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Art. 2112 Codice Civile

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915 provvedimenti

TFR e cessione d’azienda: quando spetta il pagamento?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di TFR e cessione d'azienda, il lavoratore il cui rapporto prosegue con l'acquirente non ha diritto all'immediato pagamento del TFR da parte dell'azienda cedente, poi fallita. La nuova normativa che prevede l'esigibilità immediata non è retroattiva e si applica solo alle procedure aperte dopo il 15 luglio 2022.
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Fondo di Garanzia: TFR e retrocessione d’azienda
La Cassazione conferma il diritto di un lavoratore al TFR dal Fondo di Garanzia INPS. In un caso di retrocessione d'azienda, il rapporto di lavoro è tornato in capo al datore originario, poi fallito. L'INPS deve pagare, poiché la prova della sussistenza dei presupposti è stata fornita dal lavoratore.
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Estinzione del processo: la rinuncia al ricorso
Un'azienda ha impugnato in Cassazione una sentenza della Corte d'Appello che aveva ordinato la reintegrazione di una lavoratrice, riconoscendo una cessione di ramo d'azienda. Successivamente, l'azienda ha rinunciato al ricorso e la lavoratrice ha accettato la rinuncia. La Corte di Cassazione, prendendo atto dell'accordo, ha dichiarato l'estinzione del processo, rendendo definitiva la sentenza di secondo grado favorevole alla dipendente.
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Clausola sociale: obbligo di assunzione nel cambio appalto
Una società subentrante in un appalto di vigilanza privata contestava l'obbligo di assunzione di un lavoratore della precedente azienda, invocando la diversità del nuovo contratto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la clausola sociale prevista dal CCNL e dal bando di gara costituisce un obbligo giuridico vincolante, non una mera intenzione. Anche in caso di riduzione dei servizi, l'obbligo di assunzione permane, seppur riproporzionato, garantendo la tutela occupazionale.
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Fondo di Garanzia TFR: quando non interviene?
Una lavoratrice, dopo il trasferimento d'azienda e il successivo fallimento del datore di lavoro cedente, ha richiesto l'intervento del Fondo di Garanzia TFR. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, sostenendo che il Fondo non opera se il rapporto di lavoro prosegue senza interruzioni con l'azienda cessionaria, poiché il TFR non è ancora esigibile. La lavoratrice ha rinunciato al ricorso in Cassazione a seguito di un nuovo orientamento giurisprudenziale, portando all'estinzione del giudizio.
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Fondo di Garanzia TFR: quando non paga in cessione
Un lavoratore, dopo una cessione d'azienda, ha chiesto l'intervento del Fondo di Garanzia TFR per il fallimento dell'ex datore di lavoro. La Cassazione ha negato il diritto, chiarendo che il Fondo copre l'insolvenza del datore di lavoro attuale al momento della cessazione del rapporto, non quella del precedente datore se il lavoro prosegue con un'impresa solvibile.
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Fondo di Garanzia INPS: quando non copre il TFR
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo di Garanzia INPS non è tenuto a pagare il TFR maturato da un lavoratore presso un'azienda (cedente) poi fallita, qualora il rapporto di lavoro sia proseguito senza interruzioni con un'altra azienda (cessionaria) rimasta solvente. La Corte ha chiarito che l'obbligo di intervento del Fondo sorge solo in caso di insolvenza del datore di lavoro esistente al momento in cui il credito per TFR diventa esigibile, cioè alla cessazione del rapporto di lavoro.
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Fondo di garanzia TFR: no intervento in cessione
La Corte di Cassazione stabilisce che il Fondo di garanzia TFR non è tenuto a intervenire per il pagamento del Trattamento di Fine Rapporto maturato con l'azienda cedente, qualora un accordo sindacale abbia escluso la solidarietà dell'azienda cessionaria e il rapporto di lavoro sia proseguito con quest'ultima. La decisione si fonda sulla distinzione tra il rapporto di lavoro e quello previdenziale, rendendo l'accordo inopponibile all'ente previdenziale.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: relata mancante
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso per cassazione presentato da una società contro una sentenza della Corte d'Appello. La decisione si fonda sul mancato deposito, entro i termini di legge, della copia della sentenza impugnata munita della relazione di notificazione, un adempimento considerato inderogabile e non sanabile tardivamente.
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Cessione ramo d’azienda nulla: stipendio integrale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31185/2025, ha rigettato il ricorso di una società IT, confermando la sua condanna al pagamento integrale delle retribuzioni a favore di alcuni lavoratori. Il caso riguarda una cessione di ramo d'azienda dichiarata nulla. I giudici hanno ribadito che, in tale ipotesi, il rapporto di lavoro con il cedente non si interrompe mai. Di conseguenza, il datore di lavoro che non riammette in servizio il dipendente che offre la propria prestazione è tenuto a versare l'intera retribuzione, senza poter detrarre quanto percepito dal lavoratore presso l'azienda cessionaria. Questa decisione consolida un orientamento giurisprudenziale consolidato in materia di cessione ramo d'azienda nulla.
