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Art. 2112 Codice Civile

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915 provvedimenti

Trasferimento di azienda: no alla decadenza breve
La Corte di Cassazione ha confermato che, in caso di trasferimento di azienda, l'azione del lavoratore volta ad accertare la prosecuzione del rapporto di lavoro con il cessionario non è soggetta ai termini di decadenza previsti dall'art. 32 della Legge 183/2010. La controversia nasceva dal rifiuto di una società subentrante di riconoscere il rapporto di lavoro di due dipendenti. Dopo un primo annullamento con rinvio, la società ha tentato nuovamente di invocare la decadenza, ma la Suprema Corte ha ribadito l'irretrattabilità del principio di diritto già espresso, dichiarando inammissibile il ricorso e confermando la tutela dei lavoratori ex art. 2112 c.c.
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Cessione ramo azienda e pensione: la guida legale
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un lavoratore coinvolto in una cessione ramo azienda dichiarata illegittima. Nonostante il dipendente avesse iniziato a percepire la pensione di anzianità, la Corte ha stabilito che tale circostanza non estingue il rapporto di lavoro con l'azienda cedente né impedisce il ripristino del contratto. L'incompatibilità tra pensione e reddito da lavoro rileva solo sul piano previdenziale e non incide sulla validità del vincolo contrattuale. Tuttavia, il diritto alle retribuzioni arretrate decorre solo dalla formale messa in mora del datore di lavoro.
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Qualifica superiore: criteri e oneri probatori
Un dipendente di una società di gestione idrica, nata dalla trasformazione di un ente pubblico, ha agito in giudizio per ottenere il riconoscimento di una qualifica superiore e le relative differenze retributive. Il lavoratore contestava il passaggio dal regime contrattuale del parastato a quello privatistico, rivendicando mansioni di livello più elevato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la trasformazione dell'ente in società per azioni non configura un trasferimento d'azienda e che il lavoratore non ha fornito prove sufficienti secondo il procedimento trifasico per dimostrare lo svolgimento di mansioni superiori.
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Successione universale e debiti TFR nelle fusioni
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di fusione per incorporazione tra associazioni con natura imprenditoriale, si verifica una successione universale. L'ente incorporante è tenuto a pagare il debito per TFR maturato da un dipendente dell'ente incorporato, anche se il rapporto di lavoro era cessato prima della fusione. Tale responsabilità non è subordinata alla presenza del debito nei libri contabili obbligatori, poiché l'art. 2504 bis c.c. prevede il subentro automatico in tutti i rapporti giuridici attivi e passivi dell'ente estinto.
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Anzianità di servizio: i diritti in cassa integrazione
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un pilota al riconoscimento dell'**Anzianità di servizio** maturata durante il periodo di cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS). Nonostante il lavoratore avesse svolto attività temporanea presso terzi durante la sospensione, il rapporto originario non si è interrotto. La Suprema Corte ha stabilito che il trasferimento d'azienda comporta la conservazione dei diritti acquisiti, inclusa l'anzianità calcolata fino alla cessazione effettiva del rapporto, rigettando le pretese della società subentrante che intendeva escludere i periodi di sospensione dal calcolo economico.
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Superminimo non assorbibile: diritti e tutele.
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di alcune lavoratrici trasferite a seguito di cessione di ramo d'azienda. Un precedente accordo di armonizzazione aveva trasformato un premio di risultato in un superminimo non assorbibile di 4.000 euro annui. La società cessionaria aveva successivamente tentato di eliminare tale voce retributiva attraverso un nuovo accordo collettivo e una disdetta unilaterale. La Suprema Corte ha stabilito che, sebbene il superminimo non assorbibile sia un diritto individuale intangibile una volta entrato nel contratto del lavoratore, gli accordi collettivi a tempo indeterminato possono essere disdettati dal datore di lavoro. Tuttavia, la mancanza di preavviso nel recesso non comporta l'applicazione perpetua dell'accordo, ma solo eventuali profili risarcitori.
