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Art. 2112 Codice Civile

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915 provvedimenti

Potere disciplinare: legittimo in cessione d’azienda
Una lavoratrice è stata licenziata dalla nuova società acquirente per una grave mancanza commessa prima del trasferimento d'azienda, avvenuto nel contesto di un fallimento. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, stabilendo che il potere disciplinare si trasferisce al nuovo datore di lavoro insieme al rapporto di lavoro, garantendo la continuità dei diritti e doveri contrattuali.
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Trasferimento ramo d’azienda: il caso della compagnia aerea
Ex dipendenti di una compagnia aerea in amministrazione straordinaria hanno citato in giudizio la nuova società acquirente, sostenendo che l'operazione di cessione di beni costituisse un trasferimento di ramo d'azienda e chiedendo la prosecuzione dei loro rapporti di lavoro. Il Tribunale di Roma ha respinto le loro richieste, stabilendo che non si trattava di un trasferimento di ramo d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c. La decisione si basa sulla natura liquidatoria della procedura di amministrazione straordinaria, sulla mancanza di autonomia funzionale preesistente degli asset ceduti e su una decisione della Commissione Europea che aveva sancito la 'discontinuità economica' tra le due società.
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Trasferimento azienda: quando non si applica il 2112
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore che chiedeva l'assunzione presso una nuova compagnia aerea a seguito della liquidazione della precedente. La decisione conferma che la disciplina sul trasferimento azienda (art. 2112 c.c.) non si applica in assenza di continuità aziendale e in presenza di specifiche deroghe legali previste per le imprese in amministrazione straordinaria.
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Cessione d’azienda: quando scatta l’imposta di registro
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24461/2024, ha confermato la decisione dell'Amministrazione Finanziaria di riqualificare una serie di vendite di beni come una cessione d'azienda dissimulata. Di conseguenza, ha ritenuto illegittima la detrazione dell'IVA da parte dell'acquirente, stabilendo che l'operazione doveva essere soggetta a imposta di registro. La Corte ha sottolineato che, ai fini fiscali, prevale la sostanza economica dell'operazione sulla forma giuridica scelta dalle parti, soprattutto in presenza di un disegno fraudolento.
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Retribuzione di posizione: illegittima la compensazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'Azienda Sanitaria, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva riconosciuto il diritto di una dirigente medica a ricevere le differenze sulla retribuzione di posizione. È stato stabilito che la componente variabile dello stipendio non può essere usata per 'compensare' e raggiungere il minimo contrattuale, ma deve aggiungersi ad esso. L'inammissibilità è derivata da vizi procedurali del ricorso, che non ha colto la reale motivazione della sentenza di secondo grado.
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Responsabilità cessionario azienda: quando si paga?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29071/2024, chiarisce un punto cruciale sulla responsabilità del cessionario d'azienda. Nel caso di specie, la figlia che aveva ricevuto in donazione la farmacia del padre è stata ritenuta responsabile per un debito del genitore sorto prima della cessione, anche se non iscritto nei libri contabili. La Suprema Corte ha superato il requisito formale dell'iscrizione, valorizzando la mancanza di 'effettiva alterità soggettiva' tra cedente e cessionaria. Essendo la figlia già inserita nella gestione aziendale e a conoscenza della situazione debitoria, la sua responsabilità come cessionario d'azienda è stata confermata.
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Trasferimento ramo d’azienda: i limiti del sindacato
Un gruppo di lavoratori ha impugnato un'operazione di trasferimento ramo d'azienda, sostenendo la mancanza di autonomia funzionale della divisione ceduta e la natura fraudolenta dell'operazione. Dopo la sconfitta in primo grado e in appello, la Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione sull'esistenza di un vero ramo d'azienda è un accertamento di fatto riservato ai giudici di merito e non può essere riesaminato in sede di legittimità, se non per vizi logici o errori di diritto. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e i lavoratori condannati al pagamento delle spese.
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Carenza di interesse: appello inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società per sopravvenuta carenza di interesse, a seguito di un accordo transattivo con un ex dipendente. La decisione chiarisce la distinzione tra cessazione della materia del contendere e la mancanza di interesse a proseguire il giudizio, con conseguente assorbimento del ricorso incidentale.
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Rinvio al primo giudice: quando la Corte d’Appello erra
Una controversia sulla retribuzione di alcuni dirigenti medici ha portato a un'importante pronuncia della Corte di Cassazione. Il caso verteva su un errore procedurale: la Corte d'Appello, dopo aver riformato la decisione di primo grado sulla giurisdizione, ha deciso la causa nel merito. La Cassazione ha annullato tale sentenza, stabilendo che la Corte d'Appello avrebbe dovuto disporre il rinvio al primo giudice, garantendo così il doppio grado di giudizio sul merito della questione.
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Contributi pubblici stabilimento: come si calcola?
La Corte di Cassazione chiarisce come calcolare il prezzo di riacquisto di un'area industriale in caso di mancato avvio dell'attività produttiva. L'ordinanza stabilisce che dal valore del compendio devono essere detratti tutti i contributi pubblici percepiti per la realizzazione dello stabilimento, inteso come unità produttiva complessiva, includendo anche i fondi per macchinari non riacquistati. La Corte specifica che spetta all'impresa cessionaria l'onere di provare quali contributi, eventualmente, non dovrebbero essere soggetti a decurtazione. Questa decisione rafforza la tutela della finanza pubblica allargata.
