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Art. 240-bis Codice Penale — Anno 2026

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224 provvedimenti

Altri anni per Art. 240-bis Codice Penale

Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da diversi soggetti condannati che avevano aderito al concordato in appello. La sentenza ribadisce che l'accordo sulla pena preclude la contestazione di vizi relativi alla sua determinazione, salvo casi di illegalità. Inoltre, viene chiarito che l'imputato non può impugnare la confisca di beni intestati a terzi per difetto di interesse, e che la sospensione condizionale della pena non può essere richiesta in Cassazione se non è stata oggetto dell'accordo o di specifica istanza orale in appello.
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Confisca e patteggiamento: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della confisca di somme di denaro disposta in sede di patteggiamento per il reato di detenzione di ingenti quantità di cocaina. Il ricorrente contestava l'assenza di un nesso tra la mera detenzione e il denaro, ma la Corte ha rilevato che la misura era giustificata dall'ammissione del soggetto di dedicarsi al commercio di stupefacenti dopo la perdita del lavoro. La decisione chiarisce che la confisca è ricorribile solo per vizi di motivazione o illegalità della misura.
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Sequestro preventivo: coesistenza di vincoli reali
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un sequestro preventivo finalizzato alla confisca allargata su somme di denaro e orologi di lusso. L'indagata, accusata di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, contestava la sovrapposizione della misura con un precedente sequestro probatorio. I giudici hanno stabilito che il sequestro preventivo può coesistere con altri vincoli reali se le finalità sono distinte, valorizzando la sproporzione tra il tenore di vita e l'assenza di redditi leciti.
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Confisca illegittima di denaro: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti a cui era stata applicata una confisca di oltre 30.000 euro. Il ricorrente ha contestato la legittimità di tale misura, evidenziando come la somma non potesse essere considerata profitto del reato contestato. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che si configura una confisca illegittima quando il giudice non motiva adeguatamente il nesso tra il denaro sequestrato e l'attività illecita, specialmente in assenza di un accordo tra le parti su tale misura patrimoniale.
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Sequestro preventivo: quando il denaro è sproporzionato
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di circa centomila euro rinvenuti nell'abitazione di un soggetto indagato per spaccio di stupefacenti. La difesa contestava la mancanza di nesso tra la somma e una singola cessione di modesta entità, ma i giudici hanno ritenuto legittima la misura basandosi sulla sproporzione tra il denaro e i redditi dichiarati, oltre che sul ritrovamento di agende con contabilità illecita e sulle modalità di occultamento del contante.
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Confisca allargata: limiti e onere della prova
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio un provvedimento che disponeva la confisca allargata di immobili acquistati oltre trent'anni prima. Sebbene la misura sia applicabile retroattivamente in quanto misura di sicurezza, i giudici hanno rilevato un difetto di motivazione riguardo all'onere della prova. Il soggetto non era stato messo in condizione di giustificare la provenienza lecita del denaro a causa dell'eccessivo tempo trascorso, che rendeva impossibile il reperimento di documentazione fiscale degli anni '80, configurando una probatio diabolica.
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Confisca allargata: limiti e criteri di applicazione
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di tre soggetti condannati per associazione finalizzata al contrabbando di sigarette e contraffazione. Il fulcro della decisione riguarda la legittimità della confisca allargata applicata a beni immobili e societari. Mentre le condanne principali e le pene sono state confermate, la Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso di uno degli imputati relativamente alla confisca di un lastrico solare. I giudici hanno rilevato un difetto di motivazione sulla 'ragionevolezza temporale' dell'acquisto, avvenuto originariamente in epoca sospetta ma riferibile a un bene già presente nel patrimonio familiare prima dei reati contestati.