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Cessione ramo azienda: guida alle retribuzioni
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un lavoratore a percepire le retribuzioni arretrate a seguito di una cessione ramo azienda dichiarata nulla. Nonostante il dipendente avesse prestato attività lavorativa presso il soggetto cessionario, l'originario datore di lavoro (cedente) è obbligato al pagamento integrale delle mensilità maturate dalla data della messa in mora. La Suprema Corte ha chiarito che il rifiuto del datore di riammettere il lavoratore, dopo l'offerta della prestazione, configura una mora accipiendi che rende il credito retributivo certo e non detraibile da quanto percepito altrove.
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Riassunzione del giudizio: regole e validità
La Corte di Cassazione ha affrontato un complesso caso riguardante la riassunzione del giudizio civile a seguito di rinvio dalla sede penale. Il nucleo della decisione riguarda la validità dell'atto di riattivazione del processo: la Corte ha stabilito che vige un principio di equivalenza delle forme tra ricorso e citazione, purché lo scopo di manifestare la volontà di proseguire la causa sia raggiunto. Inoltre, è stata ribadita l'autonomia del giudice civile nell'accertare l'illecito ex art. 2043 c.c., il quale non deve limitarsi a verificare la sussistenza di un reato, ma deve valutare l'ingiustizia del danno secondo le regole civilistiche, indipendentemente dall'esito del processo penale.
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Fondo di garanzia INPS: No se il lavoro continua con un nuovo datore
La Cassazione nega l'intervento del Fondo di garanzia INPS per il pagamento di TFR e stipendi se, dopo un trasferimento d'azienda, il rapporto di lavoro prosegue con il nuovo datore. Anche se il vecchio datore è insolvente, la responsabilità dei crediti passa al nuovo acquirente (cessionario), che è solvente. Il Fondo interviene solo quando il rapporto di lavoro cessa a causa dell'insolvenza del datore e non c'è un'altra azienda che prosegue l'attività. La continuità lavorativa con il nuovo soggetto esclude quindi la possibilità di ricorrere alla garanzia statale, poiché esiste un altro debitore in grado di pagare.
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Trasferimento d’azienda: l’INPS non paga se il lavoro continua
La Cassazione ha stabilito che il Fondo di Garanzia INPS non interviene in caso di trasferimento d'azienda se il rapporto di lavoro prosegue con il nuovo datore. Alcuni lavoratori, passati a una nuova società dopo che la precedente era entrata in amministrazione straordinaria, avevano chiesto all'INPS il pagamento di TFR e stipendi arretrati. La Corte ha respinto la richiesta, chiarendo che la tutela dei lavoratori è garantita dalla responsabilità del nuovo datore, che eredita i debiti del precedente. L'intervento del Fondo è previsto solo in caso di cessazione del rapporto di lavoro a causa di insolvenza del datore, una condizione che non si verifica quando l'attività e i dipendenti passano a un nuovo soggetto.
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Fondo di garanzia e TFR: i limiti della tutela
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una lavoratrice che chiedeva l'intervento del Fondo di garanzia per il recupero del TFR maturato presso un datore di lavoro fallito. La Corte ha stabilito che la continuità del rapporto di lavoro, derivante da una cessione d'azienda ex art. 2112 c.c., impedisce l'accesso alla tutela previdenziale. Poiché il rapporto è proseguito con il nuovo datore senza interruzioni, manca il presupposto essenziale della cessazione del rapporto lavorativo necessario per attivare il Fondo di garanzia.
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Solidarietà negli appalti: guida alla responsabilità
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità solidale di due società committenti per i crediti retributivi di una lavoratrice, il cui rapporto di lavoro era stato convertito da collaborazione a progetto in subordinazione. Il caso analizza la solidarietà negli appalti prevista dall'art. 29 del D.Lgs. 276/2003, stabilendo che il fallimento del datore di lavoro principale non sposta la competenza al tribunale fallimentare per le azioni contro i committenti solidali. La Corte ha inoltre ribadito che, in caso di cessione di ramo d'azienda, i rapporti di lavoro e le relative passività passano al cessionario ex art. 2112 c.c.
