LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 2112 Codice Civile

Pagina 36 di 40

915 provvedimenti

Passaggio dipendenti pubblici: cosa succede allo stipendio?
Una lavoratrice, in seguito alla soppressione del suo ente e al trasferimento presso un Ministero, ha richiesto il riconoscimento dell'anzianità di servizio e l'inclusione di varie voci retributive in un assegno personale. La Corte di Cassazione, riformando la decisione precedente, ha chiarito che nel caso di passaggio dipendenti pubblici disciplinato da norme speciali, viene garantita solo la conservazione delle componenti fisse e continuative dello stipendio, senza un automatico riconoscimento dell'anzianità pregressa per la progressione di carriera.
Continua »
Assegno ad personam: limiti nel pubblico impiego
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 6916/2024, ha stabilito che nel passaggio di dipendenti da un ente pubblico soppresso a un ministero, si applica la normativa speciale che garantisce la conservazione delle sole voci retributive fisse e continuative nell'assegno ad personam. Viene esclusa la conservazione dell'anzianità pregressa ai fini della progressione di carriera e l'inclusione di premi assicurativi, poiché non rientranti nel trattamento fondamentale ed accessorio garantito.
Continua »
Assegno ad personam: cosa include dopo un passaggio?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di passaggio di personale da un ente soppresso a un Ministero, l'assegno ad personam garantisce solo le componenti retributive fisse e continuative. L'anzianità di servizio pregressa non è un diritto assoluto per la progressione di carriera nel nuovo ente. Sono state respinte le richieste dei lavoratori di includere nell'assegno premi di produttività, versamenti a fondi pensione e assicurazioni, in quanto non aventi carattere di fissità e continuità.
Continua »
Assegno ad personam: bonus e anzianità nel pubblico
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6915/2024, ha stabilito i criteri per il calcolo dell'assegno ad personam per i dipendenti pubblici trasferiti a seguito della soppressione del loro ente. La Corte ha chiarito che l'anzianità di servizio pregressa non è un diritto assoluto e non può essere utilizzata per rivendicare progressioni di carriera nel nuovo ente. Inoltre, ha escluso dall'assegno ad personam le componenti retributive variabili, come il premio di produttività, in quanto non dotate dei requisiti di fissità e continuità richiesti dalla normativa speciale che disciplina tali passaggi.
Continua »
Giudicato cautelare: estensione e limiti del riesame
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società contro un'ordinanza che dichiarava inammissibile un appello cautelare. Il motivo risiede nella formazione di un cosiddetto giudicato cautelare: la questione sull'esatta estensione del sequestro (se solo agli impianti o all'intero ramo d'azienda) era già stata implicitamente decisa in precedenti provvedimenti non impugnati, essendo inscindibilmente connessa alle questioni allora trattate, impedendo così una nuova valutazione.
Continua »
Giudicato cautelare: limiti e formazione nel sequestro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società contro un'ordinanza del Tribunale del Riesame. Il caso verteva sulla corretta estensione di un sequestro preventivo. La Corte ha stabilito che la questione era già stata decisa in precedenti provvedimenti, formando così un 'giudicato cautelare' che impediva una nuova discussione sul tema. Si è chiarito che tale giudicato copre non solo le questioni esplicitamente sollevate ma anche quelle inscindibilmente connesse e necessarie per la decisione, come la definizione dell'oggetto del sequestro (ramo d'azienda anziché singoli beni).
Continua »
Licenziamento dirigente: spese legali e vittoria parziale
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un licenziamento dirigente per riorganizzazione aziendale. Pur confermando la legittimità del recesso, basato sul più ampio concetto di 'giustificatezza' e non arbitrarietà, ha accolto il ricorso della lavoratrice su un punto cruciale: le spese legali. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: la parte che ottiene una vittoria anche solo parziale (in questo caso, il riconoscimento di somme non pagate) non può essere condannata a rimborsare le spese legali della controparte. Di conseguenza, la sentenza di merito è stata cassata su questo punto e le spese di tutti i gradi di giudizio sono state interamente compensate tra le parti.
Continua »
Bancarotta per scissione: quando è reato?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10163 del 2024, ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale di un amministratore che, attraverso un'operazione di scissione societaria, aveva trasferito tutti gli asset di valore a una nuova società, lasciando la società originaria con la maggior parte dei debiti e destinandola al fallimento. La Corte ha stabilito che la bancarotta per scissione si configura quando l'operazione, pur formalmente lecita, è volutamente depauperativa del patrimonio aziendale. Le tutele civilistiche previste per i creditori non sono sufficienti a escludere la rilevanza penale del fatto.
Continua »
Assegno ad personam: garantito nella mobilità pubblica
La Corte di Cassazione ha stabilito che i dipendenti pubblici, in caso di passaggio tra amministrazioni diverse tramite mobilità volontaria, hanno diritto a conservare il loro trattamento economico complessivo. Qualora la retribuzione presso il nuovo ente fosse inferiore, la differenza deve essere compensata tramite un "assegno ad personam" riassorbibile. La sentenza si fonda sul principio del divieto di peggioramento delle condizioni economiche (reformatio in peius), in linea con il diritto dell'Unione Europea.
Continua »
Termine impugnazione lavoro: la Cassazione decide
Un gruppo di dipendenti pubblici ha fatto ricorso in Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello che negava il riconoscimento della loro anzianità di servizio e un inquadramento superiore. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché tardivo. La decisione sottolinea che il termine impugnazione lavoro di sei mesi non è soggetto alla sospensione feriale, ribadendo un principio consolidato per le controversie in materia di lavoro, inclusi i giudizi di legittimità.
Continua »
Inammissibilità ricorso cassazione: i requisiti
