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Art. 240-bis Codice Penale — Anno 2026

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224 provvedimenti

Altri anni per Art. 240-bis Codice Penale

Confisca per sproporzione: reddito basso, 62.000€ persi
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di 62.000 euro a un soggetto condannato per detenzione di stupefacenti. L'uomo non è riuscito a giustificare la provenienza della somma, palesemente sproporzionata rispetto ai suoi redditi dichiarati molto bassi. Le giustificazioni fornite, relative a presunti guadagni da un'attività di vendita di pesce, sono state ritenute indimostrate. La Corte ha ribadito il principio della confisca per sproporzione, secondo cui spetta al condannato dimostrare la provenienza lecita dei beni quando esiste una chiara sproporzione con il reddito. La modalità di confezionamento del denaro, in mazzette avvolte in pellicola, è stata considerata un ulteriore indizio a sfavore. L'imputato ha perso il ricorso e il denaro.
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Confisca e Riservato Dominio: Vende a Rate, lo Stato Prevale
Un ente pubblico vende un fondo agricolo con una clausola che ne mantiene la proprietà fino al saldo. L'acquirente, legato alla criminalità organizzata, non paga e il bene viene confiscato dallo Stato. Solo dopo la confisca, l'ente venditore risolve il contratto per inadempimento e chiede la restituzione del fondo. La Cassazione dà torto all'ente. Stabilisce un principio chiave sulla confisca di beni con patto di riservato dominio: la confisca prevale sulla risoluzione del contratto avvenuta successivamente. Lo Stato aveva già acquisito i diritti dell'acquirente (possesso e aspettativa di proprietà) e tale acquisizione è opponibile al venditore, che perde definitivamente il bene.
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Confisca per sproporzione: redditi leciti insufficienti, beni persi
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca per sproporzione di beni per un valore di circa 100.000 euro a carico di un soggetto condannato per spaccio di stupefacenti. L'imputato, che aveva patteggiato la pena, sosteneva che il giudice non avesse considerato le prove di entrate lecite sufficienti a giustificare gli acquisti. La Corte ha respinto il ricorso, ritenendolo inammissibile. Ha chiarito che il giudice di merito aveva correttamente valutato la documentazione, ma l'aveva ritenuta insufficiente, dato che i redditi da lavoro erano esigui e le altre somme, provenienti da parenti, non erano state adeguatamente provate. La motivazione della confisca è stata quindi giudicata logica e non meramente apparente.
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Confisca allargata: casa salva se comprata 3 anni prima del reato
Un uomo, condannato per reati di stampo mafioso commessi a partire dal 2007, subisce la confisca di un immobile acquistato nel 2004. La Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento, stabilendo un principio fondamentale sulla confisca allargata: non è applicabile se l'acquisto del bene è avvenuto in un'epoca troppo distante dal periodo criminale. Un lasso di tempo di tre anni è stato ritenuto eccessivo per presumere un collegamento. La Corte ha inoltre criticato la mancata valutazione delle prove difensive, che indicavano donazioni di parenti come fonte lecita del denaro. La confisca è stata quindi annullata con rinvio a un nuovo giudice.
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Confisca per intestazione fittizia: perde i beni del suocero
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di due appartamenti nei confronti di un uomo condannato per associazione mafiosa. Il genero del condannato, vedovo della figlia a cui erano intestati gli immobili, ha tentato di ottenerne la restituzione. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave sulla confisca per intestazione fittizia: il terzo proprietario non può contestare i presupposti della confisca (come la sproporzione del reddito del condannato), ma deve limitarsi a dimostrare di essere l'effettivo e unico proprietario del bene. In questo caso, la prova non è stata fornita, poiché il padre condannato aveva contribuito in modo determinante all'acquisto, rendendo l'intestazione alla figlia puramente formale.
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Sequestro finalizzato alla confisca: da negato a confermato
La Cassazione ha confermato il sequestro finalizzato alla confisca di conti correnti esteri intestati a due parenti di un soggetto condannato per associazione mafiosa. I ricorrenti sostenevano che una precedente richiesta di sequestro fosse già stata rigettata e che i fondi fossero stati accumulati molto tempo prima del reato accertato. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che la scoperta di nuove prove (interrogatori) può superare una precedente decisione negativa. Inoltre, ha chiarito che i terzi intestatari non possono contestare la distanza temporale tra reato e acquisto dei beni, ma devono solo provare la loro effettiva e lecita proprietà. L'esito è la conferma del sequestro a carico dei parenti.
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Confisca beni intestati a terzi: il mutuo non basta a salvare casa
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di immobili intestati ai parenti di un soggetto condannato per associazione di tipo mafioso. I terzi sostenevano di aver acquistato i beni lecitamente tramite un mutuo, ma non sono riusciti a dimostrare di possedere redditi leciti sufficienti a pagare le rate. La sentenza stabilisce un principio fondamentale sulla confisca beni intestati a terzi: l'accensione di un mutuo non è di per sé una prova sufficiente della provenienza lecita delle risorse. Di conseguenza, il ricorso dei terzi è stato dichiarato inammissibile e la confisca è diventata definitiva.
