Confisca denaro per spaccio: la Cassazione stabilisce i limiti
La questione della confisca denaro per spaccio è da sempre al centro di un acceso dibattito giuridico. Quando una somma di denaro trovata in possesso di una persona accusata di reati legati agli stupefacenti può essere legittimamente sottratta dallo Stato? La Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 40620 del 2024, offre chiarimenti fondamentali, distinguendo tra la confisca del ‘provento’ del reato e quella ‘per sproporzione’, soprattutto alla luce delle recenti novità legislative.
I Fatti del Caso: Detenzione di Stupefacenti e Denaro Sequestrato
Il caso trae origine da una sentenza di patteggiamento emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Frosinone. Un individuo veniva condannato a sei mesi di reclusione e 750 euro di multa per il reato di detenzione a fini di spaccio di lieve entità, previsto dall’art. 73, comma 5, del Testo Unico sugli Stupefacenti. Nello specifico, era stato trovato in possesso di poco più di 5 grammi di cocaina, da cui si sarebbero potute ricavare 23 dosi. Contestualmente alla condanna, il giudice disponeva la confisca di 1.970 euro trovati in possesso dell’imputato, qualificandoli come ‘provento dell’attività di spaccio’.
Il Ricorso in Cassazione: Due Tipi di Confisca a Confronto
La difesa ha impugnato la sentenza dinanzi alla Corte di Cassazione, contestando esclusivamente la legittimità della confisca. L’argomentazione difensiva si basava su una distinzione cruciale tra due diverse tipologie di confisca previste dal nostro ordinamento.
La Confisca del Provento del Reato (art. 240 c.p.)
Secondo il ricorrente, il reato contestato era quello di detenzione di sostanza stupefacente, non di cessione (vendita). Pertanto, la somma di denaro sequestrata non poteva essere considerata il ‘provento’, ovvero il profitto diretto, del reato per cui era stata pronunciata condanna. Mancava, in altre parole, il nesso di causalità immediato tra il possesso della droga e il possesso del denaro.
La Confisca per Sproporzione (art. 240-bis c.p.)
Il difensore sosteneva inoltre l’inapplicabilità della cosiddetta ‘confisca allargata’ o ‘per sproporzione’. Questa misura, molto più incisiva, colpisce i beni di cui il condannato non può giustificare la provenienza e il cui valore è sproporzionato rispetto al suo reddito. Al momento della commissione del fatto, il reato di lieve entità non rientrava tra quelli che permettevano l’applicazione di questa misura. Inoltre, la difesa lamentava una totale assenza di motivazione da parte del giudice di primo grado su questo punto.
Le Motivazioni della Suprema Corte sulla confisca denaro per spaccio
La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso, fornendo una disamina dettagliata dei principi che regolano la materia.
In primo luogo, i giudici di legittimità hanno confermato che la confisca ordinaria ai sensi dell’art. 240 c.p. non è applicabile al denaro nel caso di semplice detenzione di stupefacenti. Per poter qualificare il denaro come ‘provento’, è necessario dimostrare che esso derivi da una pregressa attività di spaccio, cosa che non può essere presunta dalla sola detenzione.
La parte più innovativa della sentenza riguarda però l’analisi della confisca per sproporzione. La Corte ha preso atto di una fondamentale modifica normativa intervenuta nel 2023 (legge n. 159), che ha esteso l’ambito di applicazione dell’art. 240-bis c.p. includendo anche il reato di spaccio di lieve entità. A questo punto, il problema era stabilire se questa nuova norma, sfavorevole all’imputato, potesse applicarsi a un fatto commesso prima della sua entrata in vigore.
La risposta della Cassazione è affermativa. Citando l’art. 200 del codice penale, la Corte ha ricordato che le misure di sicurezza (categoria a cui appartiene la confisca) sono regolate dalla legge in vigore al momento della loro applicazione, e non al momento della commissione del reato. Poiché la sentenza di primo grado era stata emessa nel maggio 2024, quando la nuova legge era già in vigore, la confisca per sproporzione era astrattamente possibile.
Le Conclusioni: Annullamento con Rinvio
Tuttavia, la Corte ha rilevato che il giudice di primo grado non aveva svolto alcuna indagine né fornito alcuna motivazione sui presupposti della confisca per sproporzione. Non era stato verificato se la somma fosse effettivamente sproporzionata rispetto al reddito o all’attività lavorativa del condannato, né se quest’ultimo fosse in grado di giustificarne la lecita provenienza.
Per questo motivo, la sentenza è stata annullata limitatamente al punto della confisca. Il caso è stato rinviato al Tribunale di Frosinone, che dovrà effettuare una nuova valutazione. Il giudice del rinvio dovrà accertare, questa volta alla luce dei principi dell’art. 240-bis c.p., se sussistono le condizioni per disporre la confisca denaro per spaccio come misura di sicurezza patrimoniale, motivando adeguatamente la propria decisione.
Se una persona viene trovata in possesso di droga e denaro, quest’ultimo può essere sempre confiscato come ‘provento del reato’?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che per il solo reato di detenzione di stupefacenti, il denaro non può essere automaticamente considerato ‘provento’, perché manca il nesso diretto con un’attività di cessione (vendita) che generi un profitto.
La ‘confisca per sproporzione’ si applica anche ai reati di lieve entità legati agli stupefacenti?
Sì. A seguito di una modifica normativa introdotta nel 2023, anche la fattispecie di detenzione a fini di spaccio di lieve entità (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990) rientra tra i reati che possono giustificare la confisca di beni di valore sproporzionato rispetto al reddito del condannato.
Una nuova legge che estende i casi di confisca può essere applicata a un reato commesso prima della sua entrata in vigore?
Sì, limitatamente alle misure di sicurezza come la confisca. La sentenza stabilisce che, in base all’art. 200 del codice penale, si applica la legge in vigore al momento dell’applicazione della misura (cioè la data della sentenza di primo grado), e non quella in vigore al tempo della commissione del reato.