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Sequestro preventivo: stop alla solidarietà passiva
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza relativa al sequestro preventivo di un'azienda coinvolta in un'indagine per sfruttamento del lavoro. Il punto centrale della decisione riguarda l'illegittimità dell'applicazione del principio di solidarietà passiva tra i coindagati nel calcolo del profitto da sequestrare. Secondo la Suprema Corte, il vincolo cautelare deve limitarsi alla quota di arricchimento effettivamente conseguita da ciascun partecipante al reato, garantendo il rispetto del principio di proporzionalità. In assenza di prove sulla ripartizione interna del profitto, il giudice deve procedere a una divisione in parti uguali tra i concorrenti, evitando di colpire un singolo indagato per l'intero ammontare del reato.
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Confisca per sproporzione: 55.000€ sequestrati, reddito zero
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di 55.000 euro trovati insieme a sostanze stupefacenti. La decisione si basa sul principio della confisca per sproporzione. L'imputato, con redditi dichiarati molto bassi e derivanti da lavori saltuari, non è riuscito a fornire alcuna prova credibile sull'origine lecita del denaro. La legge, in questi casi, presume che i beni sproporzionati rispetto al reddito siano frutto di attività illecite. Poiché l'imputato non ha superato questa presunzione, il suo ricorso è stato respinto e la confisca è diventata definitiva. L'imputato ha perso la somma di denaro e dovrà pagare le spese processuali.
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Confisca per sproporzione: TFR in contanti non salva i 92.000€
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca per sproporzione di oltre 92.000 euro trovati insieme a cocaina e a una macchina contasoldi. L'imputato si era difeso sostenendo che la somma fosse un anticipo del suo trattamento di fine rapporto (TFR) ricevuto in contanti. I giudici hanno respinto questa tesi, ritenendola non provata e inverosimile. La presenza del denaro in contanti, insieme al contesto dello spaccio, ha reso legittima la confisca. La Corte ha stabilito che spetta all'imputato dimostrare con prove concrete l'origine lecita dei beni sproporzionati rispetto al proprio reddito, e una semplice dichiarazione non è sufficiente.
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Confisca dopo la prescrizione? La Cassazione annulla la decisione
La Corte di Cassazione affronta il tema della confisca per equivalente e prescrizione. Alcuni imputati, condannati per contraffazione e associazione a delinquere, si erano visti confermare la confisca dei beni nonostante il reato di contraffazione fosse stato dichiarato prescritto in appello. La Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che la norma che permette di mantenere la confisca anche dopo la prescrizione (art. 578-bis c.p.p.) non può essere applicata retroattivamente. Poiché i fatti erano avvenuti prima dell'entrata in vigore di questa legge più sfavorevole, la confisca per equivalente doveva essere annullata, riaffermando il principio di irretroattività della legge penale.
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Droga e soldi in casa: la Cassazione conferma la confisca per sproporzione
Un soggetto, condannato per detenzione di stupefacenti, si oppone alla confisca di una notevole somma di denaro trovata nella sua abitazione, sostenendo che non fosse collegata al reato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, applicando il principio della **Confisca per sproporzione**. Questa misura consente di sequestrare beni il cui valore è palesemente eccessivo rispetto ai redditi leciti del condannato, quando quest'ultimo non riesce a dimostrarne la provenienza legale. Poiché l'imputato era privo di un'attività lavorativa stabile che giustificasse tale somma, la confisca è stata confermata. L'imputato ha quindi perso definitivamente il denaro.
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Confisca estesa: prova della provenienza lecita
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della confisca estesa applicata a un immobile di proprietà di una donna condannata per ricettazione. La difesa sosteneva che il bene fosse stato acquistato con un indennizzo assicurativo di 160.000 euro ricevuto per un sinistro stradale. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto tale tesi priva di riscontri oggettivi, poiché la documentazione prodotta attestava solo un ricovero ospedaliero e non l'effettivo incasso della somma dichiarata, confermando così la sproporzione patrimoniale.