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Contratto a tempo determinato: tutele e cessione
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di contratto a tempo determinato, la cui durata complessiva ha superato i limiti legali e contrattuali. L'ordinanza conferma che la conversione in rapporto a tempo indeterminato ha effetto retroattivo e si trasferisce alla società acquirente in caso di cessione d'azienda. Tuttavia, se l'azienda cessionaria si trova in amministrazione straordinaria, la domanda di pagamento dell'indennità risarcitoria non può essere decisa dal giudice del lavoro, ma deve essere insinuata nella procedura concorsuale.
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Fondo di Garanzia TFR: no se il lavoro continua
Un lavoratore si è visto negare il pagamento del TFR dal Fondo di Garanzia TFR dopo il fallimento della sua azienda, poiché il rapporto di lavoro era proseguito con una società cessionaria. La Corte d'Appello ha stabilito che, non essendoci stata cessazione del rapporto, il TFR non era esigibile e quindi il Fondo non era tenuto a intervenire. Il procedimento in Cassazione si è poi estinto per rinuncia del lavoratore al ricorso.
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Fondo di Garanzia TFR: estinzione del giudizio in Cassazione
Una lavoratrice si è rivolta alla Cassazione per ottenere il TFR dal Fondo di Garanzia INPS dopo il fallimento del suo datore di lavoro originario, nonostante il rapporto di lavoro fosse proseguito con un'altra società a seguito di cessione d'azienda. La Corte d'Appello aveva negato il diritto, ritenendo il TFR non ancora esigibile. Prima della decisione, la lavoratrice ha rinunciato al ricorso, portando la Cassazione a dichiarare l'estinzione del giudizio e a compensare le spese legali data la complessità della materia.
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Fondo di Garanzia: no TFR se il lavoro continua
La Cassazione ha negato l'accesso al Fondo di Garanzia INPS a un gruppo di lavoratori il cui rapporto di lavoro era proseguito senza interruzioni con una nuova società acquirente, nonostante l'insolvenza del datore originario. La Corte ha stabilito che il requisito fondamentale per l'intervento del Fondo, ovvero l'esigibilità del TFR, non è soddisfatto se il rapporto non cessa. Gli accordi sindacali che liberano l'acquirente dai debiti pregressi non sono opponibili all'INPS e non possono attivare la tutela del Fondo di Garanzia.
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Fondo di Garanzia TFR: quando non interviene?
Una lavoratrice ha citato in giudizio l'ente previdenziale per ottenere il pagamento del TFR dal Fondo di Garanzia TFR dopo il fallimento del suo datore di lavoro. La Corte d'Appello ha respinto la domanda perché il rapporto di lavoro era proseguito con una nuova società a seguito di una cessione di ramo d'azienda, rendendo il TFR non ancora esigibile. La lavoratrice ha presentato ricorso in Cassazione ma vi ha poi rinunciato, determinando l'estinzione del procedimento.
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Fondo di Garanzia INPS: No TFR se il lavoro continua
La Cassazione ha negato l'accesso al Fondo di Garanzia INPS a due lavoratrici il cui rapporto di lavoro era continuato con una nuova società dopo la cessione d'azienda, nonostante l'insolvenza del datore di lavoro originario. La Corte ha stabilito che il presupposto essenziale per l'intervento del Fondo è la cessazione del rapporto di lavoro, momento in cui il TFR diventa esigibile. La continuità dell'impiego esclude tale presupposto, rendendo irrilevanti anche gli accordi sindacali volti a liberare il nuovo datore dai debiti pregressi.
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TFR cessione d’azienda: quando è esigibile?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un lavoratore che chiedeva il TFR alla precedente azienda, fallita dopo una cessione di ramo d'azienda. Il ricorso è stato respinto perché il rapporto di lavoro era proseguito con la nuova società, rendendo il TFR non esigibile secondo la normativa applicabile all'epoca. La Corte ha inoltre chiarito che, quando una sentenza si basa su due motivazioni autonome (duplice ratio decidendi), il ricorrente deve contestarle entrambe con successo, altrimenti l'impugnazione è inammissibile.
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Inquadramento lavorativo: no a fascia alta per anzianità
Un operatore sanitario, transitato dal Ministero della Giustizia al Servizio Sanitario Nazionale, ha richiesto un inquadramento lavorativo superiore basato sull'anzianità di servizio maturata. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che la normativa garantisce la conservazione del trattamento economico complessivo, anche tramite assegno 'ad personam', ma non un'automatica trasposizione dell'anzianità in una fascia retributiva più alta. La progressione economica nel nuovo comparto segue le regole del relativo contratto collettivo, che spesso si basa su meccanismi selettivi e non sul mero decorso del tempo.
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Inquadramento dipendente pubblico: no a fascia più alta
Un dipendente pubblico, trasferito dal Ministero della Giustizia al Servizio Sanitario Nazionale, ha contestato il suo inquadramento retributivo, chiedendo il riconoscimento della sua anzianità pregressa per ottenere una fascia economica superiore. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la normativa tutela la non riduzione dello stipendio tramite un assegno 'ad personam', ma non prevede un automatico avanzamento di fascia. L'anzianità è riconosciuta per fini giuridici e previdenziali, ma la progressione economica nel nuovo comparto è legata a meccanismi selettivi e non al mero decorso del tempo.
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TFR cessione d’azienda: quando spetta al lavoratore?
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un lavoratore che richiedeva il pagamento del TFR alla società cedente fallita. Nel caso di TFR in una cessione d'azienda, se il rapporto di lavoro prosegue con la nuova società, il credito non è immediatamente esigibile dal vecchio datore di lavoro, soprattutto se la vicenda è soggetta alla normativa anteriore al 15 luglio 2022. La Corte ha sottolineato la differenza tra il vecchio e il nuovo regime legale, non applicando retroattivamente la nuova disciplina più favorevole al lavoratore.
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