Società in house e trasferimento d’azienda: le tutele dei lavoratori
Il tema della società in house rappresenta uno dei nodi più complessi del diritto del lavoro moderno, specialmente quando si intreccia con le dinamiche del trasferimento d’azienda. Una recente ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione ha riacceso il dibattito sulla continuità dei rapporti di lavoro nel passaggio tra gestione privata e gestione pubblica controllata.
Il caso del trasferimento alla società in house
La vicenda trae origine dal ricorso di un istruttore di nuoto e assistente bagnanti che, per quasi trent’anni, ha prestato servizio presso una piscina comunale. Inizialmente dipendente di un’associazione sportiva privata, il lavoratore si è trovato coinvolto nel cambio di gestione dell’impianto, passato sotto il controllo diretto di una società in house totalmente partecipata dal Comune.
Il nodo del contendere riguarda l’applicabilità dell’articolo 2112 del Codice Civile, che garantisce la prosecuzione del rapporto di lavoro in caso di trasferimento d’azienda. La società subentrante sosteneva che la propria natura pubblica impedisse la conversione automatica del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato, richiamando la necessità di procedure concorsuali per l’accesso all’impiego pubblico.
La decisione della Corte d’Appello e il ricorso
In secondo grado, i giudici hanno ribaltato la decisione del Tribunale, accertando che il passaggio della gestione della piscina costituiva un vero e proprio trasferimento d’azienda. Di conseguenza, il rapporto di lavoro doveva intendersi a tempo indeterminato, indipendentemente dalla natura della società in house e dalle procedure concorsuali indette, che il lavoratore aveva peraltro superato.
La società ha impugnato tale decisione davanti alla Suprema Corte, denunciando la violazione delle norme sul reclutamento del personale nelle società partecipate e il contrasto con i principi costituzionali di buon andamento e imparzialità della Pubblica Amministrazione.
Le motivazioni
Le motivazioni che hanno spinto la Cassazione a rinviare la causa alla pubblica udienza risiedono nel rilievo nomofilattico della questione. Il collegio ha rilevato un potenziale conflitto tra la tutela del lavoratore prevista dall’art. 2112 c.c. e i vincoli imposti dal Testo Unico sulle Società Partecipate (d.lgs. 175/2016). In particolare, si deve stabilire se l’obbligo di concorso pubblico per le assunzioni nelle società a controllo pubblico possa derogare alle tutele civilistiche previste per il trasferimento d’azienda, specialmente quando l’attività economica rimane sostanzialmente identica.
Le conclusioni
Le conclusioni di questa fase processuale evidenziano la necessità di un chiarimento definitivo sulla gerarchia delle fonti in materia di lavoro pubblico e privato. Sebbene l’ordinanza sia interlocutoria, essa segna un passaggio fondamentale per definire se la società in house debba essere considerata a tutti gli effetti un datore di lavoro privato o se la sua natura pubblica possa limitare i diritti acquisiti dai lavoratori durante i passaggi di gestione. La futura sentenza della Cassazione stabilirà un precedente cruciale per migliaia di lavoratori impiegati in servizi pubblici esternalizzati o reinternalizzati.
Cosa succede ai dipendenti se una società in house subentra in un servizio comunale?
In presenza di un trasferimento d’azienda, l’art. 2112 c.c. prevede che il rapporto di lavoro prosegua con il nuovo datore, mantenendo i diritti acquisiti, salvo specifiche deroghe normative.
È necessario un concorso per restare assunti in una società partecipata dopo un trasferimento?
La questione è oggetto di dibattito giuridico: la Corte d’Appello ha ritenuto che la tutela del trasferimento d’azienda prevalga, ma la Cassazione sta approfondendo il tema.
Qual è il rischio per il lavoratore in caso di contratto a termine nullo?
Il lavoratore può richiedere la conversione in contratto a tempo indeterminato e il risarcimento del danno, ma nelle società pubbliche tale conversione incontra limiti normativi stringenti.