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Art. 2112 Codice Civile

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915 provvedimenti

Fondo Garanzia TFR: l’INPS paga in cessione d’azienda?
Un lavoratore, il cui impiego è proseguito con una nuova società dopo una cessione d'azienda, ha richiesto il pagamento del suo TFR al Fondo Garanzia TFR a seguito del fallimento dell'originario datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che l'intervento del Fondo è subordinato alla cessazione del rapporto di lavoro e all'insolvenza del datore di lavoro debitore in quel preciso momento. Poiché il rapporto di lavoro è continuato con la società acquirente, il TFR non era ancora esigibile e mancavano i presupposti per l'intervento del Fondo.
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Fondo di garanzia INPS: limiti in cessione d’azienda
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1276/2026, ha stabilito i limiti di intervento del Fondo di garanzia INPS per le quote di TFR non versate alla previdenza complementare. Nel caso di una cessione d'azienda in cui il rapporto di lavoro prosegue con il nuovo datore, il Fondo non è tenuto a intervenire. La responsabilità per i debiti del precedente datore insolvente ricade sul nuovo datore di lavoro, in virtù del principio di solidarietà previsto dall'art. 2112 c.c. La Corte ha chiarito che l'esigibilità del credito, presupposto per l'attivazione del Fondo, si verifica solo con la cessazione del rapporto di lavoro, evento non accaduto nella fattispecie.
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Fondo di Garanzia INPS: quando non paga? Il caso
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo di Garanzia INPS non è tenuto a pagare TFR e retribuzioni arretrate se, dopo un trasferimento d'azienda, il rapporto di lavoro prosegue con un nuovo datore di lavoro solvente. La Corte ha chiarito che gli accordi privati tra le aziende, che escludono la responsabilità solidale del nuovo datore, non sono opponibili all'INPS. Il presupposto per l'intervento del Fondo, ovvero l'insolvenza del datore di lavoro al momento della cessazione del rapporto, non sussiste se il rapporto continua, vanificando la richiesta del lavoratore.
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Inquadramento superiore: quando non è un diritto?
Un lavoratore, a seguito di una fusione aziendale, ha richiesto un inquadramento superiore e il pagamento di incentivi annuali. La sua domanda era basata sulle mansioni svolte, ritenute riconducibili a un livello contrattuale più elevato (B anziché C). Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto le sue richieste. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che le mansioni del lavoratore, sebbene tecniche, non includevano l'autonomia decisionale e le competenze specialistiche distintive del livello superiore richiesto. Anche la richiesta per gli incentivi è stata respinta, poiché il lavoratore non ha provato il raggiungimento degli obiettivi aziendali necessari per la loro erogazione.
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Fondo di Garanzia TFR: quando interviene l’INPS?
Un'ordinanza della Cassazione analizza un caso sul Fondo di Garanzia TFR. La Corte d'Appello aveva negato l'intervento del fondo perché, a seguito di cessione d'azienda, il rapporto di lavoro era continuato. Il giudizio in Cassazione si è estinto per rinuncia della ricorrente, lasciando irrisolta nel merito la questione principale ma confermando la decisione di secondo grado.
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Fondo di Garanzia INPS: quando non interviene?
La Corte di Cassazione nega l'accesso al Fondo di Garanzia INPS a un gruppo di lavoratori il cui rapporto di lavoro era proseguito con una nuova società a seguito di una cessione d'azienda. Nonostante l'insolvenza del datore di lavoro originario, il presupposto per l'intervento del Fondo, ovvero la cessazione del rapporto di lavoro, non si era verificato. Di conseguenza, la responsabilità per il TFR e le retribuzioni maturate si trasferisce sul nuovo datore di lavoro, rendendo inefficaci nei confronti dell'INPS eventuali accordi di deroga alla responsabilità solidale.
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Fondo di Garanzia INPS: no in cessione d’azienda
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che il Fondo di Garanzia INPS non è tenuto a intervenire per il pagamento di TFR e stipendi arretrati se, a seguito di una procedura di amministrazione straordinaria, l'azienda viene ceduta e il rapporto di lavoro prosegue senza interruzioni con il nuovo acquirente. La Corte ha chiarito che la tutela del Fondo presuppone la cessazione del rapporto di lavoro e l'insolvenza del datore di lavoro al momento di tale cessazione, condizioni assenti in questo caso.
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Fondo di Garanzia INPS: No se continua il lavoro
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo di Garanzia INPS non è tenuto a intervenire per pagare il TFR e altri crediti se, in seguito a una cessione d'azienda, il rapporto di lavoro prosegue con un'impresa acquirente solvente. Anche se l'azienda cedente diventa insolvente dopo la cessione, la continuità del rapporto lavorativo impedisce che il credito diventi esigibile, presupposto essenziale per l'attivazione del Fondo. Un accordo sindacale che riaccolli il debito sulla società cedente non può alterare questa disciplina pubblicistica.
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Fondo di garanzia TFR: no pagamento se il lavoro continua
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore che chiedeva il pagamento del TFR al Fondo di garanzia TFR gestito dall'INPS. Il caso riguardava un lavoratore il cui rapporto di lavoro era proseguito, senza soluzione di continuità, con una nuova società a seguito di una cessione di ramo d'azienda, mentre la società originaria era stata dichiarata fallita. La Corte ha stabilito che il Fondo non è tenuto a intervenire perché il TFR diventa esigibile solo al momento della cessazione del rapporto di lavoro. Poiché il rapporto non era cessato ma proseguito con il nuovo datore, l'insolvenza del datore di lavoro originario non è sufficiente a far scattare la garanzia del Fondo.
