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Art. 240-bis Codice Penale — Anno 2024

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342 provvedimenti

Altri anni per Art. 240-bis Codice Penale

Confisca denaro detenzione: quando è illegittima
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di confisca denaro detenzione di stupefacenti. Se a un imputato è contestata solo la detenzione a fini di spaccio e non una specifica cessione, il denaro rinvenuto non può essere considerato profitto di quel reato e, pertanto, la sua confisca è illegittima. La sentenza ha annullato la confisca di 95 euro, chiarendo che deve esistere un nesso diretto tra la somma e il reato per cui si procede, non potendo essa derivare da presunte attività illecite pregresse e non contestate.
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Confisca lottizzazione abusiva: sì all’esame nel merito
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di reato prescritto per lottizzazione abusiva, il giudice d'appello non può limitarsi a verificare l'evidenza dell'innocenza per decidere sulla confisca. È necessario un accertamento pieno della responsabilità dell'imputato prima di confermare la misura. Di conseguenza, la sentenza di appello che aveva dichiarato l'inammissibilità del ricorso è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Sequestro preventivo quote: quando il socio non può agire
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un socio contro il sequestro preventivo quote sociali di due società, indagate per riciclaggio. La Corte ribadisce che il socio non ha legittimazione ad agire per la restituzione e che il ricorso delle società non può contestare il merito dei fatti, ma solo violazioni di legge.
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Confisca allargata: quando è legittima su beni?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9317/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un sequestro finalizzato alla confisca allargata di un immobile. Il bene, acquistato quasi sei anni prima del reato accertato, era fittiziamente intestato al figlio dell'indagato. La Corte ha ritenuto legittimo il provvedimento, sottolineando che il requisito della 'ragionevolezza temporale' è soddisfatto quando il reato-spia è solo la prova di una prolungata attività criminale che ha generato i fondi per l'acquisto, anche se avvenuto in un'epoca precedente.
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Confisca denaro spaccio: quando è legittima?
Due soggetti, condannati per detenzione di stupefacenti, ricorrono in Cassazione contro la confisca del denaro trovato in loro possesso. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, specificando che la confisca denaro spaccio in questi casi si basa sul principio di sproporzione (art. 240-bis c.p.), quando l'imputato non giustifica la provenienza lecita della somma.
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Confisca allargata: beni dopo la condanna, i limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto avverso la confisca di un immobile. Il ricorrente sosteneva che il bene, acquistato dopo la sentenza di primo grado a carico di un terzo condannato per associazione mafiosa, non potesse essere confiscato. La Corte ha ribadito un principio fondamentale in materia di confisca allargata: è irrilevante la data di acquisto del bene se le risorse finanziarie utilizzate per comprarlo sono state accumulate illecitamente prima della condanna. Avendo la corte di merito accertato la sproporzione patrimoniale e la provenienza illecita dei fondi, la confisca è stata confermata.
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Ricorso inammissibile: Cassazione su droga e confisca
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro una condanna per reati legati agli stupefacenti. L'appello, che mirava a una riqualificazione del fatto come di lieve entità e contestava la confisca di una somma di denaro, è stato respinto. La Corte ha ritenuto i motivi manifestamente infondati e ripetitivi, confermando la valutazione del giudice di merito basata sulla natura della sostanza (crack-cocaina), l'elevato principio attivo e la mancata giustificazione sulla provenienza del denaro.
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Confisca sproporzionata: il silenzio non giustifica
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro la confisca di una cospicua somma di denaro. La decisione conferma la legittimità della confisca sproporzionata quando l'interessato non riesce a dimostrare la provenienza lecita dei beni, sproporzionati rispetto al proprio reddito. Il diritto al silenzio non è sufficiente a fornire tale giustificazione.
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Procura speciale terzo interessato: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un terzo interessato per la restituzione di beni sequestrati. La decisione si fonda sulla mancanza di una procura speciale conferita al difensore per il giudizio di legittimità, evidenziando la differenza processuale tra il terzo e l'imputato.
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Spaccio lieve entità: quando è escluso dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti, escludendo la qualifica di 'spaccio lieve entità'. La decisione si basa sulla valutazione complessiva dell'attività dell'imputato: il possesso di quasi 300 dosi di cocaina ed eroina, ingenti somme di denaro, sei telefoni cellulari, un bilancino di precisione e precedenti specifici. Questi elementi, secondo la Corte, dimostrano un'attività criminale strutturata e professionale, incompatibile con la fattispecie di lieve entità. È stata inoltre confermata la confisca dei cellulari come beni di provenienza non giustificata.
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Prova Ricettazione: Cassazione sulla Prova Logica
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8064/2024, ha annullato una sentenza di appello che aveva parzialmente assolto un imputato dal reato di ricettazione per insufficienza di prove dirette. La Suprema Corte ha ribadito un principio cruciale sulla prova ricettazione: la provenienza illecita dei beni può essere dimostrata anche attraverso la prova logica, basata su elementi indiretti come la natura dei beni, la loro quantità e le modalità di possesso, soprattutto quando l'imputato non fornisce una spiegazione attendibile sulla loro origine. I ricorsi degli imputati sono stati dichiarati inammissibili.
