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Art. 240-bis Codice Penale — Anno 2024

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342 provvedimenti

Altri anni per Art. 240-bis Codice Penale

Confisca allargata: non si applica alla lieve entità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6247/2024, ha stabilito un importante principio in materia di stupefacenti. Ha annullato la confisca allargata disposta nei confronti di un imputato condannato per associazione di lieve entità finalizzata al traffico di droga (art. 74, c. 6, d.P.R. 309/90). La Corte ha chiarito che tale reato, essendo una fattispecie autonoma, non rientra nel catalogo dei delitti per cui è applicabile la misura patrimoniale ex art. 240-bis c.p. Gli altri ricorsi, relativi a questioni di colpevolezza e pene accessorie, sono stati dichiarati inammissibili, in gran parte a causa dell'effetto preclusivo del concordato sulla pena in appello.
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Ricorso inammissibile: confisca e recidiva
La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile di due imputati. Il primo contestava la confisca di beni intestati a terzi, ma è stato ritenuto privo di legittimazione. Il secondo lamentava la valutazione della recidiva, motivo non consentito per impugnare una sentenza di patteggiamento. La decisione sottolinea i rigidi limiti delle impugnazioni in questi casi.
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Confisca prevale su pignoramento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la confisca prevale su pignoramento. Il caso riguardava un prezioso dipinto, oggetto sia di una confisca penale 'allargata' sia di un pignoramento a favore dei creditori di una società fallita. La Corte ha confermato che la confisca, in quanto misura di interesse pubblico volta a sottrarre beni di provenienza illecita dal circuito economico, estingue le procedure esecutive civili come il pignoramento. Di conseguenza, il bene viene acquisito dallo Stato libero da oneri. La sentenza ha inoltre dichiarato inammissibile il ricorso dell'erede di uno degli imputati per un vizio procedurale.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione e la reiterazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due imputati condannati in appello per usura ed estorsione aggravate. La decisione si fonda sul principio del ricorso inammissibile per 'mera reiterazione', poiché i motivi presentati erano una semplice ripetizione di quelli già esaminati e respinti dalla Corte d'Appello, senza sollevare nuove e specifiche critiche alla sentenza impugnata.
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Confisca denaro e spaccio: quando non è legittima
La Corte di Cassazione ha annullato la confisca di una somma di denaro trovata nell'abitazione di un soggetto condannato per detenzione di stupefacenti. La sentenza stabilisce che per procedere alla confisca del denaro, non è sufficiente presumere che esso derivi da un'generica attività di spaccio, ma è necessario dimostrare un nesso causale diretto con il reato specifico per cui è stata emessa la condanna. In assenza di tale prova, la confisca denaro è illegittima.
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Crediti essenziali sequestro: quando pagare
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un GIP che negava il pagamento a un fornitore di carburante di un'azienda sottoposta a sequestro preventivo. La Corte ha stabilito che la mera reperibilità di un bene sul mercato non è sufficiente per escluderlo dai crediti essenziali sequestro. È necessario valutare se la fornitura è indispensabile per la prosecuzione dell'attività aziendale, annullando la decisione precedente per vizio di motivazione e rinviando per un nuovo esame.
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Confisca di prevenzione: limiti del ricorso del terzo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5094/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una confisca di prevenzione. La Corte ha stabilito che i terzi, intestatari formali dei beni, non possono contestare la pericolosità sociale del soggetto principale. Il loro ricorso è limitato alla dimostrazione della loro effettiva titolarità. Anche il ricorso del soggetto principale è stato respinto per genericità, non avendo contestato efficacemente le motivazioni della Corte d'Appello sulla datazione della pericolosità e sulla sproporzione patrimoniale.
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Confisca allargata: quando è legittima? Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una confisca allargata di oltre 162.000 euro nei confronti di una donna condannata per spaccio di stupefacenti. La Corte ha stabilito che, a differenza della confisca per equivalente, la confisca allargata non deve essere proporzionata al profitto del singolo reato commesso (detto 'reato-spia'). È sufficiente che vi sia una sproporzione tra i beni posseduti e il reddito dichiarato e che l'interessato non riesca a giustificarne la provenienza lecita. Inoltre, la Corte ha chiarito che questa misura di sicurezza patrimoniale può essere applicata anche se l'esecuzione della pena detentiva è sospesa, data la sua totale autonomia.
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Inammissibilità ricorso: quando non si pagano spese
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso contro un sequestro preventivo, poiché il provvedimento era stato revocato nelle more del giudizio. La Corte ha stabilito che, in caso di inammissibilità per sopravvenuta carenza di interesse non imputabile al ricorrente, quest'ultimo non deve essere condannato al pagamento delle spese processuali, non configurandosi un'ipotesi di soccombenza.