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Fondo di Garanzia INPS: no in cessione d’azienda
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo di Garanzia INPS non è tenuto a intervenire per il pagamento del TFR e dei contributi di previdenza complementare se, in seguito alla cessione di un'azienda in amministrazione straordinaria, il rapporto di lavoro prosegue con la società acquirente. La condizione essenziale per l'intervento del Fondo, ovvero la cessazione del rapporto di lavoro che rende esigibile il TFR, non si verifica in caso di continuità lavorativa.
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Fondo di Garanzia INPS: No se l’azienda è ceduta
La Corte di Cassazione ha stabilito che i lavoratori non possono accedere al Fondo di Garanzia INPS se, prima dell'insolvenza del datore di lavoro, il loro rapporto è stato trasferito a un'altra azienda solvibile tramite cessione d'azienda. In questo caso, il rapporto di lavoro prosegue senza interruzioni con il nuovo datore, che diventa responsabile per i crediti maturati, incluso il TFR. La continuità del rapporto di lavoro esclude il presupposto fondamentale per l'intervento del Fondo, ovvero la cessazione del rapporto stesso.
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Fondo di Garanzia TFR: quando non interviene
La Corte di Cassazione ha negato l'intervento del Fondo di Garanzia TFR a un lavoratore il cui rapporto di lavoro era proseguito con una nuova azienda dopo una cessione, nonostante il fallimento del datore di lavoro originario. La decisione si basa sul principio che il TFR diventa esigibile solo alla cessazione definitiva del rapporto, condizione non verificatasi nel caso di specie, rendendo inefficaci eventuali accordi sindacali in deroga nei confronti dell'ente previdenziale.
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Sgravi contributivi: no a finta nuova assunzione
Una società si è vista negare gli sgravi contributivi previsti dalla L. 190/2014 per aver assunto lavoratori provenienti da un'altra impresa ad essa collegata. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rilevando che l'operazione non costituiva una genuina nuova occupazione, ma una mera continuazione del rapporto di lavoro precedente, mascherata da cessione di ramo d'azienda. Il focus della sentenza è sulla finalità dell'incentivo, volto a creare occupazione stabile e non a simulare nuove assunzioni.
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Trasferimento dipendenti pubblici: no a singole indennità
Una dipendente pubblica, trasferita a un nuovo ministero, ha richiesto di continuare a percepire una specifica indennità della precedente amministrazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che nel trasferimento dipendenti pubblici si ha diritto a conservare il livello retributivo globale, eventualmente tramite un assegno 'ad personam' riassorbibile, ma non le singole voci stipendiali del contratto di provenienza.
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Cessione ramo d’azienda e diritti dei lavoratori
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di una società che aveva acquisito il personale di un'altra impresa. La Corte ha confermato che si è trattato di una cessione ramo d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c., garantendo la continuità dei rapporti di lavoro, trasformati da tempo determinato a indeterminato. È stato chiarito che, in settori ad alta intensità di manodopera, il trasferimento del solo personale organizzato è sufficiente a configurare una cessione ramo d'azienda. La Corte ha inoltre escluso che la società acquirente, seppur a capitale pubblico, potesse essere considerata un ente pubblico e sottrarsi a tali obblighi.
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Subordinazione attenuata: quando il ricorso è inammissibile
Un lavoratore, che sosteneva di operare in un rapporto di lavoro subordinato mascherato da contratto di appalto, ha visto il suo ricorso respinto in primo e secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato il successivo ricorso inammissibile, chiarendo che non può riesaminare i fatti o le prove per qualificare un rapporto come subordinazione attenuata. Il ricorso è stato respinto perché criticava la valutazione del merito fatta dai giudici precedenti, un'attività preclusa al giudice di legittimità.
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Lavoro subordinato: quando il contratto non basta
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una stilista che, dopo dieci anni di collaborazione come consulente per un'azienda di moda, ha chiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. È stato stabilito che, nonostante la lunga durata e la stretta collaborazione, la lavoratrice non ha fornito prove sufficienti a dimostrare l'assoggettamento al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro, elemento essenziale per qualificare il rapporto come lavoro subordinato.
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Fondo di Garanzia TFR e cessione d’azienda: la Cassazione
Un lavoratore, trasferito a una nuova società, ha richiesto il pagamento del TFR al Fondo di Garanzia TFR dopo il fallimento del suo precedente datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha negato l'intervento del Fondo, specificando che la sua garanzia non è attivabile se il rapporto di lavoro prosegue con l'azienda acquirente, poiché il credito TFR non è ancora esigibile. Gli accordi tra le società non vincolano l'ente previdenziale.
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Giudicato esterno: limiti nei rapporti di durata
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2028/2026, ha stabilito i limiti del giudicato esterno nei rapporti di lavoro di durata. Un precedente giudicato che qualifica una pretesa come risarcitoria non si estende automaticamente a periodi successivi di inadempimento, poiché la protrazione della condotta datoriale costituisce un nuovo fatto. La Corte ha chiarito che il giudicato si forma sull'accertamento dell'illegittimità della cessione e sull'ordine di ripristino, ma non sulla qualificazione giuridica delle pretese future, che dipendono da fatti variabili nel tempo.
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Giudicato trasferimento d’azienda: effetti sul debito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10527/2024, chiarisce l'efficacia del giudicato nel trasferimento d'azienda. Una società acquirente è stata ritenuta vincolata da una precedente sentenza emessa contro l'azienda cedente, che accertava la continuità di un rapporto di lavoro. La Corte ha stabilito che, avendo l'acquirente partecipato al processo di cassazione precedente, il giudicato si è formato direttamente nei suoi confronti, obbligandola al risarcimento del danno (retribuzioni non corrisposte) a favore della lavoratrice.
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