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Art. 240-bis Codice Penale — Anno 2026

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224 provvedimenti

Altri anni per Art. 240-bis Codice Penale

Confisca per sproporzione: il patteggiamento non salva i contanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato con patteggiamento a 4 anni e 6 mesi di reclusione per traffico di cocaina. L'imputato contestava l'applicazione delle pene accessorie (ritiro della patente e divieto di espatrio) e la confisca di denaro contante nascosto nell'auto. La Suprema Corte ha chiarito che, superando i due anni di pena detentiva, non opera l'esenzione dalle pene accessorie. Inoltre, ha confermato la legittimità della confisca per sproporzione della somma di denaro rinvenuta, poiché l'uomo non ha fornito alcuna giustificazione sulla provenienza lecita del denaro rispetto al proprio reddito. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo di denaro: contanti nascosti ma legittimi
La Guardia di Finanza ha eseguito il sequestro preventivo di denaro per oltre cinquantamila euro in contanti nei confronti di una donna sbarcata da un traghetto, ipotizzando il reato di ricettazione. Il Tribunale del Riesame ha annullato il provvedimento, rilevando che la semplice mancata giustificazione della provenienza del denaro e il suo occultamento non bastano a dimostrare l'origine illecita, specialmente in presenza di bilanci societari che attestano incassi leciti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Procuratore della Repubblica, confermando l'annullamento del sequestro. I giudici hanno stabilito che, per disporre il blocco dei contanti, occorrono indizi precisi che colleghino la somma a un delitto presupposto specifico, non essendo sufficiente il solo sospetto.
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Confisca allargata: nullo il sequestro di contanti in cassaforte
L'Indagato, accusato di ricettazione aggravata da finalità mafiose commessa nel 2022, subisce il sequestro di 15.000 euro in contanti trovati in casa sua nel 2025. Il Tribunale del Riesame conferma il blocco qualificandolo come funzionale alla confisca allargata, basandosi sulla sproporzione tra il denaro e i bassi redditi dichiarati. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Indagato e annulla il provvedimento con rinvio. I giudici di legittimità stabiliscono che il tribunale non ha motivato il requisito della ragionevolezza temporale. Non è stato infatti chiarito se il tempo trascorso tra il reato del 2022 e il ritrovamento del denaro nel 2025 consenta di presumere l'origine illecita della somma. Il caso torna al Tribunale di Venezia per un nuovo esame.
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Confisca per sproporzione: diamanti a chi dichiara zero reddito
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per ricettazione nei confronti di un soggetto trovato in possesso di diamanti rubati. Oltre alla condanna principale, i giudici hanno convalidato la confisca per sproporzione di altre pietre preziose, del valore di circa 500 mila euro, rinvenute nella sua abitazione. L'imputato, privo di reddito lecito, non è riuscito a dimostrare la provenienza lecita dei beni, presentando solo documenti privi di attendibilità. La Suprema Corte ha chiarito che, in caso di sproporzione evidente tra il patrimonio detenuto e le entrate dichiarate, spetta alla difesa fornire una giustificazione credibile della liceità degli acquisti, senza che ciò costituisca un'illecita inversione dell'onere della prova. Il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Confisca per sproporzione: quando il contante tradisce il reo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per detenzione di sostanze stupefacenti. L'imputato contestava la condanna, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e la confisca del denaro trovato in suo possesso. La Suprema Corte ha chiarito che, sebbene per la sola detenzione non sia ammessa la confisca ordinaria del denaro, è pienamente legittima la confisca per sproporzione (nota anche come confisca allargata) quando il condannato non dimostra la provenienza lecita di somme sproporzionate rispetto al proprio reddito. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Confisca per sproporzione: no al sequestro automatico dei risparmi
Il Tribunale di Milano applicava a un imputato la pena patteggiata per spaccio di lieve entità, disponendo anche la confisca di 1.200 euro trovati in suo possesso. L'imputato ricorreva in Cassazione, sostenendo che la somma derivasse da regali per la figlia e dal lavoro della moglie, e che non vi fosse prova del legame con il reato. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che, anche in caso di patteggiamento, il giudice non può disporre la confisca per sproporzione in modo automatico. È infatti obbligatorio motivare perché le giustificazioni dell'imputato non siano attendibili e dimostrare la sproporzione tra il denaro e il reddito dichiarato. La sentenza è stata annullata limitatamente alla confisca, con rinvio per un nuovo giudizio.
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Confisca per sproporzione: soldi salvati se l’origine è lecita
Un giovane, condannato tramite patteggiamento per detenzione di stupefacenti, ha subìto la confisca di oltre tredicimila euro, ritenuti provento di spaccio. La difesa ha fatto ricorso in Cassazione, dimostrando con indagini difensive che il denaro proveniva da regali di parenti e piccoli lavori. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che per applicare la confisca per sproporzione il giudice deve valutare attentamente le giustificazioni dell'imputato sulla provenienza lecita dei beni. La sentenza è stata annullata limitatamente alla misura patrimoniale, con rinvio al Tribunale di Torino per un nuovo esame.
