'indagato fornire la prova contraria per evitare la confisca.
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Confisca per sproporzione: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di beni, inclusi quelli intestati a familiari, nei confronti di un soggetto condannato per usura ed estorsione. La decisione si basa sulla palese sproporzione tra il patrimonio accumulato e i redditi dichiarati dal nucleo familiare. La Corte ha ritenuto irrilevante la successiva caduta dell'aggravante mafiosa, poiché i reati contestati rientrano comunque nel novero di quelli che giustificano l'applicazione della confisca per sproporzione ai sensi dell'art. 240-bis del codice penale.
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Mancanza motivazione sequestro: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento di sequestro preventivo a causa della totale mancanza motivazione nel decreto originario. La Corte ha stabilito che il Tribunale del Riesame non può integrare una motivazione assente, ma deve annullare l'atto, ribadendo un principio fondamentale a garanzia del diritto di difesa.
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Rinuncia al ricorso: inammissibilità e spese
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso a seguito di rinuncia da parte dei ricorrenti. Il caso riguarda il sequestro preventivo di 36.000 euro a due genitori, terzi interessati, nell'ambito di un procedimento penale per spaccio di droga a carico del figlio. A seguito della rinuncia al ricorso, i genitori sono stati condannati al pagamento delle spese processuali, poiché la Corte ha ritenuto che la rinuncia non escludesse le statuizioni previste dalla legge.
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Confisca allargata: quando il denaro è sproporzionato
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un sequestro preventivo finalizzato alla confisca allargata di 51.910 euro. La somma, trovata in contanti e nascosta, è stata ritenuta sproporzionata rispetto ai redditi del nucleo familiare, rendendo non plausibile la sua provenienza lecita.
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Confisca denaro stupefacenti: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza limitatamente alla confisca di denaro e di un cellulare a carico di un imputato condannato per reati di lieve entità legati agli stupefacenti. La decisione sottolinea che, per procedere alla confisca denaro stupefacenti, è necessaria una motivazione rigorosa che dimostri come la somma sia 'profitto' del reato e il telefono uno 'strumento' per commetterlo, un nesso non dimostrato nel caso di semplice detenzione.
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Annullamento sequestro: motivazione apparente e oneri
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che confermava un sequestro di beni, definendo la motivazione del Tribunale come 'meramente apparente'. Il caso riguarda un imputato la cui condanna era stata parzialmente annullata. I giudici di merito non avevano adeguatamente riesaminato la necessità e la proporzionalità del sequestro alla luce delle nuove circostanze processuali. La Suprema Corte ha rinviato il caso per un nuovo giudizio, sottolineando l'obbligo del giudice di rispondere puntualmente a tutte le censure difensive, specialmente in tema di annullamento sequestro.
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Confisca per sproporzione: irrilevante il nesso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un sequestro finalizzato alla confisca per sproporzione di una somma di denaro trovata insieme a sostanze stupefacenti. La Corte ha stabilito che, per questo tipo di confisca, non è necessario dimostrare il legame diretto (nesso di pertinenzialità) tra il denaro e il reato contestato, a differenza della confisca diretta.
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Sequestro preventivo: soldi in casa dell’amministratore
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un sequestro preventivo di un'ingente somma di denaro trovata nell'abitazione dell'amministratore di una società, indagato per gravi reati. La società rivendicava la proprietà dei fondi, sostenendo fossero proventi dell'attività commerciale. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, confermando il provvedimento. Ha stabilito che la motivazione del Tribunale del Riesame, che riteneva inverosimile la detenzione di tale contante a casa e sproporzionato rispetto ai redditi dell'indagato, era logica e sufficiente, non potendo essere riesaminata nel merito in sede di legittimità.
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Confisca allargata: annullata se manca la motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che confermava una confisca allargata su una somma di denaro. La decisione si fonda sulla totale assenza di motivazione da parte del Tribunale del riesame riguardo ai presupposti specifici della misura, come la sproporzione tra i beni e il reddito del condannato. La Corte ha stabilito che un semplice rinvio a un precedente provvedimento di sequestro non è sufficiente a giustificare una misura ablativa così incisiva, ribadendo l'onere del giudice di esplicitare in modo dettagliato le ragioni di fatto e di diritto.
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Sequestro preventivo: quando il pericolo è concreto
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di sequestro preventivo di denaro, ritenendo che il pericolo di dispersione fosse adeguatamente motivato. La decisione si fonda sulla natura liquida del bene, facilmente occultabile, e sul comportamento pregresso dell'indagato, che in passato aveva trasferito ingenti somme ai propri familiari. Tali trasferimenti, anche se non penalmente rilevanti, dimostrano un'attitudine a proteggere il patrimonio da possibili azioni giudiziarie, rendendo concreto e attuale il rischio di dispersione e giustificando così la misura cautelare. L'impugnazione è stata dichiarata inammissibile.
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Sequestro preventivo terzo: diritti e limiti
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 305/2025, ha rigettato il ricorso di una terza proprietaria avverso un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per sproporzione di un immobile. La Corte ha stabilito che, sebbene il terzo abbia pieno diritto di contestare i presupposti della misura cautelare, nel caso di specie la sproporzione tra il bene di lusso e i redditi leciti era sufficiente a giustificare il sequestro, e il rischio di dispersione del bene (periculum in mora) era stato adeguatamente motivato sulla base della condotta pregressa degli indagati volta ad occultare i proventi illeciti.
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