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso per cassazione proposto da una società in concordato contro la decisione della Corte d'Appello che aveva confermato l'annullamento di alcuni contratti infragruppo per conflitto di interessi e nullità. La Suprema Corte ha ritenuto i motivi di ricorso generici, non specificamente confrontati con la sentenza impugnata e basati su una sovrapposizione di censure incompatibili, ribadendo il rigore formale richiesto per l'accesso al giudizio di legittimità.
Continua »
Cessione ramo d’azienda: il doppio rapporto di lavoro
La Cassazione, in un caso di cessione ramo d'azienda illegittima, stabilisce che si creano due rapporti di lavoro distinti: uno 'de iure' con l'azienda cedente e uno 'de facto' con la cessionaria. Di conseguenza, l'accordo transattivo con la cessionaria non estingue il diritto del lavoratore a ricevere le retribuzioni dalla cedente.
Continua »
Imposta di registro: no alla riqualificazione degli atti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4650/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di imposta di registro. Il caso riguardava la riqualificazione da parte dell'Agenzia delle Entrate di due contratti separati (una compravendita di beni e un contratto di servizi) in un'unica cessione di ramo d'azienda. La Corte ha accolto il ricorso del contribuente, affermando che, in base alle recenti modifiche legislative con efficacia retroattiva all'art. 20 del D.P.R. 131/1986, l'imposta va applicata solo sulla base del contenuto dell'atto presentato per la registrazione, senza considerare elementi extratestuali o atti collegati.
Continua »
Imposta di Registro: la Cassazione e gli atti collegati
Una società produttrice di componenti per l'energia eolica ha impugnato un avviso di liquidazione per imposta di registro. L'Agenzia delle Entrate aveva riqualificato un contratto di vendita di rimanenze e un contratto di servizi come un'unica cessione di ramo d'azienda. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4609/2024, ha accolto il ricorso della società, stabilendo che, in base alle recenti modifiche legislative (art. 20 d.P.R. 131/1986), la tassazione deve basarsi esclusivamente sul contenuto del singolo atto presentato a registrazione, senza considerare elementi extratestuali o atti collegati.
Continua »
Prova documentale: le email non bastano in Cassazione
Una società ha citato in giudizio una compagnia telefonica per presunte promesse non mantenute da un agente in fase precontrattuale. Nonostante la presentazione di email come prova documentale, sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la domanda, ritenendo le comunicazioni generiche e criptiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo di non poter riesaminare nel merito la valutazione delle prove fatta dai giudici precedenti, e ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese legali.
Continua »
Imposta di registro atti collegati: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4607/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di imposta di registro per atti collegati. Il caso riguardava la riqualificazione da parte dell'Amministrazione Finanziaria di due contratti separati (una compravendita di beni e un contratto di servizi) in un'unica cessione di ramo d'azienda. La Corte ha accolto il ricorso del contribuente, affermando che, in base al nuovo testo dell'art. 20 del Testo Unico sull'Imposta di Registro (d.P.R. 131/1986), la tassazione deve basarsi esclusivamente sul contenuto del singolo atto presentato per la registrazione, senza considerare elementi esterni o l'operazione economica complessiva. La decisione si fonda sulla natura retroattiva della nuova norma, qualificata come interpretazione autentica e avallata dalla Corte Costituzionale.
Continua »
Natura retributiva obbligo: cessione d’azienda nulla
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3505/2024, ha ribadito un principio cruciale in materia di cessione di ramo d'azienda dichiarata illegittima. Il caso riguarda una lavoratrice che, dopo la declaratoria di nullità del trasferimento, ha offerto la propria prestazione lavorativa all'originario datore di lavoro (cedente), il quale l'ha rifiutata. La Corte ha confermato che le somme dovute dal datore di lavoro cedente hanno natura retributiva e non risarcitoria. Di conseguenza, lo stipendio percepito dalla lavoratrice presso il datore di lavoro cessionario non può essere detratto, consolidando un orientamento a tutela del lavoratore.
Continua »
Successione nel rapporto di lavoro: limiti del giudicato
La Corte di Cassazione ha stabilito che non vi è successione nel rapporto di lavoro quando un dipendente di una società in liquidazione transita a una Pubblica Amministrazione sulla base di una normativa speciale che estingue il vecchio rapporto e ne crea uno nuovo. Di conseguenza, una sentenza che riconosceva al lavoratore un inquadramento superiore e differenze retributive, ottenuta contro il precedente datore di lavoro, non è opponibile né può essere fatta valere nei confronti del nuovo Ente pubblico. La Corte ha accolto il ricorso dell'Amministrazione, annullando le decisioni dei giudici di merito.
Continua »
Trasferimento d’azienda: quando non scatta la tutela
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di tre lavoratori licenziati dopo un cambio di appalto in un servizio di ristorazione aeroportuale. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, escludendo l'esistenza di un trasferimento d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c. La motivazione principale risiede nella provata discontinuità tra l'attività gestita dalla società uscente e quella della subentrante, ritenendo il ricorso un inammissibile tentativo di rivalutare i fatti del processo.
Continua »
Trasferimento di azienda: quando c’è il diritto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 3278/2024, ha chiarito che un semplice cambio di appalto non configura automaticamente un trasferimento di azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c. Il caso riguardava un lavoratore licenziato dopo la successione di una nuova società nella gestione di un punto ristoro aeroportuale. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che per aversi trasferimento di azienda è necessario provare il passaggio di un'entità economica organizzata, ovvero un insieme di beni significativi, e non la sola successione nel servizio.
Continua »