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Confisca allargata: limiti e ragionevolezza temporale
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio un provvedimento di confisca allargata relativo a un immobile acquistato oltre sette anni prima dell'inizio dell'attività criminosa del condannato. Nonostante il ricorso del terzo intestatario fosse tecnicamente inammissibile, la Suprema Corte è intervenuta d'ufficio rilevando l'illegalità della misura per violazione del principio di ragionevolezza temporale. La decisione chiarisce che la presunzione di illiceità non può estendersi a beni acquisiti in un arco cronologico troppo distante dai reati contestati.
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Confisca allargata: limiti e prove del contante
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della confisca allargata applicata a ingenti somme di denaro contante rinvenute nella disponibilità di un soggetto condannato per spaccio di stupefacenti. Nonostante i tentativi della difesa di attribuire la proprietà del denaro alla convivente o a fonti lecite come eredità e vincite al gioco, i giudici hanno rilevato una netta sproporzione rispetto ai redditi dichiarati. La decisione sottolinea che, per il denaro contante, non opera la presunzione di titolarità in capo a terzi se il condannato ne ha l'effettiva disponibilità e non fornisce prove rigorose e tracciabili della provenienza lecita.
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Confisca per sproporzione e beni da spaccio
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio una sentenza che ometteva di disporre la **Confisca per sproporzione** su somme di denaro e strumenti di spaccio. Nonostante la condanna per detenzione di ingenti quantità di stupefacenti, il giudice di merito non aveva valutato l'ingiustificata ricchezza dell'imputato, risultato disoccupato da anni. La Suprema Corte ha ribadito che, in presenza di reati legati agli stupefacenti, il denaro di cui non si giustifica la provenienza deve essere confiscato se sproporzionato rispetto al reddito, unitamente ai beni strumentali all'attività illecita.
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Sequestro preventivo: oneri traduzione e periculum
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso contro un provvedimento di **sequestro preventivo** finalizzato alla confisca allargata di un veicolo. Il ricorrente contestava la mancata traduzione di documenti bancari stranieri e l'assenza di motivazione sul pericolo nel ritardo. La Suprema Corte ha stabilito che, nel procedimento di riesame, l'onere della traduzione spetta alla parte privata e che la motivazione sul pericolo, sebbene sintetica, era presente e basata sul rischio di occultamento del bene, rendendo il ricorso non accoglibile in sede di legittimità.
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Confisca allargata: gli effetti della prescrizione
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della confisca allargata applicata a beni mobili e disponibilità finanziarie in un contesto di reati di riciclaggio e intestazione fittizia. Il fulcro della decisione riguarda la possibilità di mantenere la confisca allargata anche a fronte della prescrizione dei reati. La Corte ha stabilito che tale misura, avendo natura di misura di sicurezza atipica, non è soggetta al divieto di retroattività tipico delle sanzioni penali e può essere disposta se viene accertata la responsabilità dell'imputato e la sproporzione patrimoniale. È stata invece annullata con rinvio la parte relativa a un'intestazione fittizia per carenza di motivazione sull'effettiva titolarità dei fondi.
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Incidente di esecuzione: l’obbligo di udienza
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto del Giudice dell'esecuzione che aveva dichiarato inammissibile de plano una richiesta di sospensione della confisca. La Suprema Corte ha stabilito che, data la complessità della materia riconosciuta dallo stesso giudice, era necessaria la fissazione di un'udienza in camera di consiglio per garantire il contraddittorio. L'incidente di esecuzione non può essere deciso senza udienza se richiede valutazioni discrezionali o accertamenti cognitivi.
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Confisca allargata: sequestro per sproporzione reddito
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo finalizzato alla **confisca allargata** di somme di denaro rinvenute nella disponibilità di un soggetto indagato per detenzione di stupefacenti. Nonostante la difesa avesse presentato documentazione relativa a rimesse familiari e attività lavorativa, i giudici hanno ritenuto tali prove insufficienti a giustificare il possesso di oltre quattromila euro in contanti. La sentenza ribadisce che, in presenza di reati gravi come lo spaccio, scatta una presunzione di illiceità per i beni di valore sproporzionato al reddito, gravando sull'indagato l'onere di dimostrarne la provenienza lecita in modo rigoroso.
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