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Trasferimento d’azienda e custodia giudiziaria
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di alcuni lavoratori volta ad accertare un trasferimento d'azienda tra una società concessionaria di una discarica e il soggetto nominato custode giudiziario della stessa. Il nucleo della controversia riguarda l'applicabilità dell'art. 2112 c.c. in presenza di un sequestro preventivo. La Corte ha stabilito che non si configura un trasferimento d'azienda se il subentrante agisce esclusivamente come ausiliario del giudice per la messa in sicurezza e la conservazione dei luoghi, senza proseguire l'attività economica di gestione rifiuti precedentemente esercitata. La mancanza di continuità nell'esercizio dell'impresa esclude il diritto dei lavoratori al passaggio automatico alle dipendenze del nuovo gestore.
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Società in house: trasferimento d’azienda e tutele
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un lavoratore, istruttore di nuoto, che ha richiesto il riconoscimento del rapporto di lavoro a tempo indeterminato presso una **società in house** comunale a seguito di un trasferimento d'azienda. Il lavoratore era precedentemente impiegato da un'associazione sportiva nella gestione di una piscina pubblica. Mentre il primo grado aveva rigettato la domanda citando i vincoli delle assunzioni pubbliche, la Corte d'Appello ha accolto il ricorso applicando l'art. 2112 c.c. La Suprema Corte, ravvisando questioni di massima importanza sull'accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni, ha disposto la trattazione in pubblica udienza.
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Appalto illecito: guida alla subordinazione diretta
La Corte di Cassazione ha confermato la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato diretto tra due addetti ai servizi e una grande società finanziaria, configurando un caso di appalto illecito. Sebbene i lavoratori fossero formalmente assunti da una cooperativa esterna, l'assenza di un contratto d'appalto documentato e l'esercizio del potere direttivo da parte della società utilizzatrice hanno reso nulla l'interposizione di manodopera. La Corte ha stabilito che, in mancanza di prove sulla genuinità dell'appalto, il rapporto di lavoro deve considerarsi instaurato sin dall'origine con il beneficiario effettivo delle prestazioni.
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Giudicato esterno e calcolo differenze retributive
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore che contestava i criteri di calcolo delle differenze retributive. Il cuore della controversia riguarda il **giudicato esterno**: una precedente sentenza definitiva aveva già stabilito che il parametro di riferimento per la liquidazione fosse il CCNL dei dirigenti industriali. Il ricorrente tentava di invocare una policy aziendale più favorevole, ma la Suprema Corte ha chiarito che, una volta che un parametro di calcolo è cristallizzato in una sentenza passata in giudicato, esso non può più essere messo in discussione in fasi successive del giudizio.
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Mobilità volontaria: stop ai tagli di stipendio.
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di mobilità volontaria nel pubblico impiego, il dipendente ha diritto a conservare il trattamento economico acquisito presso l'amministrazione di provenienza. Nonostante le riforme del 2005, il passaggio tra enti è configurato come cessione del contratto, imponendo il riconoscimento di un assegno ad personam riassorbibile per evitare una violazione del divieto di reformatio in peius.
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Giudicato esterno e successione nel lavoro
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un ente pubblico in merito al riconoscimento di mansioni superiori di un dipendente. La controversia ruota attorno al concetto di **Giudicato esterno** e alla sua efficacia nel tempo, specialmente in caso di successione tra datori di lavoro. L'ente ricorrente sosteneva l'esistenza di un conflitto tra precedenti sentenze, ma non ha fornito la documentazione necessaria a dimostrare la coincidenza di oggetto e titolo. La Corte ha ribadito che il giudicato formatosi contro il precedente datore di lavoro vincola anche il successore nel rapporto di impiego.
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Trasferimento di ramo d’azienda: serve preesistenza.
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello riguardante un trasferimento di ramo d'azienda. I giudici hanno ribadito che, ai sensi dell'art. 2112 c.c., l'autonomia funzionale del ramo deve essere preesistente alla cessione e non creata ad hoc al momento dello scorporo. La decisione sottolinea la necessità di tutelare i lavoratori da operazioni societarie prive di reale consistenza organizzativa autonoma.
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Appalto illecito: le conseguenze per l’azienda
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di un contratto di servizi tra due società che nascondeva un appalto illecito. I lavoratori, pur formalmente dipendenti di un fornitore, operavano sotto il coordinamento della società committente. La sentenza sancisce il diritto dei lavoratori all'assunzione diretta presso il reale utilizzatore e l'applicazione del contratto collettivo di quest'ultimo.
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