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Denaro da Stupefacenti: Confisca Non Automatica Senza Prova
Un Lavoratore è stato condannato in patteggiamento per detenzione di ingenti quantità di droga e resistenza. Il giudice di primo grado ha disposto la confisca di 109.400 euro rinvenuti. Il Lavoratore ha impugnato la sentenza. La Cassazione ha ritenuto inammissibile il ricorso sulla qualificazione dell'aggravante per l'ingente quantità di droga, data la chiara evidenza. Ha invece accolto il ricorso sulla confisca denaro stupefacenti. La Corte ha stabilito che la confisca del denaro non è automatica per la sola detenzione. Serve una motivazione specifica che dimostri il nesso diretto con il reato o la sproporzione rispetto ai redditi leciti. La sentenza è stata annullata solo per la parte relativa alla confisca, con rinvio al Tribunale di Lodi per un nuovo esame.
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Confisca facoltativa: cellulari salvi, soldi persi per spaccio
Un soggetto condannato per spaccio si vede confiscare una somma di denaro, carte di pagamento e telefoni cellulari. La Corte di Cassazione interviene sul punto. Conferma la confisca del denaro perché sproporzionato rispetto ai redditi leciti dell'imputato. Annulla, invece, la confisca facoltativa di carte e telefoni. La ragione è la motivazione carente del giudice: per sottrarre beni usati per commettere un reato, non basta un'affermazione generica. È necessario spiegare in modo concreto e specifico quale sia stato il loro effettivo ruolo nella commissione del crimine.
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Disoccupato con 778€ e droga: scatta la confisca per sproporzione
Un uomo, imputato per detenzione di cocaina e disoccupato, subisce la confisca di 778 euro. L'imputato si oppone, sostenendo che il denaro derivi da vincite alle slot machine e da una sua passata attività di artigiano. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando la confisca per sproporzione. Secondo i giudici, l'imputato non ha fornito giustificazioni plausibili sulla provenienza del denaro, data la sua condizione di disoccupato. La somma viene quindi considerata il prodotto dell'attività illecita, legittimandone la confisca definitiva.
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Fatture false e beni di lusso: annullata la confisca per sproporzione
Due fratelli, indagati per emissione di fatture false, subiscono il sequestro di ingenti somme di denaro e beni di lusso. La Corte di Cassazione ha annullato tale sequestro, accogliendo il loro ricorso. La decisione si fonda sulla totale assenza di motivazione da parte del Tribunale. I giudici supremi hanno stabilito che per procedere a un sequestro finalizzato alla confisca, non basta un generico sospetto. È necessario, invece, dimostrare quale sia stato il 'prezzo' del reato oppure, in caso di confisca per sproporzione, analizzare concretamente il divario tra i beni posseduti e i redditi dichiarati, valutando le giustificazioni fornite dalla difesa. Il caso torna al Tribunale per una nuova valutazione.
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Sequestro preventivo di 100mila euro: la moglie vince, Procura no
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di un sequestro preventivo di oltre 100.000 euro, trovati nell'abitazione di una coppia. Il marito era indagato per appropriazione indebita, ma i giudici hanno stabilito che la Procura non ha fornito prove sufficienti di un legame diretto tra quella somma e il presunto reato. La sproporzione tra il denaro e il profitto del reato, unita all'impossibilità di procedere con una confisca 'per equivalente' per quel tipo di illecito, ha reso il sequestro illegittimo. La decisione finale ha quindi dato ragione alla moglie, terza interessata, che si era opposta al provvedimento, con la conseguente restituzione del denaro.
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Revoca della Confisca Negata: Giudice Blocca Restituzione Beni
Un uomo, condannato in via definitiva per usura, si era visto confiscare i propri beni. Successivamente, ha chiesto al Giudice dell'esecuzione la revoca della confisca, sostenendo di avere nuove prove sull'origine lecita dei beni. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo un principio fondamentale: il Giudice dell'esecuzione non ha il potere di annullare una confisca disposta con una sentenza ormai irrevocabile. L'unica strada percorribile in caso di nuove prove che scagionano il condannato è il rimedio straordinario della revisione dell'intero processo, non una semplice istanza per la restituzione dei beni. La richiesta di revoca della confisca è stata quindi dichiarata inammissibile.
