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Art. 2112 Codice Civile

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915 provvedimenti

Impugnazione sentenza: come evitare l’inammissibilità
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso di alcuni lavoratori contro una mancata assunzione in un cambio appalto. L'impugnazione della sentenza di appello è stata respinta perché i ricorrenti non hanno contestato una delle due autonome ragioni su cui si fondava la decisione, rendendo inutile l'esame degli altri motivi.
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Bancarotta fraudolenta: delocalizzazione e distrazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale a carico degli amministratori di una società fallita. Essi avevano trasferito l'intero compendio mobiliare a una società polacca, per poi cedere la partecipazione a un prezzo irrisorio e non interamente corrisposto a un'altra entità estera a loro riconducibile. La Corte ha ritenuto l'operazione una distrazione di beni ai danni dei creditori, respingendo la tesi difensiva di una legittima cessione di ramo d'azienda, data l'incongruità del prezzo e la finalità di svuotare la società italiana.
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Fondo Garanzia TFR: no pagamento se il lavoro continua
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo Garanzia TFR non interviene per pagare il trattamento di fine rapporto maturato con un'azienda cedente, se quest'ultima diventa insolvente ma il rapporto di lavoro del dipendente prosegue senza interruzioni con la nuova società acquirente. Il diritto al TFR, e la conseguente tutela del Fondo, scattano solo al momento della cessazione definitiva del rapporto di lavoro, e l'obbligato principale è il datore di lavoro in quel momento.
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Fondo di Garanzia TFR: quando non interviene?
Un lavoratore ha chiesto l'intervento del Fondo di Garanzia TFR per il TFR maturato con un'azienda fallita, il cui ramo d'azienda era stato ceduto a una nuova società. La Cassazione ha negato l'intervento del Fondo, poiché il rapporto di lavoro è proseguito senza interruzioni con la nuova azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c., rendendo il credito per TFR non ancora esigibile.
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Fondo di Garanzia TFR: paga senza previa escussione
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di trasferimento d'azienda seguito dal fallimento del nuovo datore di lavoro, il Fondo di Garanzia TFR gestito dall'ente previdenziale deve pagare l'intero TFR al lavoratore. Questo include anche la quota maturata con il precedente datore di lavoro (cedente), senza che il lavoratore debba prima tentare di recuperare il credito da quest'ultimo. L'obbligazione del Fondo è autonoma e non subordinata al beneficio di escussione.
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Fondo Garanzia TFR: l’INPS può opporsi al pagamento
Una lavoratrice di un'azienda fallita ha richiesto il pagamento del TFR al Fondo di Garanzia INPS. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che l'istituto può rifiutare il pagamento se dimostra che il rapporto di lavoro non è cessato, ma è proseguito con una nuova società a seguito di una cessione d'azienda. La Corte ha sottolineato che il diritto alla prestazione del Fondo è autonomo e richiede come presupposto l'effettiva cessazione del rapporto di lavoro.
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Fondo di Garanzia TFR: quando paga l’INPS?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'obbligo del Fondo di Garanzia TFR di pagare il Trattamento di Fine Rapporto in caso di insolvenza del datore di lavoro non è subordinato alla preventiva escussione di altri eventuali debitori solidali. Nel caso esaminato, un lavoratore di una società fallita, nata da una scissione, si è visto riconoscere il diritto al pagamento diretto da parte dell'INPS, nonostante la potenziale responsabilità dell'originaria società. La Corte ha ribadito la natura previdenziale e autonoma dell'obbligazione del Fondo, che garantisce un accesso diretto alla prestazione per il lavoratore.
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Deposito telematico tardivo: ricorso inammissibile
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per cassazione a causa di un deposito telematico tardivo. I ricorrenti, dopo un tentativo di deposito fallito, hanno atteso oltre un mese prima di attivarsi, un ritardo ritenuto ingiustificato per concedere la rimessione in termini.
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Cessazione materia contendere: guida completa
Una società, dopo aver perso in appello una causa di lavoro, ha presentato ricorso in Cassazione. Prima dell'udienza, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo, rinunciando reciprocamente agli atti. La Suprema Corte ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, specificando che in questi casi non è dovuto il pagamento del contributo unificato aggiuntivo.
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Responsabilità solidale: quando cessa per l’azienda?
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti della responsabilità solidale in caso di affitto e successiva retrocessione d'azienda. Un lavoratore ha richiesto il pagamento di un'indennità alla società affittuaria per un periodo successivo alla restituzione dell'azienda al proprietario originario, fallito nel frattempo. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che la responsabilità solidale dell'affittuario non si estende ai crediti maturati dopo la retrocessione, poiché in quel momento la società affittuaria è ormai estranea al rapporto obbligatorio.
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Accordo sindacale: limiti del ricorso per cassazione
Un lavoratore ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione dopo che i tribunali di merito avevano respinto la sua richiesta di assunzione basata su un accordo sindacale stipulato in seguito a un trasferimento d'azienda. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che l'interpretazione di un accordo rientra nella competenza dei giudici di merito e non può essere riesaminata in Cassazione se non per vizi logici o violazioni di legge. Il ricorso mancava inoltre del requisito di specificità, non consentendo alla Corte di valutare le presunte violazioni.