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Confisca denaro spaccio: soldi leciti persi per un errore legale
Un uomo, condannato per detenzione e spaccio di cocaina, subisce la confisca di 6.000 euro trovati in suo possesso. L'imputato ricorre in Cassazione sostenendo che il denaro non fosse legato all'attività illecita. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. Il motivo è puramente processuale: la difesa non aveva mai contestato specificamente la confisca nel precedente grado di giudizio. La sentenza stabilisce un principio chiaro: non si possono introdurre argomenti nuovi davanti alla Cassazione. Di conseguenza, la **confisca denaro spaccio** diventa definitiva e l'uomo viene condannato a pagare le spese processuali e un'ulteriore somma alla Cassa delle ammende.
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Auto intestate ai genitori: sequestro per sproporzione confermato
La Corte di Cassazione ha confermato un sequestro per sproporzione su alcune autovetture. I veicoli erano formalmente intestati ai genitori dell'indagato, ma di fatto erano nella sua piena disponibilità. I giudici hanno stabilito che, ai fini del sequestro, non conta l'intestazione formale del bene, ma chi ne ha l'effettivo controllo. Poiché il valore delle auto era sproporzionato rispetto ai redditi leciti del nucleo familiare dell'indagato e non era stata provata la legittima provenienza, il sequestro è stato ritenuto valido. I genitori, pur essendo proprietari sulla carta, hanno perso la causa perché non è stata riconosciuta la loro buona fede.
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Droga in casa ma nessuna vendita: annullata la confisca di denaro
Un imputato ricorre in Cassazione contro una sentenza di patteggiamento che, oltre alla pena per detenzione di cocaina e hashish, aveva disposto la confisca di denaro per oltre diecimila euro trovati nella sua abitazione. La Suprema Corte accoglie il ricorso limitatamente a questo aspetto patrimoniale. I giudici chiariscono che l'acquisizione dei contanti non è automatica in caso di mera detenzione di stupefacenti, a differenza della vendita effettiva. Per applicare la misura, il tribunale deve motivare adeguatamente ricorrendo ai presupposti della confisca per sproporzione, dimostrando lo squilibrio tra il reddito dichiarato e le somme possedute. La sentenza originaria presentava motivazioni illogiche e incomplete, confondendo il profitto del reato con l'assenza di giustificazioni sulla provenienza. Pertanto, la Cassazione annulla la decisione patrimoniale, rinviando gli atti a un nuovo giudice per una corretta valutazione.
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Concorso esterno in associazione mafiosa: tra famiglia e reato
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa inflitta a un giovane che fungeva da messaggero per il padre latitante, esponente di vertice di un clan. I giudici di legittimità hanno rilevato che la Corte d'Appello non ha adeguatamente motivato il contributo concreto e causale fornito all'organizzazione, né la sussistenza del dolo specifico, confondendo potenzialmente l'aiuto filiale con il sostegno alla consorteria. Parallelamente, è stata annullata la confisca di alcuni capannoni industriali a carico di un secondo ricorrente, poiché mancava una rigorosa verifica della sproporzione tra il valore dei beni e i redditi dichiarati, basandosi il precedente giudizio solo su un collegamento temporale tra costruzione e reati.
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Confisca allargata e droga: quando il denaro è sproporzionato
Un cittadino condannato per detenzione di crack ha impugnato il provvedimento di confisca di una somma di denaro pari a 460 euro. La difesa sosteneva che tale somma non fosse direttamente collegata all'attività di spaccio, mancando il nesso di pertinenza tipico della confisca ordinaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della confisca allargata. Tale istituto permette l'ablazione di beni quando esiste una sproporzione evidente tra il patrimonio posseduto e il reddito dichiarato dal condannato. Nel caso di specie, l'imputato dichiarava guadagni minimi e l'assenza di una fissa dimora, rendendo ingiustificabile il possesso del contante. La decisione ribadisce che per i reati di droga la sproporzione reddituale giustifica il sequestro dei valori anche in assenza di prova della loro origine delittuosa specifica.
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Spaccio di stupefacenti: no alla lieve entità con troppi contanti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti a carico di un giovane trovato in possesso di droga ad alta concentrazione e oltre 20.000 euro in contanti. La difesa sosteneva la natura lieve del fatto e l'origine lecita del denaro, attribuito a regali di nozze mai documentati. I giudici hanno respinto il ricorso, sottolineando che l'elevata purezza della sostanza e l'assenza di redditi leciti giustificano sia l'esclusione dell'attenuante della lieve entità sia la confisca del denaro per sproporzione patrimoniale. La recidiva è stata applicata correttamente data la vicinanza temporale con precedenti condanne e la gravità della condotta.
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Confisca di denaro per spaccio: quando il risparmio non convince
Un giovane imputato è stato condannato tramite patteggiamento per la detenzione di circa un chilogrammo di hashish e marijuana. Insieme alla droga, le autorità hanno rinvenuto oltre 73.000 euro in contanti. Il tribunale ha ordinato la confisca di denaro per spaccio, ritenendo la somma sproporzionata rispetto alla condizione di disoccupazione dell'uomo. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che il denaro derivasse da regali paterni e investimenti in criptovalute. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la mancanza di prove documentali sulle fonti lecite di reddito e la vicinanza fisica tra denaro e stupefacenti giustificano pienamente il provvedimento di ablazione patrimoniale.