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Confisca per sproporzione: casa intestata alla moglie, ma persa
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della confisca per sproporzione di un immobile. Il bene, sebbene intestato alla moglie, era considerato nella disponibilità di fatto del marito, condannato in via definitiva per gravi reati legati al traffico di droga e privo di redditi leciti che ne giustificassero l'acquisto. La Corte ha respinto il ricorso della donna, stabilendo che le sue argomentazioni erano una semplice riproposizione di questioni già esaminate e decise in passato. Secondo i giudici, non è sufficiente citare nuove sentenze, anche della Corte Europea, per riaprire un caso ormai chiuso, se queste non introducono principi di diritto radicalmente nuovi. La confisca è quindi definitiva.
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Conversione sequestro: legittima anche dopo 48 ore se cambia il motivo
La Corte di Cassazione ha analizzato un caso di conversione del sequestro probatorio in preventivo di una somma di denaro. Un indagato si opponeva alla misura, sostenendo che la richiesta fosse avvenuta oltre il termine di 48 ore e che mancasse un legame tra il denaro e il reato di spaccio. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio importante: il termine di 48 ore vale solo per la convalida dei sequestri d'urgenza e non per la richiesta di sequestro preventivo al giudice. Inoltre, ha chiarito che il sequestro preventivo era legittimo non per il legame con il reato, ma per la sproporzione tra la somma e i redditi dell'indagato, rendendo la conversione pienamente valida.
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Sequestro per sproporzione: sigilli alla villa dell’ex moglie
La Corte di Cassazione ha confermato un sequestro per sproporzione su terreni e un fabbricato. I beni erano legalmente intestati all'ex moglie di un uomo indagato per traffico di stupefacenti, ma erano nella sua piena disponibilità, tanto che vi aveva fissato la residenza. L'indagato ha contestato il provvedimento, sostenendo che le prove (chat) fossero inutilizzabili e di non avere il controllo dei beni. La Corte ha respinto il ricorso, giudicando le contestazioni sulle prove troppo generiche e affermando che la residenza anagrafica è un elemento sufficiente a dimostrare la disponibilità di fatto dell'immobile. La decisione finale convalida quindi il sequestro per sproporzione, aprendo la strada alla futura confisca.
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Confisca per sproporzione: auto del padre sequestrata al figlio
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro di un'autovettura, finalizzato alla confisca per sproporzione, nei confronti di un soggetto indagato per spaccio di stupefacenti. Sebbene l'auto fosse formalmente intestata al padre, le indagini hanno dimostrato che era nella piena disponibilità del figlio e che era stata acquistata con denaro di provenienza illecita. Il valore del veicolo era, infatti, del tutto sproporzionato rispetto ai redditi leciti dichiarati dall'indagato. La Corte ha stabilito che l'intestazione al padre era fittizia, un mero espediente per nascondere la reale proprietà del bene. Di conseguenza, il ricorso del padre e del figlio è stato respinto e il sequestro confermato.
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Confisca per sproporzione: nuova legge non retroattiva, soldi salvi
La Corte di Cassazione ha annullato la confisca di una somma di denaro a un uomo condannato per un reato di droga di lieve entità. Il sequestro era basato su una nuova legge che ha introdotto la possibilità di applicare la **confisca per sproporzione** a questo tipo di reato. Tuttavia, la Corte ha stabilito un principio fondamentale: la legge applicabile è quella in vigore al momento della sentenza di condanna, non una legge successiva più severa. Poiché al tempo della condanna la confisca per sproporzione non era prevista per quel reato, il provvedimento è stato dichiarato illegittimo. Di conseguenza, l'uomo ha vinto il ricorso e le somme sequestrate devono essere restituite.
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Confisca Denaro Detenzione Stupefacenti: Soldi non sono Profitto
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla confisca denaro detenzione stupefacenti. Un uomo, condannato per la sola detenzione di droga, si è visto confiscare una somma di denaro come se fosse il profitto del reato. La Suprema Corte ha annullato questa decisione, chiarendo che la semplice detenzione, a differenza dello spaccio, non produce un profitto economico diretto. Pertanto, il denaro trovato non può essere automaticamente confiscato come guadagno di quel reato specifico. La confisca potrebbe essere possibile solo dimostrando i presupposti di una diversa misura, la 'confisca per sproporzione', che richiede una valutazione separata sulla provenienza ingiustificata dei beni. La questione è stata rinviata al Tribunale per un nuovo esame.
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Confisca per sproporzione: droga e contanti, il lavoro nero non basta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un soggetto per spaccio di droga e la relativa confisca di 2.700 euro in contanti. Il caso ruota attorno al principio della confisca per sproporzione. I giudici hanno stabilito che, in presenza di una condanna per reati come lo spaccio, i beni di valore sproporzionato rispetto al reddito dichiarato devono essere confiscati se l'imputato non fornisce una giustificazione credibile e provata della loro provenienza. La semplice affermazione di aver guadagnato i soldi con un 'lavoro in nero', senza alcuna prova a supporto, è stata ritenuta insufficiente. L'imputato ha quindi perso definitivamente la somma di denaro.
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