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Notifica domicilio inidoneo: valida anche se atipica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per ricettazione. Il caso verteva su una presunta irregolarità nella notifica del decreto di citazione e sulla confisca di una somma di denaro. La Corte ha stabilito che la notifica al difensore è valida se il domicilio eletto dall'imputato risulta inidoneo, anche se la notifica al legale è avvenuta prima del tentativo fallito presso il domicilio. Ha inoltre confermato la confisca, ritenendo generiche le motivazioni del ricorso e non provata la provenienza lecita del denaro.
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Confisca denaro detenzione stupefacenti: quando è lecita?
La Corte di Cassazione ha annullato la confisca di 1.080 euro a un soggetto condannato per detenzione di stupefacenti. La Suprema Corte ha stabilito che, in caso di mera detenzione, non è possibile presumere che il denaro sia provento di spaccio. Per procedere alla confisca denaro detenzione stupefacenti, è necessario un nesso provato con un'attività di cessione, che in questo caso non era stata contestata né dimostrata.
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Ricorso straordinario: limiti per il terzo non condannato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4611 del 2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso straordinario presentato da un terzo interessato per la restituzione di beni immobili confiscati nell'ambito di un procedimento penale a carico del coniuge. La Corte ha stabilito che tale rimedio è riservato esclusivamente al 'condannato' e non può essere esteso a soggetti terzi, anche se direttamente pregiudicati dalla misura patrimoniale. La decisione ribadisce l'interpretazione restrittiva dell'art. 625-bis c.p.p., sottolineando che la pronuncia sulla confisca di beni di un terzo non incide sul giudicato di responsabilità penale.
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Confisca profitto reato: Cassazione su calcolo certo
La Corte di Cassazione ha confermato le condanne per traffico di stupefacenti a carico di tre individui, ma ha annullato la confisca per equivalente del profitto del reato per due di essi. La Suprema Corte ha stabilito che la stima del profitto non può basarsi su calcoli presuntivi e approssimativi, ma deve corrispondere a un incremento patrimoniale effettivo, certo e quantificabile. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione sulla quantificazione del profitto da confiscare.
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Confisca allargata: limiti alla revoca in esecuzione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due condannati che chiedevano la revoca di una confisca allargata disposta con sentenza definitiva. I ricorrenti invocavano un nuovo orientamento giurisprudenziale sul principio di 'ragionevolezza temporale', ma la Corte ha stabilito che i mutamenti interpretativi non possono travolgere il giudicato. La revoca in fase esecutiva è possibile solo per abrogazione della norma, declaratoria di incostituzionalità o presentazione di prove nuove, condizioni non presenti nel caso di specie.
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Morte dell’imputato: effetti sulla confisca allargata
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna e la relativa confisca allargata a seguito della morte dell'imputato. Il caso, originato da una condanna per associazione criminale, ha visto un lungo iter processuale focalizzato sulla confisca di beni. La Suprema Corte ha stabilito che la morte dell'imputato estingue il reato, impedendo l'applicazione della confisca anche nei confronti degli eredi, poiché viene meno il presupposto stesso della sanzione patrimoniale.
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Circostanze attenuanti generiche e confisca del denaro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha ritenuto corrette sia la limitata riduzione di pena per circostanze attenuanti generiche, motivata dall'elevato spessore criminale del soggetto, sia la confisca del denaro di provenienza illecita, giustificata dalla sproporzione con i redditi dichiarati.
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Intestazione fittizia: il sequestro è valido
La Cassazione conferma il sequestro preventivo di quote societarie per intestazione fittizia. Per la misura cautelare reale è sufficiente il 'fumus' del reato, basato sulla gestione occulta da parte dei reali proprietari, senza la necessità di provare pienamente il dolo del prestanome.
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Confisca per sproporzione: onere della prova e limiti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un sequestro finalizzato alla confisca per sproporzione. La sentenza chiarisce che l'onere della prova sui redditi non dichiarati non può essere assolto con allegazioni generiche e, in via preliminare, che il ricorrente non aveva legittimazione ad agire poiché l'immobile era intestato a un terzo.
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Confisca per sproporzione: Cassazione su stupefacenti
La Corte di Cassazione ha annullato la confisca di una somma di denaro disposta nei confronti di un soggetto condannato per detenzione di stupefacenti. La Suprema Corte ha chiarito che il denaro non può essere considerato profitto diretto del reato di 'detenzione'. La confisca è possibile solo applicando l'istituto della confisca per sproporzione, che richiede una rigorosa dimostrazione della sproporzione tra la somma e i redditi dell'imputato, prova che nel caso di specie era mancata.
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Detenzione ai fini di spaccio: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio nei confronti di un individuo trovato in possesso di un notevole quantitativo di hashish, un bilancino di precisione e una somma di denaro. La sentenza sottolinea che la combinazione di questi elementi costituisce un quadro probatorio solido, anche in assenza di prove dirette di cessione. Le giustificazioni dell'imputato, ritenute non provate e inverosimili, non sono state sufficienti a superare gli indizi a suo carico. È stata inoltre confermata la confisca del denaro.
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