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Continuità del rapporto di lavoro: il caso del licenziamento
Un lavoratore, licenziato da una società e assunto il giorno dopo da un'altra, ha richiesto il riconoscimento dei suoi diritti economici e di anzianità, sostenendo una fittizia interruzione del rapporto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la mancata impugnazione del licenziamento determina l'estinzione definitiva del primo rapporto di lavoro. Di conseguenza, non è possibile invocare la continuità del rapporto di lavoro e le tutele previste per il trasferimento d'azienda.
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Fondo di garanzia TFR: No al pagamento se il lavoro prosegue
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo di garanzia TFR gestito dall'INPS non è tenuto a intervenire quando, a seguito di una cessione di ramo d'azienda, il rapporto di lavoro dei dipendenti prosegue senza interruzioni con la nuova società. Anche se un accordo sindacale ha esonerato l'acquirente dalla responsabilità per il TFR maturato in precedenza e l'azienda cedente è successivamente fallita, la condizione essenziale per l'accesso al Fondo – la cessazione del rapporto di lavoro – non si è verificata. L'accordo sindacale non è opponibile all'INPS.
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Qualificazione atto: limiti alla riqualificazione fiscale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30737/2025, ha stabilito che la qualificazione dell'atto ai fini dell'imposta di registro deve basarsi esclusivamente sul singolo negozio presentato alla registrazione. Non è consentito all'Agenzia delle Entrate riqualificare una cessione di quote societarie in una cessione d'azienda, considerando operazioni collegate ma giuridicamente distinte. Questa decisione riafferma i principi introdotti dalle riforme del 2017-2018, limitando il potere di riqualificazione del Fisco al contenuto intrinseco dell'atto stesso.
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Cambio di appalto: quando scatta il trasferimento d’azienda
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27707/2024, ha stabilito che un cambio di appalto, con l'acquisizione del personale, si presume un trasferimento di ramo d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c., a meno che l'impresa subentrante non provi l'esistenza di significativi elementi di discontinuità. Nel caso di specie, il subentro in un servizio di vigilanza, con le sole modifiche di divise e tesserini, non è stato ritenuto sufficiente a escludere le tutele per il lavoratore, che ha così mantenuto i diritti maturati.
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Cambio appalto: quando è trasferimento d’azienda?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27607/2024, ha stabilito che un cambio appalto si configura come trasferimento di ramo d'azienda se l'impresa subentrante non introduce significativi elementi di discontinuità organizzativa. La semplice adozione di nuove divise non è sufficiente a escludere le tutele dell'art. 2112 c.c. per i lavoratori trasferiti, invertendo l'onere della prova a carico dell'azienda.
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Licenziamento collettivo e subappalto: i limiti
Un'azienda di ristorazione esternalizza un servizio tramite subappalto, procedendo a un licenziamento collettivo. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento, chiarendo che le deroghe previste per il "cambio appalto" non si estendono al "subappalto", che rappresenta una libera scelta imprenditoriale e non una successione nel contratto principale. Di conseguenza, l'azienda avrebbe dovuto seguire l'intera procedura prevista dalla legge per il licenziamento collettivo.
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Retrocessione d’azienda: la responsabilità del locatore
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti della responsabilità del proprietario di un'azienda in caso di retrocessione d'azienda. L'ordinanza stabilisce che, se l'azienda viene restituita dal primo affittuario e immediatamente concessa a un secondo, il proprietario non è solidalmente responsabile per i debiti di lavoro del primo affittuario, a meno che non si provi che abbia proseguito direttamente l'attività. La mancata prova della continuità aziendale da parte del proprietario esclude l'applicazione dell'art. 2112 c.c.
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Successione enti pubblici: chi paga i vecchi debiti?
La Cassazione ha negato la successione enti pubblici in un caso di rapporto di lavoro. Una lavoratrice, assunta da una USL poi soppressa, ha citato la nuova Azienda Sanitaria, ma la sua domanda è stata rigettata. La Corte ha stabilito che la presenza di una gestione liquidatoria per i debiti della vecchia entità esclude un subentro automatico nei rapporti pregressi, confermando il difetto di legittimazione passiva della nuova Azienda.
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Licenziamento collettivo: legittima soppressione del ballo
Un primo ballerino ha impugnato il proprio licenziamento, parte di una procedura di licenziamento collettivo avviata da una fondazione lirico-sinfonica a seguito della soppressione dell'intero corpo di ballo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la soppressione di un settore aziendale, motivata da ragioni economiche e produttive, costituisce una legittima scelta imprenditoriale. La Corte ha inoltre stabilito che, data la specificità e l'infungibilità delle mansioni dei ballerini, era corretto limitare i criteri di scelta del personale da licenziare al solo corpo di ballo, senza estenderli all'intera azienda.
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Trattamento retributivo: come tutelarlo nel passaggio
Un dipendente pubblico, trasferito da un ente a un altro, subiva una riduzione dello stipendio a causa della sostituzione di una voce retributiva con un'altra di importo inferiore. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito, stabilendo che in caso di passaggio diretto di personale, il lavoratore ha diritto a conservare il trattamento retributivo globale precedente. L'eventuale eccedenza deve essere erogata come assegno 'ad personam' riassorbibile, garantendo la protezione della retribuzione acquisita.
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