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Sequestro per sproporzione: immobili e vincite al gioco.
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo per sproporzione di diversi immobili riconducibili a un soggetto indagato per traffico di stupefacenti. La difesa contestava l'assenza di un legame temporale tra gli acquisti e i reati, oltre a giustificare le disponibilità finanziarie con presunte vincite al gioco. I giudici hanno chiarito che la confisca allargata non richiede un nesso diretto tra il singolo episodio criminoso e il bene acquistato. È sufficiente che il soggetto sia condannato o indagato per reati spia e che non riesca a dimostrare la provenienza lecita di un patrimonio sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati. Le vincite al gioco sono state ritenute inattendibili in assenza di prova sulla provvista iniziale utilizzata per le scommesse.
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Confisca di denaro per stupefacenti: quando è illegittima
Un imputato ha presentato ricorso contro una sentenza di patteggiamento contestando esclusivamente la **confisca di denaro per stupefacenti**. La Corte di Cassazione ha stabilito che, nel caso di mera detenzione di droga, il denaro trovato non può essere confiscato automaticamente. Il giudice deve fornire una motivazione rigorosa che dimostri la sproporzione tra il denaro sequestrato e i redditi leciti del soggetto, come previsto dall'art. 240-bis c.p. Nel caso specifico, il Tribunale aveva ordinato il sequestro delle somme senza alcuna spiegazione logica. La Suprema Corte ha quindi annullato la decisione limitatamente alla parte patrimoniale, rinviando il caso per un nuovo esame che verifichi l'effettiva origine illecita delle somme o la loro sproporzione rispetto alle capacità economiche dichiarate dall'imputato.
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Confisca allargata: quando la convivenza giustifica il sequestro
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della confisca allargata applicata a immobili e arredi formalmente intestati alla convivente di un condannato. La decisione ribadisce che, in presenza di una convivenza ultraventennale e della totale assenza di redditi propri in capo alla donna, opera la presunzione di disponibilità dei beni in favore del condannato. La difesa contestava l'applicazione della misura in fase esecutiva e la mancanza di prova del nesso tra reati e arredi. Tuttavia, la Suprema Corte ha chiarito che per la confisca allargata non occorre dimostrare la derivazione diretta del bene dal reato, essendo sufficiente la sproporzione rispetto ai redditi dichiarati. Il ricorso è stato rigettato, confermando il provvedimento di ablazione patrimoniale.
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Lieve entità nel traffico di stupefacenti: stop ai benefici
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due soggetti accusati di traffico di droga e detenzione di armi clandestine. La difesa invocava la qualificazione di lieve entità nel traffico di stupefacenti, ma i giudici hanno rigettato il ricorso evidenziando l'organizzazione professionale dell'attività. Durante le indagini, è emerso l'uso di un appartamento blindato con tredici telecamere, il sequestro di 187 dosi di cocaina e 461 di droghe leggere, oltre a pistole e un fucile a pompa nascosti in un cunicolo murato. La Corte ha inoltre confermato la confisca di oltre 13.000 euro in contanti, ritenuti sproporzionati rispetto ai redditi leciti dichiarati dagli imputati, sottolineando come la continuità dello spaccio e la disponibilità di armi escludano la minima offensività del fatto.
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Confisca per sproporzione: i rischi sui beni dei familiari
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del sequestro finalizzato alla confisca per sproporzione di circa 15.000 euro in contanti e di un orologio di lusso. I beni erano stati rinvenuti nell'abitazione dei suoceri di un soggetto condannato per traffico di stupefacenti. La ricorrente sosteneva che il denaro appartenesse al padre defunto e l'orologio fosse di sua proprietà esclusiva. Tuttavia, la presenza della moglie del condannato nell'immobile e la mancanza di prove documentali idonee a giustificare il possesso di tali somme hanno attivato la presunzione di disponibilità in capo al condannato. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice del merito ha fornito una motivazione logica e completa, escludendo che si trattasse di un provvedimento apparente e dichiarando il ricorso inammissibile.
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Confisca di denaro: perché non puoi contestarla se il bene è altrui
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della confisca di denaro disposta nei confronti di un soggetto condannato per traffico di stupefacenti. Il ricorrente aveva impugnato il provvedimento sostenendo che le somme sequestrate appartenessero a un'altra persona. Gli Ermellini hanno dichiarato il ricorso inammissibile per due ragioni fondamentali. In primo luogo, i motivi presentati erano una mera riproposizione di quanto già discusso e respinto nei gradi di merito. In secondo luogo, la tesi difensiva stessa ha generato una carenza di interesse: se il denaro appartiene a terzi, il condannato non ha alcun titolo giuridico per chiederne la restituzione o contestarne l'ablazione. La decisione ribadisce il rigore processuale necessario per accedere al vaglio di legittimità.
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