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Confisca allargata: retroattività e evasione fiscale
Le Sezioni Unite della Cassazione chiariscono i limiti temporali del divieto di giustificare la provenienza dei beni con redditi da evasione fiscale nel contesto della confisca allargata. La sentenza stabilisce che il divieto, introdotto nel 2017, non si applica ai beni acquistati tra il 29 maggio 2014 e il 19 novembre 2017, tutelando il legittimo affidamento sorto da una precedente pronuncia. Il caso riguardava un dirigente medico sottoposto a sequestro preventivo per concussione.
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Sequestro preventivo ricettazione: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo per ricettazione. La decisione si basa sulla sufficienza degli indizi, come il possesso di una ingente somma di denaro contante, l'assenza di una giustificazione plausibile e i legami familiari dell'indagato con esponenti di un clan mafioso. Questi elementi, nel loro insieme, sono stati ritenuti idonei a configurare il 'fumus commissi delicti' necessario per la misura cautelare reale, anche senza una ricostruzione dettagliata del reato presupposto.
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Confisca per usura: priorità alla vittima insoluta
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di confisca per usura. Se i condannati per usura risultano insolventi, la vittima del reato, costituita parte civile, ha diritto a veder soddisfatto il proprio credito risarcitorio prevalendo sulla confisca del bene (profitto del reato) a favore dello Stato. L'insolvenza dei condannati, accertata dopo la sentenza definitiva, costituisce un 'fatto nuovo' che legittima la vittima a chiedere la revoca della confisca in sede esecutiva per ottenere l'assegnazione del bene.
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Pignoramento e sequestro: la priorità della trascrizione
In un complesso caso di conflitto tra diritti, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: in caso di sovrapposizione tra un pignoramento immobiliare avviato da un creditore e un sequestro preventivo penale disposto dallo Stato, prevale l'atto trascritto per primo nei registri immobiliari. La sentenza ha confermato che il diritto del creditore, garantito dalla precedente trascrizione del pignoramento, è opponibile alla successiva pretesa statale di confisca, ma ha precisato che tale protezione è limitata all'importo originario del credito per cui il pignoramento era stato iscritto.
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Confisca denaro detenzione stupefacenti: i limiti
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7445/2024, ha annullato la confisca del denaro disposta nei confronti di un soggetto condannato per detenzione di stupefacenti di lieve entità. La Corte ha stabilito che, se la contestazione riguarda unicamente la detenzione e non la cessione, il denaro non può essere considerato 'profitto del reato' e, pertanto, la sua confisca è illegittima. La decisione chiarisce i limiti di applicabilità della misura ablativa in questi casi.
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Ingente quantità stupefacenti: la purezza non conta
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6999/2024, ha respinto il ricorso di un imputato condannato per detenzione di un notevole quantitativo di hashish. La Corte ha stabilito che, ai fini dell'aggravante per ingente quantità stupefacenti, è determinante l'entità del principio attivo e non la purezza media della sostanza sul mercato. L'aumento di purezza, infatti, non attenua ma aggrava l'offensività della condotta. È stata inoltre confermata la confisca di una somma di denaro per mancata prova della sua lecita provenienza e per la sproporzione con lo stile di vita dell'imputato.
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Sequestro preventivo sproporzione: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo sproporzione. Il Tribunale del riesame aveva confermato il vincolo su beni immobili e somme di denaro, ritenendo insufficienti le prove sulla loro lecita provenienza. La Suprema Corte ha stabilito che le censure del ricorrente riguardavano il merito della valutazione e non una violazione di legge, unico motivo valido per il ricorso in Cassazione in materia cautelare.
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Confisca senza motivazione: annullata dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di un Tribunale limitatamente alla confisca di una somma di denaro disposta nell'ambito di un patteggiamento per detenzione di stupefacenti. La decisione si fonda sull'assoluto difetto di motivazione del provvedimento, in quanto il giudice di merito non ha specificato la base giuridica della confisca, limitandosi a un generico riferimento a quanto in sequestro e citando una norma inconferente. La Suprema Corte ha ribadito che ogni provvedimento di confisca, anche in sede di patteggiamento, deve essere sorretto da una motivazione puntuale che ne giustifichi l'applicazione.
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Sequestro quote sociali: non si estende ai beni?
Una società ha impugnato il sequestro dei suoi beni (un'auto e un conto corrente), disposto a seguito del sequestro del 100% delle sue quote detenute dall'unica socia, indagata per reati finanziari. La Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento, stabilendo un principio fondamentale: il sequestro quote sociali totalitarie, in ambito cautelare penale, non si estende automaticamente ai beni dell'azienda. Per poterlo fare, è necessario dimostrare che la società è uno schermo fittizio o che il suo patrimonio è strutturalmente asservito a scopi illeciti, prova che nel caso di specie mancava. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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