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Azione revocatoria: cessione d’azienda tra familiari
La Corte d'Appello di Bari conferma la sentenza di primo grado che accoglie un'azione revocatoria promossa da un ex dipendente. La Corte ha ritenuto che la cessione di un ramo d'azienda e la costituzione di fondi patrimoniali da parte della società debitrice fossero atti fraudolenti, finalizzati a sottrarre beni alla garanzia del creditore. La decisione si basa sulla sussistenza dell'eventus damni (pregiudizio al creditore) e della scientia damni (consapevolezza del pregiudizio), provata anche attraverso il legame familiare tra le parti coinvolte.
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Fondo di Garanzia INPS: No se l’azienda è ceduta
La Cassazione nega l'accesso al Fondo di Garanzia INPS ai lavoratori di un'azienda ceduta in amministrazione straordinaria. Se il rapporto di lavoro prosegue con un acquirente solvente, quest'ultimo resta coobbligato per i crediti pregressi, nonostante accordi sindacali contrari. L'accordo privato non vincola l'INPS.
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Rimessione al primo giudice e giurisdizione: la regola
La Corte di Cassazione ha chiarito un importante principio processuale: se la Corte d'Appello riforma una sentenza di primo grado che aveva erroneamente negato la giurisdizione del giudice ordinario, non può decidere la causa nel merito. Deve, invece, disporre la rimessione al primo giudice. La vicenda nasce dalla richiesta di differenze retributive di un dirigente medico contro un'Azienda Sanitaria Locale. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Azienda, cassando la sentenza d'appello e rinviando la causa al Tribunale per la decisione sul merito, riaffermando così il diritto delle parti al doppio grado di giudizio.
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Licenziamento collettivo dirigenti: obblighi UE
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società, confermando che le procedure di informazione e consultazione sindacale previste per il licenziamento collettivo si applicano obbligatoriamente anche ai dirigenti. La sentenza sottolinea come questa estensione derivi dalla necessità di adeguare la normativa italiana alla direttiva europea 98/59/CE, a seguito di una precedente condanna da parte della Corte di Giustizia UE. La Corte ha chiarito che tale obbligo sussiste per tutte le tipologie di licenziamento collettivo, senza distinzioni.
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Compenso professionale: negato se c’è negligenza
La Corte di Cassazione ha negato il compenso professionale a un legale per l'attività svolta a favore di una società poi fallita. La decisione si fonda sulla grave negligenza del professionista sia nella predisposizione di una proposta di concordato preventivo, risultata inammissibile, sia nella gestione di contenziosi contro istituti di credito, avviati senza un'adeguata verifica preliminare. La Corte ha ritenuto che la prestazione, priva della necessaria diligenza, fosse inutilizzabile per il cliente, giustificando il mancato pagamento.
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Assegno ad personam: quali voci include? La Cassazione
Un dipendente pubblico, trasferito da una società partecipata a un Ministero, si è visto riconoscere il diritto a includere nel proprio assegno ad personam anche le indennità di funzione, rischio e produzione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21126/2024, ha respinto il ricorso del Ministero, stabilendo che, ai fini della tutela della retribuzione, conta la natura fissa e continuativa dell'emolumento, non la sua classificazione formale nel contratto collettivo. Il principio di non riducibilità della retribuzione prevale, garantendo al lavoratore la conservazione del trattamento economico goduto prima del trasferimento.
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Mobilità volontaria: diritto all’assegno ad personam
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20953/2024, ha stabilito che un dipendente pubblico trasferito tramite mobilità volontaria ha diritto a un assegno 'ad personam' per conservare il trattamento economico acquisito. Il principio del divieto di 'reformatio in peius' (peggioramento della condizione economica) prevale, anche dopo le modifiche legislative all'art. 30 del D.Lgs. 165/2001. La mobilità si configura come una cessione del contratto di lavoro, garantendo la continuità giuridica ed economica del rapporto.
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Trasferimento personale pubblico: quale contratto si applica?
Un dipendente, a seguito di un trasferimento di personale pubblico da un ente soppresso a un Ministero, ha richiesto l'applicazione del contratto collettivo dell'ente di provenienza. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che al rapporto di lavoro si applica la contrattazione dell'amministrazione di destinazione. La tutela economica è garantita da un assegno ad personam riassorbibile, ma non dalla continuità delle precedenti indennità accessorie.
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Derogabilità art. 2112 c.c.: la Cassazione decide
Un gruppo di dirigenti medici, esclusi da un trasferimento d'azienda a seguito di una procedura di amministrazione straordinaria, ha fatto ricorso in Cassazione. La Corte ha annullato la precedente sentenza d'appello, la quale aveva erroneamente ritenuto non contestata la questione sulla derogabilità art. 2112 c.c. La Cassazione ha stabilito che la Corte d'Appello ha commesso un errore di omessa pronuncia, non decidendo nel merito la questione centrale della controversia, e ha rinviato il caso per un nuovo esame.
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